Il nuovo disciplinare degli aderenti a Vinatur

Scritto da Lamberto il 22 agosto 2016 alle 18:11 

Il 15 luglio al Castello dell’ Acciaiolo a Scandicci, (FI) è stato approvato il nuovo disciplinare dell’Associazione Vinatur , associazione di produttori di vini naturali che si è dato delle norme stringenti sia in campo che in cantina , ne riportiamo di seguito il testo integrale. Naturalmente oltre il disciplinare che sarà attivo dal 2017 , partiranno i controlli per il rispetto delle norme affidati ad enti di certificazione accreditati dal Ministero dell’Agricoltura.

Buona lettura.

Lamberto Tosi

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Disciplinare Vinatur

 

Disciplinare di produzione “vino VinNatur”
L’Associazione VinNatur ha come obiettivo, e scopo statutario, la promozione di “attività dirette alla
coltivazione della vite e alla produzione di vini di qualità, secondo metodi naturali legati al territorio, senza
forzature tecnologiche”.
Coerentemente con questo obiettivo, il vino prodotto dai soci VinNatur è connotato da una fondamentale
caratteristica: è esente da ogni tipo di pesticida, ciò è garantito dalle analisi residuali che ogni anno
l’Associazione effettua sui vini di tutti i viticoltori associati.
Tutti i vini prodotti dai vignaioli soci VinNatur sono vini:
– ottenuti esclusivamente da uve provenienti da vigneti gestiti direttamente del viticoltore e curati
secondo le indicazioni di base di cui al punto 1
– vinificati secondo le indicazioni di base di cui al punto 2.
1. Nel vigneto
L’agronomia in vigneto persegue l’obbiettivo di allevare piante sane e predisposte ad una elevata resistenza
alle avversità (malattie, siccità, carenze), quindi è fondamentale prestare particolare attenzione alla fertilità
biologica del suolo, alla tutela della biodiversità e all’equilibrio dell’ecosistema vigneto.
Pratiche ammesse:
• concimazioni organiche (letame maturo, compost vegetale o misto)
• concimazioni “verdi” (sovesci o cover crop)
• inerbimento autoctono
• ossigenazione e lavorazione autunnale del suolo al fine di migliorare permeabilità e struttura dello
stesso
• gestione dell’erba interceppo con mezzi meccanici (sfalcio o lavorazioni)
• uso di prodotti a base di zolfo per contrastare l’oidio (limitando ad un massimo di 60 kg/ha di zolfo
polverulento all’anno)
• uso di prodotti a base di rame per contrastare peronospora ed escoriosi (limite massimo 3 kg/ha di
rame metallo all’anno) con l’obbiettivo di riduzione dello stesso. Il limite massimo va calcolato sulla
media di rame metallo usata negli ultimi tre anni.
• uso di prodotti di derivazione naturale, corroboranti, a residuo nullo, come ad esempio estratti
vegetali, alghe, propoli, funghi o microrganismi antagonisti che permettano di ridurre l’uso di
prodotti a base di rame e zolfo, fino ad eliminarli completamente in condizioni favorevoli
• irrigazione esclusivamente a goccia solo per soccorso
• vendemmia manuale
Pratiche non ammesse:
• concimazioni minerali, organico-minerali e chimiche di sintesi
• diserbi o disseccamenti chimici
• uso di antiparassitari di origine sintetica, sistemici e citotropici, non consentiti in agricoltura biologica
• uso di fosfiti
• uso di insetticidi chimici
• vendemmia meccanica
• coltivazione di viti Cisgeniche ed OGM o uso di prodotti di derivazione OGM.
2. In cantina
Pratiche ammesse:
• fermentazione spontanea con uso esclusivo di lieviti indigeni, quindi già presenti nell’uva e negli
ambienti di vinificazione
• possibilità di modificare la temperatura del mosto o del vino al fine di garantire il corretto
svolgimento delle fermentazioni
• unico additivo/ingrediente ammesso è l’anidride solforosa (sotto forma pura o di metabisolfito di
potassio). Il vino in bottiglia deve avere un quantitativo di anidride solforosa totale non superiore a
50 mg/litro per vini bianchi, frizzanti, spumanti e dolci e non superiore a 30 mg/litro per vini rossi e
rosati. L’impegno verso una riduzione dell’impiego dell’anidride solforosa deve essere costante, fino
al totale abbandono.
• uso di aria ed ossigeno per ossigenazione di mosti o vini
• uso di anidride carbonica, azoto o argon, esclusivamente per mantenere il vino al riparo dall’aria e
quindi per saturare eventualmente contenitori o attrezzature
• filtrazioni con attrezzature inerti aventi pori non inferiori a 5 micrometri (micron) per vini bianchi e
rosati e 10 micrometri (micron) per vini rossi
Pratiche non ammesse:
• chiarifiche tramite prodotti a base di albumina, caseina, bentonite e carbone vegetale oppure con
enzimi pectolitici
• uso di lieviti selezionati commerciali (anche se consentiti dal Regolamento UE sul vino biologico),
enzimi, lisozima e batteri lattici
• uso di qualsiasi additivo estraneo ad esclusione di anidride solforosa, nei limiti prefissati nel
paragrafo sopra
• pratiche invasive atte ad alterare le caratteristiche intrinseche del vino e a modificarne i processi di
vinificazione, ad esempio: dealcolizzazione, trattamenti termici superiori a 30°C, concentrazione
tramite osmosi inversa, acidificazioni o disacidificazioni, elettrodialisi e uso di scambiatori di cationi,
eliminazione dell’anidride solforosa con procedimenti fisici, micro filtrazioni.
Piano di Controlli
Allo scopo di verificare il rispetto del Disciplinare di produzione da parte degli associati, VinNatur ha redatto
uno specifico Piano di Controlli, che sarà applicato da un ente/istituto di certificazione riconosciuto dal
MIPAAF – Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali con il quale verrà attivata una
collaborazione.
Identificazione ed etichettatura
L’obiettivo principale di questo disciplinare di produzione è quello di comunicare, con chiarezza e
trasparenza, il nostro operato in vigna e in cantina a chiunque acquisterà una bottiglia di vino naturale
VinNatur.
Per raggiungere questo scopo è necessario rappresentare con un simbolo semplice e riconoscibile le norme
produttive che tutti i soci VinNatur si impegnano a rispettare.
Per questa ragione riteniamo molto utile che ogni socio produttore abbia la possibilità, in modo facoltativo,
dopo la sottoscrizione, di apporre su tutte le etichette dei vini prodotti le seguenti indicazioni:
• quantitativo di anidride solforosa totale al momento dell’imbottigliamento espressa in mg/litro,
determinato dall’analisi ufficiale per l’esportazione (ottenuta con metodo per distillazione) o in
alternativa da analisi ufficiale per l’approvazione del vino a DOC o DOCG
• simbolo approvato dall’Associazione.
L’Associazione VinNatur precisa che i vignaioli che non intendono, o non possono, sottoscrivere gli impegni e
rispettare le norme contenute in questo disciplinare, non potranno essere soci.
Essere produttori di vino naturale VinNatur è una scelta non un obbligo.

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Il mercato dei vini della FIVI : un vero successo.

Scritto da Lamberto il 30 novembre 2015 alle 20:13 

Il mercato dei vini della FIVI – Federazione Italiana dei Vignaioli Indipendenti, si volge ormai da cinque anni a Piacenza. Quest’anno la manifestazione ha veramente preso il volo considerando che nei due giorni di mercato si sono avute circa 6000 presenze. Ma la particolarità di questa mostra mercato è la possibilità per i consumatori di acquistare direttamente dai produttori i vini degustati e , quindi munendosi di appositi carrelli , tipo supermercato, fare incetta dei vini proposti dai viticoltori. L’associazione che ha al suo interno per statuto viticoltori che coltivano , trasformano e imbottigliano solo le proprie uve, ha visto aumentare in questi anni il numero di aziende aderenti e il favore del pubblico che ha gradito l’approccio diretto con cui le aziende si propongono ai consumatori.

I grandi spazi della fiera consentivano anche nei momenti di maggiore affluenza una pacifica esplorazione delle varie corsie dove oltre 330 produttori hanno esposto e offerto in degustazione i propri prodotti. Ci siamo quindi anche noi recati alla fiera per partecipare a questo bell’evento, acquistare qualche bottiglia e fare assaggi.

Iniziamo con una azienda friulana Feudo dei Gelsi. Andrea Rizzo ci racconta subito che viene da un altro mondo, la scelta della conduzione di un’azienda a Nimis in provincia di Udine, non è stata sempre la sua vita. Ci racconta di un ambiente incontaminata ma anche selvaggio deove il vigneto è in stretta simbiosi con il bosco e dove lui , da pochi ettari, trae tre vini : Un ramandolo passito, un Refosco e un Cabernet.

Li assaggiamo e il Refosco dal peduncolo rosso , annata 2007, ci sorprende per la freschezza e per la levigatezza dei sui tannini . Il Cabernet 2006 , appare più intenso ma anche molto caratterizzato da aromi balsamici e speziati, oltre che ad una base fruttata sempre in evidenza.

Il Verduzzo di Ramandolo 2003 , che in parte è appassito in pianta e in parte in fruttaio, da sensazioni olfattive molto nette e varietali con una bocca ben bilanciata tra zuccheri e acidità e un buon allungo aromatico.

Le possibilità sono tante e ci avviciniamo ad una produttrice veneta della zona di Negrar. Il paese ci ricorda la grande produttrice di Amarone , Marta Galli e la sua azienda le Ragose, ma siamo curiosi di assaggiare la produzione di questa azienda La Dama aperta nel 2006. Assaggiamo il Ripasso 2012 e ci appare subito un vino legante e bevibile , con una bella nitidezza del frutto e una bocca non troppo concentrata ma morbida e fresca , buona persistenza.

L’ Amarone 2010 appare continuare su questo stile anche se qui l’intensità aromatica, e la profondità in bocca sono a ottimi livelli. Bella eleganza e finezza dei tannini.

Il Recioto 2012 si conferma un vino sempre impegnativo: bella freschezza del frutto ancorché maturo, tannini concentrati e dolcezza equilibrata per un vino bevibile e godibile, più giocato sull’eleganza che sull’estrazione.

Altro incontro con l’azienda Mongarda , loc. Mongarda in comune di Col S. Martino (TV). Assaggiamo il Brut metodo Charmat da vitigno Glera, di buona freschezza e fragranza aromatica , dosaggio di zuccheri ben equilibrato con la freschezza di base.

Assaggiamo poi il vino frizzante con rifermentazione in bottiglia per sei mesi, di particolare morbidezza e vivacità buona la finezza della spuma

Concludiamo qui i nostri assaggi ma non il ricordo degli incontri dei produttori e degli amici ritrovati qui in questo mercato che segna una via veramente positiva tra produttori e consumatori dove fiducia reciproca e conoscenza del prodotto fanno veramente la differenza.

Lamberto Tosi

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Adriano Fratelli

Adriano Fratelli

Feudo dei Gelsi

Feudo dei Gelsi

Vini Feudo dei Gelsi

Vini Feudo dei Gelsi

La Dama Valpolicella

La Dama Valpolicella

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Mongarda Prosecco

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Olio extravergine e non : il dito e la luna

Scritto da Lamberto il 11 novembre 2015 alle 12:29 

 

E’ di questi giorni la notizia di noti marchi industriali dell’olio di oliva indagati per frode.

Che molto dell’olio che viene venduto per extra vergine italiano in Italia e  all’estero non fosse italiano e forse neanche extra vergine non è purtroppo una novità .
Intanto perché lo dicono le statistiche da anni
L’Italia è paradossalmente il primo importatore mondiale di olio di oliva, detenendo una quota pari al 35% (2011) e superando paesi come Stati Uniti, Germania e Regno Unito; al contrario, riguardo alle esportazioni, la quota italiana è del 22% nel 2011, ampiamente al di sotto del livello della Spagna che si attesta su una quota di circa il 50%.” Fonte Eurispes 2° rapporto sua agromafie ( di più qui ) , poi perché il consumo di olio  in Italia si aggira sulle 650 mila  t annue quando la produzione media oleicola italiana sfiora le 600 mila. Dunque la nostra produzione non soddisfa il fabbisogno. Poiché il consumo di extra vergine italiano interno è circa il 78-80% del totale consumato si capisce bene che circola sia i italia che all’estero olio evo italiano che italiano non è.

Fin qui le statistiche è le sviste di chi controlla che non confronta le pure cifre. Altro aspetto importante è la qualità di questi prodotti. Molti sono letteralmente improponibili per i difetti organolettici o per la insipienza del prodotto stesso . Qui si vive sulla ignoranza del consumatore non in grado,  nella maggior parte dei casi,  di distinguere la qualità degli oli e scarsamente informato sulle classificazioni e le informazioni in etichetta. E’ comunque chiaro che se si continuerà a voler pagare l’olio extra vergine  italiano a 3,5 euro al litro  saremo sempre esposti a queste frodi.

E’  chiaro anche però che  il settore industriale oleicolo non può pensare di continuare con questa moda diffusa di spacciare olio difettato/straniero per olio evo italiano. Ben vengano i controlli e le sanzioni per smettere di guardare il dito del caso singolo e non la luna del settore che in gran parte,  vive sulla mistificazione.

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