Il BLOG de L'AcquaBuona, rivista enogastronomica nella rete, è uno spazio per dialogare, per parlare sì di vino ed enogastronomia, ma anche per divagare, uscendo dai limiti rigidi della rivista. Per gettare sassi nello stagno, per ascoltar la vostra.
Scritto da Luca il 6 novembre 2009 alle 8:41
Scendendo da Milano, qualche settimana fa, colto dal morso della fame decido di fermarmi alla prima stazione di servizio. Imbocco l’uscita e subito mi si para davanti la malefica EMME gialla, dispensatrice di hamburger a basso prezzo. Entro, di malumore, sperando in qualche alternativa e, mentre compatisco i tristi figuri che alla mia destra si ingozzano di scadenti bocconi industriali, la mia vista viene attratta da una struttura luminosa sulla sinistra. Un ring quadrato di vetrine da cui ammiccano cibri cucinati e nel cui centro un agile “cuoco” armeggia per completare l’esposizione. Dietro a questo, una ampia scaffalatura a parete contiene una abbondante selezione di bottiglie di vino.
Mi avvicino, ormai dimentico della tristezza che ho lasciato alle spalle, e tento una scelta tra la verietà di piatti freddi (sono le cinque del pomeriggio, un’ora da spuntino). Il mio occhio cade su un vassoio di nervetti… “nervetti sull’autostrada? Vuoi proprio intossicarti!” mi dico. Ma l’acquolina in bocca non perdona… li prendo!
Il cuoco, trasformato in cameriere, mi asseconda simpaticamente e mi propone un bicchiere di vino, lui mi assicura che è tutto calcolato, non supererò il limite di alcol nel sangue, accetto!
Mi accomodo a un tavolo, guardo il piatto ben preparato, il rosso calice, e sorrido tra me e me.
Boni! Buoni i nervetti, delicati, olio e un poco di prezzemolo, senza coperture agliose atte a nascondere eventuali carenze di freschezza. Me li gusto con estremo piacere, mentre il cameriere/cuoco intrattiene un altro cliente.
La “serata” si fa conviviale, tra una chiacchera e l’altra sembra d’essere in osteria, altro che di fianco all’autostrada. E la curiosità mi spinge a chiedere come sia possibile mangiare nervetti in un autogrill… il cameriere/cuoco/maitre si scurisce un poco: “questo non è un Autogrill e comunque li troverete solo fino a dicembre…” che, capisco poi, quell’Autogrill maiuscolo non era inteso come il nome generico affibbiato ai luoghi di ristoro autostradali, ma era invece riferito alla catena di ristorazione più diffusa sulle nostre autostrade e che, da gennaio, prenderà il controllo anche dell’area di servizio San Zenone, quella dove sono seduto.
Ma lui, il nostro dispensatore di nervetti, lui non rimarrà. La sua formazione e la sua indole non gli permettono di diventare un semplice distributore “automatico” di cibo, ha chiesto a Ristop (l’azienda proprietaria dell’idea) di rimanere con loro, e volerà a Dubai, dove probabilmente non servirà nervetti, e neppure vino, ma tenterà di portare un po’ della convivialità che stasera ci sta donando.
Due mesi scarsi… io ci tornerò!
p.s. per chi ne volesse saper di più, anche se ormai è storia passata, ecco il comunicato di apertura.
Pubblicato in mangiare bere uomo donna, medioevo prossimo venturo | Commenti (1)
La griglia di Varrone
gennaio 19th, 2010 at 18:16
[...] Il 31 dicembre è trascorso e sono voluto tornare alla stazione di servizio di San Zenone, per vedere che fine avevano fatto deCanto, il simpatico cuoco, e i nervetti. [...]