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Il BLOG de L'AcquaBuona, rivista enogastronomica nella rete, è uno spazio per dialogare, per parlare sì di vino ed enogastronomia, ma anche per divagare, uscendo dai limiti rigidi della rivista. Per gettare sassi nello stagno, per ascoltar la vostra.

31 gennaio 2007

Vae victis! (Filodiffusione addio?)

Quando, poco più di dieci anni fa, andai a vivere nella casa dove abito tuttora volli assolutamente la filodiffusione. Il motivo era naturalmente la trasmissione non stop di musica classica senza parole che non fossero gli annunci. A quel tempo, Radiotre non era più quella degli Enrico Stinchelli (ora nel cult "La Barcaccia") che dispensava giorno per giorno l'integrale dei concerti per pianoforte di Mozart, o del criptico ma affascinante Paolo Terni: si era già riempita di chiacchiere, spesso inutilmente affettate. Ecco il desiderio della filodiffusione, che aveva oltretutto il fascino del semiclandestino. Esisteva sicuramente, ma pochi avevano idea di cosa fosse, e soprattutto come si potesse ascoltare. Uno dei miei grandi orgogli fu riuscire a trovare, in un negozio faticosamente scovato che ora naturalmente non c'è più, un ricevitore che si poteva addirittura collegare all'amplificatore dello stereo, permettendomi la registrazione di centinaia di cassette piene di ogni ben di dio.

Passano gli anni, dopo internet arriva ADSL. E arriva il fatidico pacchetto, modem e tutto il resto, la lucina ADSL si accende, poi si mette a lampeggiare e si spegne. Riprovo, stessa storia. Disperazione nera. Il tecnico arriva, è cortese e le prova tutte. Non capisce, sta per arrendersi e poi, come illuminato da un lampo divino mi dice: ma non è per caso che lei ha la filodiffusione? Si, rispondo. Mi dispiace, la deve togliere. E di lì inizia una scena straziante, perché la scatolina non si trova, sta dietro una alta libreria stracolma, che io svuoto faticosamente. La scosto, il tecnico punta la scatolina, ci mette le mani dentro e strappa letteralmente i fili.

Ecco, questo mi colpì tanto da farmici pensare più volte nei giorni successivi: una tecnologia è incompatibile con un'altra più vecchia, ed essendo più forte e più "indispensabile" la sconfigge e pretende che sia fisicamente estirpata dai muri. Guai ai vinti!

Ps. Coraggio: la filodiffusione risorge, grazie al digitale della parabola, affiancandosi ai canali francesi, spagnoli, tedeschi dedicati alla musica classica... Ma la "vecchia" filodiffusione continuo a pagarla, ultimo segnale della sua esistenza nel mio passato, una manciata di centesimi al bimestre...

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29 gennaio 2007

Ipotesi


Non per essere irrispettosi, ma per stimolare ipotesi.
Che cos’è questa foto?
Fra qualche giorno spero di poterne parlare più distesamente, ma intanto...

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Viaggi potenziali

Sfogliando L’Espresso di questa settimana (1 febbraio 2007) incappo in una frase che mi incuriosisce e che mi provoca: “un buon libro è solo un buon libro, un racconto che coinvolge il lettore, la sua mente, i suoi sentimenti. Tanto che (..) chi legge un libro ne è l’autore quasi come chi lo ha scritto.”
Si sta parlando di un libro-intervista a Carla Benedetti, docente alla facoltà di Lettere dell’Università di Pisa. Studiosa non convenzionale, non riconducibile a categorie critiche codificate, avvezza a smuovere le acque nel mondo della critica letteraria. Ma non è legato all’acqua il meccanismo che mi fa scattare la lettura dell’articolo. Anzi, al vino. Rileggo il passo: “un racconto che coinvolge il lettore, la sua mente, i suoi sentimenti”. Quasi come se l’oggetto in sé avesse vita solo nel momento della fruizione; vita in e con colui che lo fruisce. Un catalizzatore di esperienza. Anche il vino è così? Sì. Per me sì. Chiuso in bottiglia, è un’esperienza potenziale. Vive nel momento della fruizione, da quando si stappa a quando la bottiglia finisce. Il vino è esperienza di chi lo beve, in chi lo beve, e per estensione, nelle sue emozioni trasmesse e raccontate. Per questo non c’è più spazio per il feticismo delle bottiglie, tantomeno dei prezzi-bottiglia. La bottiglia chiusa è un terremoto potenziale. Può esserlo o può non esserlo. Dipende dalla fruizione. Se io regalo una bottiglia, regalo un augurio di buone esperienze. Non regalo un feticcio di prestigio.
Se aumenta le mie esperienze, se mi meraviglia, se mi fa gioire, o mi fa pensare, o mi fa anche arrabbiare, un vino è un vino.
Per inciso: Mario Maccherini, Carla Benedetti, Coniglio Editore.

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27 gennaio 2007

I detersivi e la grande Scienza

Quante volte si sentono critiche rivolte agli scienziati, troppo chiusi nel loro mondo di sogni, concentrati su inutilità colossali, indifferenti alle vere necessità del mondo e del mercato. Eh! Ma non è sempre così! Niente affatto, e una dimostrazione la si ha anche osservando in TV alcune pubblicità riguardanti i detersivi...

Prologo.

I detersivi, si sa, oltre che comodi sono inquinanti, e quindi è molto importante utilizzarne una quantità non eccessiva. Però, si raccomandano case costruttrici di elettrodomestici e produttori di saponi, "utilizzatene la quantità indicata."

Non so se avete mai provato, e non so come la notizia si sia diffusa, forse un passaparola, forse un BLOG, ma potete verificare facilmente: dimezzate la quantità di detersivo, l'effetto sarà lo stesso, a vantaggio dell'ambiente naturale e del portafoglio. Personalmente è da molto tempo che metto solo mezza dose nella vaschetta della lavastoviglie e posso assicurarvi che funziona. Non ho dati sulla lavatrice, non essendone un esperto utilizzatore, ma direi che vale la pena provare. Il metodo è semplice: dimezzate la dose, diminuitela ancora, quando pensate di notare qualche peggioramento nel risultato, riaumentatola un pochetto e fermatevi lì (approssimazioni successive, gli scienziati le chiamano...)

Dopo questo necessario prologo passiamo ai fatti. Non crederete mica che i produttori di detersivi dormano? La voce sarà arrivata anche a loro e ecco la prima soluzione per tamponare lo sconveniente calo di fatturato: detersivo in tavolette, molto più comodo, sporca meno e, anche se non si capisce come, lava anche meglio! Beh... poco male, basta evitare di acquistarlo, e se per sbaglio vi ritrovate con una confezione di tavolette al posto della polvere che pensavate di aver infilato nel carrello, basta prenderne una e spezzarla in due, il risultato è assicurato, anche se si perde la comodità di non avere polvere in giro e bisogna tenere la mezza tavoletta residua in attesa fino al lavaggio successivo.

E allora, e allora finalmente ecco che entra in campo la ricerca, la Scienza con la maiuscola, che ci dà finalmente un prodotto innovativo, rivoluzionario (tanto da scomodare nomi quantistici per descriverlo, se non assonanze da supereroe manga) e, soprattutto: inespugnabile. Sempre una tavoletta, ma con nel mezzo piantata una bella sfera dura, un atomo indivisibile di potenza pulente. Avete voglia di provarle tutte, ma se volete dividere la tavoletta dovrete rinunciare a tale atomo, utilizzabile solo in un caso e non nell'altro...


Ci pensate quanta tecnologia dietro questo progresso? Invece che prendere i vari composti che formano un detersivo, triturarli, mescolarli e impacchettarli, ecco che ora bisogna trattarli in macchine separate, assemblarli con un certo gusto estetico (sì, perché le tavolette non sono un informe ammasso di polvere compressa, ma mostrano con chiarezza i vari strati e componenti, ognuno atto a una precisa opera sgrassante, disincrostante, igenizzante... insomma, un po' come in un bel piatto di cucina concettuale) e infine, e infine inserire il duro nocciolo di verità e giustizia nel bel mezzo del mattoncino.


Quindi non dite più che la Scienza non si occupa delle esigenze primarie della popolazione e, se incautamente vi troverete di fronte a questa nuova generazione di detersivi non esitate: dividete in due la pastiglia, il poderoso nucleo si separerà dal resto e potrete scegliere se utilizzarlo subito, o al lavaggio successivo, o magari tirarlo nella spazzatura... sicuri che il risultato NON cambierà.

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24 gennaio 2007

Orizzonti e Vertici... di nuovo?

Ebbene sì, sembra ieri che sedevamo distrutti ma contenti dopo il successo della degustazione dedicata ai vini friulani, e risamo già in ballo, anzi lo siamo già da vari mesi. Tra meno di quaranta giorni la quarta edizione delle nostra degustazione aprirà i battenti, domenica 11 e lunedì 12 marzo saranno ancora giornate belle e faticose.

La preparazione di un evento del genere prende così tanto tempo che ci è sembrato di passare dall'uno all'altro con continuità, anche perché quest'anno abbiamo anticipato, e il prossimo OeV si farà due mesi prima del solito... due mesi, sì perché... perché quest'anno vogliamo proprio svalvolare e di eventi ne abbiamo messi in cantiere due!!!

Certe volte ci viene da chiederci chi ce lo fa fare, che già la gestione normale della rivista non è proprio leggera leggera. La nostra ostinazione e voler essere presenti di persona agli eventi importanti, la mole delle collaborazioni che aumenta, la voglia di scrivere sempre più e sempre meglio, insomma... tutto questo basterebbe già. Ma ormai ci è presa così, da quando in quel dicembre del 2003 riuscimmo ad riunire 33 produttori di Brunello di Montalcino che presentavano annate del vino a partire dal 1975 in poi! Da allora non riusciamo a rinunciare al brivido dell'organizzazione. E poi la risposta dei vignaioli è così confortante... i 53 piemontesi del maggio 2005, i 52 friulani dello scorso giugno e l'incredibile qualità della rappresentanza Toscana del prossimo marzo!

Sì, veramente, non è perché siamo noi ad organizzare, ma di fronte alla lista dei partecipanti ci verrebbe da dire che se fosse un evento organizzato da qualcun altro faremmo carte false per parteciparvi.

Toscani? Sì, dimenticavo tutto... ripartiamo da capo: Domenica 11 marzo e lunedì 12 marzo 2007, al Centro Convegni Hotel Dune di Lido di Camaiore (in piena riviera della Versilia) si terrà Orizzonti e Vertici: Terre di Toscana. Le aziende che hanno aderito le trovate qui, e, veramente, scorrere quella lista ci dà una soddisfazione grandissima!

Ma non erano due gli appuntamenti? Beh, sì, ma lasciateci un po' giocare a nascondino, per ora vi diciamo solo che la quinta edizione di Orizzonti e Vertici si terrà il13 e 14 maggio prossimi, sempre in Versilia, sempre seguendo un tema...

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23 gennaio 2007

Tangenziali e risaie

Alcuni anni fa, quando mi trasferii a Milano, un pomeriggio di primavera notai una cosa curiosa. Passando lungo la tangenziale ovest, vidi alcuni campi intorno completamente allagati. – Che strano, eppure non ha piovuto – pensai. Ci riflettei un bel po’, poi arrivai a capire: erano risaie. Che meraviglia: ai bordi della tangenziale le righe lunghe e precise delle piantine erano fughe prospettiche verso il sogno, verso l’abbondanza.
Anche ai bordi della tangenziale. Non lo dimenticherò mai.

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Tutto bene?

Da qualche tempo a questa parte, quando si incontra qualcuno non si chiede più: "come va?" ma direttamente "tutto bene?", come ad anticipare o favorire un sentimento positivo da parte dell'interlocutore. Mi sono spesso chiesto perché succeda, forse semplicemente perché non si ha voglia di sentire i problemi altrui avendone già troppi per conto proprio e quindi si spera di dissuadere o stoppare eventuali lagne... Ma l'operazione può comportare qualche rischio: tempo fa, pur camminando veloce fra gli scaffali di un supermercato ho fatto in tempo a sentire il seguente scambio di battute, degno di un Achille Campanile: "Tutto bene?" "Insomma, è morto mio marito..."

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22 gennaio 2007

Onda su onda

Quando ero studente, tanti anni fa, in un certo punto nel Corso della città dove vivo tutt'ora c'era la Feltrinelli. Poi, questa si è trasferita e al suo posto è arrivato The Body Shop. L'altra sera ho fatto caso per la prima volta che The Body Shop non c'è più, al suo posto c'è Liu-Jo.

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19 gennaio 2007

Cuori (sotto la neve)

Ad un maestro quale Alain Resnais si perdona tanto, anche i vari errori di montaggio (la camicetta lorda che torna candida nella scena seguente, o quel cappello innevato tenuto in testa troppo a lungo...) e i dialoghi talvolta forzati. E poi che c'è da perdonare? Neppure saranno errori quelli, ma imperfezioni volutamente tralasciate per mirare al sodo, alla scomposizione degli animi dei 6 protagonisti, al portare alla luce i cuori di questi.

Non ci sono buoni né cattivi, anzi si finisce col simpatizzare con tutti, con le tre donne e i tre uomini (e anche col settimo ruolo, seppur sempre fuori campo, presente solo con la voce) che vagano in una Parigi sommersa dalla neve. Una Parigi solo intuita, visto che tutto si svolge in interni, ma presente con le sue atmosfere.

Resnais si muove alla regia senza mantenere neppure un taglio stilistico e filmico compatto, si autocita con piccoli siparietti surreali, sfiora la commedia, lascia la macchina da presa libera di scomporre il set, mostrandone l'artificio, così come rivela a poco a poco la storia dei personaggi, ma senza sforzo didascalico, anzi lasciando sospese domande e spiegazioni.

Un goffo e simpatico André Dussolier, un impeccabile Pierre Arditi, una trasfigurata e bellissima Laura Morante, i sognanti Isabelle Carré e Lambert Wilson, e una fuori dalla righe Sabine Azéma ne fanno anche un gran film di interpretazione.

Ma più che per questo, il film vi resterà nel cuore per lo sguardo compassionevole ma disincatanto con cui il più che ottuagenario regista osserva l'intreccio dei rapporti umani. E quì torna in ballo la neve, che come rallenta e scoordina il funzionamento delle città, sembra avere lo stesso effetto, seminando malintesi e imprevisti, sulla ricerca di felicità dei nostri sei, che Resnais lascerà naufragare, senza pathos ma anche senza speranza, ognuno sulla propria zattera personale.

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17 gennaio 2007

Questi spagnoli/2


Ancora due osservazioni sulla Spagna, di segno diverso da quelle del post precedente, così da riequilibrare un po' la situazione.

1. All'inizio di dicembre è fallita la compagnia low cost Air Madrid. Una cosa che tra l'altro mi ha riguardato, visto che il mio biglietto è giustappunto "scomparso" e ne ho dovuto prendere un altro (caro) da Iberia. Detto questo, nei telegiornali spagnoli si vedevano le immagini dell'aeroporto di Barajas pieno di gente arrabbiata, urlante, disperata (la compagnia era molto utilizzata dai sudamericani, che spesso avevano risparmiato duramente per andare a trovare le famiglie). Se fosse successo in Italia sarebbero state mostrate le stesse immagini di un aeroporto con gente arrabbiata, urlante, disperata. Ma poi sarebbe seguito un altro servizio che spiegava quanto siamo disgraziati, quanto siamo gli ultimi in tutto, quanto non abbiamo un capitalismo, quanto non abbiamo industrie, quanto dobbiamo recuperare, quanto siamo arretrati, quanto non ci meritiamo niente... Invece, di là, niente. Un po' perplesso, ma senza perdere troppo in baldanzosita', lo/la speaker "voltava pagina".
PS: che qualcosa da noi stia cambiando? Mi viene in mente vedendo certe recenti apparizioni del ministro Bersani. Un tempo non rideva mai, era sempre serissimo/malinconico, e per questo era preso spesso in giro da quelli de "Il ruggito del coniglio". Ultimamente, quando lo si vede in TV, fatica a contenere le risate. Lo ricordo ad un "Porta a Porta" davanti ad un Tremonti schiumante di rabbia ridere in modo incontenibile, come ultimamente ad un Ballarò...


2. In Spagna i regali non li porta né Babbo Natale né la Befana, ma li portano i Re Magi, ossia los Reyes. Il 5 gennaio c'è l'ultimo assalto apocalittico ai negozi e nel pomeriggio ci sono le "cabalgadas", ossia in tutti i paesi e città arrivano i tre Re preceduti e seguiti da carri (tipo carnevale), attesi da folle di bambini assiepati ai lati della strada, ai quali vengono tirate (con entusiasmo anche piuttosto eccessivo) raffiche di caramelle. Poi appunto arrivano i regali, il 6 c'è una calma quasi surreale e il 7 iniziano "las rebajas", ossia i saldi, e si scatena di nuovo l'inferno. Vale la pena raccontare quello che succede ne "El Corte Inglés", una catena di grandi magazzini (lo stile è piuttosto quello della nostra Rinascente). Se si riconsegnano i regali si può caricare una "carta regalo" del prezzo dell'oggetto e essendo ormai epoca di saldi si possono fare, con quella cifra, acquisti più convenienti. Oppure, se si deve cambiare la misura di un vestito, si restituisce quello regalato, si fa caricare la carta con il prezzo, si ricompra lo stesso capo della misura giusta che nel frattempo quasi sicuramente è stato scontato, e nella carta rimane la differenza. O, al limite, si può squallidamente restituire il capo, aspettare che venga scontato, e poi ricomprarlo.......(è una cosa che si può fare, l'ho visto con i miei occhi).

[Immagini: all'aeroporto di Barajas, l'omaggio degli Equadoriani ai loro connazionali morti nell'attentato ETA del 30 dicembre; il Corte Inglés di Paseo de la Castellana il primo giorno di "rebajas"]

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14 gennaio 2007

Otto vini italiani in carta

Sono rimasto abbastanza male quando ho visto che nel ristorante del Centro de Arte Reina Sofia di Madrid, preso in gestione da Sergi Arola, allievo di Adrià e chef de La Broche (due stelle Michelin) c'erano otto bianchi ed otto rossi italiani (segnalo il Barolo Ginestra Vigna Casa Matè 2000 di Elio Grasso, 78 euro, e l'Ornellaia 2002, 120 euro), a fronte di 10-12 pagine "francesi" per ciascuna tipologia. Ma poi ho pensato: non è così anche all'inverso, ossia nelle carte italiane nei confronti dei vini spagnoli?

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07 gennaio 2007

Questi spagnoli...

Arrivando in Spagna per le vacanze di Natale ho appreso due cose interessanti. La prima riguarda la M30, il piu' interno dei tre "raccordi anulari" che girano attorno a Madrid. La M30 passa dentro la citta' e al tempo della sua costruzione aveva completamente cancellato la sponda del Manzanarre. Ora stanno tornando indietro, ossia stanno "interrando" un lunghissimo tratto di questo raccordo. Hanno tirato via alberi su alberi, decine e decine di gru lavorano furiosamente fino alle dieci di sera (e dopo il tramonto e' uno spettacolo impressionante). Alla fine il verde sara' ripristinato, le auto spedite sottoterra e non piu' fra i piedi, e una bucolica sponda del fiume sara' restituita ai madrileni.
L'altra cosa e' forse piu' impressionante. Uno passa per Puerta del Sol e vede (come da foto) alte transenne e gru al lavoro. Se chiede innocentemente: "cosa stanno facendo?", si sente rispondere: una stazione ferroviaria. Una stazione ferroviaria??? Si, proprio cosi'. Ma e' come se a Roma facessero una stazione dei treni in piazza di Spagna!! Naturalmente sara' completamente sotterranea, ma insomma, uno scende dal treno e con la sua valigia sbuca a Puerta del Sol. Proprio cosi'.

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04 gennaio 2007

Ritocchi delle tariffe

E' uscita di recente un'inchiesta sugli aumenti negli ultimi cinque anni dovuti all'introduzione dell'euro. Mi sembra si parlasse del 50% con punte del 90%. Beh, a me e' toccato un aumento del 6000%, o di 60 volte se preferite. Incredibile? Da Guinness dei primati? Puo' succedere, ed e' successo, se uno ha l'insana abitudine di volere internet ed email sul telefono e naturalmente deve pagare una certa tariffa per questo "vizio". Contrariamente a quello che succede con internet "fisso", con internet mobile si paga per Kbite scambiato. La mia tariffa per ogni Kbite scambiato e' di 0.3 centesimi di euro, se sto in Italia, mentre era cinque volte tanto (1.5 cent/Kbite) stando all'estero. Bene, qualche settimana fa, con un innocuo SMS (puntualmente ignorato, con conseguenze disastrose) sono stato avvertito che la tariffa dall'estero passava a 0.9 euro/Kbite, ossia 90 centesimi per Kbite. Un aumento del 6000%, appunto. Bastera' per far entrare me, o chi ha provveduto a questo ritocchino, nel Guinness dei primati?

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