
La settimana delle anteprime di Chianti Classico, Vino Nobile di Montepulciano e Brunello di Montalcino si è conclusa, vediamo di fare un primo bilancio, come si dice.
Iniziamo dalla vendemmia 2005, che ha avuto un andamento climatico "disordinato" (bella fino ad un certo punto, poi bruttina). Conseguentemente la maturazione delle uve ha avuto degli scompensi e l'annata non è stata perfetta. La caratteristica principale dei vini targati 2005 (Chianti Classico e Rosso di Montalcino) è stata l'alta acidità, che li potrebbe aver penalizzati un pochino in degustazione, ma li premierà negli abbinamenti con le carni, o con il cibo in generale. Quello che si percepiva all'assaggio era in generale un'entrata ampia, talvolta anche polposa, presto però raggiunta dalla sferzata acida che, se dominata, rendeva alla fine il vino convincente, altrimenti lo squilibrava. Comunque, assaggi sicuramente non stancanti, o meno stancanti rispetto a casi nei quali prevale l'alcol o il tannino (vedi il famigerato 2003). Più regolare e positiva l'annata 2004. Comunque, devo dire che i Chianti Classico sono stati complessivamente piacevoli, rispondevano ad una idea di territorio dopo tutto coerente, a parte qualche caso (soprattutto un paio...) che facevano tenerezza per quanto erano datati nello stile...

E come è andato il 2002, che con il Brunello di Montalcino passerà definiticamente negli archivi? Devo confessare di aver assaggiato solo una decina di Brunello 2002 e, insomma, erano un po' una caricatura del vero Brunello. Magri, vegetali, stanchi. Chi li ha assaggiati tutti (oltre cento) dice che qualcuno ne è venuto fuori comunque bene, vedremo. Comunque rimane aperto il dibattito: produrre o no un vino importante nelle annate infelici? Ci sono due scuole contrapposte, una è nettamente per il no, perché lo si umilia e se ne infanga il nome. L'altra sostiene che ogni annata può dare qualcosa di positivo se contestualizzata. Ma certo, può essere rischioso riempirsi la cantina di altre bottiglie in tempi di crisi... E i prezzi? Pare non verranno abbassati.
Infine, il Brunello di Montalcino Riserva 2001. Mi sono forse avvicinato a questi vini con eccessivo entusiasmo, ma come non giustificarlo? La più alta espressione di un vino già di per sé grande, in una annata assai felice... E invece non sono riuscito ad esaltarmi, ad ogni nuovo assaggio cercavo lo slancio, la progressione, che mi si trascinasse.... e invece: toni evoluti, vini piuttosto fiacchi, un pochino ripetitivi. Affascinanti in qualche caso, ma spesso dolci, poco emozionanti. Credo che verrò (spero) smentito, perché magari a fine giornata non ero poi così "fresco", e attenderò anche io giudizi più meditati.
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