Vignaioli & Vignerons a Firenze, con un’intervista a Giancarlo Gariglio

Scritto da Riccardo il 9 dicembre 2009

Mentre la manifestazione Vignaioli & Vignerons è ancora in corso (terminerà il 13 dicembre, e  il 10 c’è il Terra Madre Day), ieri mattina è stato letto a Palazzo Vecchio il Manifesto dei Vignerons d’Europe che inizia così: «Il vignaiolo si prende cura in prima persona della vigna, della cantina, della vendita». Quello che si vuol rimarcare è che ci possono essere tante tipologie di produttore di vino, ma c’è quella del vignaiolo che va salvaguardata anche perché si incarica in prima persona della tutela del suo (e del nostro) ecosistema, e perché è un soggetto debole se deve affrontare la concorrenza di altre categorie che operano su scale di mercato diverse.

I Vignerons d’Europe sono una associazione che ha visto nascere di recente anche una costola italiana, la FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti), e la loro riunione italiana ha avuto due grossi appoggi: la regione Toscana e Slow Food. Questo evento è stato anche una occasione per cercare di far arrivare il messaggio del vino in più luoghi possibili (basti pensare ai musei), ed ha misurato l’evoluzione della associazione di Bra dall’ormai lontano e sfortunato Toscana Slow, quando il “contadinismo” non aveva ancora illuminato l’orizzonte della chiocciola.

Nel filmato qui sotto, immagini fiorentine della mostra mercato in piazza S. Annunziata ed un’intervista a Giancarlo Gariglio, esponente di Slow Food e segretario nazionale della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti.

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2 Responses to “Vignaioli & Vignerons a Firenze, con un’intervista a Giancarlo Gariglio”

  1. fabiocimmino Says:

    Non voglio fare sterile polemica ma già solo l’incipit (si dice così) del manifesto è il primo grande autogol…

    «Il vignaiolo si prende cura in prima persona della vigna, della cantina, della vendita».

    Per quello che ho visto e conosco io ci sono aziende che hanno aderito che sono ben lontane da questi requisiti. Aziende che fino all’altro ieri cercavano il consenso del Gambero Rosso (o meglio i 3 bicchieri) ed, ora, vogliono assicurarsi di non rimanere fuori da questa nuova “avventura”…
    Aziende che la vigna la fanno lavorare ad altri (basterebbe semplicemente chiedere di mostare le mani) ed in cantina hanno l’enologo amico che guarda caso è anche un consulente “di grido”…

    Ciò non toglie che le stesse aziende possano essere i paladini di un determinato territorio ma per piacere certe certe favolette andatele a raccontare ad altri…

    Ho conoscituo diversi anni fa Giancarlo Gariglio e mi è sembrato un ragazzo serio ed onesto ma mi sa mi sa che le cose gli satnno sfuggendo di mano.

    Sono proprio curioso di vedere, a questo punto, come si comporterà, adesso, la nuova guida ai vini targata slow food dopo i vari (intenzioni più che apprezzabili e pienamente condivisibili, non c’è che dire, sia ben chiaro) proclami.

    Se il buongiorno si vede dal mattino…. direi che è venuto già il momento di accendere le luci!

  2. saverio petrilli Says:

    Caro Fabio per evitare che la tua mail diventi come scrivi “polemica sterile” cercherò di far chiarezza per conto dei Vignaioli Indipendenti.

    Innanzitutto ancora a fine 2007 ci fu un ampio dibattito su chi fosse il vignaiolo, Elio Altare sosteneva dovesse avere i calli alle mani, Ampelio Bucci con grande senso dell’umorismo ribatteva che lui non avendo al fortuna di avere un nome come il Barolo a sostenere i suoi vini, i calli doveva farseli venire al cervello per riuscire a vendere!

    Io, che peraltro i calli ce l’ho, riconosco che in Italia abbiamo differenze regionali enormi, culturali, di superficie media, di potenziale qualitativo e di marketing, geografiche, geologiche, ampelografiche etc etc. Per riuscire a mettere tutti insieme occorre tanta fantasia e buona volontà.

    Il Punto è: Perchè vogliamo metterci tutti insieme?

    Perchè siamo arcistufi di subire norme e leggi adattate (oserei dire anche determinate da) all’industria e non alle nostre particolarità, che impediscono l’esistenza sia di chi ha i calli alle mani che di chi fa il gentiluomo di campagna.

    Per fare questo ci siamo uniti e abbiamo smesso di guardare le barriere (inesistenti) che ci separano cercando piuttosto i punti in comune (tanti). La situazione italiana è rispetto a quella francese paradossale. In Francia il vignaiolo è una figura legale, normata e definita (con tutti i vantaggi e gli svantaggi che ciò comporta).
    In Italia dobbiamo inventarci una definizione e forse un giorno potremo anche inserirla nel codice civile, per adesso accontentiamoci di acquisirla mentalmente.
    Buon Natale
    Saverio Petrilli

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