Il BLOG de L'AcquaBuona, rivista enogastronomica nella rete, è uno spazio per dialogare, per parlare sì di vino ed enogastronomia, ma anche per divagare, uscendo dai limiti rigidi della rivista. Per gettare sassi nello stagno, per ascoltar la vostra.
Scritto da Riccardo il 30 gennaio 2008
Non sembra passato un anno, ma un secolo, da quando un burbero direttore del Consorzio dei vini della Valpolicella bollò la degustazione alla cieca come pratica invisa dalle parti di Verona. Menomale: eccole, quest’anno, le settanta bottiglie classicamente incappucciate e con i numeroni incollati sopra… e i sommelier assai solerti e bravi, un’ottima prestazione per loro ed una marcia in più per il servizio di Anteprima Amarone. Peccato però che nella sala del Palazzo Gran Guardia i posti a sedere non fossero sufficienti e illustri degustatori della stampa estera, sulla quale quest’anno il Consorzio peraltro ha investito parecchio, abbiano atteso un bel po’ prima di trovare uno strapuntino… Ma il Consorzio ha investito anche su di noi! Bello il Grand Hotel: garage, facchini, e forse la mia prima vera spremuta di arancia rossa non diluita in una colazione d’albergo!
Non so se se ne parli poco o molto, ma bisogna sottolinearlo: l’Amarone appare sempre di più come un fenomeno enologico. Senza dilungarci troppo (lo faremo magari nell’articolo ”ufficiale”), riportiamo solo due dati: la quantità di uve messe a riposo (ossia fatte appassire) per produrre Amarone (e Recioto) ha seguito la progressione (in milioni di chili): 15.5 (2005), 23.6 (2006): 25.7 (2007); il numero di bottiglie vendute (in migliaia): 5400 (2005), 8.218 (2006), 8.350 (2007).
Fenomeno enologico o metodo per arricchirsi velocemente, a scapito del vino base Valpolicella, per il quale peraltro i produttori più “pensanti” stanno eliminando la pratica del ripasso (oltre alla barrique, ma questa è ormai storia vecchia)?
Gli Amarone 2004 hanno goduto di una annata assai favorevole (ma non come l’ultima, la 2007 che si preannuncia – pare – veramente strepitosa perlomeno nel “punto di partenza”) e i fondamentali del bel vino in generale ci sono: nasi ampi e opulenti, beva dal bell’allungo, finali in espansione e spesso di lunghezza notevolissima. La stilistica? Io credo che non si debba pretendere dall’Amarone di essere “fine, elegante” perlomeno senza che queste caratteristiche siano affiancate o trasfigurate dal calore e dalla dolcezza del frutto. E queste sono le caratteristiche, a mio parere, dei migliori Amarone, e va detto che in generale le batterie da sei davano molte belle soddisfazioni. Poi, le stecche non sono mancate, e neanche quelli che fanno dell’Amarone un sostituto del Recioto, rendendolo inabbinabile (con la scusa della “meditazione”, ma non si medita bene con un vino pesante da bere e magari anche da sorseggiare….)
Pubblicato in newsCiboVino | Commenti (1)
Casina delle ostriche
marzo 15th, 2010 at 14:22
Ciao,
avete mai provato l’Amarone della Valpolicella DOC 2003 di Poggio Toccalta?
Che ne pensate?