“Declinismo” francese

Scritto da Riccardo il 30 giugno 2009 alle 12:03

aurevoirE vai! Inghiottiti nel vortice di una realtà italiana impazzita al di là di ogni più perversa fantasia si intravede il classico appiglio del “mal comune mezzo gaudio”. Anche gli amati cugini francesi si sentono, e a quanto pare sono, in grave decadenza! Addirittura, è stata coniata una parola apposita, “declinisme“, per definire questa “propensione nazionale a misurare, discutere e sguazzare nell’apparentemente continua decadenza del Paese”: sembra parlare dell’Italia!

Apprendiamo tutto ciò dalla recensione di Donald Morrison apparsa ieri sul Financial Times del libro Au revoir to all that di Michael Steinberger, wine-writer fra l’altro per lo stesso Financial Times (Bloomsbury, 256 pp, 16,99 sterline). Declinisme? “I caseifici artigianali e le piccole cantine stanno scomparendo; nel 1990 un terzo del vino consumato negli USA era francese, ora si è ridotto ad un sesto, e gli stessi francesi consumano la metà del vino di quattro decenni fa”. Traiteurs e pâtisseries sconfitte dalla grande distribuzione, McDonald’s trionfante, café ridotti dai 200mila nel 1960 ai 40mila attuali. La Francia costituisce ormai il passato, il futuro è rappresentato da Tokio, Londra e San Sebastian (che vanta il piu alto numero di stelle Michelin per abitante), da Arzak e Blumenthal, mentre ristoranti interessanti nascono magari in Galles e buoni vini sono appannaggio di moltissimi territori.

E non basta, secondo il recensore, abbassare l’IVA ai ristoranti come ha fatto Sarkozy. È necessario che i cuochi francesi girino di piu in Europa perché la grandezza francese fu basata principalmente proprio sull’imitazione.

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