Il BLOG de L'AcquaBuona, rivista enogastronomica nella rete, è uno spazio per dialogare, per parlare sì di vino ed enogastronomia, ma anche per divagare, uscendo dai limiti rigidi della rivista. Per gettare sassi nello stagno, per ascoltar la vostra.
Scritto da Riccardo il 20 agosto 2007

La Coruña (A Coruña, in gallego) si estende su di una penisola, o se si vuole su di una lingua di terra protesa verso l’Atlantico, anche se successivamente ha ampiamente invaso l’entroterra retrostante. All’estremità spicca la Torre de Hércules, un faro romano che, sebbene ampiamente restaurato, è pur sempre il più antico ancora in funzione. A differenza di altre città spagnole, qui il recente rapido sviluppo non si è tradotto in grandi opere glamour, ma si è rivolto con attenzione alla qualità della vita della gente: basti pensare alle piste pedonali/ciclabili che sovrastano il mare grazie alle quali si può compiere l’intero giro della penisola (undici chilometri circa), o le basi militari riconvertite in bellissimi parchi. Come molte città marittime, mostra due volti: quello delle vie prossime al mare, e quello più rarefatto delle strade che salgono verso la città vecchia, elegante e piena di belle chiese.

Nel lungomare (l’Avenida de La Marina) spiccano le galerias, coreografiche balconate chiuse con strutture di legno bianco, tipiche di tutta la regione, adatte a catturare la luce spesso non abbondantissina quando non è estate.

Alle nove di sera (vista la longitudine, è ancora pieno giorno), la Calle Real (perlomeno d’estate) è un fiume compatto di gente (di tutte le età: anzi, direi che spiccano alla vista signore anziane, azzimate e avvolte in vestiti formali e dai colori chiari, all’opposto del “folclorico spagnolo” che conosciamo) che si divide poi nei rivoli delle traverse, dense dei luoghi delle tapas. A Plaza Maria Pita, la piazza principale (dedicata alla patrona della città, che non è una santa ma una “laica”) classicamente rettangolare e “porticata” sfocia anche la Rúa Franja, la strada dei ristoranti, ideale per abbuffarsi con le classiche mariscadas, impressionanti piatti di crostacei (dalla nécora al centollo, dal buei de mar, langosta, bogavante…), che costano dai 30 euro in su a seconda dei tipi di crostacei che la compogono. E divorare un piatto del genere comporta una pazienza ed una abilità manuale (aiuta molto l’esperienza…) non indifferenti: comunque, non si deve aver fretta.
Al di là di queste solidissime tradizioni, La Coruña possiede due ristoranti con stella Michelin (ce ne sono altri due a Santiago de Compostela e sette in totale in Galicia: siamo lontani dai fuochi artificiali di Cataluña e Pais Vasco): il Playa Club e il Pardo, che a differenza del primo vede il giudizio “ratificato” dalle guide locali e che ha “partorito” un secondo locale, il Domus, ubicato presso il museo antropologico la (“Casa del Hombre”) e che gode di una vista spettacolare.
E poi ci sono i posti cult, quelli che conosciuti ed amati da coloro che da sempre vivono in questa città. Ne citiamo due. Il primo non ha nome, è una porta che si apre nella Rúa Torres, una traversa della Calle Real; l’unica cosa che si legge è il “3″ del numero civico. Gestito da due sorelle, ha le pareti foderate di poster del “Depor”, il Deportivo La Coruña (squadra di calcio “provinciale di lusso” si diceva da noi una volta); è sempre pieno, pochi tavolini, gente assiepata alla barra.

L’offerta, basica, è la seguente:
Ribeiro servito in caratteristiche tazas: il Ribeiro è il “secondo vino” gallego. Prevalentemente composto da uve godello è più leggero, delicatamente agrumato, e meno profondo dell’Albariño della denominazione Rias Baixas, ma assai piacevole
queso: quello gallego è vaccino, fresco, dolce e burroso. Le tipologie sono: queso tetilla (se ne può immaginare la forma), l’Arzúa-Ulluoa, il San Simón (i cui aromi spesso ricordano la frutta secca e la castagna) e il queso del Cebreiro (Cebreiro è una importante sosta del Camino di Santiago, deliziosa località turistica presso Lugo).

empanada: grande specialità gallega, fa parte, detta alla buona, della famiglia delle focacce ripiene. La pasta può essere più “a sfoglia” o più massiccia (in generale quando proviene dal territorio interno) e i ripieni più classici sono a base di: carne, atún (tonno), bonito del norte (una qualità pregiata di tonno), bacalao, xoubas (piccoli pesciolini chiamati anche parrochas).

Il secondo posto è un più classico ristorante, l’O Tanagra, che sta in Rúa Angel 4 (sempre in prossimità di Plaza Maria Pita). “Especialidad en cocido gallego“, come recita la ricevuta della cuenta, ed è un posto in cui si trovano le specialità di Galicia più “povere”, ossia non i grandi piatti di crostacei ma, a parte appunto il cocido (ne abbiamo già parlato) che è una sorta di bollito misto e che qui viene servito su un abbondante contorno di grelos (cime di rapa) e patate, ci sono tortillas, pimentos de Padrón, piatti di carne, ma sopratutto il caldo gallego, una zuppa molto aromatica che contiene una componente di carne (el unto, grasso di maiale che viene fatto appositamente irrancidire, costolette di maiale e il chorizo) ed una vegetale, soprattutto fatta di patate e grelos, ma anche spesso di verzas e repollo (cavolo cappuccio).
Pubblicato in diario spagnolo, mangiare bere uomo donna | Commenti (2)
Casina delle ostriche
agosto 21st, 2007 at 09:01
Se ti capita scatta una bella foto ad una “tasca” gallega. Lo so per noi “cultori” del vino bere da una “tasca” può sembrare un insulto al divino nettare di Bacco ma la tradizione è tradizione…
ariciao
fabio
marzo 13th, 2010 at 18:13
Excellent image!