Spesso si sente dire che la stampa specializzata ha avuto un ruolo determinante nel trasformare in una moda diffusa quello che prima era solo una ricerca per pochi: la ricerca della qualità.
Abbandonata l'usanza di mangiare e bere solo per riempirsi la pancia siamo tornati a cibarsi per il gusto di farlo. Ma ne siamo proprio sicuri? Siamo sicuri di servire veramente a qualcosa, o che invece la nostra non sia che una marginale reistenza contro la cancellazione di ogni capacità critica che tanto piace al
libero mercato, quello che ci considera tutti
polli da ingozzare (e spennare)?
Da non molto tempo un supermercato vicino alla mia abitazione si è rinnovato, è diventato un iper (parlo di una azienda molto conosciuta...) e ha aggiunto varie sezioni, tra le quali un bel panificio pasticceria dove si possono acquistare prodotti appena sfornati.

La pasticceria in particolare va per la maggiore. La domenica mattina (l'iper è ovviamene aperto) si fa la fila per portarsi a casa un bel vassoio di mignon o una torta alla frutta. Per non parlare dei compleanni dei bambini, dove il vassoione di bignolini comprati al.. ...... non manca mai.
Bene, ho avuto occasione di avere davanti un bel vassoietto di bignè misti, cannoli (
diti come diciamo in Toscana), zuppette, ecc. ecc. L'aspetto era invitante, ma già al tatto si percepiva qualcosa di strano... il bigné era un poco molliccio, e il cannolo non era croccante, ma della stessa costituzione del bigné, e ... e la pasta sembrava sempre la stessa per qualunque preparazione.
All'assaggio poi, i colorati ripieni avevano tutti un sapore simile, qualunque fosse la loro presunta appartenenza, cioccolata? nocciola? crema? Sapore simile e catalogabile con un solo aggettivo: dolce, visto che altre proprietà non si percepivano.
Insomma, un insieme molliccio di pappine dolci, probabilmente costruite con qualche preparato industriale (sia per la pasta sia per i ripieni), e neppure buone. Non un prodotto più economico ma di qualità leggermente inferiore a quello che si può acquistare in una buona pasticceria, ma qualcosa di proprio totalmente diverso, e difficilmente mangiabile, se non per fame, credete a me!
E allora? Noi stiamo a preoccuparci che un vino fatto con i trucioli magari non è male organoletticamente ma non rispetta il territorio, mentre le persone sono talmente disabituate a una sana esperienza organolettica che si mangerebbero anche i trucioli?

Concludo: capisco che la fine del mese è lontana da arrivare, sono perfettamente cosciente dell'impoverimento che abbiamo subito in questi ultimi anni, ed è vero che già che sono al supermercato faccio prima a comprare le paste lì piuttosto che fare sosta in una pasticceria... ma se proprio vogliamo fare i
polli, mangiamoci pane bagnato e zucchero, che la soddisfazione sarà maggiore!
Etichette: mangiare bere uomo donna