Il BLOG de L'AcquaBuona, rivista enogastronomica nella rete, è uno spazio per dialogare, per parlare sì di vino ed enogastronomia, ma anche per divagare, uscendo dai limiti rigidi della rivista. Per gettare sassi nello stagno, per ascoltar la vostra.
Scritto da Riccardo il 4 gennaio 2008 alle 1:33
Il nome Thyssen non suona più tanto amichevole in Italia, dopo i fatti di Torino. La classe operaia esiste ancora, e subisce delle tragedie il più delle volte silenziose e ignorate; stavolta invece la tragedia si è prolungata oltre ogni limite, come a voler tenere caparbiamente sveglia una attenzione che non chiede altro che assopirsi di nuovo.
Detto questo, siamo tornati al museo Thyssen-Bornemisza (in agosto avevamo segnalato qui una mostra sugli ultimi paesaggi di Van Gogh) per vedere questa “Durero y Cranach. Arte y Humanismo en la Alemania del Renacimiento” in via di chiusura (il 6 gennaio). Durero è naturalmente Dürer (ma qui con disinvoltura Bosch diventa El Bosco, Raffaello Rafael, Michelangelo Miguel Angel…). Diciamo subito che è una esposizione dopotutto piuttosto deludente, con le due parti dedicate ai due artisti, pur pregevoli come livello artistico, che sembrano però attaccate con un filo conduttore debole. Una impressione forse errata, ma che comunque viene generata da un generale “mutismo” dell’allestimento, privo di quei bei pannelloni pieni di testi che ti instradano e ti fanno sentire un protagonista di un percorso culturale (del quale stai imparando qualcosa) più che semplice “visore” di dipinti. Invece, nelle sale, striminzite e quasi irritanti frasette assai poco espressive.

Premesso questo, il visitatore italiano per molti versi si sente inorgoglito: innanzitutto Umanesimo e Rinascimento sono in gran parte cose nostre, anche se non va per nulla trascurato il polo fiammingo. Dürer, in particolare, visiterà due volte l’Italia, e ne tornerà illuminato nello spirito, sia per l’ispirazione artistica che ne trarrà ma anche (o soprattutto) inorgoglito nella sua veste di artista, avendo osservato come nelle nostre terre la pittura si fosse già trasformata da arte meccanica ad arte liberale, con conseguente profondo cambio di ruolo del pittore. Ed infatti, appena rientrato in patria, dipinge il famosissimo autoritratto che lo ritrae come fine e orgoglioso intellettuale. E poi, volendo essere nazionalisti fino in fondo, le Madonne del tedesco saranno pur belle, ma il confronto con uno dei prestiti italiani (una stupenda Madonna con Santi di Giovanni Bellini proveniente da Venezia) è realmente impietoso. A proposito di prestiti, oltre ad un naturale cospicuo numero di arrivi dalla Germania e qualcosa dagli Stati Uniti, tre italiani, due Bellini da Venezia e un Dürer dalla fondazione Magnani-Rocca, che custodisce nel parmense una delle più belle collezioni italiane, costituite grazie al… Parmigiano Reggiano.
Solo due parole su Cranach, affascinante pittore di figure femminili sinuose e dall’incarnato chiaro. Bella, infine, la sezione finale dedicata alla ritrattistica.
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La griglia di Varrone