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Il BLOG de L'AcquaBuona, rivista enogastronomica nella rete, è uno spazio per dialogare, per parlare sì di vino ed enogastronomia, ma anche per divagare, uscendo dai limiti rigidi della rivista. Per gettare sassi nello stagno, per ascoltar la vostra.

28 giugno 2007

Dove sta Atri?

Sono quasi le due (di notte) ed arriva un comunicato intitolato "Atri a Tavola resta nel centro storico" che inizia così: "Ha suscitato tanto clamore, tra i commercianti del centro storico di Atri, la notizia, che nei giorni scorsi si era diffusa in città, circa un probabile spostamento della manifestazione “Atri a Tavola”, rassegna enogastronomia dei prodotti tipici locali, dal centro storico di Atri alla periferia. Un evidente segnale che Atri a Tavola rappresenta una delle più importanti manifestazioni del cartellone atriano......" ecc ecc. Certo, potevano farci anche la gentilezza di dirci dove sta Atri... loro lo sapranno bene, ma noi poveracci non ne abbiamo la più pallida idea!
PS: però le forme di pecorino sono niente male!

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Inviati di pace

Da repubblica.it: "Londra, Tony Blair lascia Downing Street. Sarà inviato di pace per il Medio Oriente". Niente male....

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24 giugno 2007

Cézanne a Firenze (con pupi)

All'inizio del secolo, grazie a due giovani collezionisti, Firenze custodì, proteggendoli dalla guerra, poco meno di cinquanta dipinti di Cézanne, che venne venerato come un antico maestro. Questa mostra (fino al 29 luglio a Firenze, Palazzo Strozzi, www.cezanneafirenze.it), per quanto ha potuto, ha cercato di radunarli.

Egisto Paolo Fabbri era uno degli otto nipoti che Egisto Sr adottò in seguito alla morte del fratello, annegato in un lago. Egisto Sr, immigrato negli Stati Uniti nel 1851, fu protagonista di un rapido e brillante percorso che lo fece arrivare ad essere socio della banca Drexler Morgan and Co. Sostenne la comunità degli italiani in America e nel 1886 rientrò in Italia. Il suo patrimonio fu ereditato da Egisto Paolo, pittore ed amante delle arti, che divenne "cittadino del mondo" passando i giorni fra Boston, Firenze e Parigi. Qui conobbe Charles Loeser, figlio di un immigrato di origine tedesca arrivato negli Stati Uniti con due dollari e mezzo ed una sveglia e che realizzò l'american dream. Charles si laureò ad Harvard dove fu compagno di studi di Bernard Berenson, con cui successivamente batté le campagne toscane a caccia di pievi e di pale d'altare da attribuire. Fabbri e Loeser si imbatterono a Parigi nelle opere del non ancora compreso Cézanne e ne comprarono a ritmi gagliardi, amandole e riconoscendone, fra i primi, la grandezza. Ci tappezzarono le pareti delle ville in cui abitarono, fino alla dispersione delle collezioni. Fabbri si ritirò in un borgo dell'Appennino e dissipò gran parte del suo patrimonio per l'edificazione di una chiesa a Serravalle Pistoiese. Di una delle più corpose vendite non conobbe neanche l'acquirente.

La mostra fiorentina si inserisce nel solco dell'attuale grande interesse verso le collezioni e il collezionismo, che si traduce spesso nel romantico tentativo di ricostruire quelle disperse (ricordiamo una per tutte "La celeste galeria" allestita a Mantova nel 2002 che cercò di ricomporre con prestiti da tutto il mondo una delle collezioni piu straordinarie della storia, quella dei Gonzaga, poi letteralmente polverizzata fra vendite e "sacchi"). E devo dire che il collezionismo seduce anche me, perché salda trasversalmente arti pure ed applicate attraverso il filtro di un gusto unificante, aggiungendovi il fascino della passione talvolta divorante per la ricerca e per l'acquisto.

L'allestimento fiorentino è molto lineare: le prime sale sono dedicate all'arte fiorentina ai tempi di Fabri e Loeser, poi le tre sale cézanniane (25 dipinti) che si fanno tutte d'un fiato quesi trattenendo il respiro, e infine le ultime dedicate alla prima mostra italiana sull'impressionismo innescata da questo movimento di idee.


... E questa mostra su Cézanne a Firenze è stato il momento culminante di una eroica spedizione bambinesca che ha avuto come prima tappa la galleria d'arte moderna di Palazzo Pitti (scelta perché se la filano in pochi), e poi il picnic al giardino di Boboli.

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20 giugno 2007

I ristoranti mancati

Delle volte ci sono dei ristoranti che, a partire dall'insegna, guardati da fuori mi ispirano fiducia. Una architettura riuscita, un arredamento accattivante, un menu non banale che solletica la curiosità, ed ecco che con un ardito processo di interpolazione mi viene da concludere che ci si mangerà bene. In genere poi non riesco ad andarci e rimane la curiosità mista alla sensazione della perdita di una occasione.

Già il nome, Nerodiseppia, mi piace. Poi "di Eugenia e Patrizia" (Patrizia è lo chef) prefigura una rottura nello schema classico "lui in cucina lei in sala", o viceversa oltre a quello dei "due lui", pure diffuso. Da fuori si intravede un ambiente unico e rigoroso, anche freddino, e proposte quali le mazzancolle su crema di mozzarella di bufala tiepida al basilico sono assai attraenti. Si indovina un conto sui 40-45 euro e sta in Via S. Francesco, 161 a Padova, (tel. 049 8364049).


La Lanterna, a San Vincenzo (LI) sta in una zona di alberghi e appartamenti spostata verso sud, vero e proprio "allevamentificio" intensivo di pupi 0-10. In una località di mare dalla eleganza semplice e alla mano, questo posto raduna quelli che vogliono "versilieggiare" un po', in fatto di mise da spiaggia e atteggiamenti, risultando però alla fin fine un po' fuori fase. Oltre al bagno (inteso come stabilimento balneare), un bar provvidenzialmente fornito e un ristorante. Carino dentro, proteso verso il mare, ha un arredo leggero con accenni marinari e simpatiche conchigliette sparse sui tavoli. Un'occhiata al menu: come accade spesso, i più intriganti sono gli antipasti: cappesante rosolate su vellutata di pesce e mirepoix di verdurine, tortino di Baccalà cucinato alla Sanchez insieme al pomodoro fresco considerato "alla vigliacca" (??), flan di cicorione con fonduta al taleggio; poi l'orzo perlato saltato ai frutti di mare, i ravioli di branzino e zucchine con crema leggera di peperoni rossi... e poi magari i gamberoni al vapore su coulis di porri, o il filetto di orata avvolto da zucchine con timballo di cavolo... Chissà. Conto sui 45 euro. (www.residencelalanterna.it)

Ma poi, va da sé che se uno sta a San Vincenzo ed è dotato di un minimo di "cultura di base" vorrebbe andare al Gambero Rosso. Stavolta ci accontentiamo di "paparazzare" Fulvio Pierangelini mentre arringa a fine serata un tavolo sulla finestra vista mare...

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18 giugno 2007

Gli obiettori di coscienza potranno finalmente "sparare"

Nonostante l'abolizione della leva militare la legge prevedeva ancora limitazioni per quei "furbi" che hanno scelto di dedicare un anno della loro vita allo stato in maniera civile, ovvero dichiarandosi obiettori di coscienza al servizio militare. Come ha chiarito la giornalista televisiva, agli ex obiettori venivano vietate alcune attività, in coerenza con la loro scelta, tra queste l'utilizzo dei fucili spara siringhe durante l'esercizio dell'attività veterinaria...

Questo sarà da ora in avanti possibile, e anche molte altre attività, quali il tiro al bersaglio al poligono, ma solo dopo cinque anni dalla fine del servizio civile (anche le chiocciole, d'altra parte, devono spurgare prima di essere mangiate...)

Non so se la giornalista si rendesse conto della idiozia di quanto stesse dicendo (idiozia di una legge dello stato) ma è bene che di tanto in tanto si riparli di queste cose, per capire che livelli di demenza può raggiungere la burocrazia politica quando bisogna blandire qualche centro di potere (in questo caso le gerarchie militari che sempre hanno temuto l'obiezione di coscienza).

Complimenti comunque all'attuale governo progressista, che invece di cassare completamente tali norme da stupidario, ha deciso che un lustro almeno ci vuole, per rifarsi una vita dopo aver cambiato idea. Proporrei comunque che anche agli ex-militari o agli ex-cacciatori, o a tutti i veterinari che hanno sparato una siringa, venisse preclusa qualsiasi attività benefica per un tempo corrispondente. O magari che tutti i politici che cambiano cavallo venissero messi in quarantena per un quinquennio (senza paga naturalmente). Il parlamento e il paese ne avrebbero un sicuro giovamento, forse ci libereremo anche di Giovanardi (l'autore del virgolettato qui in cima).

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17 giugno 2007

I "Dico di Zapatero" e la modernità

Ora, va bene essere ignoranti, spesso non è neanche una colpa. Ma quando è troppo, è troppo. E i nostri politici non si sa se ci siano (ignoranti) o ci facciano. Non è la prima volta che sento paragonare i nostri (presunti) Dico con le riforme di Zapatero. E' risuccesso in occasione della fondazione della corrente di Enrico Letta in seno alla Margherita in un abbazia del Chianti Classico senese, dalle parti di Sarteano. Si chiama Trecentosessanta (dai gradi dell'angolo giro). E leggo dall'Espresso: '...racconta Marco Stradiotto, ex sindaco di Martellago nel veneziano, sottosegretario alle Attività produttive, sensore del governo nel profondo Veneto, uomo di raccordo tra i prodiani, Letta e Pierluigi Bersani con cui lavora spalla a spalla al ministero: "Non possiamo prendere da Zapatero solo i Dico, dobbiamo esportare soprattutto la modernità: altrimenti la gente ci dice che siamo fuori dalla realtà". Non è la prima volta, come dicevo, che sento paragonare i nostri (presunti) Dico, copia sbiadita dei Pacs, al matrimonio gay di Zapatero, che è un matrimonio e fra gay. I Pacs ci sono in Europa, con poche eccezioni, da molto tempo, altro che modernità. E se si parla di Spagna, come ormai si fa un giorno sì e l'altro pure, lì i Pacs li hanno rimessi immediatamente dopo il ritorno alla democrazia, negli anni '70, assieme al divorzio. Rimessi perché li aveva tolti Franco, perché c'erano già nella repubblica degli anni '30. Quella era la modernità dei Pacs, quella di Zapatero semmai è un'altra.

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14 giugno 2007

Macelleria messicana

Sei anni dopo, un poliziotto "rivela" quello che sapevamo più o meno tutti (o almeno quelli che vogliono sapere) su ciò che accadde alla scuola Diaz nel corso del G8 di Genova. Però c'è una cosa che non ho capito: perché macelleria "messicana"? Cosa hanno le macellerie messicane che non hanno le nostre?

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12 giugno 2007

Pàr Tot a Bologna

Confesso che non lo avevo mai sentito nominare, ma pare che a Bologna sia un evento: è il "Pàr Tot", una parata "per tutti" dove sfilano artisti di strada, esponendo il risultato del lavoro di 53 laboratori artistici fra danze, giochi, .... E visto che sabato scorso ero proprio a Bologna, proprio in Piazza Maggiore, nell'ora giusta, ecco un paio di foto.


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11 giugno 2007

Frangetta si "spacca" a Vinitaly

"Frangetta" è un tormentone lanciato da Radio Deejay. L'ho sentito in macchina e poi ne ho visto per caso la parodia su "Glob". E' realizzato da un gruppo che fa capo al sito ildeboscio.com e pare che uscirà un album intitolato "Milano is burning". Si tratta di una "canzone"-parodia della ventenne milanese che studia questo e quello, gli piace questo e odia quello, quando esce va lì e non là, nella vita fa questo ma farà quello... Ne sono nati diversi cloni, da "Modena is burning", a "Ferrara is burning" a "Catanzaro is burning", eccetera. Volendo, si trova tutto su youtube.com, cercando "frangetta".

Tutto questo per dire che è apparso anche "Verona is burning", dove ad un certo punto la Frangetta veronese dice: "Che figata entrare gratis al Vinitaly. Mi sono spaccata al Vinitaly", dove si può immaginare cosa si intenda per spaccarsi (in senso alcolico... almeno credo). Beh, la prossima volta che andremo al Vinitaly, specie verso la chiusura, staremo più attenti alle Frangette che vanno a spaccarsi...

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06 giugno 2007

I tortelli miracolosi della Verdiana

Eccolo qui, il piatto migliore che mi sono pappato nella mia maratona ristorantesca: i tortelli ripieni di piccione con mosto d'uva e alloro della Trattoria Verdiana di Montemerano (seguito ad una incollatura dalla crema di yogurt con trasparenza di lampone al Moscato e croccante di riso soffiato della Locanda Giustiniani di Fauglia). Da solo vale una visita, è straordinario per la qualità della pasta fatta in casa, per i toni coinvolgenti del ripieno, e per come l'insieme si fonde voluttuosamente in bocca. Pazzesco, ci deve essere qualcosa sotto, sembra sfidare le leggi della chimica e della fisica; e pensare che quando è uscita l'artefice di cotanto capolavoro non ho saputo fare che generici complimenti...
Invece con il patron, d'indole un pochino pessimista, ho scambiato quattro interessanti chiacchiere. Questi ristoratori (soprattutto quelli che hanno venti e più anni di esperienza) sono veramente disorientati, quasi non sanno più quando prendere le ferie. Aspettano magari un maggio in ripresa e invece si vedono arrivare pochi clienti. Sono spariti gli americani (e con essi le tre pagine di Brunello di Montalcino in carta, però - avviso ai naviganti - c'è una Riserva 1995 di Poggio di Sotto a 68 euri) ma ti arrivano una sera cinque russi che alla fine tirano fuori 2500 euro di cui 2100 di vino (tre top spagnoli, Vega Sicilia Unico in testa, poi un Sassicaia 1997 per provare, ma senza esprimere poi grandi entusiasmi).

Poi, per guadagnarmi le calorie vado a rivedere le tombe etrusche di Sovana, una visita che implica anche delle piccole sgambatine, e mentre mi riposo osservo un romano che decide per una volta di fare il giusto uso del suo gippone e prova a parcheggiare direttamente sul ruscello sotto la Tomba della Sirena.

E per finire, una menzione per La Filanda di Manciano. Posto relativamente recente, fresco, luminoso, anche suggestivo (carino che si arrivi direttamente in sala anche con un ascensore), con i bagni pieni di fiori secchi, il clima impregnato dell'entusiasmo di chi (autodidatta) vuole progredire... ma certo, ormai vanno via sessanta euro come respiri... (mi riferisco ad un menu completo vini esclusi). E secondo me ormai veramente si punta a riempire da pochissimi a pochi tavoli calibrando i prezzi di conseguenza, arrivando allo "zoccolo duro" di una clientela che vuole "divertirsi" e se lo può permettere... Anche se magari, va detto, il menu completo è ormai una cosa da grandi mangioni e che quindi è un indicatore poco affidabile...

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05 giugno 2007

Nel Golfo del Tigullio resiste la qualità gastronomica

No, non voglio parlarvi del TigullioVino.it Meeting, che è andato bene e anzi è stato anche santificato dalla nascita di Viola Ronco, figlia dell'organizzatore Filippo (COMPLIMENTI!), ma della mattina dopo, stamani per essere precisi, quando, dopo essermi svegliato sotto la pioggia, ho impiegato l'oretta di tempo che avevo in attesa del treno per girellare nel centro di Rapallo.

Sarà forse che la geografia impervia della riviera ligure impedisce il dispiegarsi massiccio dei supermercati, sarà per la ricchezza dei luoghi, sarà per la grande percentuale di anziani che scelgono Rapallo come buen retiro, sarà per tutto questo insieme, ma passeggiare nella zona commerciale di Rapallo, nella parte più espressamente dedicata ai prodotti alimentari è stato un bell'inizio di giornata.

Tra le numerose gastronomie, i negozi di pesce, le macellerie, i golosissimi panifici (focaccia ligure e al formaggio tanto per dirne due...), le enoteche, i bei bar, ecco che spunta un mercatino ortofrutticolo. Niente di fisso, piccole bancarelle messe su con le cassette della frutta e tavole, ma una bellezza e una varietà dei prodotti da passarci mezz'ora a rigirarsi attorno.

Non ho assaggiato nulla, ma la qualità dei prodotti era evidente, i prezzi più o meno come all'iper, e anzi, come sempre succede, probabilmente inferiori per le verdure di stagione. E poi, mi ripeto, quanta roba diversa che c'era. Ho contato almeno cinque tipi di ciliegie, di provenienza e tipo diverso. Non c'erano semplicemente "le ciliegie", ma i duroni e le ferrovia, di Vignola e della Puglia... e così via per le zucchine, coi bei fiori gialli aperti e turgidi, e le erbette di campo, e le tenere insalatine...

La conclusione è la solita, pochi anni fa tutta l'Italia dava quello che ho visto a Rapallo, e ora? Chi ci ha ridotto così?

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02 giugno 2007

Ci vediamo il 4!

Da un po' di tempo sul profilo Skype di Filippo Ronco appare questa affermazione, legata ovviamente al suo prossimo evento, il tigulliovino meeting giunto alla terza edizione, che si preannuncia più bella e più interessante delle precedenti. Sappiamo quanto sudore sta dietro una organizzazione del genere e infatti anche ora la lucina verde di Skype mostra Filippo al lavoro, una presenza fissa in questi ultimi giorni, a tutte le ore. E siamo sicuri che sarà ancora verde se stasera riaccenderemo il computer, e forse anche domani... per sparire solo lunedì, quando ormai i giochi saranno fatti e incontreremo Filippo in carne e ossa a Rapallo, finalmente lontano dal computer, a vivere nella realtà (con una buona dose di inquietudine, ne siamo certi) tutto quanto preparato in tutti questi mesi.

In bocca al lupo, ci vediamo il 4!

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