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Il BLOG de L'AcquaBuona, rivista enogastronomica nella rete, è uno spazio per dialogare, per parlare sì di vino ed enogastronomia, ma anche per divagare, uscendo dai limiti rigidi della rivista. Per gettare sassi nello stagno, per ascoltar la vostra.

30 aprile 2007

L'annata 2004 a Bolgheri

Sia lodato, sempre tu sia lodato , o Telepass che con la tua lunga corsia preferenziale mi fai scavalcare quasi 2 chilometri di aspiranti bagnanti del sabato assolato in coda nello "strozzo" fra la fine della A12 e l'Aurelia... Come al solito con le ore contate, bisogna volare verso Bolgheri, località San Guido 45, dove ci sono le nuove annate di Bolgheri DOC 2006 e 2005, Bolgheri Superiore DOC 2004 e IGT varie. A proposito, non ho capito bene cosa sia successo, ma quest'anno è saltata la presentazione congiunta che vedeva ormai da diversi anni radunati i vini di Montescudaio, Bolgheri, Val di Cornia ed Elba (ossia della Costa degli Etruschi). Invece, appunto, solo Bolgheri. Arrivo e trovo amici in "pausa". E lì a snobbare: e ma il territorio dov'è, e qui ci coltivavano i cocomeri, e così via. Traducendo: a parte i grandissimi, qui non sta venendo fuori niente di particolarmente esaltante, e mettiamoci pure il fatto che i vini "internazionali" sono in un momento di bassa, dunque Bolgheri soffre...
E devo dire la verità: effettivamente, dietro i grandissimi il resto (e le nuove aziende non mancano) stenta ad emergere, anche se dagli assaggi di sabato mi sono sembrati spiccare ancora come outsider il bravo Giovanni Chiappini e Campo alla Sughera (mi riferisco al buonissimo Arnione 2004). E comunque il 2004 si è confermata bella e generosa annata, nel senso che il suo grande equilibrio e bellezza intrinseca ha dato un aiuto in vitalità e chiarezza anche a vini che in altre annate sarebbero inevitabilmente affondati nel mare della pesantezza e/o della banalità.

Ma veniamo al sodo: grandissimo l'Ornellaia 2004, vino straordinario ed esemplare, non una sbavatura, rovere invisibile,... Una incollatura dietro il Grattamacco 2004 di Colle Massari, quest'anno "rugginoso" e personale, molto buono I Castagni 2004 di Michele Satta. Piuttosto dietro il Guado al Tasso 2004 (ma preso "in affinamento", come era scritto nell'elenco dei vini). I vini presentati da Le Macchiole (Paleo e Messorio) erano del 2003, quindi non confrontabili. E il Sassicaia 2004, direte voi? Beh, era in un momento non folgorante. Naso piuttosto timido, quasi "lattiginoso". Affascinante però in bocca, dalla bella leggerezza e dal carattere sicuro e progressivo.

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23 aprile 2007

Visto in TV/Tengo una pregunta para usted

A quanto ho capito, in Spagna la politica non riceve tante attenzioni come da noi. O perlomeno, la sua comunicazione è riservata ai telegiornali e a pochi altri programmi molto asciutti. Non c'è niente di paragonabile ai nostri talk show, dove i nostri politici ingaggiano sfide vere o finte, chiacchierano, si ammiccano a vicenda, insomma fanno i personaggi e sono personaggi. Ma recentemente è avvenuta una piccola rivoluzione: è nato un programma dal titolo "Tengo una pregunta para usted" (ho una domanda per lei) dove una platea di cittadini selezionati da una agenzia fanno delle domande a politici di spicco. Quindi non l'autoreferenziale politici-con-politici, ma politici-con-la-gente.

La prima puntata, qualche settimana fa, ha visto Zapatero cavarsela egregiamente, scivolando però sul prezzo del caffè. 80 centesimi, ha risposto, quando in Spagna costa più di un euro (e si è beccato la risposta "Eso era en los tiempos del abuelo Pachi", "questo al tempo di nonno Pachi"). Qualche giorno fa è stato il turno del popolare Rajoi, delfino dell'ex-premier Aznar che doveva vincere le scorse elezioni, mentre invece le ha perse. È un omone alto, di non sfolgorante comunicativa; alquanto "legnoso", spesso appare come imbambolato, e dà risposte che sembrano (o sono) povere ed evasive. Ebbene, è stato letteralmente fatto a pezzi. Ora, se escludiamo che il campione fosse mal scelto o di parte, dobbiamo concludere che gli spagnoli hanno molti motivi di malumore verso il Partito Popolare. Rajoi si è visto rinfacciare, a brutto muso, di tutto: la guerra in Iraq, l'attentato dell'11 marzo scandalosamente affibbiato all'ETA dal governo Aznar, la contrarietà verso gli statuti di Catalogna e Andalusia, il disastro della petroliera Prestige sottovalutato nei momenti decisivi, l'intolleranza verso immigrati ed omosessuali, lo sfruttamento del territorio da parte dei loro governanti locali, la strage di un contingente spagnolo che rientrava su un aereo-carretta, una opposizione solo distruttiva......... Il tutto, ripeto, a muso duro, con repliche e repliche alle repliche.
Detto questo, io mi domando: come reggeremmo, noi italiani, un faccia a faccia con i nostri politici, resi giganti dalle folle di giornalisti che implorano le loro banalità quotidiane? Saremmo in grado di incalzare un Berlusconi, un D'Alema, un Fini abbronzato che mastica caramelle davanti alle telecamere? O saremmo compiacenti emozionati e tremanti, come i poveri ascoltatori del "mitico" Aldo Forbice dello "Zapping" su Radio 1?

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22 aprile 2007

Viaggiando in treno, alti e bassi...

Per raggiungere Verona, da Prato, c'è un comodissimo EuroCity (ormai non siamo più in grado di parlare italiano). Salgo e mi accomodo, senza notare troppo lusso nel compartimento. Ma non mi devo lamentare, perché il resto del vagone è in condizioni assai peggiori. Lasciando perdere la sporcizia, che potrebbe essere anche frutto di viaggiatori maleducati, non trovo acqua nel bagno, né carta asciugamani (inutile, visto che non c'è l'acqua), il cesso è rotto e, uscendo, noto che la porta del vagone su cui viaggio è inutilizzabile... devo continuare? E' quello che chiedo al controllore: "se facendo due passi ho notato tutto questo, mi immagino a muovermi lungo il teno!", "non si muova, " risponde sconsolato lui.

A Verona non avrò tempo per il pranzo e così cerco la carrozza ristorante, e quasi per incanto, cambia il mondo: carrozza pulita, piatti di ceramica e posate di acciaio, fiori freschi sul tavolo e cibo più che buono, cucinato espresso e a un prezzo ormai quasi onesto, se confrontato con quello della normale ristorazione. Personale gentile e, fuori dalle ampie vetrate, una magnifica primavera sulla campagna italiana (sì, lo so che questo non è un merito delle FFSS, ma rinforzava l'effetto positivo).

E mi chiedo: "Perché?"

p.s. al ritorno ancora EuroCity per un breve tratto, ma si trattava del Basilea-Venezia, delle Ferrovie Svizzere. Non ho provato il cibo (per fortuna forse...) ma non importa che vi dica come era il resto del treno, vero?

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20 aprile 2007

Energia della terra contro energia solare

Domani parto per il Vinitaly... No, scusate, mi sbaglio! Ma io alla fiera di Verona sempre per il Vinitaly ci sono stato, e l'associazione è spontanea.

Domani vado a Verona, ma al posto di chianti, tocai, falanghina, barolo, taurasi, frascati, troverò silicio, eolico, moduli, biomasse, cogeneratori...

Solarexpo è una delle più grandi fiere italiane dedicate alle energie rinnovabili. Una fiera internazionale che occupa appunto gli stessi padiglioni del Vinitaly ma, e questo è il senso del post, ma quanti meno!

Ecco il consueto schema dei padiglioni veronesi, e guardate quanto poco basta alle energie rinnovabili quando Vinitaly occupa tutti i padiglioni e anzi, ogni anno preme per espandersi. Tutti gli espositori equivalgono alla Toscana, al Piemonte, e a poco altro.

Beh, se è ovvio augurarsi che il settore delle energie rinnovabili si espanda senza limite, questa non è che una riprova di quanto l'Italia sia ancora, e per fortuna, una nazione agricola!

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16 aprile 2007

I vini di Giulio Gambelli

Sabato scorso, festa in onore di Giulio Gambelli. Poggibonsi, la sua città, gli ha tributato un riconoscimento alla carriera, il "Premio Bicchierino", ispirato al suo "nome d'arte", che era appunto "bicchierino", ed è stata presentata la sua biografia curata da Carlo Macchi "Giulio Gambelli. L'uomo che sa ascoltare il vino", edita da Veronelli per la collana "I Semi" . È stata l'occasione per un abbraccio collettivo a questo personaggio unico e unicamente italiano, un enologo-non enologo (ma a me piace considerarlo un conosseur), un naso e un palato straordinari messi a guardia dell'identità del vino toscano. Da Gianfranco Soldera a Niccolo' D'Afflitto, a Piero Campatelli, in tanti gli hanno riconosciuto una sorta "paternità culturale". E poi... "i vini ci allieteranno più delle parole", come ha detto concludendo il suo breve intervento. Una intera platea di teatro, fatta per lo più di "gente comune", ha avuto la possibilità di venire a contatto con vini inarrivabili come il Brunello di Montalcino di Soldera, o comunque di grande importanza, quelli "creati" da Giulio Gambelli.

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12 aprile 2007

Le coccole de "Le coccole"

Di recente, facendo un "coast to coast" verso le Marche, mi sono fermato per pranzo a "Le coccole dell'Amorosa", che è il ristorante della Locanda dell'Amorosa vicino Sinalunga (SI). Beh, non c'è che dire: è uno di quei posti in cui uno si tira dietro una porta immaginaria, ed esce dal mondo "normale" per entrare in uno "speciale". Quella che era una struttura agricola completamente indipendente oggi è un piccolissimo borgo "privato", con piazzetta, la cappella di fronte, a destra una fuga di portici e arcate. Continuando si arriva alla campagna (non manca naturalmente la piscina), ed alle vigne dalle quali si trae un buon sangiovese aziendale (sentito il '99, evoluto ma piacevole).
Con un nome così, le coccole sono (o dovrebbero essere) la norma, ma si amplificano se si è soli nel locale, che è di quelli accoglienti, elegantemente rusticheggianti, con tanta pietra e mattoncini alle pareti, legno e volte a botte nei soffitti. E dopo la bella e cordiale voce femminile che accoglie la prenotazione la prima vera coccola arriva con i pani e grissini fatti in casa; la seconda con lo "stuzzichino" pre-antipasto: un pecorino fresco biologico che viene da Trequanda, e che profuma di latte crudo "che tira in terra", direbbero in Toscana. Poi la terrina di cavolfiore ed erbette di campo (molto buona), poi i raviolotti al prosciutto con crema di patate (troppo saporito il ripieno) e poi un bel piatto di agnello, abbondante e dal quale potevano dunque essere omesse alcune parti un pochino coriacee. Infine il semifreddo al croccantino con crema di caffè......
E poi, fuori, a far foto su foto... le Marche possono aspettare!
(www.amorosa.it; un menu completo senza vini sui 55 euro)

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03 aprile 2007

Vini Naturali: dividi (et impera?)

Sulla stampa l'agricoltura è agli onori della cronaca. Tutto è partito dalla critica rivolta alla COOP che importa i fagiolini dal Burkina Faso. Per riassumere in una frase: "saranno anche solidali, ma tutto il carburante sprecato per portarli in Italia certo non lo è!". Ragionamento che non fa una piega, contro il quale si sono scagliati fior di opinionisti di solito dediti a discutere di ben altri problemi internazionali... ma certo, se si tocca la globalizzazione, magari con vetero argomenti quali la salvezza del pianeta, i benpensanti scendono subito in campo per riportarci alla ragione.

Cosa c'entra questo con i vini naturali? Beh, quest'anno le solite manifestazioni parallele al Vinitaly hanno visto il proliferare di eventi dedicati a questi vini frutto di un rinnovato rispetto per la terra e i suoi prodotti. Bene, verrebbe da dire! Male invece, perché la proliferazione non è avvenuta per riproduzione sessuata, con un incremento netto di vini e vignaioli, ma per scissione. Al grido di "noi siamo più naturali di voi," gruppi di vignaioli si sono arroccati su posizioni distanti e incompatibili. Le multinazionali ringraziano.

A chiosa riportiamo solo il commento di un operatore (da pronunciare in simpatico dialetto romagnolo) : "Se continuano così io il loro vino non lo compro più, vediamo un po' ?!"

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Stroncatura geometrica

Risfogliando la montagna di "domenicali" del Sole 24 Ore che mi si sono accumulati negli ultimi mesi, ho ritrovato (mi era sfuggita) la "famosa" stroncatura di Camilla Baresani del "Gold", il ristorante di Dolce&Gabbana in Piazza Risorgimento a Milano. Dico famosa perché se ne è parlato molto su Papero Giallo, il blog del Gambero Rosso. Si è parlato non tanto della stroncatura in sé, quanto del fatto che essa ha provocato l'annullamento, da parte dei due famosi stilisti, di una cospicua inserzione pubblicitaria sul giornale, tanto da far apparire (ma questo non so se è un dato certo o una ricostruzione) un articolo in qualche modo "riparatore" a firma di Davide Paolini, titolare di "A me mi piace", la rubrica enogastronomica "ufficiale" dell'inserto.

Premesso questo, la lettura dell'articolo mi ha fatto tornare in mente il vecchio luogo comune (maschilista?) secondo il quale se una donna vuole essere cattiva sa esserlo molto, ma molto di più di un uomo, e non lascia scampo. Io, pur ghiotto delle stroncature raspelliane, difficilmente ricordo una cosa simile. In Raspelli spesso la cattiveria "tecnica" dello specialista si unisce alla (rabbiosa) lamentela di chi sente di essere stato trattato male (magari nei modi), che paradossalmente arriva a far tenerezza. Qui no, c'è una sorta di geometricità, di perfetta circolarità della stroncatura che investe tutto e non dà appigli. Una stroncatura che usa tutte le armi, da quelle della intellettuale extra-vinocibo che giudica l'estetica e l'atmosfera a quella della smaliziata visitatrice di ristoranti che però non cade nei tecnicismi e dice che la pasta è scotta. Alla fine della "colonna", rimangono solo macerie fumanti, con pochi dettagli positivi, fra cui quello dei bagni (!), e una ipotesi a questo punto quasi "lunare", che venga messo lo zucchero nella panatura della cotoletta...

Detto questo, secondo quanto leggo e vista la mia esperienza, visto che il menu (senza vino) costa 35-40 euro, inserirei il ristorante di Dolce&Gabbana nella categoria degli economici...(!).

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