Il BLOG de L'AcquaBuona, rivista enogastronomica nella rete, è uno spazio per dialogare, per parlare sì di vino ed enogastronomia, ma anche per divagare, uscendo dai limiti rigidi della rivista. Per gettare sassi nello stagno, per ascoltar la vostra.
Scritto da Paolo il 3 giugno 2012 alle 23:23
Non metterò foto di come l’ho vista oggi, la campagna modenese. Vedere i fienili crollati, le case lesionate, la chiesa di San Possidionio venuta giù a pezzi, mi ha messo un magone grosso, di quelli da ammutolirsi. Ora, tornato a casa, vengo a sapere che di nuovo il terremoto li ha colpiti in serata, poco dopo che me ne ero andato. Un altro magone. Per me che… Modena la ricordavo sempre come terra fertile, forte, terra di gente come Enzo Ferrari. Anche oggi era così: grano, frutteti a perdita d’occhio, strade di campi rigogliosi. Ma dopo Carpi, prima qualche avvisaglia, poi improvvisamente, trovavi i mattoni quasi in strada, le case spaccate, i capannoni nuovissimi lesionati, squassati nei punti nevralgici. Non sembra esserci un criterio in questo sisma. Case integre, nuove e vecchie, e accanto case devastate, sia nuove che vecchie. Di sicuro un discrimine, l’altezza: i condomini più alti, i campanili, le facciate delle chiese: i più colpiti. Qua e là, la vita che vuole andare avanti; i vecchi fuori di casa, qualche bar con la partita a carte giocata in dialetto, le tendopoli con i bambini che giocavano nei prati. E ogni casa con una tenda in giardino.
Quanti magoni.
E quindi basta, parlerò di quel che mi ha portato oggi qui. Son venuto per l’appello di un caseificio, La Cappelletta, di San Possidonio, zona d’epicentro vicina a Mirandola, che ha avuto il problema delle forme di Parmigiano Reggiano cadute dagli scaffali di stagionatura: un micidiale effetto domino che ha fatto cadere 30.000 forme nei locali di stagionatura. Cadendo, una grossa percentuale si è ammaccata, rendendo impossibile proseguire l’invecchiamento e necessaria la sporzionatura e la vendita in tempi brevi. Dal caseificio sociale e dai soci conferitori sono stati rapidi a lanciare un appello (rilanciato ad esempio dal sito di Dissapore) per cercare di vendere quanto più Parmigiano possibile per salvarlo dalla svendita per la produzione di formaggio fuso: “Chiediamo a tutti non una mano, ma l’opportunità di rialzarci con il nostro lavoro”.
Oggi c’era la coda davanti al caseificio. Gente venuta da posti disparati, per comprare il Parmigiano e dare l’opportunità ai lavoratori di liberare il magazzino e riorganizzare la stagionatura. Davanti a me, un signore aveva una lista zeppa di nomi: ha raccolto le adesioni di tutti i suoi colleghi, è uscito con cinque borse di Parmigiano. A fianco tre ragazzi, di cui due tedeschi, hanno preso il loro pezzettone da un chilo. Senza troppe parole. Parlavano gli occhi delle persone, e i calcinacci là fuori.
Per questo rilancio il messaggio del Caseificio La Cappelletta. C’è bisogno di tanta gente che si prenda a cuore il lavoro di queste persone. Semplicemente questo.
Così come di altre realtà produttive in difficoltà: ce ne sono tantissime, ad esempio al birrificio Vecchia Orsa di Crevalcore (Bologna): hanno inagibile il luogo di stoccaggio e la stanza climatizzata per la produzione delle birre, e hanno bisogno di una mano.
Un in bocca al lupo a tutti quanti, con la speranza che tutti possiamo fare qualcosa di concreto per loro, sia nei GAS, sia nei luoghi di lavoro, sia come piccole azioni private. È il momento di farlo.
Ecco qui l’appello di un socio conferitore del caseificio.
Per le ordinazioni al Caseificio si può contattare l’indirizzo mail elisa.casumaro@yahoo.it
Al momento riescono a recuperare dal magazzino il Parmigiano giovane e quello 15 mesi, man mano che riescono a liberare i locali metteranno in vendita il 27 mesi. I prezzi vanno dai 9 euro per il giovane, agli 11 per il 15 mesi, ai 13 per il 27 mesi.
L’appello del Birrificio Vecchia Orsa si può leggere qua.
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