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Il BLOG de L'AcquaBuona, rivista enogastronomica nella rete, è uno spazio per dialogare, per parlare sì di vino ed enogastronomia, ma anche per divagare, uscendo dai limiti rigidi della rivista. Per gettare sassi nello stagno, per ascoltar la vostra.

30 maggio 2006

Orizzonti e Vertici... che fatica!

E' proprio vero, come scrive Filippo di tigulliovino.it, che per organizzare un evento come Orizzonti e Vertici: Vigneto Friuli in Versilia bisogna che "internet si faccia carne ed ossa." E di ossa e carne doloranti si parla, perché è veramente incredibile il numero di cose da fare per metter su una cosa che, alla fin fine, si presenta semplice, a parole...

Per noi è la terza volta, dopo l'esordio con la bella serie di Brunello di Montalcino del dicembre 2003 e la grande invasione piemontese dello scorso maggio. Ogni volta abbiamo pensato che l'esperienza accumulta ci avrebbe reso le cose più facili, e invece ongi volta sembra che le cose da fare siano di più e più complesse.

Certo, sarà anche che ad ogni nuova occasione è la voglia di fare sempre meglio che prevale sulla tranquilla ripetizione del già fatto, e così è sempre un rincorrersi. E ora che mancano solo cinque giorni sembra proprio che le ore non bastino per far tutto. E' di stamani l'ultima corsa in tipografia per correggere le bozze del catalogo, di pochi minuti fa la spedizione di un file ai giornali locali per un'inserzione che comparirà il 2 giugno, contando in un'alta visibilità legata al giorno festivo, or ora stiamo decidendo come redigere i cartelli segnaletici per le sale dell'evento, la posta elettronica non tace un secondo, la redazione virtuale funziona a pieno ritmo.

Ci stiamo poi occupando di avvertire i giornalisti presenti della loro sistemazione alberghiera, dobbiamo stampare i badge, decidere la sistemazione dei tavoli, preparare le fatture, ricevere i bicchieri freschi di fabbrica col nostro logo, spostare presso la sede dell'evento i vini arrivati per corriere, pensare ai frigoriferi e al ghiaccio (quanti vini bianchi dal Friuli!), mandare gli ultimi comunicati stampa, gestire le prenotazioni per la cena ... e poi, e poi arriveranno i vignaioli, la gastronomia, il materiale illustrativo dai consorzi friulani. E chi pensa alla SIAE, alle ricevute di ingresso, ai timbri, alle penne, al nastro adesivo o alle puntine da disegno che tanto mancano sempre all'ultimo momento?!

Domani ci incontriamo, nelle sale ancora vuote del Centro Congressi. Vincenzo, Fernando, Riccardo, Luca, Lamberto... per spremerci le meningi cercando di capire cosa ancora manca, cosa ci siamo dimenticati, come ci divideremo i compiti, pur essendo chiaro che alla fine tutti dovremo far tutto.

E poi che tempo farà? Le previsioni non sono male, dovrebbe essere sereno e neppure troppo caldo, perché è vero che i locali dove si terranno le degustazioni sono climatizzati, ma troppo sole forse inviterebbe al mare più che a bere... e si che si potranno fare entrambe le cose, perché sul mare ci siamo!

Insomma, speriamo di arrivare a domenica in buona forma, perché dopo tutto questo lavoro anche a noi piacerebbe godersi un po' la festa. Vi attendiamo in tanti; per voi, perché l'evento è certamente meritevole, e per noi, a ricompensa di tante fatiche.

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28 maggio 2006

Vinoterapia?

La prima cosa che mi è venuta in mente è stata: "le inventan proprio tutte!", ma voi cosa avreste pensato leggendo quando riporto sotto?

Listino prezzi 2006 per la Vinoterapia in Beauty Farm:
  • Scrub viso con polvere di bucce d’uva Euro 15.00
  • Scrub corpo con polvere di bucce d’uva e vinaccioli Euro 35.00
  • Impacco corpo con schiacciata d’uva e miele biologico Euro 40.00
  • Bendaggio corpo con vino rosso Raboso del Piave Euro 40.00
  • Maschera viso con polvere di vinaccioli Euro 20.00
  • Massaggio corpo con olio di vinaccioli Euro 40.00
  • Massaggio corpo con grappa bianca di Prosecco Euro 40.00
  • Idromassaggio con il vino ed estratti di bucce d’uva Euro 100.00
    (Immersione con 60 litri di vino*)
  • Bagno turco con olii essenziali Euro 20.00
  • Aromaterapia al Moscato Euro 10.00
  • Tisana Gratis

La seconda cosa che mi ha fatto ridere è stato che la tisana la danno gratis... e infine: ma una bella bevuta di vino in listino non c'è?!

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23 maggio 2006

Omnivoro

Ho appena cenato cinese, un cinese da asporto, a casa. Di buona qualità, piacevole. Alla fine della cena sul tavolo sono rimaste tutta una serie di vaschette di alluminio. Quindi non mi sono cibato solo di riso, pollo, mandorle, soia, zucchero, sale... ma anche di metallo. E sì che l'alluminio non si trova bel bello in natura, ma va estratto con difficoltà da minerali faticosamente strappati al sottosuolo. E' andato a finire nella spazzatura, e certo avrei potuto fare raccolta differenziata, cercare, faticosamente, un contenitore per l'alluminio e gettarcelo. E poi? E poi lo avrebbero raccolto, ripulito, fuso, di nuovo plasmato in qualche nuova forma utilizzando una quantità di energia non trascurabile (e quindi petrolio, uranio, ancora fatica...). Insomma, comunque la si mette un bello spreco per un effimero pasto.

Oddio, non c'è da meravigliarsi troppo, c'è chi usa un autotreno (li chiamano gipponi...) per fare la spesa o per recarsi al bar. Posso ben dire che in confronto il mio è stato uno spreco trascurabile.

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07 maggio 2006

Dove comprano i Maîtres à penser 2

Bene, un commento ai commenti non mi bastava e così riparto con un nuovo post e osservo subito che fare la spesa sembra ancora essere una incombenza femminile, almeno a vedere dai commenti ricevuti, dove spicca un solo maschietto (tra l'altro invitato direttamente a dire la sua).

La grande distribuzione è arrivata tardi in Italia, ma è arrivata pesantemente, e paradossalmente in maniera più incisiva in quelle regioni che ideologicamente avrebbero dovuto esserle ostili, in quanto simbolo del consumismo transatlantico. L'Emila Romagna è forse ad oggi la regione italiana più vistosamente sconciata (anche urbanisticamente) dalla presenza di super-iper-ultra mercati e centri commerciali.

Servirsi o non servirsi ai centri commerciali (perché poi è di questi che stiamo parlando, che il supermercatino in centro non era ed è che un negozietto un poco più ampio) non è ormai più una scelta. I negozi piccoli spariscono e se si deve prendere l'automobile per andarli a cercare tanto vale fermarsi all'iper. Sul fatto che dietro a questo fenomeno vi siano anche scelte politiche non esenti da interessi economici non possiamo soffermarci e comunque non è di questo che voglio parlare.

Anch'io condivido il senso di malessere di rosso fragola quando entro in un centro commerciale, alimentare o meno. Mi ritrovo talvolta a vagare senza aver chiaro cosa devo comprare e mi accorgo che alla fine il presunto vantaggio di tempo nel far la spesa tutta in un solo posto svanisce tra ricerche infruttuose e file alla cassa (per non parlare del percorso automobilistico). Anche io come cannella utilizzo i supermercati quasi solo per gli alimenti standard: zucchero, farina, biscotti industriali, saponi, ecc. Anche io ho macellai e pescivendoli di fiducia, e per le verdure la fortuna di abitare vicino a contadini che vendono al dettaglio. Ma, a parte queste note personali, voglio esaminare meglio alcuni aspetti della grande distribuzione.

Qualità: certo, non si può negare che la grande distribuzione sia sinonimo anche di qualità ma, in campo alimentare, della qualità in questa accezione ne farei volentieri a meno. Si parla infatti di "qualità industriale", "qualità di processo", "rispetto degli standard qualitativi", insomma di tutte quelle cose "certificabili" da cui sembra non si possa più scappare. A me sinceramente sapere che la linea di produzione dei pomodori pelati tal dei tali è cetificata "ISO non so quanto" non dà una soddisfazione così grande. Preferirei piuttosto conoscere che tipo di pomodori sono andati a finire in quei barattoli, se erano stati scelti perché gustosi o solo perché economicamente convenienti. La qualità della grande distribuzione non può che essere quella dell'appiattimento e dell'annullamento del legame con la terra. La qualità della grande distribuzione NON è la qualità di cui parliamo noi.

Salute: è vero rosso fragola, non ci si può fidare ciecamente del prodotto comprato all'origine, ignoranza o supponenza possono portare il contadino a utilizzare più pesticidi del dovuto, e anche per la verdura presa dal campo ci vorrebbe un rapporto di fiducia con chi la cresce. Non molto tempo fa però ho letto il risultato di una ricerca fatta sul contenuto di pesticidi residui in verdure comprate nella grande distribuzione oppure nel mercato locale. Mi dispiace non poter dare il riferimento esatto, che non ritrovo, ma il contenuto medio di pesticidi era regolarmente più elevato nel prodotto comprato al supermercato. Se del contadino non ci si può sempre fidare è vero che la produzione industriale non può fare a meno dei pesticidi: un dubbio contro una certezza.

Prezzi: il sapone, lo zucchero, l'acqua minerale del supermercato costeranno sempre meno di quelle dei piccoli mercati e negozi, ma lo stesso non è sempre vero per verdura, frutta, pesce. La grande distribuzione infatti ha una maggior rigidità di prezzo, legata a pianificazioni di periodo lungo a alle grandi quantità di merce che vengono acquistate, così non può sempre seguire le forti fluttuazioni che hanno, ad esempio, le verdure o il pescato, nei momenti di forte produzione. Le fragole a fine maggio, i pomodori ad agosto, li troverte probabilmente a un prezzo inferiore sui banchi del mercatino che al supermercato. Certo, chi vuole pomodori a dicembre, ciliegie a Natale e zucchine a febbraio faccia pure, il supermercato, regno della destagionalizzazione, offirà i prezzi migliori, ma qualità e salute a quel punto saranno già dimenticate.

E poi, e poi... e poi mi fermo qui altrimenti sto post diventa un libro.

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