Il BLOG de L'AcquaBuona, rivista enogastronomica nella rete, è uno spazio per dialogare, per parlare sì di vino ed enogastronomia, ma anche per divagare, uscendo dai limiti rigidi della rivista. Per gettare sassi nello stagno, per ascoltar la vostra.
Scritto da Riccardo il 18 dicembre 2009 alle 12:53
Sempre a proposito di “Quelli che le guide”, confronto fra le guide ai vini d’Italia svoltosi a Viareggio sabato scorso, ecco qui un botta e risposta fra Piero Palmucci, grande interprete del territorio di Montalcino (Poggio di Sotto) ed Eleonora Guerini curatrice, assieme a Sabellico e a Fabrizio, della guida del Gambero Rosso. Come si può vedere, Palmucci rimprovera ai critici di essere poco attenti a quello che c’è dietro al bicchiere, la Guerini rimporovera i produttori di essere reticenti, ed anzi poco rispettosi dei critici.
Insomma, quello che si coglie quando ci si trova a che fare con persone che parlano francamente andando al di là delle diplomazie, è che il rapporto osservatori-osservati non sia proprio idilliaco. Due settimane fa ero in Romagna per un convegno sull’enoturismo, presenti anche persone dello staff di una importante azienda della Rioja. Chiedevo consigli sulla guida ai vini spagnoli più attendibile (io di solito prendo la Gourmet), e la risposta è stata la Peñin. “Comunque – mi è stato poi aggiunto con un’alzata di spalle – ma sono tutte corrotte”.
Io credo che in Italia in generale non si abbia questa posizione che pecca perlomeno di “qualunquismo” (forse neanche in Spagna), però problemi ci sono: il vento di un fastidio per il giudizio sopra il proprio lavoro soffia in molti campi, dalla letteratura all’arte. O si richiede, si pretende che i giudizi vengano dati dopo conoscenza approfondita che (a sentire Palmucci) un mero campione non può dare, e senza cedere a pastette e lusinghe da parte di chi magari è bravo nelle pubbliche relazioni. Dall’altra parte si avverte spesso del pessimismo sulla trasparenza dei produttori, sospettati di dichiarare cose smaccatamente non vere, in fatto di uvaggi, di procedure in cantina, ecc. ecc.
A sentire l’aria, viene da pensare che questi solchi siano destinati ad allargarsi come effetto di una perseverante diffidenza reciproca. Una brutta aria, soprattutto poi per chi le guide le compra e le legge…
Parole chiave: Gambero Rosso, Montalcino
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Il ristorante Lorenzo
dicembre 19th, 2009 at 09:21
Credo che un buon critico-degustatore se capisce veramente ciò che c’è nel bicchiere dovrebbe capire anche ciò che c’è dietro il bicchiere. Pensate a quello che è successo nel Brunello. Veramente si può pensare che i critici degustatori non capissero ciò che c’era dentro il bicchiere e dietro?
dicembre 19th, 2009 at 11:59
Secondo me il mondo del vino ha subito una euforia in passato che ha prodotto anche molta confusion ed approssimazione sia da parte dei produttori- consulenti, che dei critici. Il mercato tirava, andavano certi vini, si facevano così come andava di moda, noncuranti della denominazione e della tradizione. Barriques per il Barolo , merlot o cabernet al posto del sangiovese ecc. Tutto con il placet della critica che dettava gli stili. Questo ha prodotti moli mostri ma anche molti affari a produttori e critici. Chi a tenuto il punto della tradizione e del rispetto dlle regole spesso veniva dagli stessi critici denigrato e tacciato come tradizionalista. E non mi si venga adire che si riesce a vedere qualcosa oltre il bicchiere. Esperienze già fatte in università e istituti scientifici provano che vi è una fortissima variabilità nel riuscire ad identificare un certo vitigno su vini rossi di alta gamma della stessa annata anche di zone produttive molto diverse. Addirittura si sono fatte prove con vini bianchi e rossi mascherati e molti hanno confuso l’uno con l’altro. E quando parlo di queste prove parlo di enologi e notizie pubblicate non serate a casa di amici.
Allora io credo che la trasparenza del produttore sia doverosa ma sia anche un mano tesa al critico ma che anche il critico debba avere l’umiltà di considerare il lavoro che sta dietro ad un vino uno dei fattori della sua qualità da giudicare e conoscere attentanente. Ma per fare questo bisogna essere preparati, conoscere la materia, essere in grado di identificare difetti e pregi in maniera costante e non scambiare una grave mancanza di un vino per tipicità o sospendere le proprie funzioni critiche di fronte alnome dell’azienda o alla tecnologia oggi di moda. E’ chiaro dunque che in questa ottica il primo passo lo deve fare il produttore: avere egli una propria linea di condotta e produzione, onestà intellettuale e materiale nel lavoro e un ottica pacata nei confronti delle guide e dei critici soggetti all’errore come ogni essere umano.
dicembre 19th, 2009 at 18:50
Queste discussioni fanno sicuramente bene per il rientro nei ranghi della qualita` e tipicita`dei prodotti e l’umilta`di chi li critica….In fondo non si dovrebbe dimenticare, come purtroppo succede di frequente, che il fine di tutto e`il consumatore .
Ben vengano quindi le critiche che considerino tutti fattori e le esigenge del pubblico .
Ben vengano, anche, i produttori che rispettino la tipicita`e che non si lasciano influenzare da mode scriteriate e monogusto.
Conosco molti produttori che sarebbero felicissimi di accogliere critici, durante le varie operazioni di cantina, per capire cosa sia veramente un vino, lavorando in sede prima di esprimere un commento……Troppo facile criticare stando seduti ed assaggiare magari una ventina di prodotti…Un po’ di sudore non fa male a nessuno.