acquabblog

Il BLOG de L'AcquaBuona, rivista enogastronomica nella rete, è uno spazio per dialogare, per parlare sì di vino ed enogastronomia, ma anche per divagare, uscendo dai limiti rigidi della rivista. Per gettare sassi nello stagno, per ascoltar la vostra.

23 marzo 2006

Proprio buono il vino della pornostar

Apprendiamo dal sito del Corriere della Sera (corriere.it) che il vino della pornostar Savanna (Sogno I 2004, blend di cesanese, montepulciano e sangiovese, firmato Roberto Cipresso) è stato molto apprezzato dalla critica: in particolare, "si è classificato novantesimo nella classifica annuale dei migliori vini formulata da uno dei più famosi e esperti enologi del mondo, Robert Park.". Ora, vagli a spiegare che Robert Park è in realtà Robert Parker, che non è assolutamente un enologo ma un critico (ossia i vini li giudica, non li fa). Ma anche il compianto Veronelli era definito in continuazione enologo, anche quando morì: "è morto il grande enologo Luigi Veronelli". A proposito, ma perché questo vino è tanto buono? "Parker ha definito «Sogno I» «un vino notevole di eccezionale complessata e carattere»". Capito??

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22 marzo 2006

Potenza dei vini veri!

Spulciando le categorie di Enolitech (il Salone collegato a Vinitaly e dedicato alle "tecniche per la viticoltura, l'enologia, e alle tecnologie olivicole ed olearie") si incontrano le voci più misteriose: andanatrici, cimatrici, erpici, impolveratrici (?), sarchiatrici.... E tutte hanno almeno un espositore che le rappresenti. Ma si vada alla categoria "prodotti chimici per l'enologia": la si troverà desolantemente vuota.

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17 marzo 2006

Il Barolo 2001 di Bartolo Mascarello

Insomma, il Barolo 2001 di Bartolo Mascarello, recensito su uno degli ultimi numeri di Wine Spectator da James Suckling, corrispondente dall'Italia della rivista, ha meritato il seguente commento: "Very funky. Smells like a warm room with two wet dogs in", ossia "Proprio stravagante. Puzza/odora come una stanza calda con due cani bagnati dentro". Ce lo segnala un giustamente furibondo Franco Ziliani nel suo blog. Ora, io purtroppo non ho avuto occasione di assaggiare il Barolo 2001 di Bartolo Mascarello. Non essendo un "guidaiolo" posso cogliere le occasioni che si offrono alla stampa specializzata o al pubblico, e purtroppo li' lo si incontra raramente. E mi rammarico di non essere andato in azienda per sentirlo "alla fonte". Ma non è questo il punto. Il punto è lo stile e le parole che si usano. Anche se secondo il proprio naso/palato (che può essere peraltro messo in discussione) il profilo di un vino può non essere "ortodosso" (e nel caso di questo vino sembra strano visto che tutta la critica nostrana non lo ha messo in evidenza) la prima cosa da fare è aspettare (ma magari non è possibile se si hanno decine o centinaia di campioni da sentire). E poi usare delle parole che rendano l'idea, come "naso sfuocato, impreciso", eccetera. Ma lasciatemi dire: non da tutti ci si può aspettare la leggerezza delle parole...

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15 marzo 2006

Duelli e duetti

Sembra che ieri sera una quindicina di milioni di persone abbiano passato la serata guardando in tivvu il duello elettorale tra B e P. Non si dovrebbe parlare di ciò che non si è visto, ma oggi, nonostante un sano tentativo di astinenza, non ho potuto evitare totalmente la cronaca del fatto. "Ha vinto P !", "B è stato più spontaneo", "P ? Meglio di quanto credessi", e così via.

Pensare che il destino della nazione sia legato a un duetto in cui ogni risposta era stata preparata a tavolino, non per riflettere un programma o un'idea politica, ma solo per risultare convincente e attrarre consensi, mi deprime...

La politica come il calcio, e già quello è messo maluccio!

Come abbiamo fatto a ridurci così poi chi lo sa. Una volta a credere a queste imbecillate c'erano solo gli statunitensi, un popolo di bambinoni a cui si può dar da bere tutto (anche del vinaccio contraffatto). Ma finalmente non abbiamo più nulla da invidiar loro.

Belle mie tribune politiche di una volta, con 10 giornalisti avvelenati che sparavano a zero sull'unico politico presente. Ve le immaginate oggi? I nostri maggiori esponenti politici sono diventati delle mammoline che se magari gli sbagli la domanda si alzano e se ne vanno...

Per la prossima volta propongo che i due capibastone si incontrino da soli, magari davanti a una bella boccia di vino bono, e che a noi lascino leggere in pace un libro, o magari i loro programmi, se ne hanno.

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Dio benedica il vino sfuso!

Confesso una cosa: amo il rischio enologico. Quando vedo una damigiana, o una bottiglia senza etichetta, non resisto: devo provare. Cerco emozioni forti. Quanti bidoni ho preso la scorsa estate in Croazia, dove ad ogni spiazzo sulla strada c’è un contadino con un folcloristico banchetto e la scritta “VINO”, dio solo lo sa. Eppure non resisto. Devo provare. E qualche volta mi va bene! Come ieri sera, che mi sono imbucato in un incontro-aperitivo-cena elettorale in favore di uno dei due candidati alle prossime elezioni. Non dico per chi era la raccolta fondi, ma vi do un indizio: l’aria era allegra e casalinga, il cibo era fatto in casa e c’era in giro tanta mortadella. E un paio di irresistibili damigiane. Di quelle con il tubo da soffiarci dentro e il rubinettino in fondo. Fantastico. Offerte da tal Brambilla, Dio glie ne renda merito. Non ho potuto resistere: ho subito proteso il mio bicchiere di plastica verso la damigiana del rosso. Mamma mia, da quanto tempo...! Un rosso di quelli con gli attributi, dal gran colore, bei profumi, un mangia e bevi con il classico residuo zuccherino a mille, come piacciono ai vecchietti delle osterie, come piacciono anche a me, quando sono sinceri così! Ogni tanto la lunga ricerca viene appagata. E quindi avanti, ci sono ancora moltissime damigiane da scoprire!

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13 marzo 2006

Vino italiano rovesciato per le strade di Francia

"Languedoc-Roussillon: vino italiano e spagnolo rovesciato nelle strade da gruppi di vignaioli francesi": abbiamo trovato trovato questa notizia e la abbiamo riportata nel nostro osservatorio. A parte che su teatronaturale.it, non ci sembra di averla vista altrove, tantomeno nelle agenzie o testate di diffusione nazionale, eppure ci sembra una cosa assai importante. Anche perché, senza ricominciare con provincialissime dispute nazionali, consente di apprendere che la crisi del vino in Francia è uguale o superiore che qui da noi. E viene recepita con maggior disperazione, e con l'ardore tipico dei cugini transalpini.....

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09 marzo 2006

Nel gorgo della tecnologia

Non so perché, ma da qualche tempo i miei cassetti si sono riempiti di cavi, batterie, caricatori di ogni genere e forma. Anzi lo so perché, perché l'ho voluto io. La macchina fotografica digitale con i suoi cavetti, la telecamera digitale idem, il telefono "smart" idem, il lettore mp3 idem, e così via sono cose che ho voluto e comprato. Ma questo rende la vita rischiosissima, perché sempre a rischio di disastro, perché se una cosa smette di funzionare quando ci si è ormai abituati è dura rinunciarvi. E il disastro è puntualmente arrivato: si è guastato il caricatore da auto dell'antennina che serve al navigatore satellitare. E siccome il navigatore lo si usa in auto, il caricatore da auto è pressoché indispensabile. Questo caricatore era la classica "pera" che si infila nell'accendisigari, ma nel lato opposto non aveva attaccato un cavo, bensì una presa usb (mi scuso per il tecnicismo, ma chi mi legge tramite un computer non può non sapere cosa è). Mi sono dunque recato in tutti i negozi di telefonini che, guardato l'oggetto hanno scosso sconsolati la testa. Allora ho preso il toro per le corna, ma al Media World mi hanno gelato: questa cosa non l'abbiamo mai vista. Confuse ricerche su internet ("caricatore auto presa usb"), scoramento finale. Ma poi, il colpo di scena: l'altra mattina entro in una edicola e fra gadget, enciclopedie, guide, biografie, lo sguardo cade su una rivista avvolta nel cellofan che contiene all'interno proprio l'oggetto bramato. Scoprirò poi che si tratta della rivista "Al volante", e con il kit offerto è possibile ricaricare in auto tutti i telefonini possibili e immaginabili. Me ne sono accaparrati tre, spero di essere al sicuro per un po'.

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06 marzo 2006

Fenomenologia della newsletter

Qualche giorno fa sono arrivate in redazione (forse, o a me personalmente, non so) le "sinequanon news", ossia la newsletter del gastronauta, ossia di Davide Paolini che le invia dal suo sito gastronauta.it (appunto). È stata una piccola emozione, come quando mi arrivano le lettere di Marco Pannella in quanto membro dell'associazione Luca Coscioni. "caro Riccardo... Marco Pannella". Mica male! La newsletter del gastronauta Paolini (che amo sempre leggere, inventore di formule di grande successo quali "gastronauta" - appunto - e "giacimenti gastronomici") a dire la verità non l'aveva chiesta nessuno, ma tant'è.

A voler essere maligni a tutti i costi, fra mandare una lettera e se non la vuoi ti diciamo come fare a non riceverla più, e mandarla rigorosamente a chi la chiede (come facciamo noi, per intenderci) ci passa magari un migliaio di "abbonati". Ci sono poi le lettere che arrivano in quintupla copia, e visto che l'indirizzario a cui vengono mandate è (giustamente) nascosto uno fa il conto dei suoi indirizzi email e pensa: ma come avranno fatto a beccarli tutti? Anzi, addirittura delle volte il numero delle lettere riesce a superare quello degli indirizzi ai quali possono infilartela...

Poi ci sono le lettere che emergono e che si inabissano di nuovo inaspettatamente e allora uno si chiede: ma mi avranno segato di loro spontanea volontà perché magari, ripensandoci, non sono stato ritenuto degno, oppure non ho fatto qualcosa che mi chiedevano e di cui non mi sono accorto, oppure si sono "sfavati" da soli a mandarle, 'ste lettere? A questa categoria appartiene la newsletter di Porthos, che mi sembra appunto latitare da un po' (a proposito di Porthos, anche loro coniatori di formule niente male, tipo "la ciurma": gli amici che vi collaborano e che incontriamo in giro per eventi, siano biondi o bruni, settentrionali o meridionali, hanno tutti un unico stile-modo di fare fra l'intellettual-ironico e lo spiritual-distaccato, mai una risataccia, mai un accenno di sbracatura... Che invidia, ma sarà il Sangiorgi in persona a forgiarli così o sono selezionati in partenza...?).

Per concludere, il massimo è stato una newsletter che è arrivata un po' di tempo fa e che diceva, secca e dura, senza mezzi termini: "cari amici, è tanto che non vi mandiamo la nostra newletter, ma lo abbiamo fatto perché ormai le mandano cani e porci!".