acquabblog

Il BLOG de L'AcquaBuona, rivista enogastronomica nella rete, è uno spazio per dialogare, per parlare sì di vino ed enogastronomia, ma anche per divagare, uscendo dai limiti rigidi della rivista. Per gettare sassi nello stagno, per ascoltar la vostra.

15 aprile 2006

Alimentazione: dove comprano i Maîtres à penser?

Saremo anche sotto Pasqua, ma i centri di grande distribuzione alimentare, quelli che una volta erano i supermercati e che ora il prefisso super non basta più, sembrano veramente sempre più affollati. Mentre facevo la mia coda un paio di giorni fa mi è capitato di riflettere sulle abitudini mie e di alcuni miei colleghi "enogastronomi" in fatto di acquisti.

Scriviamo di cibi e vini particolari, di bontà della materia prima, di territorialità e poi... dove facciamo la spesa? Oddio, non è mica detto che al supermercato la qualità sia sempre peggiore che nelle botteghe, però di sicuro difficilmente al supermercato troveremo qualcosa che sia locale, artigianale, territoriale. Sì, sì, qualche volta capita, i supermercatisti seguono le tendenze, anche quelle modaiole, e così tra un bancone e l'altro ecco che spunta quella pasta particolare, l'olio di quella piccola azienda, e così via. Ma insomma, il grosso, la frutta, la verdura, la carne, non sono certo meno che "industriali".

E noi allora? Se penso alle persone che conosco meglio, quelle che so dove fanno la spesa, vedo una tendenza verso la grande distribuzione maggiore di quella che riterrei giustifica pensando a quello che scriviamo e professiamo. Le ragioni di questo sono probabilmente molteplici: la mancanza di tempo, l'effettiva difficoltà di ricerca di cibo come si deve, ragioni economiche, certo, e forse anche quella sensazione di indipendenza che dà il fatto di potersi scegliere il cibo da soli, senza la tavolta imbarazzante relazione col "bottegaio di fiducia".

E che fate voi? Cosa faranno i veri Maîtres à penser?

Lancio questo argomento nella blogsfera, ma non senza prima affermare con decisione che dovremmo tutti passare dalla semplice professione di fede all'agire politico, e che ciò coinvolge anche la modifica del proprio comportamento, visto che l'opposto, il predicare bene e razzolare male, è di certo una delle più grandi piaghe del tempo nostro, e non solo in campo alimentare...

Etichette:

05 aprile 2006

Ricordo di Tibor Gal

Venerdi mattina, a Vinitaly, ho un appuntamento con Helga Gal, e le consegnerò un DVD.

L'ho conosciuta poco tempo fa alla cena di gala di Sicilia en Primeur. Quando ho visto il cartellino "Mrs Gal" e ho poi saputo che era ungherese (lavora per la televisione tematica Tv Paprika, tvpaprika.hu) ho pensato "Gal deve essere un cognome comune in Ungheria". E poi ho pensato anche che l'avevo già vista da qualche parte. Parlando, raccontava della situazione dei paesi dell'Est, della prima volta che vide un autogrill, del primo impatto con la campagna italiana, nella zona di Livorno... Ma sì, è ovvio: Ornellaia, Tibor Gal. È la sorella di Tibor Gal. Tibor Gal, bravissimo enologo (ha firmato grandi Ornellaia), è morto l'anno scorso in Sud Africa per un incidente stradale. E allora mi ricordo: avevo visto Helga e Tibor Gal in una trasmissione del Gambero Rosso Channel ("I protagonisti del vino", moderata da Fabio Rizzari). Glielo dico, e ricordavo bene. Al che lei mi chiede se conosco qualcuno del Gambero Rosso Channel che possa darle la registrazione di quella trasmissione. Io penso: vuoi vedere che quella registrazione ce l'ho io? Ma non lo dico di certo, non essendo sicuro.

E infatti ce l'ho: da neofita della parabola riempii al tempo una cassetta di "Protagonisti del vino" che sono riuscito a estrarre da qualche scaffale. Ho passato la cosa su DVD e venerdì la do ad Helga, che mi ha scritto: "È una bellissima notizia, quella che mi hai scritto. Anche se ho una po' d'ansia: come sarà quando rivedrò questa ripresa vecchia di mio fratello, che ora non è più con noi?"

Etichette:

01 aprile 2006

Succo d'uva o succo di legno?

Sul Cronista del Vino, il collega Giuseppe Poli lancia una provocazione: L'UE ha reso legale la pratica di aromatizzare i vini tramite l'uso di trucioli di legno. Che male c'è, dice Poli, a fare il vino con i trucioli? Si tratta di una pratica che può comunque risultare utile, sui vini a basso prezzo, per contrastare la concorrenza internazionale, specialmente quella di quelli stati dove la truciolatura è permessa.

A noi sembra che la corsa al ribasso qualitativo a cui le istituzione europee fanno spesso ricorso (chi si ricorda la cioccolata, il grano tenero, ecc. ecc. ?) sia solo funzionale agli interessi delle grandi multinazionali alimentari, e quindi esprimiamo la nostra contrarietà a una pratica della quale non vediamo alcun aspetto positivo, anche perché di vino che sa di legno invece che di uva se ne fa già anche troppo utilizzando le normali botti... almeno i trucioli risparmiateceli!

Etichette: