Diario spagnolo/"Sua maestà" el percebes

Scritto da Riccardo il 24 agosto 2007 alle 12:01


Doverosa premessa: solitamente si associano al mare sensazioni piacevoli, di vacanza e di relax. Ma in Galicia (e forse anche altrove) il mare è anche un nemico, significa lavoro e sofferenza, talvolta tragedia. E infatti spesso ci si imbatte nel monumento al pescatore, ma anche alla vedova del pescatore e, come si vede, ci sono anche i monumenti al “percebeiro”. Il patron del ristorante Frantoio, a Montescudaio (PI) era un pescatore e mi ha raccontato di aver pescato con dei gallegos: le peggiori libecciate per loro erano mare calmo.

Per chi va in mare (oceano) il posto più pericoloso è lo scoglio, dove la violenza delle onde può essere fatale. E proprio qui sta attaccato il percebes, la cui pesca è dunque faticosa e pericolosa. Questo determina i suoi prezzi alti: in uno dei paesi “d’elezione”, il grazioso San Andrés de Teixido, un chilo “para llevar” (ossia da portare via, anche cotti, ossia bolliti con un po’ di alloro) costava 26 euro; in un ristorante della spiaggia di Valdoviño 40 al chilo, a Madrid forse dai 60 in su… Insomma prezzi da grandi crostacei, ma con il vantaggio di essere una di quelle cose “para picar” e “para compartir“, ossia per “spizzicare” tutti insieme, una modalità di “convivialità socializzante” molto spagnola e che spesso esaurisce il momento del pasto.


La prima volta che me li hanno messi nel piatto ho pensato: e adesso che faccio? La soluzione è semplice: basta staccare, con movimento rapido e sicuro, la “corazza” nel punto in cui è attaccata all’”unghia”. La corazza viene via lasciando scoperto una sorta di muscolo che è quello che si mangia. Solo quest’anno ho scoperto che anche dentro l’unghia c’è qualcosa di buono… Il sapore è quello che può venire riassunto con la formula banale ma forse unica: sa di mare, ossia riesce a concretizzare quell’idea che si forma nella nostra mente quale sintesi dei sapori di pesci, molluschi e dei crostacei, ma anche semplicemente del sapore e dell’odore dell’acqua di mare. (In questo lo accomuno, a livello di sansazioni, all’ostrica)


PS: San Andrés de Teixido, uno dei luoghi d’elezione del percebes, è un grazioso paesino il cui nome è dedicato al protettore dei pescatori. Da segnalare la (forse un po’ studiata) scenografia fatta di calce e pietra nelle case e nella bella chiesa, le altissime scogliere, e le roschillas, tipiche ciambelline dolci.

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6 Responses to “Diario spagnolo/"Sua maestà" el percebes”

  1. Luca Says:

    Ecco accontentato Fabio, ma certo quanto sono brutti sti percebes!!!!

  2. Anonymous Says:

    Io li trovo “ancestralmente” bellisimi!!! Oltre ad essere buonissimi rigorosamente abbinati ad una ceveza muy muy fria…

    fabio

  3. chiara Says:

    Quanto sono buoni!!! Li ho assaggiati a Slow Fish e da allora ne sono sempre alla ricerca!!

  4. Luca Says:

    Va bene, mi avete convinto, sono brutti ma anche buoni, peccato che siano così difficili da trovare. Galizia o Slow Fish? Preferirei la prima!

  5. aldo Says:

    noi li abbiamo quasi sempre

  6. Riccardo Says:

    Grazie Aldo, ne terremo conto quando passiamo da Roma!

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