Chi si rivede… Elisabetta Foradori (a “Vini di Vignaioli”)

Scritto da Riccardo il 18 novembre 2009 alle 1:46

Ammettiamolo pure, noi che abbiamo visto i meravigliosi anni ’90 del vino italiano, cercavamo il Granato dell’azienda Foradori da Mezzacorona (TN), grande autoctono nordico, teroldego in purezza. Lo cercavamo anche (o soprattutto?) perché prendeva gli allora importantissimi tre bicchieri della Guida Gambero Rosso – Slow Food: tre bicchieri al Granato 1991 (Guida 1995: “Ah! che vino, che grande vino che è il Granato ’91! Che colore profondo, che ricchezza di profumi, che complessità, che qualità e spessore dei tannini…”), tre bicchieri al Granato 1993 (Guida 1997: “i profumi hanno matura florealità, sentori di terra viva, sanno di ciliegie e di spezie, mentre in bocca l’ingresso dei vino non ha esitazioni, si distende sostenuto verso un epilogo regale…”), e così via negli anni.

Ci ha fatto dunque un certo effetto (anche effetto-nostalgia), ritrovare il Granato, e con esso una affascinante Elisabetta Foradori, alla riunione di viticultori “Vini di Vignaioli” di Fornovo. Cosa è successo nel frattempo? È successo che la pioneristica ricerca e tutela della biodiversità del proprio territorio (vedi selezioni massali all’interno dei propri vigneti) ha portato ad una progressiva, quasi conseguente “sanificazione” delle uve che ha reso sempre meno necessario l’uso di “artifici”, diciamo così. Punto di arrivo, la biodinamica, con tanto di preparati e di corna. Dal legno nuovo degli anni ’90 alla biodinamica degli ’00? Forse riassumere così un percorso è semplicistico, ma non resistiamo alla battuta.

E questo Granato 2006 colpisce per il suo naso, magari non esplosivo, ma pieno di frutta matura profonda ed espressa con grande compostezza. La bocca è contraddistinta da grande levigatezza, che conduce la beva verso un finale ampio e dal bel ritorno fruttato.

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