Il BLOG de L'AcquaBuona, rivista enogastronomica nella rete, è uno spazio per dialogare, per parlare sì di vino ed enogastronomia, ma anche per divagare, uscendo dai limiti rigidi della rivista. Per gettare sassi nello stagno, per ascoltar la vostra.
Scritto da Paolo il 28 gennaio 2010
Non è ancora passato un anno da quando Baldo Cappellano ci ha lasciato, nel febbraio del 2009. Non ci avevo ancora pensato se non che oggi, passeggiando nel santasantorum di Eataly, a Torino, giù in fondo all’enoteca, mi si è gelato il cuore. Tra le mille e mille bottiglie, bellissime, splendide, ho notato uno scaffale un po’ spoglio. I vini di Cappellano. Due bottiglie dall’etichetta un po’ malconcia di Barolo Piè Franco Michet 1998, e cinque o sei della versione Rupestris. Anni che lo cercavo. Quell’etichetta un po’ smangiata, macchiata dal tempo in cantina… non ho potuto non prenderla con me. Come un bisogno di mandare una carezza al ricordo di quel vignaiolo dagli occhi che guardavano lontani.
Non ti danno confezioni lì a Eataly, fino alla cassa. D’istinto ho tenuto la bottiglia stretta con due mani, quasi a difenderla. E mi sono messo a rileggere, in silenzio, quel che lui amava scrivere nel retro etichetta dei suoi suoi vini:
A chi di “Guide” si interessa
Nel 1983 chiesi al giornalista Sheldon Wasserman di non pubblicare il punteggio dei miei vini. Così fece, ma non solo, sul libro “Italian Noble Wines” scrisse che chiedevo di non far parte di classifiche ove il confronto, dagli ignavi reso dogma, è disaggregante termine numerico e non condivisa umana fatica. Non ho cambiato idea, interesso una ristretta fascia di amici-clienti, sono una piccola azienda agricola da 20.000 bottiglie l’anno, credo nella libera informazione, positiva o negativa che sia. Penso alle mie colline come una plaga anarchica, senza inquisitori o opposte fazioni, interiormente ricca se stimolata da severi e attenti critici; lotto per un collettivo in grado di esprimere ancor oggi solidarietà contadina a chi, da Madre natura, non e’ stato premiato.
E’ un sogno? Permettetemelo. Teobaldo
Pubblicato in en passant | Commenti (1)
La Tenuta San Pietro
gennaio 30th, 2010 at 10:12
Grandi ricordi, grandi vini e grande … ividia per aver trovato il Piè Franco Michet 1998! Ma grande soprattutto Cappellano che insegnava a molti.
Oggi degusterò all’evento ViniNaturali a Roma le loro nuove annate. Sono certo saranno come al solito uniche. Ciao Andrea, ilbeonefotografo