acquabblog

Il BLOG de L'AcquaBuona, rivista enogastronomica nella rete, è uno spazio per dialogare, per parlare sì di vino ed enogastronomia, ma anche per divagare, uscendo dai limiti rigidi della rivista. Per gettare sassi nello stagno, per ascoltar la vostra.

30 marzo 2007

Mille euro

Comunicato arrivato or ora (il grassetto è mio):

Quella Testamatta di Bibi Graetz…

L’ultima follia di Testamatta si chiama Colore, un vino che più toscano non si può (2/3 canaiolo e 1/3 colorino) che in formato 12 litri, annata 2005, sarà messo in vendita dalla famosa enoteca Bottega Del Vino di Verona all’astronomica cifra di 16.000 Euro.
Vino eccezionale, bottiglia eccezionale – tra l’altro pezzo unico con dedica – e prezzo naturalmente adeguato. Colore è nato nel 2000 e viene prodotto da viti di oltre 60 anni di età a Fiesole (Firenze) in soli 600 esemplari l’anno. Le prime tre annate sono state esclusiva di Giorgio Pinchiorri (Enoteca Pinchiorri, Firenze) e dal 2004, oggi in commercio, Colore sarà alla portata, si fa per dire, di tutti. Per levarsi lo sfizio in formato 0,75 l. bastano 1.000 euro.

Vinitaly, bello e impossibile...

Esordio "frizzante" per il Vinitaly, come ci dice un produttore. Il giovedì è iniziato con un afflusso di visitatori e operatori molto maggiore del solito. A beneficiarne fin dal primo mattino le regioni bianchiste, il Friuli, l'Alto Adige, il Trentino, la Franciacorta.... e poi a seguire tutte le altre.

Produttori contenti quindi, un po' meno tutti quelli che il Vinitaly lo devono raggiungere. File ovunque, sulle autostrade (già a caselli distanti 30 chilomenti si nota l'incremento di traffico), per parcheggiare, per ritirare l'accredito stampa. I giornalisti preaccrediati, che dovevano solo ritirare la tesserina per entrare, ieri attendevano fino a 40 minuti!

Vinitaly perla nera, sempre più preziosa, sempre più irraggiungibile...

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29 marzo 2007

Stelletta nella pausa pranzo

Ieri (nella pausa pranzo) visita ad una (controversa) "stelletta" toscana. Sulla breccia da 36 anni, per molti versi demodé. Innanzitutto nel'architettura e negli arredi, che fanno pensare a qualcosa che era all'avanguardia magari negli anni '70. Piante disposte strategicamente lungo le finestre per far pesare meno il contesto non proprio bucolico. E poi: molto illuminato (oggi vanno i posti semibui), un "responsabile di sala" veramente tale, una cortesia quasi imbarazzante e un tripudio di "permesso, posso, grazie (che le posso servire altro vino), andava bene", ecc. ecc. Non solo: non essendoci "il pieno" (ma neanche il vuoto!) ed essendo stato riconosciuto magari come cliente nuovo, mi viene generosamente concesso di "assemblare" in un menu degustazione scelte fatte alla carta... E la mezza bottiglia di chardonnay di un blasonato Castello toscano, sospetta di tappo, prontamente cambiata (menomale, era veramente "peso") con una di Jermann, decisamente meglio. Concludendo? Una cucina che non stupisce ne' emoziona, ma diciamo così, affidabile e per niente spiacevole...

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25 marzo 2007

Questi siculi... non gli sfugge niente!

Nell'immagine il biglietto che mi hanno consegnato per la cena di gala di Sicilia en Primeur. I posti erano assegnati in modo da facilitare i contatti tra giornalisti e produttori. Date un'occhiata alla sequenza dei numeri dei tavoli... non manca nulla?

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24 marzo 2007

Ma dove vuole andare questa Sicilia?

Degustazione en primeur abbastanza sui generis quest'anno in Sicilia. Solo 18 i vini assaggiati alla cieca, sotto la guida di Ezio Rivella. Vini selezionati come rappresentativi dell'annata 2006 e della produzione isolana. Volete sapere cosa abbiamo assaggiato? Non ce l'hanno detto ancora, ma vi posso parlare dei vitigni. Un vino da catarratto, subito etichettato da Rivella come un vino "di una volta", un'altro fatto con uva frappato vinificata in bianco (!?) e poi una bella sfilza di vitigni internazionali, se si esclude il vino dolce finale (un passito di Pantelleria). Ah, no, scusate, c'erano anche tre nero d'Avola in purezza, che forse erano i più international style di tutti i vini assaggiati. Il vino rosso più chiaro era porpora intenso, altri talmente scuri che potremmo dirli neri con sfumature violacee.

Una selezione che ha destato non poche perplessità, visto oltretutto che quest'anno la manifestazione si svolge alle pendici dell'Etna. Possibile che non si potesse assaggiare un nerello mascalese? Botta e risposta finale quindi tra i giornalisti presenti, con esplicita accusa da parte di Rivella alla critica enologica, per essere stata quella che ha spinto verso questi vini bomboloni. Replica Sabellico del Gambero Rosso, sentendosi chiamato in causa, con una chiamata di correo per i vari Gabbrielli, Gentili, Landi, Arrigoni presenti in sala. Chiamata a cui segue comunque la difesa dei vini appena degustati, riconoscendovi una ricerca di maggior profondità aromatica a scapito dei muscoli, e la conclusione che, d'altra parte, anche al Gambero ormai l'aria è cambiata e ora sono numerosi i vini siciliani, anche etnei, che vengono premiati nella loro specificità così lontana dai gusti internazionali.

Rimane solo da chiedersi chi è che ha selezionato questi vini, che veramente mostrano solo l'intenzione di proseguire lungo una strada che, se è vero che portato la Sicilia al successo, è ormai chiaramente inadeguata alle sfide del mercato nazionale e internazionale. E' pur vero che non si possono estirpare tutti gli ettari di merlot, cabernet, syrah, piantati in questi anni, né tirare a mare tutte le barrique acquistate, ma di sicuro a fianco di questa produzione ne va affiancata un'altra che premi ancor di più la nota territoriale, sia con la scelta delle uve, sia con i metodi di vinificazione più adatti a esaltare la specificità di queste. E se questi sforzi non si presentano in una manifestazione dedicata alla stampa specializzata, quando si pensa di farlo?

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23 marzo 2007

Gelo sull'Etna, ma non sui suoi vini...

Ti pareva che dopo l'invero più caldo degli ultimi due secoli non ci imbattessimo nei giorni più freddi dell'anno proprio in Sicilia? Pioggia, vento e montagne innevate poco sopra i mille metri... Ma qualche avversità atmosferica non poteva scoraggiarci dal visitare due belle aziende della zona etnea, regione che si sta affermando tra le più vocate dell'intera isola.

Eccoci quindi da Benanti, a sud del vulcano, con le sue vigne centenarie e i bianchi tra i più longevi della penisola, per non parlare dei rossi, incredibilmente bevibili nella pur rilevante complessità. I vecchissimi ceppi di vite contorti ben si adattano all'ambiente di pietra lavica che li circonda, e le piccole foglioline che già si stavano aprendo oggi sfidano il vento gelido in bella compagnia di fiori primaverili, anch'essi presi un po' di sopresa dalla vicina nevicata. I numerosi giornalisti stranieri che mi accompagnano nella visita quasi stentano a capire che senso abbiano queste piccole piante contorte, un po' come quando seduti in Piazza del Campo a Siena credono di trovarsi di fronte a una bella ricostruzione architettonica e non agli edifici originali. Scattano a ripetizione i flash per catturare questa stranezza vivente.

Si lascia Benanti per girare intorno al vulcano e innalzarsi ancora un poco, fino ai settecento metri delle cantine di Cottanera, e qui il freddo è proprio intenso, e la neve a un passo. Ci riscaldano i bei vini, forse un po' più ruffiani di quelli di Benanti, ma sempre fortemente etnei. E ci riscalda un favoloso pranzo in piedi cucinato per noi dalla cuoca dell'azienda. Gli incauti organizzatori lo hanno chiamato BRUNCH, ma non ha proprio nulla di angloamericano, anzi, è un trionfo di cucina e sapori locali, partendo da una meravigliosa ricotta fresca, passando per pasta e fagioli, soffermandosi su un agnello in cui materia prima e maestria in cucina lasciavano senza fiato, terminando con dei dolcetti che non riesco neppure a raccontarvi. Una mezz'ora di mugolii di compiacimento e di occhi sbarrati per il piacere nei colleghi stranieri, meno avvezzi a tanto bendiddio.

Domani ci aspetta l'annata 2006 e un po' di duro lavoro, ma con oggi il viaggio in Sicilia è già piu che giustificato.

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"Notte brava" in salsa anconetana

Insomma, la Fazi Battaglia, dopo cinquant'anni, ha fatto ridisegnare l'etichetta della sua "anfora", la famosa bottiglia di color verde smeraldo a forma appunto di anfora che contiene il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Titulus. La celebrazione dell'evento si è svolta ieri nella sede aziendale di Castelplanio, vicino Jesi. Dopo tre interessanti verticali (dei Verdicchio Titulus, Massaccio e San Sisto) è seguita una ricca conferenza stampa durante la quale è stato ripercorso tutto l'iter del progetto. In realtà l'intenzione iniziale era quella di cambiare proprio la bottiglia, ma una indagine di mercato ha dimostrato che era così conosciuta e legata al Verdicchio di Fazi Battaglia che le modifiche hanno poi riguardato solo l'etichetta.







Ma la sera prima, dopo una cena allietata dalla presenza di una Chiara Giannotti dall'indiscutibile fascino (prima foto, è una delle nuove leve dell'azienda, assieme alla sorella Barbara e al fratello Fabio), ci hanno pensato quel mattacchione di Andrea Cappelli (anima de Il Chianti e le Terre del Vino) e la sua degna collaboratrice Alessia Bruchi a far continuare la serata fino a notte fonda nel simpatico irish pub anconetano per ventenni "Donegal"...


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21 marzo 2007

Si vola in Sicilia!

Tra poche ore parte il volo che mi porterà in Sicilia, per la quarta edizione della presentazione in anteprima dei vini dell'ultima vendemmia. Dopo tre puntate palermitane è ora la volta di Taormina, e delle visite alla affascinante zona etnea. A presto, per un racconto di viaggio.

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19 marzo 2007

Diario spagnolo/chocolate con churros


In questo soggiorno spagnolo il chocolate con churros ha avuto un ruolo speciale, anche per la sua inaspettata (forse solo per me) apparizione, verso le quattro di mattina, nel corso della festa del matrimonio che era poi la causa della mia venuta.

Ricordiamo: i churros sono sostanzialmente pasta fatta con farina, olio, sale e zucchero, che viene poi passata attraverso uno strumento che la sagoma di forma cilindrica ma con una sezione "a stella". Abbinamento magico, quello con il cioccolato. Occasione privilegiata, la colazione della domenica mattina, e la colazione dopo la notte di "marcha" (quella che solo noi italiani chiamiamo "movida", ossia la notte passata di locale in locale, bevendo e ballando). Una "variante" sono las porras, che sono piu' grossi e sanno piu' di pasta fritta.

I luoghi privilegiati per il chocolate con churros sono naturalmente le cioccolaterie, e qui cito con assai scarsa originalita' quella di San Gines, appartata in una traversa della calle Arenal, una delle strade che si irradiano da Puerta del Sol, ma devo dire che la cioccolata e' proprio speciale. E poi ci sono las churrerias, piccoli laboratori o semplici chioschi (la foto si riferisce a la churreria San Lorenzo a San Lorenzo de L'Escorial), e a quel punto i churros possono anche essere classificati come finger food... (come anche il cioccolato, trasportato in bicchieri di plastica).



PS: questa storia del chocolate con churros alla fine della "notte brava" la conoscevo fin dai miei esordi in terra spagnola, perche' mi ero diligentemente preparato sulle guide turistiche. Ma in una delle mie (scarse) esperienze in merito, alle otto di mattina, piu' morto che vivo, mi sono visto arrivare un vassoio con il "pollo a l'ajillo", ossia pollo cucinato all'aglio....

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15 marzo 2007

Dinamiche evolutive

4 marzo 2007. Per un’occasione speciale tiro fuori dalla cantina una bottiglia che ritengo di una certa importanza: Cottanera Grammonte 1999 (merlot in purezza prodotto sull’Etna). L’avevo comprata appena messa sul mercato, riposta in cantina sotterranea e dimenticata per un po’ di anni. O perlomeno, più che dimenticata, volutamente risparmiata per vedere la resa col tempo. Il Grammonte 99, una delle prime annate di questo vino, aveva ricevuto all’uscita giudizi entusiasti dalla critica. Da qui il mio rispetto per la bottiglia. All’apertura, ho arricciato il naso: il colore era rimasto intatto, ma l’alcolicità era slegata da tutto il resto, a livello olfattivo la cosa più evidente era un generico sentore di vino troppo invecchiato, senza che vi si potessero riconoscere note precise. Stesso problema a livello gustativo, con una sensazione calorica dovuta all’alcool staccata dai tannini, aggressivi, e con un frutto svilito e sporcato da una sensazione amaricante. Dopo due ore: niente di diverso. Peccato. Ci speravo molto, ma ho temuto di essermi imbattuto nelle caratteristiche dei vinoni di una certa enologia di fine anni novanta: sovraestratti, potentissimi, pronti da bere subito ma incapaci di reggere gli anni. Ho ritappato alla meglio la bottiglia e l’ho lasciata in cucina per un po’ di giorni, dimenticandola.

13 marzo. Nove giorni dopo l’apertura mi accorgo che la bottiglia è ancora lì e la assaggio. E ho la sorpresa. All’olfatto adesso emergono profumi ben definiti e netti: tabacco e una ciliegia sotto spirito molto accattivante. Bocca coerente, sorprendente acidità e tannini fini e ben presenti. Un’impressione complessiva veramente piacevole e che, grazie alla grande materia estrattiva del vino, all’alcool (14%) e alla ossidazione dovuta ai giorni di aria, ricorda per certi aspetti un Porto. Che bella sorpresa!

14 marzo. Decimo giorno. Verso il vino in un calice ampio, decido di assaggiarlo meglio. Il primo impatto, già a una buona distanza dal bordo, è costituito da nette e calde sensazioni alcoliche. Poi emerge il cuoio bagnato, il tabacco, il cioccolato amaro. Tutto con eleganza notevole. L’ingresso in bocca è morbido, e si ha una piacevole sensazione di succosità derivata dalla notevole impronta sapida del vino. Segue poi un frutto rosso di ciliegia sotto spirito. È lui che, insieme alla grande alcolicità e alla notevole estrazione, contribuisce a ricordare la classica sensazione di un Porto invecchiato. La lunghezza è notevole, anche se non mostruosamente intensa, e la bocca si chiude con toni sapidi e un ricordo di noce secca. In effetti si può dire che il vino ha sofferto gli anni di invecchiamento, rimanendo eccessivamente chiuso, ma ha saputo riprendersi alla grande, sfoderando un carattere sorprendente.
A breve, ulteriori indicazioni evolutive.

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13 marzo 2007

Ecco Luciano Zazzeri...

Post necessariamente breve, vista l'ora e la stanchezza. Oggi era la giornata dedicata agli operatori, anche se "sfortunatamente" importanti distributori avevano "copiato" le nostre date per svolgere le loro riunioni. E quindi, ci chiedevamo, gli operatori (ristoratori, enotecari...) sarebbero venuti o no? Bene, magari in misura inferiore di quello che forse sarebbe potuto essere, ma sono venuti, andando a sommarsi ad un altro bel "pezzo" di pubblico appassionato. Il risultato è stato un'altra giornata bellissima, suggellata dall'arrivo di quella persona squisita che è Luciano Zazzeri de La Pineta di Marina di Bibbona.
Ma dopo.... crollo dell'adrenalina e rifugio in un ristorante viareggino ....


PS: per i lettori, bloggatori, forumisti che in giro per la rete battevano il tam tam su Poggio di Sotto... beh, c'era il Brunello 2001 e a sorpresa, una Riserva speciale del decennale........... Speriamo siate venuti!...

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12 marzo 2007

Che bella, questa prima giornata!

Che bello, è andata proprio bene questa prima giornata...! Un momento di affanno all'apertura, alle 12, con ancora le ultime cose da sistemare e un flusso già consistente di pubblico a premere alle porte. Poi una pausa (preoccupante, per degli ansiosi come noi) fra l'una e le due, ma di lì in poi un costante crescendo di presenze. Inizialmente tutti interessati ai "must" (e ce n'erano diversi), ma poi anche sopresi dagli outsider, ed era difficile trovare un'azienda priva di appassionati ad assediarla.


E quindi brindiamo idealmente assieme a Carla Capalbo, penna di Decanter, felicemente attorniata durante la cena dai grandi intepreti del territorio di Montalcino Piero Palmucci (Poggio di Sotto) e Andrea Cortonesi (Uccelliera).

A domani, c'è ancora tempo, dalle undici in poi!

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11 marzo 2007

TdT... è già mattino?

Buongiorno a tutti, ci siamo, tra poche ore si aprono i cancelli. L'ora dell'inizio, le 12, mi aveva lasciato sperare in una bella notte di sonno, per recuperare le energie dopo tutti questi giorni di mille cose da fare, e la faticata di ieri. Ma si sa, una cosa sono i progetti e una la realtà.

Ieri sera mi sbrigo, perché voglio infilarmi presto sotto le coperte, stampo le ultime cose, preparo timbri, ricevute, fatture... cosa ancora? Beh, via andiamo... una doccia, e arriva mezzanotte. Non voglio svegliarmi prima delle 9, tanto ho preparato tutto. Nove ore di sono, penso mentre mi addormento, e sarò in forma perfetta.

Prima delle tre mi sono già alzato 4 volte. La bimba grande (si fa per dire, 4 anni e mezzo) ha un incubo, si riaddormenta, replica che mi ero appena riaddormentato io... la piccola si lamenta, si era scoperta, la grande chiama... "babbo ho sete." Talvolta succede, forse sentono anche loro la tensione della vigilia? Ah, ma ora vado dritto fino alle 9!

Drin, drin, drinnnn... alzo la cornetta. "Ciao Luca, sono Gianni, della Cinta Senese, ti disturbo?". "Ma no, ti pare?" cercando di fare una voce da NON addormentato. "Volevo sapere se avete un forno per dare la doratura finale ai cosci..."

Beh, se mi ha chiamato saranno almeno le 8,30, dormivo come un sasso, ma certo ero stanco... orologio: ore 7,20! Impossibile riprendere sonno, mi alzo, un po' dolorante... guardo fuori, il cielo azzurro mi rinfranca, credo che sia la giornata più bella di questo piovosissimo inverno, tanto lo sapevo che non riuscivo a dormire!!!

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10 marzo 2007

Terre di Toscana: è il momento di allestire!


Ebbene sì, siamo arrivati al giorno prima di Terre di Toscana, la nostra ultima faticaccia, 60 aziende presenti e 250 vini da degustare, il tutto radunato a Lido di Camaiore. E il giorno prima si allestisce! Termine roboante per dire che si dispongono tavoli, si stendono tovaglie, si sistemano i cartellini dei produttori secondo un rigoroso ordine alfabetico.

Il sole splende (e forse lo farà anche domenica e lunedì), e mentre si sistemano i cartoni di vino già arrivati in sede (gli altri li porteranno direttamente i produttori), lo sguardo va dritto verso il mare (la sala della degustazione sta in alto ed è "panoramica"). Ecco, sono proprio questi cartoni che da una parte possiedono una loro brutale fisicità e pesantezza, ma dall'altra sono i protagonisti di tutto questo "ambaradan", e sono fra l'altro la dimostrazione ultima e tangibile della fiducia che le aziende ci hanno accordato. E chi se lo sarebbe immaginato quando iniziammo l'avventura de L'AcquaBuona??


Sotto invece ci sta la gastronomia: che sfida tra la Cinta Senese di Arcadia da Sasso Pisano, le mortadelle di Massimo Bacci da Montignoso (MS), il salumificio artigianale di Gombitelli a Camaiore e la grandissima macelleria Falaschi di San Miniato! E poi pani, biscotti, cioccolato, olii d'oliva da leccarsi i baffi.... Ma anche qui c'è da spostare tavoli e sedie e disporre tutto per il meglio, e sperando che nessuno abbia a lamentarsi.

Domani si parte, ci vediamo là!

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09 marzo 2007

Chi saranno i "perditempo"?

Abbiamo appena pubblicato un articolo scritto da Angelo Gaja ("Fontanafredda: chi la comprerà?") sulla storica azienda Fontanafredda, attualmente in vendita. Chi la comprerà? Si chiede, e fa alcune ipotesi. Però poi, riferendosi a chi, appunto, formula ipotesi sul futuro di Fontanafredda, usa il termine "perditempo". Ma chi saranno questi "perditempo"?

07 marzo 2007

Petra comunica!


Petra
è l'azienda della famiglia Moretti nell'estremo meridionale della livornese Val di Cornia che guarda già la Maremma grossetana di Follonica. Moretti è famiglia di antica origine toscana ma ormai "franciacortina" a tutti gli effetti, visto che è legata ai nomi di Bellavista, Contadi Castaldi, l'Albereta di Gualtiero Marchesi, oltre a l'Andana di Alain Ducasse (stavolta proprio in piena Maremma). Acquisizione nel 1997 con Attilio Scienza a consigliare terreni e uve, inaugurazione della cantina (immaginifica creazione di Mario Botta) nel 2003 (me la ricordo e la si trova nel nostro archivio: bagno di folla, i macellai toschi Falorni e Cecchini schierati su lati opposti, e "da Vittorio" da Bergamo che dispensava prelibato finger food...).


Poi, come ha detto Francesca Moretti nel pranzo fiorentino di ieri che la vedeva presente assieme ad un folto e simpatico staff, "Petra ha smesso di comunicare, e ora ricomincia". Innanzitutto, saranno presenti al nostro Terre di Toscana per una "anteprima dell'anteprima" del nuovo "parco vini", che verrà poi presentato ufficialmente al prossimo Vinitaly, curato dall'enologo bordolese Pascal Chatonnet attuale consulente, esclusivo in Italia e condiviso in Europa con realtà come Vega Sicilia.....

I vini assaggiati sono stati il Val di Cornia Ebo 2004 (sangiovese, merlot e cabernet sauvignon, vinificato in parte in acciaio, in parte in botti grandi e in parte in barrique usate), un vino appena imbottigliato e che per questo probabilmente è ancora un pochino statico, seppure di materia innegabile. Buono secondo me il Quercegobbe 2004 (merlot) ampio, fresco, a trama larga che si ricompatta in un finale dal tannino "frizzante". Il Petra 2003 (vino di punta, cabernet sauvignon 65% merlo 35%) ha piacevoli riflessi mentolati al naso e un attacco pieno e imperativo, ma risente dell'annata in bocca, con qualche scorbuticità alcolica.

Ps: questi pranzi fiorentini (al Ristorante Oliviero, via delle Terme 51/r, ristorante-oliviero.it) , organizzati da una importante agenzia di pubbliche relazioni, vedono una partecipazione di stampa talvolta ampia, talvolta meno. Ma quando trattasi della famiglia Moretti ci sono tutti... oh, ma proprio tutti!

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05 marzo 2007

W la mamma in cucina!

Ieri, pranzo domenicale in quel di Montescudaio, bel borgo della provincia pisana meridionale. Visto il sole, tutti al mare!, e ristorante quasi tutto per noi. Quindi nessuna ansia per il bimbo vivace (che peraltro ad un certo punto si ficcherà trionfante in bocca praticamente intero il fegato del coniglio ai carciofi e se lo trangugerà tutto...) e clima famigliare. Schema classico: figlio sommelier, ciarliero, appassionato di vino, pieno di iniziative, e madre in cucina che fa capolino di tanto in tanto. E che cucina! Punto ideale di incontro fra "casalinghità" che inevitabilmente (e volutamente) rievoca le tradizioni, e correttezza di esecuzione; fra nettezza dei sapori e decisione dei toni, e in più la voglia di presentare bene le cose. Per calmare la fame arriva subito il "bordatino" (minestra "di recupero degli avanzi" a base di polenta con verdure e legumi), poi l'involtino di lonza di maiale al pecorino, i cappellacci al ragù di gallo e pinoli o gli stupendi ravioli ai carciofi con ripieno alle tre carni, la "scottiglia" (cacciucco di terra con carni variabili a seconda della stagione), il coniglio ai carciofi.... Ristorante-Enoteca Perbacco, Viale Vittorio Veneto 30, Montescudaio (PI), tel. 0586650321

ps: silenzio, parliamo piano che sennò quelli della Michelin se ne accorgono!

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