
Lo spunto per un ultimo giro a Madrid mi viene dato dalla ricerca di un libro edito dalla
Editorial Complutense, che è la casa editrice della
Universidad Complutense. Dopo non poche ricerche trovo l'indirizzo della loro libreria "ufficiale" che sta, come del resto la
Ciudad Universitaria, nel quartiere di Moncloa (dove sta anche il palazzo del governo). In un momento di insana autostima decido di arrivarci "sotto" con la macchina, faccio appena in tempo a capire dove potrei parcheggiare che un errore fatale mi allontana e, grazie anche ad un navigatore che avrà sì e no un ventesimo delle strade di Madrid, "vengo rimbalzato" ad oltre dieci chilometri di distanza. Perlomeno, finisco sotto la nuova "skyline" della capitale spagnola: quattro torri in costruzione di forme diverse (una sembra una bottiglia) che, devo dire, fanno più effetto quando le si avvista da lontano che standoci sotto.
Dopo aver ammirato le simpatiche figure dipinte sulla serranda abbassata della libreria (del resto, cosa ci farebbe aperta una libreria universitaria in pieno agosto?) mi rendo conto, camminando un po', che Moncloa è un quartiere piuttosto "autentico" e con una certa impronta intellettualoide; del resto, vi si avverte la vicinanza dell'università.

Prendo la metro (unica concessione alla pigrizia), arrivo a Sol, e mi fermo a mangiare al
Museo del Jamón che sta nella Carrera de San Jerónimo. Ma il
Museo è un posto turistico o no?, mi sono chiesto spesso, perché effettivamente ormai per me è diventata una abitudine andarci. Il fatto che sia una sorta di "catena", ossia abbia delle repliche in giro per la città può non farlo considerare il massimo della tipicità. Diciamo che è un buon punto di equilibrio fra il "sai sempre quello che trovi" e un contesto ambientale che ti fa sentire comunque "in medias res". E anzi, qui ci sono molti spagnoli che comprano prosciutto o che sono in pausa pranzo, mentre magari nei posti ultra "topici" vanno i turisti guidati dalle guide.... (ma anche questo non è del tutto vero: forse effettivamente a Madrid la mescolanza indigeno-turista è realizzata ad ottimi livelli).

All'inizio prendevo il
bocadillo de iberico (nome completo "
jamón de cerdo iberico", la fascia alta dei prosciutti spagnoli che arriva al
pata negra, magari proveniente da Jabugo, luogo di allevamento e produzione
cult) o la
tabla de iberico (un misto di salumi). Ultimamente invece non so resistere quasi mai a
los callos, ossia alla trippa, qui accompagnata dai tipici insaccati
chorizo (il rosso nella foto) e
morcilla (il nero). Di solito il servizio è veloce (mi fermo sempre alla
barra), stavolta il simpatico tipo deve gridare stentoreo almeno due volte "
vamos con los callitos!" e con l'umorismo confidenziale che si permettono quelli che stanno di stare in luoghi storici e gloriosi (vedi Roma.....) quando me li dà mi dice "
aquí tienes los callos, que te me estabas poniendo palidito".

Uno può leggere mille volte le guide, ma niente ti rimane impresso come una osservazione, pur banale, che hai fatto una volta autonomamente. Questo mi è successo quando, proseguendo per questa stessa strada, ho notato per la prima volta come cambiava drasticamente il contesto che mi circondava, passando dal brulichio frenetico delle strade attorno a Sol al clima rarefatto degli improvvisi larghi spazi del
Paseo del Prado. Il "triangolo dei musei": questa è la zona (anche) degli italiani, che all'estero (perlomeno a Madrid) grazie al cielo sembrano un popolo ancora interessato all'arte e alla cultura. Qui ci stanno (ovviamente) il Museo del Prado (antichi maestri), il Thyssen-Bornemisza (ne abbiamo già parlato a proposito della mostra sull'ultimo Van Gogh) e il
Centro de Arte Reina Sofia (arte moderna e contemporanea).
Centro de Arte, appunto, non semplice museo o pinacoteca: all'originario edificio (nella foto è quello chiaro di fronte), famoso soprattutto per contenere il
Guernica di Picasso, è stata aggiunta una parte più nuova, molto bella, che contiene una libreria internazionale, una biblioteca (la si domina dall'alto dalla vetrata a destra nella foto), il
café-restaurante gestito da Sergi Arola, dove sono andato a prendere il caffè. Sergi Arola, catalano, scuola Ferran Adriá, è sbarcato a Madrid non molti anni fa e non senza perplessità prese in mano il ristorante La Broche portandolo alle due stelle Michelin. Rassicurato, ha preso in gestione questo complesso al Reina Sofia; ho controllato, da quando ci sono stato a Marzo non è cambiato nulla. Menomale, perché devo ancora scriverne la impressioni.
Poi, sempre a piedi, ritorno alla Gran Via, sosta alla Casa del Libro, poi plaza de España, di nuovo Moncloa. Fine dell'ultima vuelta.
(vista aerea della Castilla nelle vicinanze di Madrid)
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