Il BLOG de L'AcquaBuona, rivista enogastronomica nella rete, è uno spazio per dialogare, per parlare sì di vino ed enogastronomia, ma anche per divagare, uscendo dai limiti rigidi della rivista. Per gettare sassi nello stagno, per ascoltar la vostra.
Scritto da Luca il 13 novembre 2011 alle 23:35
Finalmente, scomparsi ombrelloni e sdraie, fuggiti i turisti, il mare riprende il suo ruolo da protagonista. Passata la stagione dei bagni, ora si torna a pescare.

Il periodo di fermo biologico è appena finito, patini e barchette riprendono il largo.

Si gettano le retine, si aspetta una notte, e al mattino si va a vedere cosa è rimasto nelle reti. A riva piccoli gruppi di curiosi, amici, clienti, attendono il ritorno del pescatore…

Oggi la giornata non è delle migliori, ma un paio di pregiati rombi hanno già preso la via del primo, fortunato, cliente, e con questo pesce freschissimo si riesce sempre a ottenere un buon guadagno.
E’ veramente così difficile tornare indietro? Capire che mai un pesce pescato in Atlantico, commerciato in Germania, smerciato a Milano, venduto nel supermercato di turno potrà essere neppure lontanamente paragonabile a questa piccola pesca locale? Capire che 10 piccoli pescherecci danno più lavoro e più dignità del lavoro di una supernave distruggitutto che è capace di pescare tonnellate di pesce per poi gettarne via la metà perché “non commerciabile” nell grande distribuzione?
Dipende da noi, tantissimo da noi. Se continueremo a mangiare bastoncini di pesce, cernie dell’atlantico, salmoni allevati in Cile, persico del Tanganica o gamberetti del sud est asiatico, solo perché sono pronti, accattivanti e facili, i piccoli pescatori spariranno e i nostri sensi si abitueranno a provar piacere per questi “immangiabili” surrogati del pesce. Ci vuole un piccolo sforzo, anche quello di alzarsi dalla poltrona una mattina di sabato e fare un salto al mare, o dal contadino, o dal pastore, che è lo stesso. E senza dimenticare lo sforzo seguente, quello di pulire il cibo e di cucinarlo!
Parole chiave: filiera corta, pesca sostenibile, pesce della Versilia
Pubblicato in mangiare bere uomo donna | Commenti (5)
Casina delle ostriche
novembre 14th, 2011 at 08:47
pienamente d’accordo… questa volta (o quasi). Ma chi abita in montagna come fa a mangiare pesce? Beato tu che stai in Versilia…
novembre 14th, 2011 at 16:01
Appunto ho messo anche il pastore… mangia formaggio! O comunque compra il pesce giusto dal pescivendolo!
novembre 15th, 2011 at 06:53
ma il formaggio ha problemi di colesterolo… mi sa che mi limiterò al… barolo!!! Anche perchè i pesci di fiume non mi piacciono… E’ necessaria uan maggiore equità sociale e… gastromonica!!!!!
novembre 15th, 2011 at 10:38
Dio salvi il mercato del pesce che fanno sul Molo e le diverse vendite dirette di prodotti agricoli che stanno nascendo nell’entroterra viareggino!
Ric.
novembre 15th, 2011 at 14:58
Vero Riccardo! E non accade solo a Viareggio per fortuna. Mercati contadini e vendite dirette sono in espansione, però rimane il problema della massa, che si ammassa nei supermercati e si basa su gusti ormai massificati…