Il BLOG de L'AcquaBuona, rivista enogastronomica nella rete, è uno spazio per dialogare, per parlare sì di vino ed enogastronomia, ma anche per divagare, uscendo dai limiti rigidi della rivista. Per gettare sassi nello stagno, per ascoltar la vostra.
Scritto da Riccardo il 5 ottobre 2009 alle 12:13
Ebbene sì, mi sono deciso, irrevocabilmente, a dare il definitivo addio al po’, e a dare un caloroso benvenuto al nuovo re delle “quantificazioni parziali”(?), il pò.
Ebbene sì. Dapprima commentatori (di blog) dall’italiano incerto. Poi postatori (sempre di blog) più smaliziati. Non parliamo dei facebookari. E allora si è cominciato ad insinuare in me un dubbio. Che io sia fuori dal main stream di come si scrive quello che si scrive. Si, insomma: lo sappiamo tutti che si scriverebbe po’ e non pò, ma che strazio, un carattere in più (qui si inserirebbe il discorso smessaggiatori e twitteratori)… e quindi scriviamo pò, e basta. E poi: vuoi fare il pedante, come quelli che ti correggono quando dici ha piovuto invece di è piovuto? Vuoi dimostrare che hai fatto le scuole medie? Sono dell’obbligo, le abbiamo fatte tutti, e lo sappiamo che si direbbe è e non ha, ma non ne abbiamo voglia, chiaro?
Ma al po’ l’addio definitivo, come al solito fuori tempo massimo, l’ho dato solo ieri. Quando nelle prime righe dell’articolo di Curzio Maltese (Curzio Maltese!) su La Repubblica di ieri, il pò si è avventato contro i miei occhi. Sarà stato Curzio? Sarà stato un giovane di Repubblica?
Poco importa. Addio po’. Lunga vita al pò!
Parole chiave: ortografia
Pubblicato in ironicaMente | Commenti (3)
La griglia di Varrone
febbraio 25th, 2010 at 02:05
Il suo s’unisce al mio sconcerto di pochi minuti fa.
Leggevo infatti le prime pagine de «La frusta letteraria», il periodico letterario pubblicato a Venezia nella seconda metà del diciottesimo secolo. Ebbene, ecco cosa trovavovi:
«Chi egli sia, Leggitori, non vi si può per anco dire per alcune ragioni, che troverete buonissime quando verrà il tempo che vi sieno manifestate. Dunque abbiate un pò di flemma, e vedetelo prima adoperare alquanto questa sua Frusta sul Deretano a qualche dozzina di questi Scrittoracci moderni.»
«Un pò di flemma», dunque. Non so che dire.
aprile 5th, 2011 at 12:14
Vi ringrazio sentitamente…so io perché.
aprile 11th, 2011 at 13:42
Io ormai ho rinunciato al po’ da tempo, quando ho visto pure su dei cartelloni pubblicitari un bel “fà” troneggiante e sbeffeggiante ore e ore di studio della grammatica italiana.