Il BLOG de L'AcquaBuona, rivista enogastronomica nella rete, è uno spazio per dialogare, per parlare sì di vino ed enogastronomia, ma anche per divagare, uscendo dai limiti rigidi della rivista. Per gettare sassi nello stagno, per ascoltar la vostra.
Scritto da Riccardo il 3 settembre 2007

Lo spunto per un ultimo giro a Madrid mi viene dato dalla ricerca di un libro edito dalla Editorial Complutense, che è la casa editrice della Universidad Complutense. Dopo non poche ricerche trovo l’indirizzo della loro libreria “ufficiale” che sta, come del resto la Ciudad Universitaria, nel quartiere di Moncloa (dove sta anche il palazzo del governo). In un momento di insana autostima decido di arrivarci “sotto” con la macchina, faccio appena in tempo a capire dove potrei parcheggiare che un errore fatale mi allontana e, grazie anche ad un navigatore che avrà sì e no un ventesimo delle strade di Madrid, “vengo rimbalzato” ad oltre dieci chilometri di distanza. Perlomeno, finisco sotto la nuova “skyline” della capitale spagnola: quattro torri in costruzione di forme diverse (una sembra una bottiglia) che, devo dire, fanno più effetto quando le si avvista da lontano che standoci sotto.
Dopo aver ammirato le simpatiche figure dipinte sulla serranda abbassata della libreria (del resto, cosa ci farebbe aperta una libreria universitaria in pieno agosto?) mi rendo conto, camminando un po’, che Moncloa è un quartiere piuttosto “autentico” e con una certa impronta intellettualoide; del resto, vi si avverte la vicinanza dell’università.

Prendo la metro (unica concessione alla pigrizia), arrivo a Sol, e mi fermo a mangiare al Museo del Jamón che sta nella Carrera de San Jerónimo. Ma il Museo è un posto turistico o no?, mi sono chiesto spesso, perché effettivamente ormai per me è diventata una abitudine andarci. Il fatto che sia una sorta di “catena”, ossia abbia delle repliche in giro per la città può non farlo considerare il massimo della tipicità. Diciamo che è un buon punto di equilibrio fra il “sai sempre quello che trovi” e un contesto ambientale che ti fa sentire comunque “in medias res”. E anzi, qui ci sono molti spagnoli che comprano prosciutto o che sono in pausa pranzo, mentre magari nei posti ultra “topici” vanno i turisti guidati dalle guide…. (ma anche questo non è del tutto vero: forse effettivamente a Madrid la mescolanza indigeno-turista è realizzata ad ottimi livelli).

All’inizio prendevo il bocadillo de iberico (nome completo “jamón de cerdo iberico“, la fascia alta dei prosciutti spagnoli che arriva al pata negra, magari proveniente da Jabugo, luogo di allevamento e produzione cult) o la tabla de iberico (un misto di salumi). Ultimamente invece non so resistere quasi mai a los callos, ossia alla trippa, qui accompagnata dai tipici insaccati chorizo (il rosso nella foto) e morcilla (il nero). Di solito il servizio è veloce (mi fermo sempre alla barra), stavolta il simpatico tipo deve gridare stentoreo almeno due volte “vamos con los callitos!” e con l’umorismo confidenziale che si permettono quelli che stanno di stare in luoghi storici e gloriosi (vedi Roma…..) quando me li dà mi dice “aquí tienes los callos, que te me estabas poniendo palidito“.

Uno può leggere mille volte le guide, ma niente ti rimane impresso come una osservazione, pur banale, che hai fatto una volta autonomamente. Questo mi è successo quando, proseguendo per questa stessa strada, ho notato per la prima volta come cambiava drasticamente il contesto che mi circondava, passando dal brulichio frenetico delle strade attorno a Sol al clima rarefatto degli improvvisi larghi spazi del Paseo del Prado. Il “triangolo dei musei”: questa è la zona (anche) degli italiani, che all’estero (perlomeno a Madrid) grazie al cielo sembrano un popolo ancora interessato all’arte e alla cultura. Qui ci stanno (ovviamente) il Museo del Prado (antichi maestri), il Thyssen-Bornemisza (ne abbiamo già parlato a proposito della mostra sull’ultimo Van Gogh) e il Centro de Arte Reina Sofia (arte moderna e contemporanea).
Centro de Arte, appunto, non semplice museo o pinacoteca: all’originario edificio (nella foto è quello chiaro di fronte), famoso soprattutto per contenere il Guernica di Picasso, è stata aggiunta una parte più nuova, molto bella, che contiene una libreria internazionale, una biblioteca (la si domina dall’alto dalla vetrata a destra nella foto), il café-restaurante gestito da Sergi Arola, dove sono andato a prendere il caffè. Sergi Arola, catalano, scuola Ferran Adriá, è sbarcato a Madrid non molti anni fa e non senza perplessità prese in mano il ristorante La Broche portandolo alle due stelle Michelin. Rassicurato, ha preso in gestione questo complesso al Reina Sofia; ho controllato, da quando ci sono stato a Marzo non è cambiato nulla. Menomale, perché devo ancora scriverne la impressioni.
Poi, sempre a piedi, ritorno alla Gran Via, sosta alla Casa del Libro, poi plaza de España, di nuovo Moncloa. Fine dell’ultima vuelta.
Pubblicato in diario spagnolo, mangiare bere uomo donna | Commenti (4)
Il ristorante Lorenzo
settembre 10th, 2007 at 23:59
Ci sono stata anch’io qui ed ho provato il cocido Maragato…e non mi e’ propio piaciuto, conosco bene la Spagna, mio fratello e famiglia abitano da 25 anni in quei luoghi, mio figlio a Barcellona, 3 nipotini spagnoli…percio! A me personalmente (ed ho vissuto in una decina di posti al mondo e viaggiato molto!) non piace la gastronomia spagnola: troppo grassa e antica, ora stan cercando di venir fuori con una cucina piu moderna (el Bulli!) ma non mi convince comunque…Madrid l’ho vista nascere con i miei occhi…non c’era neanche un autostrada qualche anno fa…! auguri agli spagnoli che han preso vantaggio dalla Ceuropea.
settembre 18th, 2007 at 22:58
Complimenti per il tuo diario spagnolo! E’ bellissimo e veramente interessante. I luoghi e i piatti da te descritti mi hanno messo molta curiosità addosso.
^^
Narese
settembre 19th, 2007 at 00:11
Grazie grazie grazie! E’ un incentivo per rifarlo in futuro!
PS: avevo risposto anche al precedente commento dell’anonimo, ma ora non leggo piu’ questa risposta. Boh! Cerchero’ rimetterla….
settembre 19th, 2007 at 00:15
No! Ho sbagliato io, ho risposto al primo commento dell’anonimo sotto il post sul Cocido Maragato invece che qui, dove era piu’ indicato farlo. La cosa migliore e’ dunque riproporre qui la risposta (scusandomi per la ripetizione)
Caro anonimo (o forse cara anonima!), grazie dello stimolante commento: prendo atto che conosci bene la Spagna. La gastronomia spagnola troppo grassa e antica? Troppo grassa forse, ma e’ un po’ una generalizzazione (e’ la stessa cosa che dico a chi mi dice che noi italiani sappiamo solo ingozzarci di pasta). Troppo antica? Stiamo attenti a parlar male dell’antico… se c’e’ qualcosa che all’estero (in Spagna) ci invidiano e’ la salvaguardia dell’antico… Stanno cercando di venir fuori? Mi sembra che siano gia’ belli che venuti fuori, a leggere i rating dei ristoranti nel mondo; e comunque tra certi piatti semplici e magari effettivamente un po’ “unti” e le spume di Adriá ci sono tanti passi intermedi, e tutti interessanti.
Per concludere: anche l’Italia “qualche anno fa” non aveva autostrade. Poi ha avuto il suo boom, e le ha costruite. E poi negli anni ottanta si e’ mangiata i soldi, anche quelli delle generazioni successive, ossia le nostre. Scommettiamo che in Spagna non succede? Auguri agli italiani, va’!