acquabblog

Il BLOG de L'AcquaBuona, rivista enogastronomica nella rete, è uno spazio per dialogare, per parlare sì di vino ed enogastronomia, ma anche per divagare, uscendo dai limiti rigidi della rivista. Per gettare sassi nello stagno, per ascoltar la vostra.

22 luglio 2008

tecnotappi di Gallura





L’articolo di Lamberto Tosi sui tappi di sughero è caduto a pennello su una serie di pensieri che avevo fatto aprendo una bottiglia di Vermentino di Gallura Canayli 2005 della Cantina Gallura, Tempio Pausania.
Ero rimasto stupito, alla prima vista della bottiglia, dalla capsula, evidentemente sovradimensionata. Al momento dell’apertura, ho scoperto che in realtà la capsula non era quella classica in materiale termoretraibile, ma era in plastica. Dopo un attimo di smarrimento, dovuto al fatto che non c’era niente da tagliar via col coltellino, procedendo per tentativi, si capiva che in realtà la capsula era parte del tappo... Ma per aprire? Bastava svitare, con sforzo non eccessivo, e si vedeva la capsula stessa alzarsi verso l’alto, ottenendo, di contro, un rassicurante rumore di sughero in via di sfilamento. Ma il sughero non si vedeva.
In pratica un ingegnoso meccanismo, durante lo svitamento, fa sì che la capsula, che fa leva sulla filettatura del collo di bottiglia, trascini il sughero, grazie a un tassello dotato di testa girevole. Difficile sia a dirsi che a farsi. Nelle foto ho messo il sistema di tappatura, anche in versione “smontata” (non potevo non farlo!). A fine operazione, una domanda: ma quanto costa all’azienda un tappo di questo tipo? Il costo del tappo di sughero, più il tassello in plastica inserito nel tappo (con la speranza che non ci siano tasselli difettosi che abbandonano il sughero nel collo...) più la capsula in plastica più la bottiglia speciale col collo filettato... più la tecnologia per fare tutto questo. Speriamo che la Cantina di Gallura non vada in bancarotta.

Ma, tappo a parte, il contenuto è davvero notevole. Il Canayli si conferma uno dei migliori vermentini di Gallura. Colore paglierino carico con riflessi dorati, naso al tempo stesso maturo e pungente: maturità che proviene da una vinosità sorprendente, quasi “rossista” (ricorda un cesto di more di rovo appena colte), pungente dalla classicissima mineralità gallurese, con in primo piano la pietra focaia. In un secondo tempo affiorano note sottili mielate e floreali (fiore d’acacia). Bocca tesa, con un ingresso intrigante e per niente ruffiano, nota amarognola, grandissima e persistente sapidità. Intenso, coinvolgente e di buona lunghezza. Tappo o non tappo, un grande vermentino gallurese.

19 luglio 2008

Gioco delle Cuvée: le immagini del trionfo!


Eccolo qui, in esclusiva mondiale, il filmato della proclamazione della squadra Toscana quale vincitrice del Gioco delle Cuvée 2008 tenutosi nell'azienda Contadi Castaldi il 17 ultimo scorso.


Alle informazioni del post precedente (a proposito: dati i pasticcetti che ho fatto ripeto i componenti della squadra: Stefania Vinciguerra (capitano), Andrea Gori, Kate Singleton, Luciano Zazzeri, Guido Ricciarelli, Vito Lacerenza, Piergiuseppe Alessandro, Daniele Bartolozzi, Paolo Baracchino, Leonardo Romanelli, Maria Pia La Scala e chi scrive) aggiungo che la giuria che ha giudicato le quindici cuvée si era allenata il palato riconoscendo alla cieca le provenienze di due Champagne, un Cava, due Franciacorta, un Oltrepò, un Trentino ed uno "Sparkling" USA (credo). I più bravi (riconosciute praticamente tutte): Pierluigi Gorgoni (Spirito diVino ed altro) ed Andrea Grignaffini (Ristoranti L'espresso ed altro).

video

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18 luglio 2008

Trionfo toscano al gioco delle cuvée!


Ebbene sì, i palati toscani non sono così devastati dai tannini da non poter azzeccare una cuvée degna di un premio nel "Gioco delle cuvée" tenutosi nell'azienda Contadi Castaldi, in casa Moretti. La squadra di giornalisti e ristoratori capitanata da Stefania Vinciguerra e composta da Kate Singleton (nome straniero ma da sempre residente in Toscana), Luciano Zazzeri, Guido Ricciarelli, Vito Lacerenza, Piergiuseppe Alessandro, Daniele Bartolozzi, Paolo Baracchino, Leonardo Romanelli e chi scrive, ha appunto vinto (con l'aiuto di Maria Pia La Scala, deliziosa "comunicatrice" di Terre Moretti) il Gioco delle cuvée 2008, che è consistito nel miscelare opportunamente sei campioni di chardonnay provenienti da altrettante sottozone di Franciacorta.


E alla fine, dopo quattro tentativi, la cuvée composta dal 5% di "depositi fini" (fine), dal 10% di "fluvio-glaciale" (morbido), dal 10% di "colluvi distali" (fine e progressivo), dal 30% di "morenico profondo" (fine, in bocca morbido e dal finale potente), dal 40% di "colluvi gradonati" (aromaticamente complesso) e dal 5% di "morenico sottile" (rovere marcante) ha vinto il primo premio fra le sedici squadre partecipanti a giudizio di una giuria composta, fra gli altri, da membri della famiglia Moretti e da giornalisti di stampa specializzata.

14 luglio 2008

Il "Salami" spagnolo

Eccolo qua il "Salami" spagnolo. Si tratta di un insaccato composto in maggioranza da carne di maiale e in minoranza da carne di volatili, più cosette varie che conosciamo bene (destrosio...). Ora, non può non insospettire l'assonanza del nome con il nostro "salame" in un Paese nel quale gli insaccati più tradizionali sono il chorizo (salume aromatizzato alla spezia pimentón) il salchichón (più simile ai nostri salumi), la morcilla (che invece non trova strette corrispondenze in Italia, può avere fra i componenti anche il riso e si cuoce).

Ma questo "salami"? Secondo le mie informazioni non ha grande tradizione dietro. E allora? Non è che si sfrutta il "marchio" salame (apprezzato fra i gourmet d'Europa e oltre) per entrare in qualche mercato in modo in po', diciamo così, sbrigativo?

Ahiahi, gli infiniti contenziosi con gli USA per la difesa nei nostri marchi agroalimentari si comprendono, visto che quel grande Paese, in questo ambito, non ha né arte né parte. Ma dalla Spagna, che ci tallona in fatto di numero di DOP e IGP riconosciute, ed è universalmente apprezzata per i suoi prodotti tipici... chi se lo sarebbe aspettato....

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11 luglio 2008

È arrivato l'Iphone!

E' arrivato l'Iphone, benvenuto Iphone! La Apple è sbarcata nel mercato dei telefonini anche in Italia, e, come è stato più volte detto da quando questo delizioso oggettino è stato presentato dalla casa madre, ha segnato (o segnerà) una piccola rivoluzione. Ah, la Apple, ah, il Macintosh... Io sono "macintoshiano" da sempre, o, meglio, dalla fine degli anni '80. I miei "capi" all'università usavano Mac e mi sono adeguato. Verso il '90 ho scritto la tesi di laurea su un "SE 30"(vedi foto), e ho continuato. Nel frattempo la Apple è andata in crisi, poi è risorta grazie all'Ipod e oggi chi sceglie Mac entra a far parte di una comunità lievemente "fighetta" alla quale mi sono ritrovato dentro indipendentemente dalla mia volontà...


E ora, l'Iphone! Che, naturalmente, molti (vantandosene) possiedono già da tempo, avendolo comprato dove già c'era e poi "craccato", e già che c'erano hanno colto l'occasione per diventare neofiti dell'internet mobile. E che tenerezza mi fanno quando raccontano di mandare email o aggiornare blog magari dalla spiaggia, mi fanno tornare indietro di tre annetti buoni e ricordare la mia emozione/eccitazione di quando pucciando i piedi nella sconfinata bassa marea dell'oceano di Galicia, con il mio Treo fotografavo e inviavo le foto per email agli amici in Italia....

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07 luglio 2008

una serata diversa


Mia figlia , sedicenne , mi ha convito ad accompagnarla con una amica al concerto degli Jethro Tull, formazione rock degli anni '70 che recentemente ha compiuto 40 anni di attività.La situazione era sinceramente imbarazzante. Vi era un nutrito gruppo di giovani e un ben più folto gruppo di 40-50-60 enni in maglietta con l'iconografia del gruppo che fin che le luci del giorno e della piazza ( eravamo a Pistoia Blues), hanno reso riconoscibili i volti, si sono contenuti ma sceso il buio si sono scatenati. Il concerto è stato all'altezza della fama del gruppo e, nonostante la pausa di 20 minuti tra una parte del concerto e l'altra forse dovuta all'età, Ian Anderson ha saputo riempiere il palco con le sue evoluzioni musicali e sceniche.
La cosa interessante della serata è stata che i giovani non considerano questi gruppi come dei matusalemmi, poiché data la differenza di età, sarebbe stato come se io, all'età di mia figlia, avessi voluto andare ad un concerto di Beniamino Gigli ! Il lato triste è che se i giovani affollano i concerti di questi sessantenni ( anche in compagnia di chi è coetaneo con chi suona) significa che vi è poco di veramente nuovo e valido nel panorama musicale giovanile odierno.
Un' ultima nota in qualche modo positiva : vi erano dei giovanissimi al concerto e anche, come il sottoscritto, genitori con figli: una sola volta mio padre mi accompagnò, per motivi logistici, ad un concerto rock negli anni 80, ma non pensò mai, di entrare con me, ne io l'avrei voluto. Oggi, forse,le cose sono cambiate.

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05 luglio 2008

Ristorante La Foresta, la carta dei vini che non ti aspetti


Ristorante del Lazio, alle pendici del Terminillo, in località Castelfranco per l'esattezza. A due passi c'è il santuario de La Foresta, uno dei quattro luoghi che San Francesco visitò dopo essere andato via da Assisi rinunciando alle ricchezze del padre mercante. Questi quattro luoghi sono diventati quattro Santuari francescani: oltre alla Foresta, ci sono Poggio Bustone, Fonte Colombo e Greccio, tutti nella "Valle santa".


Grande e un po' pomposo il giardino; ampie le sale, ideali per le cerimonie, grandi finestroni con affaccio sul bel panorama. Cucina semplice ma ben eseguita (buone le tagliatelle ai porcini, affidabile e succulenta la Fiorentina). Poi arriva la carta dei vini che ti sorprende. Stile "librone", bella compilazione. E poi, vini che non ti aspetti: grande assortimento sia nei bianchi che nei rossi. Per dire, sorprende la presenza, qui, dei vini del barolista Virna. E poi, Bolgheri a go-go, Masseto compreso. Deve esserci insospettabilmente una clientela che vuole la varietà e/o che può spendere... (palazzinari? politici romani?) Ma c'è qualcosa che stride: Sassicaia 2003, 120 euro. Tanto? Poco? E poi: un Solaia "Annata diversa" 2002 (100 euro) che costa di più del Solaia in annate grandi come la 2001 (80 euro) o la 1999 (seppur di poco, 95 euro).... Insomma, lista ben compilata, ma con qualche piccola disattenzione...

Ristorante La Foresta,
Via Foresta, 51 - Rieti
Tel. 0746/220455
www.ristorantelaforesta.it

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