Diario spagnolo/Le spiaggie di Galicia

Scritto da Riccardo il 15 agosto 2007 alle 17:44


La Galicia è la regione della Spagna che occupa lo spigolo nord-occidentale della penisola iberica. Insomma, per chi lo debba spiegare piuttosto spesso ai molti che non lo sanno, risulta comodo dire che è “il pezzo di Spagna che sta sopra il Portogallo”. Di qui erano il caudillo Francisco Franco ma anche il fondatore del partito socialista-operaio (PSOE) Pablo Iglesias; di qui era la famiglia di Fidel Castro e da un piccolo negozio de La Coruña è partita l’avventura di Zara, oggi uno dei più diffusi marchi di abbigliamento “low-cost”. Non avendo praticamente subìto l’occupazione araba ha preservato intatte le testimonianze della civilizzazione romana (a partire dai metodi usati in agricoltura) e dell’arte romanica (è disseminata di pregevolissime piccole chiese in pietra); ma nell’anima è celtica, come indicano i reperti archeologici (dai “castri” ai monili, spesso affini a quelli rinvenuti in Irlanda) e la chiarezza nordica dei colori della sua gente (spesso bionda, spesso mora con occhi chiari). Le stesse imponenti catene montuose che la protessero da los moros la hanno tenuta piuttosto isolata finché non sono arrivate le infrastrutture nuove di zecca che caratterizzano la Spagna odierna (gli ultimi viadotti autostradali sono stati inaugurati qualche anno fa); forse è per questo che los gallegos sono piuttosto chiusi e la Galicia viene bonariamente presa in giro per una (vera o presunta) arretratezza.



Il turismo mostra due volti: quello religioso che invade la bellissima Santiago de Compostela spesso dopo molti chilometri percorsi a piedi lungo il Camino de Santiago, e poi c’è quello più elitario dei paesaggi selvaggi, verdissimi a perdita d’occhio (grazie anche ad un clima umido e piovoso), della gastronomia ancora fortemente legata alla tradizione degli enormi piatti di crostacei (ma non solo), dei vini bianchi fra i migliori di Spagna e che stanno emergendo nei mercati europei, ma soprattutto delle sconfinate spiagge che, nella lingua locale (lingua, non dialetto, come sono lingue il castellano, il basco, il catalano, anche se – va detto – ha un suono che assomiglia al portoghese), si chiamano praias.


Le acque che bagnano la Galicia sono l’Oceano Atlantico “tout court” ad ovest e il mar Cantabrico, il suo ramo che guarda da sud le coste francesi e l’Irlanda. Lo spigolo che fa da separatore, intorno alla città de La Coruña, presenta le coste più frastagliate e irregolari e non a caso è denominato “costa della morte”. Le spiagge sono segnalate da cartelli lungo la strada (“praia”) e sono attrezzate con servizi essenziali (parcheggio e docce) gratuiti. Solitamente sono sovrastate, a mo’ di anfiteatro, dal consueto paesaggio verde; essendo “oceaniche” sono vastissime, e questo ne fa luoghi meno “sociali” e più individualistici di quanto non accada nel mediterraneo. Nuclei famigliari sono sparsi distanti uno dall’altro con ombrelloni e teloni paravento, camminatori fanno lunghe passeggiate.


E intanto il mare “si muove”, con le onde che partono così lontane che sembra non debbano interessarti, ed invece arrivano forti, e tornano indietro con violenti “risucchi”. La marea ne cambia in continuazione la conformazione e spesso se si è passati in un posto si rischia di dover effettuare arditi “guadi” poco dopo, al ritorno. L’acqua è solitamente piuttosto fredda, ma ho come l’impressione che i cambi climatici stiano avendo i loro effetti anche qui, visto che persino io sono riuscito a fare il bagno più di una volta…


Quasi sempre le spiagge sono fornite di ristoranti con viste bellissime o semplici “chiringuitos”, ossia delle “baracchine” che offrono gli elementi classici della gastronomia gallega: pimentos de Padrón fritti (i peperoni piccoli e verdi, Padrón è un paese della Galicia), pulpo de feira (ossia “il polpo nella maniera delle fiere”) sempre tenerissimo, condito con olio, sale grosso e pimenton e servito tagliato a rondelle), sardiñas, queso, chipirones (calamari)….. senza disdegnare una meno tipica ma assai classica tortilla de patata.


(“Coida a tua praia“, che in spagnolo sarebbe cuida a tu playa, significa “abbi cura della tua spiaggia”)

Pubblicato in diario spagnolo | Commenti (2)

2 Responses to “Diario spagnolo/Le spiaggie di Galicia”

  1. Anonymous Says:

    Ricchione! Al di là del fatto che ti sto invidiando da morire… io che sono amante della Spagna come te anche se non fisicamente… parlaci dei percebes piuttosto… una pezzo a parte però.. perchè lo meritano… ciao!
    fabiocimmino

  2. Riccardo Says:

    Naturalmente… E’ inevitabile dedicare un post a “sua maesta’ el percebes” e sara’ fatto… Ciao!

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