
Il web (e non solo) è in tumulto, tutto d'un tratto ci siamo resi conto che nel vino ci mettono (mettiamo?) di tutto. La giusta polemica antitruciolo ha portato alla ribalta quello che tutti più o meno sapevamo, che gli adittivi (di sintesi o naturali che siano) nel vino ci sono sempre andati a finire, con un crescendo impressionante in quest'ultimo decennio.
Sarà stata la concorrenza del nuovo mondo (dove i regolamenti enologici sono assai più laschi), la globalizzazione, la rivincità del vino industriale su quello dei
vigneron che aveva tirato il rilancio post metanolo... sarà stato quel che è stato, ma mi sembra assia giusto che la bolla sia scoppiata.

Bisogna però anche dire che questo non è un problema solo del vino. Non c'è praticamente prodotto alimentare lavorato che non contenga
adittivi, ed è veramente difficile stare alla larga da antiparassitari, fitofarmaci, conservanti e inquinanti vari. I legislatori, e quelli europei in particolare, a cui abbiamo incautamente affidato le sorti della regolamentazione alimentare, sono assai più sensibili alle sirene multinazionali che ai lamenti di chi li ha votati (Un esempio? Leggete
questa notizia fino in fondo!)
Ma perché allora proprio nel vino tutta questa indignazione? Forse perché il culto del buon bere, cresciuto in maniera forse persino eccessiva negli ultimi anni, ha creato una massa di appassionati e cultori esigenti e attenti, tanto da spingere chi fa il vino a nascondere tutta una serie di pratiche che farebbero arricciare il naso agli enofili. Tutte pratiche legali, sia ben intenso, non sto parlando di adulterazioni, violazioni di disciplinari od altro, ma solo dei tanti adittivi che legalmente e abitudinariamente vengono utilizzati nella vinificazione.
L'argomento è vasto, e vi rimando agli articoli apparsi ultimamente su
Wine Surf o su
laVINIum, tanto per far due esempi. Da parte mia vi racconto solo un aneddoto.
Lo scorso fine settimana L'AcquaBuona ha organizzato la terza edizione di
Orizzonti e Vertici, manifestazione dedicata quest'anno ai vini friulani. La cosa come saprete è andata anche molto bene, ma voglio fare un salto indietro di qualche mese, all'epoca in cui, oltre a contattare i vignaioli, cercavamo anche qualche sponsor. Tra gli sponsor tecnici ebbi l'occasione di parlare con una primaria azienda che produce prodotti per la vinificazione (lieviti, tannini, ecc.). Il rappresentante dell'azienda, appena conosciuto il tipo di evento, un banco d'assaggio con la presenza dei vignaioli, non mi fece neppure continuare: "mi dispiace, ma la tipologia dei nostri articoli NON è adatta a tale tipo di manifestazione; in molti storcerebbero il naso se presentassimo i nostri prodotti insieme alla bottiglie di vino. Noi siamo presenti alla fiere più tecniche, a quelle dove si mostrano apparecchiature da vinificazione, ad esempio, ma dove ci sono le bottiglie non ci possiamo far vedere..."
Dove ci sono le bottiglie c'è il vino, ma quello che serve a crearlo, quel vino, è meglio non farlo sapere!
Ahinoi...
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