acquabblog

Il BLOG de L'AcquaBuona, rivista enogastronomica nella rete, è uno spazio per dialogare, per parlare sì di vino ed enogastronomia, ma anche per divagare, uscendo dai limiti rigidi della rivista. Per gettare sassi nello stagno, per ascoltar la vostra.

25 luglio 2006

Sono cinquant'anni che facciamo questo lavoro! Peccato che non si veda...

Piccolo ristorante in un grazioso piccolo borgo della Maremma. Alt! Non e' Caino... Ma insomma, ben valutato dalle guide. Diciamolo subito: all'inizio sbaglia tutto. Attesa interminabile prima di un antipasto di salumi di Cinta senese, ossia di non esasperata elaborazione. Nel frattempo arriva un pre-antipasto, e ci si guarda in faccia un po' perplessi. Un pre-antipasto non ha piu' senso dopo una lunga attesa, meglio tenerselo e passare oltre. Il servizio prosegue sullo stesso tenore, un mezzo disastro.

Ma questo non sarebbe nulla. Quello che fa uscire dai gangheri e' l'aria paternalistica di chi accoglie con un moto di rimprovero uno che si rifiuta di ingurgitare un chilo e due di carne una sera caldissima d'estate. ("che vole che sia una bistecca di un chilo e due..."). E poi per mettere le cose a posto, il fatidico "noi lavoriamo qui da cinquant'anni". E chi se ne frega, e' anche peggio, cinquanta anni buttati! E' come un pianista che alla fine di un concerto nel quale non ha azzeccato una nota si alza e dice: "ma io faccio questo mestiere da cinquant'anni!". Cinquant'anni di lavoro servono per non farti accorgere di quello che sta dietro una "normale" buona prestazione, servono per far apparire il grande risultato come normale e naturale!

Concludiamo: vabbe' che la cucina maremmana e' sapida, ma tutto quel sale, in piatti che sarebbero stati anche piuttosto buoni... insomma, suvvia, mezzo punto in meno sul punteggio della guida Espresso.

PS: ue', indovinatemi un po' il ristorante!

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20 luglio 2006

Com'è andata la vendemmia... 2006?

Ci possiamo segnare la data sul nostro diario: oggi, 20 luglio, c'è stato il primo commento sulla vendemmia 2006 (Ansa delle 10.58). Sarà quantitativamente importante (+6% rispetto al 2005, sui livelli del 2004) e qualitativamente buona. Ogni volta sorridiamo di fronte ai giudizi che si danno da agosto/settembre in poi, prematuri e sistematicamente smentiti e comunque senza senso perché generici, ma questa volta ci sembra sia stato battuto un record...

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10 luglio 2006

Quanti gradi!

Fa caldo, cosa c'è di meglio di un bel bianco fresco... per l'occasione un friulano. Un bicchiere per aperitivo, con gli amici. Poi mi alzo e ... mamma, che botta alle gambe? Giro la bottiglia: 14,5 gradi alcolici! Sommateli ai 35 di temperatura e la pressione (venosa) precipita.

Si sa, è un po' un effetto secondario, non è che si cerchi per forza l'alta gradazione, forse una volta lo si faceva, ma oggi invece si tira quasi a barare, a calare quel mezzo grado in etichetta. Un effetto secondario dicevo, sì: "il vino si fa in vigna!" l'abbiamo sentito dire tante volte, e in effetti piccole rese per ettaro, pochi grappoli per pianta, vendemmia verde, tutto contribuisce a rendere i nostri vini più sapidi, più pieni, più corposi e, immancabilmente più alcolici.

Certo, l'equilibrio non manca, alcol e acidità si bilanciano alla perfezione e quando il vino lo bevi va giù che è una meraviglia, ma dopo? Ho in cantina un Malbech argentino... 16,8 gradi! In Italia non si potrebbe neppure chiamare vino.

Oramai, quando vedo un vinello da 12, 12 gradi e mezzo, il cuore mi si apre e mi prefiguro una bella sorsata rinfrescante, senza conseguenze.

Lancio quindi un appello ad agronomi e enologi: si può fare nulla? Siamo proprio destinati a ridurre la taglia del bicchiere per poterne bere più di uno? Non c'è modo, così come ci stiamo liberando di legni modaioli e troppo ingombranti, di vini palestrati e indigeribili, di avere vini buoni e non superalcolici?

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