acquabblog

Il BLOG de L'AcquaBuona, rivista enogastronomica nella rete, è uno spazio per dialogare, per parlare sì di vino ed enogastronomia, ma anche per divagare, uscendo dai limiti rigidi della rivista. Per gettare sassi nello stagno, per ascoltar la vostra.

23 giugno 2008

Genderizzazione al lavoro

Avevo già accennato in un intervento passato a questo brutto anglesismo: "genderizzazione" ovvero differenziazione sessuale del consumo di beni (nel caso in questione) volta alla migliore trasformazione dei nostri figli in (stupidi) consumatori perfetti.

Ne ho avuto qualche prova terrificante per il compleanno di mia figlia (6 anni), pochi giorni fa.

Essendo la festeggiata femmina, come era ovvio siamo stati abbastanza (non eccessivamente) invasi da un certo numero di barbie o simil barbie... tra queste una ha attratto la mia attenzione. E' vero che nei fumetti e nelle bambole "moderne" si tende a mettere in rilievo alcuni particolari che esaltino un certo modello di femminilità: gli occhi, il vitino da vespa, le gambe snelle e lunghe. Ed è vero che già la Barbie (quella col marchio registrato) ha delle gambe che in natura non se ne trovano, ma pur sempre nei limiti di una gradevolezza estetica. Questa nuova creazione dei maghi del marketing invece no, ha gambe assolutamente sproporzionate, forse i 4/5 dell'intera lunghezza, delle assurde proboscidi lunghe e anche mollicce, raccapriccianti e osservarle bene... ma certo, oggi bisogna vendere scarpe con tacchi non inferiori al decimetro!

Gambe lunghe a parte, la bambola teneva un cartellino tra le mani, a mo' di fumetto, recitante: "Mi piace fare shopping e truccarmi! Vorrei apparire sulla copertina di una rivista di moda!" Mia figlia non sa ancora leggere... pericolo scampato (ora il fumettino è qui accanto al mio computer, come memento...).

Ma la meraviglia maggiore l'ho avuta quando è arrivato un regalo (a me) più gradito: il Sapientino! Quanti ricordi... era uno dei giochi preferiti della nostra infanzia (e infatti, leggo sulla scatola che compie 40 anni!). Se non che... se non che... sotto la scritta Sapientino appare "bambina"!

Volete che vi dica il tema delle schede con cui giocare? "Che cosa uso per farmi bella stasera?" e idiozie simili... non si scappa.

Corollario: la preoccupazione nazionale, dopo le sorti della nazionale di calcio (finalmente "a casa" così le persone potranno concentrarsi su cose più importanti) è ormai quella della sicurezza. La campagna di terrore, manovrata ad arte da forze politiche e grandi mezzi di comunicazione, ha ormai tolto il sonno alla maggior parte degli italiani, che vedono il pericolo ovunque (e magari non lo vedono dove c'è...). Isteria che raggiunge il massimo quando i gioco sono i figli e, specialmente, le figlie.

Non voglio negare che la nostra società sia divenuta, negli anni, un po' più violenta, e sono sicuro che lo sarà ancora per molto, nonostante (anzi, "anche a causa de") le recenti derive razziste e poliziesche. Quindi dovremo in qualche modo attrezzarci ed attrezzare i nostri figli ad affrontare un mondo meno facile e questo non si ottiene certo rimbecillendoli come visto sopra, anzi!

p.s. un consolazione: la bambolozza dalle gambe stiracchiate non ha resistito due giorni tra i i giochi preferiti di mia figlia (e di sua sorella minore). E' sparita chissà dove (ho trovato traccia degli orrendi stivaletti col tacco sotto il tappetino dell'auto) sostituita da carta, pennarelli, stecchi, fiori, tutte (tutte!) le pentole della cucina...

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20 giugno 2008

Il dialogo sul Vernacoliere

Io sono fra i privilegiati che per ragioni di residenza possono leggere, camminando per strada, le locandine del Vernacoliere, glorioso giornale satirico con sede a Livorno. Scolpita nella memoria sarà sempre quella che tradotta in italiano suonava più o meno così: "PRIMI TERRIBILI EFFETTI DI CHERNOBYL: E' NATO UN PISANO FURBO".

E il Vernacoliere sa anche essere preveggente. Avevo pensato di fotografarla a suo tempo, poi mi è passato di mente, ma ho visto che c'è un grande archivio sul sito del giornale, e quindi posso riprodurla qui, la locandina del mese di Maggio dedicata al presunto "dialogo" che Berlusconi voleva avviare con questa scialba e presunta sinistra italiana, e che si è visto che fine ha fatto.

Che dire, su quello che sta di nuovo succedendo a proposito di leggi su misura, arroganza istituzionale, insulti, ma non solo? Questa è l'Italia che la maggioranza degli italiani ha voluto, una simil-dittatura, con una parvenza di opposizione alla quale non si possono fare neanche troppi rimproveri, perché, appunto, l'Italia ha (finalmente!) gettato la maschera e si è mostrata per quello che è, un paese di centro(destra) e clericale. Se il baricentro sta da una certa parte, qualche volta è possibile sporgersi, ma per poco, poi si torna indietro.

Sono sinceramente contento per questi italiani, che hanno avuto la fortuna di avere quello che volevano. E gli altri? Devono scegliere se andarsene (gli amici che lo hanno fatto, ultimamente intere famiglie già formate!, non sentono particolare nostalgia di quello che hanno lasciato), oppure fare come quelli che se ne vanno a vivere in campagna nelle ville con i muri alti: non vedere quello che c'è fuori, e vivere a modo proprio senza essere visti, uscire solo per andarsene sulle colline del Chianti e di Langa, o per prendere qualche aereo...

PS: in Toscana, la fava è quello che si può ben immaginare...

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14 giugno 2008

Bagno Lomi a Tirrenia, dalle stelle alle stalle

Le stelle si riferiscono all'intervento di Riccardo sul Principe di Piemonte, non certo a quello che sto per raccontarvi.

Ho da tempo maturato la convinzione che, vista la stratosferica e truffaldina impennata dei prezzi nella ristorazione al volgere del millenio, ormai non vale più la mezza misura. O si va in qui piccoli posti, di solito in città, volti alla ristorazione per lavoratori, dove i piatti costano meno di dieci euro e alla fine, vino e tutto, si può rimanere sotto i 20, o conviene dirigersi verso il ristorante con pretese, quello in cui il conto non scende sotto i 50 a testa, sperando naturalmente di non prendersi la fregatura.

Il ristorante classico, quello in cui una volta andavano le famiglie per sollevarsi una volta tanto dalla fatica domestica e/o stare in compagnia, è ormai introvabile, e al suo posto prolifera la furberia di chi cucina male, compra materie prime da brivido e, nonostante ciò, ha deciso che le 30.000 lire del pranzo medio prima dell'euro non possano essere meno dei 35 euro attuali.

In questa categoria rientra a pieno titolo il ristorante del Bagno Lomi, a Tirrenia, Pisa. Ci sono capitato due sere fa, insieme a una amica, per fare due chiacchere e con l'intenzione dichiarata di spendere poco. Il ristorante, come molti sorti lungo la spiaggia da Massa a Pisa, conta naturalmente sul piacere di un pranzo vista mare, magari in terrazza se il tempo è bello. Un contorno che rende inutile la ricerca nell'apparecchiatura: tavoli e sedie spartane, tovaglia in linea, sale e pepe sul tavolo.

Bene, c'è lo sciopero dei pescatori e quindi la scelta va a una grigliata di carne, per due. Ma un "antipasto sul mare" scritto in menù mi intriga e ne prendiamo una porzione in due, anche per attendere la cottura alla griglia. Da bere mezzo litro di rosso della casa che non sfigura e che alla fine risulterà la cosa più economica: 3,5 Euro.

Antipasto: due (2) filetti di acciughe alla povera (cotte nell'aceto), due crostini coperti di un'insalatina pomodori e totanetti, una scodella di pepata di cozze. Tutto non male (ne bene!): 10 euro. Sono 20.000 lire... beh, siamo in area euro, ci può stare.

Ma arriva ala grigliata e con essa "il bello". Su un vassoio tondo poco più grande di un piatto grande da pizza, abbiamo: due salsicce troppo salate, quattro piccoli pezzi di rosticciana di maiale in parte poco cotti (il maiale sanguinolento non è ancora apprezzato in Italia), due bistecchine di maiale che forse pesavano complessivamente (osso e tutto) 3 etti, visto che lo spessore non superava i 5 mm, e persino due wurstel industriali... wurstel in una grigliata di carne? ma neppure alle sagre! Confuso con tutto questo ben di Dio un po' di verdura grigliata anch'essa: 3-4 pomodori, meno di uno zucchino a fette, due pezzetti di peperoni, qualche fetta di melanzana. Un contorno esiguo, quasi sembrava più di corredo estetico che una vera portata. Il tutto un po' segnato da quel gusto affumicato-idrocarburico della grigliata fatta in fretta, a fuoco troppo vivo.

La qualità era quella che vi potete immaginare, ma la scopo della serata era chiaccherare e quindi sbocconcelliamo quello che si può, senza angustiarci troppo. A seguire due "sgroppini" (sorbetto al limone con un goccio di vodka, che non sono riuscito a capire se c'era o meno) come tentativo (non riuscito) di pulirci la bocca e due caffè.

Conto prego: 70 euro!

La grigliata, come da menù, costava 15 a testa, e pensare a quelle sessantamilalire in quel piatto in cui la materia prima, forse forse, sfiorava i 5 euro, beh... ma il bello è che quel piatto conteneva assai di più (economicamente) infatti quelle verdure strinacchiate erano un contorno a parte: altri 14 euro!!!

Gli sgroppini, ovvero un po' di gelato al limone frullato con, forse, un goccio di liquore, costavano invece "solo" 4 euro l'uno.

Tentiamo anche una piccola protesta, chiedendo se veramente quelle due verdurette strinate erano un contorno a parte. La cameriera si informa dal "patron" che conferma il conto. Paghiamo, non senza far notare che ci sembra una bella "ladrata" e andiamo con lo scontrino in tasca. Se non altro, penso tra me e me, lo scontrino lo fanno.

Scontrino che riesumo dal portafoglio oggi, per scrivere di questo bel posto e mi accorgo, ultima beffa, che non è che un "riepilogo proforma", nessun valore fiscale, neppure intestato!

Non solo cattivi ristoratori, anche evasori!!!

Bagno Lomi
Viale Tirreno, 36
56018 - Pisa, Loc. Tirrenia (PI)

Foto tratta da sito: http://www.fsppoliziapisa.it

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18 aprile 2008

Passiamo all'azione: WineSurf per bottiglie più leggere

E' stata lanciata oggi una campagna dalla rivista WineSurf, riguardante il peso delle bottiglie da vino. Quante volte vi è accaduto di alzare una bottiglia sulla tavola credendo fosse ancora mezza piena e accorgervi che il peso era invece dovuto solo all'involucro e non al contenuto che ormai vi eravate scolati?

Certo, una bottiglia più alta, più scavata sul fondo, più spessa può anche fare il suo effetto, ma se a rimetterci siamo tutti noi ne vale la pena?

E se nell'articolo di Carlo Macchi, in poche cifre significative, si fa capire quanto facile sarebbe risparmiare tonnellate di vetro, possiamo anche aggiungere che non solo di vetro si tratta, ma anche di energia, e non poca, visto che la produzione di vetro a partire da sabbie e feldspati è una delle attività pià energivore che ci siano.

Una volta le bottiglie si riutilizzavano, poi arrivarono i vuoti a perdere, e se è vero che il vetro può essere facilmente riciclato (ammesso che ci sia la volontà per farlo), l'energia per tornare dal vetro in frantumi alla nuova bottiglia non è poca, e quella nessuno ce la può rendere.

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25 marzo 2008

Pasqua con chi vuoi... Bella storia!


Ebbene si, la prima Pasqua lontano dalla famiglia (di origine). Ma non in qualche resort/agriturismo/b&b... proprio a casetta. Bella storia! Primo effetto: bisogna andare a fare la spesa. Per ragioni indipendenti dalla mia volontà (insonnie, risvegli figlieschi...) arrivo il sabato alle 9.15 davanti ad un “noto supermercato”: c’è gente che già va via col carrello pieno!

Sono finiti i parcheggi, anzi ce n’è uno nel punto più lontano dall’entrata che soffio ai concorrenti infilandomici contromano. Sono finiti i carrelli, bisogna incollarsi a chi sta andando alla macchina per scaricare la spesa. Mi rifiuto, e prendo due di quei cestoni per le piccole spese. Dentro, il primo pensiero che viene è: “prima mi tiro via da questo inferno e meglio è”. Peccato che è un pensiero che hanno tutti, e quindi ci si muove come mosche impazzite.

Fila alle bilance per pesare gli ortaggi. Secondo rifiuto imposto dalla mia dignità: ho il mercato sotto casa, accidenti! Avvicindandomi al settore macelleria/pescheria/gastronomia, capisco che lì c’è l’epicentro dello scontro fisico, poi c'è un certo moderato diradamento. Allora, mentre sento il macellaio che cerca di blandire la folla, afferro poche cose (fra le quali un bel pezzo d’agnello, la tradizione perdiana!) e scappo via. Ma le uova di Pasqua dove stanno?? Me le trovavo sempre belle e pronte a casa!

Esco con quattro buste, che trascino fino alla macchina. Il mio mignolo perderà la sensibilità per un paio di giorni...

PS: poi, a pranzo a casa di amici, bella casa al centro di Pisa, nel di là d'Arno. Chiacchiere e risate, e turbinio di bambini. Insomma, Pasqua con chi vuoi!

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16 marzo 2008

La qualità? È ufficiale: non ce la possiamo permettere

Certo, chi se lo sarebbe aspettato ieri, lì, nella prima pagina in basso del giornale di Carlin Petrini e di Edoardo Raspelli; del giornale di Torino, la città delle raffinate cioccolaterie, del Salone del Gusto (e del Vino, va’), di Eataly; del giornale del Piemonte, la regione delle Langhe, del Castelmagno e del Bra, della raffinata gastronomia…
E invece inizia così: "Adesso gli ecologisti penseranno di averci convinti che è immorale scialare energia e inquinare l'ambiente per trasportare milioni di bottiglie d'acqua minerale da un capo all'altro del Paese. Adesso i sociologi...". Balle: da qualche mese Gabriele Ferraris, collaboratore (esimio, visto che sta in prima pagina) de La Stampa (e non della Gazzetta di Rocca...) è uno di quei torinesi (uno su quattro) che per arrivare a fine mese bevono l'acqua del rubinetto rinunciando alle fresche bollicine a cui erano abituati, "perché un metro cubo d'acqua del rubinetto costa meno di una singola bottiglia della minerale più andante". Ma conserva una bottiglia di San Pellegrino per festeggiare "quando all'hard discount faranno il sottocosto delle fiorentine".
Insomma: è ufficiale e certificato da La Stampa: la qualità non ce la possiamo permettere, non c'è filiera corta che tenga; è la fine di tutti i contorcimenti logici per legare il "buono, giusto, pulito" (ma costoso e di nicchia) alla necessità di sfamare tutti, di tutti gli ecologismi: è che semplicemente non si arriva a fine mese, e si va tutti all'hard discount.

PS: però, a fianco dell'articolo in questione c'era la pubblicità di un'acqua minerale...

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18 febbraio 2008

Da Tripoli ha chiuso



Lo so che non è il primo post di quelli un po' depressivi, e che oltretutto riguardano il mio "orticello". Però, la pasticceria "da Tripoli", che ha chiuso ieri causa sfratto diventato esecutivo, è (era) un posto di quelli storici o quasi per Pisa. Si leggeva sulla guida dei ristoranti di Veronelli del 1985: "Consiglio gastronomico: famosa, a giusta ragione, la torta di frutta della pasticceria Tripoli".


Io e molti amici eravamo affezionati al suo Strudel di mele (piuttosto lontano per la verità dalla versione originale altoatesina) o, in stagione, di castagne, la cui materia prima proveniva direttamente dai banchi del mercato appena fuori dal suo portone. Strudel a parte, le sue vetrine si caratterizzavano per una pasticceria "a grana grossa", poche cremine e molta "ciccia".
Stando al cartello esposto, stanno cercando una nuova sede. Auguri...

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Contro i carnivori

Se bere acqua imbottigliata sempre e comunque (non dico che non esistanto situazioni di necessità in cui ci vuole la bottiglia di acqua minerale) è stupido, ancora più deleterio, per la salute e l'ambiente, è il consumo smodato di carne.

Personalmente non disdegno bistecche e affini, ma credo di passare in macelleria non più di una volta alla settimana, e quindi non mi sento in contraddizione a segnalarvi la Nota alla Nota dell'ultimo dispaccio di Wu Ming. Che possiamo riassumere con una breve citazione: "In Amazzonia, soltanto il 3% della deforestazione è responsabilità dell'industria del legname, mentre il 60% (sessanta per cento!) è colpa dell'allevamento di bovini [Dati 2000-2005]."

Pensateci...

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16 febbraio 2008

In difesa dell'acqua minerale

Abbiamo ricevuto questo comunicato, che mi sembra degno di commento e che quindi pubblico, diversamente dal solito, sul BLOG e non sulla rivista.

ACQUE MINERALI DI VALTELLINA
ADDIO?

Parte da Venezia la crociata contro le acque minerali. L’Italia è al primo posto assoluto nel mondo per consumo di acque minerali e la Valtellina una dei maggiori produttori.

Tutto nasce da Don Gianni Fazzini responsabile dei “ Centri stili di vita” del Patriarcato di Venezia che ha lanciato in fioretto quaresimale che si è trasformato in crociata anti acque minerali. Certamente il buon prelato non immaginava il travolgente successo della sua iniziativa a favore dell’acqua del rubinetto che con il titolo “ imbrocchiamola “ –decisamente azzeccato- ha visto schierarsi a favore tutte le istituzioni, compreso il sindaco filosofo Massimo Cacciari ( bevo acqua corrente tutti i giorni) che dimostra così d’essere in sintonia con il Patriarca Angelo Scola. A questo fiume in piena ecco aggiungersi, con grande entusiasmo Marco Paolini, grande affubulatore, oggi piu’ che mai sulla cresta dell’onda che consegna a questo “ fioretto” il suo significativo contributo. Ma c’è di più : la Veritas, la società di gestione degli acquedotti veneziani, invierà ( sembra gratuitamente) a 100.000 famiglie veneziane una caraffa da frigorifero per incentivare il consumo della “chiara, fresca e dolce acqua del rubinetto”.

Ecco in sintesi il pensiero di Don Gianni Fazzini: il nostro Centro Diocesano è molto sensibile ai problemi del consumo critico. Sicchè in occasione della Quaresima si è suggerito un fioretto che prevede il digiuno dall’acqua minerale. Il nostro è un progetto ambizioso, sostenere con l’equivalente per l’acquisto di acqua minerale in bottiglia, un progetto benefico: la costruzione di acquedotto in Thailandia.

Premesso che l’acqua del rubinetto sia veramente “chiara,fresca e dolce”( personalmente ho qualche dubbio), certamente il commercio delle acque minerali ingenera dei costi ecologici molto alti ( miliardi di contenitori di plastica) ma consegna anche dei ritorni economici di ottimo livello ( fatturato Italia da 3,2 miliardi di euro e oltre 85.000 persone addette ai lavori, senza contare l’indotto). Ho sintetizzato quanto fin qui riportato da quotidiani e radio.

Mi si permetta una piccola osservazione: sono d’accordo con il fioretto quaresimale, sono d’accordo nel raccogliere fondi, ma prima di costruire acquedotti in Thailandia, si pensi a mettere in sesto gli acquedotti italiani, soprattutto quelli del Sud Italia, oggi in condizioni fatiscenti. Poi se non compreremo più acqua minerale non lamentiamoci se migliaia di famiglie resteranno senza reddito, e non dimentichiamo che in provincia di Sondrio il commercio delle acque minerali genera un comparto economico di tutto rispetto.

Attilio dr. Scotti
Giornalista professionista

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07 febbraio 2008

Terziarizzazioni

No, non si parla dei profumi forniti dalle botti di rovere al vino… ma di quella trasformazione che in alcune città (turistiche e/o studentesche) avviene da qualsiasi categoria di negozio a bar/pub. Tempo fa mi arriva la notizia che un nuovo “Caffè letterario” è nato nella mia città con ambizioni innovative ecc ecc. Il luogo è suggestivo, la posizione bella (sul “Lungarno”). Comunico la cosa aggiungendo che “prima c’era una orrenda officina per auto”, e mi viene risposto: “una bellissima officina, vorrai dire. Basta con questa terziarizzazione, voglio che rimanga ancora qualcuno a saldare, riparare…!” Io continuo a rimuginare… “però certo le officine per auto sono veramente bruttine…”.

Poi un giorno, camminando nella zona dove abito (dove c’è un bar ogni venti passi, adibito a sfamare una ingente massa studentesca, e il personale universitario tutto) noto che in una gloriosa ma chiusa da tempo “Casa del Formaggio”, dove avevo notato lavori di ristrutturazione è apparso un cartello. Mi avvicino e leggo: “Caffetteria bar ‘Il bosco delle fate’, prossima apertura…” . Un altro!!

Insomma, meglio le “mani sporche d’olio” (come diceva Battisti) o le focaccine cotto e formaggio??

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05 gennaio 2008

Diario spagnolo/Uno straccio di laicità

È partito anche qui l’attacco della Chiesa contro la laicità dello Stato (dissoluzione dei valori, ecc. ecc.). Il bersaglio, come è naturale, è il Partito Socialista (Operaio) di Zapatero a due mesi dalle elezioni politiche. Ora, se da noi questo tipo di interferenze sono pane quotidiano, qui sono abbastanza una novità. E, va detto, è più semplice replicare con disinvoltura a dei vescovi quando non si ha il Papa “sul gobbo”. Però qui, per cominciare, si è risposto che se i vescovi vogliono partecipare alla vita politica della nazione, che si presentino alle elezioni. Semplice, no?

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18 dicembre 2007

In Italia frutta, ortaggi, olio e vino più che biologici!

Leggo tra le nostre news:

Fitosanitari: è sano il 99% di frutta, ortaggi, cereali, olio e vino
Gli italiani possono stare tranquilli. Il 99,1% di frutta, ortaggi, cereali, olio e vino risultano privi o con una percentuale di residui antiparassitari nei limiti di legge. E' quanto emerge dal Piano nazionale residui antiparassitari (Pnra) del ministero della Salute, giunto al 14 anno. Sul totale degli 8.081 campioni esaminati nel corso del 2006, il 71,4% è risultato totalmente privo di residui e il 27,7% con residui inferiori ai limiti legali di sicurezza. Il numero di campioni di ortofrutticoli analizzati è stato di 6.822, superiore del 56,1% rispetto alla previsione del Pnra. Il monitoraggio è sempre più mirato a controllare le situazioni critiche, esempio le derrate d'importazione e gli alimenti risultati non regolamentari nel precedente anno 2005. In questo caso la percentuale di regolarità è risultata pari al 99%, di cui il 70% assolutamente privo di residui e il 29% con presenza di residui entro i limiti legali di sicurezza.
fonte: Apcom-Alice Notizie (12-12-2007)

Beh... non ci credo neppure se mi pagano!

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12 dicembre 2007

Alcol solo ai maggiorenni. La demagogia vince sempre sull'osservazione della realtà

Da oggi, finalmente, ci siamo allineati ai metodi educativi (in fatto di consumo di alcol) propri dei paesi anglosassoni e degli Stati Uniti in particolare. La ricetta è sempre quella: "proibizionismo". Un bell'atto demagogico che mai ha funzionato e che probabilmente non funzionerà neppure questa volta.

Cosa accade infatti nei paesi dove la vendita di alcolici è vietata ai minori? Credete veramente che un minore che vuole ubriacarsi non trovi il modo? E che la proibizione non incentivi la voglia di ubriacarsi, atto che in questo modo diventa anche trasgressivo? Negli States il sogno degli adolescenti è quello di raggiungere finalmente l'età per prendersi delle sonore sbronze legali, ma nell'attesa non mancherà certo l'amico o il sotterfugio per imbottirsi di alcol ben prima.

In Italia non è, non era, così. Il vino è sempre stato cultura alimentare, ben prima di diventare modaiolo, e ai giovani, anzi, ai bimbi, è sempre stato proposto sì come alimento da evitare, ma mai negato come proibito. Anzi, partendo dal ditino inzuppato nel bicchiere per arrivare ai piccoli sorsi, il consumo del vino e poi di altre bevande alcoliche, cresceva con l'età e con la consapevolezza. E certo, le sbronze arrivavano, ma senza rappresentare un grosso problema.

Oggi la situazione è diversa, si utilizza di più l'alcol per lo sballo, ma non solo quello, forse travolti dai dubbi esistenziali generati dai modelli irraggiungibili che i mezzi di comunicazione continuamente propinano. L'alcol non è la causa, è solo un mezzo per sfuggire alla realtà, e non sarà certo proibendolo che si otterrà qualcosa. Anzi, in futuro le sbronze più facili arriveranno proprio all'inizio della maggiore età, insieme alla bella auto nuova fiammante che raggiunge i 100 orari in 6,6 secondi netti... e l'imperizia nel guidare il bolide si aggiungerà a quella nel contenere la sbronza.

Se volete bene ai vostri figli, e se non sono "fortunatamente" astemi, abituateli a un buon bicchiere prima del fatidico 18esimo anno!

p.s. ovviamente tra proibire l'alcol o pensare a limitare l'uso di mezzi motorizzati troppo potenti non c'era storia. Siamo sì un paese di vignaioli, ma il fatturato automobilistico è un'altra cosa...

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07 dicembre 2007

Due tizi e un certo senso di nausea

Dunque, c'è un tizio che sta in galera perché accusato di reati piuttosto gravi. Anzi, non sta in galera ma agli arresti domiciliari in un ospedale perché ha avuto degli infarti, se non ricordo male. Questo tizio esce dall'ospedale, convoca una televisione molto importante (la quale si precipita), si fa intervistare, dice quello che vuole (siamo o non siamo in democrazia?!) e poi, bontà sua, si riconsegna alle autorità. Io che, tornato a casa, cerco delle notizie sugli "schermini" interattivi del telegiornale di quella televisione (il migliore d'Italia! Dicono in molti) mi ritrovo la sua bella faccia orgogliosamente sparata (esclusiva! esclusiva!) in tre su sei (gli altri tre sono fissi sullo sport, lo spettacolo e il meteo).

C'è poi un'altra tizia che siede nel nostro parlamento e ad una votazione in senato che recepisce un trattato o qualcosa del genere contro la discriminazione sessuale, vota contro. E questa si fa chiamare "teodem", dove "teo" richiama alla teologia, "dem" alla democrazia.

Sento sempre di più un insistente senso di nausea....... Ma cosa sarà?

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11 novembre 2007

Una Piccola Disavventura

Sono andato al primo giorno del Merano Wine Festival. Come al solito ressa iniziale, grande affollamento nelle sale e qualificata presenza di aziende e visitatori. La manifestazione si è inoltre ingrandita, portando a relegare i consorzi nella tensostruttura fuori dall'edifico delle Terme con buona pace della bassa temperatura esterna (poco sopra Merano nevicava). Ma la disavventura personale è avvenuta la sera precedente. Da un mese avevo prenotato per la sera de 9 /11/2007 presso l'agriturismo Niedermaierhof di Castelbello (località all'inizio della valle Venosta). Arrivo nel pomeriggio sicuro della mia sistemazione ma in Casa non c'è nessuno. Telefono al numero della struttura e la signora che risponde mi comunica che non è in casa e che non può ospitarmi dato che si era dimenticata (ride). Mi consiglia di provare ad una pensione vicino alla chiesa!! Insomma mi lascia per la strada. Il mio disappunto non nasce tanto dalla inosservanza di un impegno preso, ma piuttosto dal fatto che ancora avevo una visione dell'Alto Adige come di un mondo dove certi comportamenti e certe regole erano ancora rispettati, dove vi era una ruralità tradizionale ma veritiera, insomma qualcuno che ancora rispettava la parola data. Evidentemente mi sbagliavo.
E se vi capita di passare per Castelbello , dove è di casa Reinhold Messner, siete avvertiti...

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26 ottobre 2007

A Padova la Ragione (per ora) resiste

Sono tornato a Padova dopo una decina d'anni e subito, la sera, ho fatto un giro nella Piazza delle Erbe, che fiancheggia lo splendido Palazzo della Ragione. Zona animata anche di martedì, contrariamente ad altre di questo bel centro storico. Piena di ragazzetti più o meno giovani (ragazzo non connota più una precisa età anagrafica) che si sorbivano l'istituzionale spritz.

Subito notate le impalcature che ne oscurano un lato, proprio dove si trovava un baretto in cui mi sarebbe piaciuto far colazione il giorno seguente (con un ombra di vino e un polpetto appena cotto, magari...) mi sono incamminato verso l'albergo, nel vicino ghetto, riproponendomi comunque la visita mattutina, per godere del bel mercato ortofrutticolo della piazza e della fitta serie di negozietti alimentari all'interno del Palazzo.

Attesa trascorsa con una certa apprensione, vista la repentina sparizione di altri luoghi del genere in giro per l'Italia nell'ultimo decennio (il mercato delle Vettovaglie di Pisa, tanto per fare un esempio, completamente distrutto in pochi anni dalla concorrenza di una bella cintura di ipermercati sorti intorno alla città, e anche, a mio avviso, da una certa incultura del consumatore...). Ma, per fortuna, la mattina dopo, il solito mercato ambulante (tirato su ogni mattino) della frutta (da un lato del Palazzo) e di generi vari, dall'altro, mi ha accolto. Con le bancarelle più o meno grandi, anche un po' malmesse, ma colorate di frutta e verdura di ogni genere. E, sollievo massimo, anche all'interno del Palazzo, la sequela di macelleria, macelleria, macelleria, polleria, polleria, formaggi, formaggi, formaggi, gastronomia, ecc. tipica dei mercati di una volta, dove non si temeva la concorrenza ma anzi ci si raggruppava per genere merceologico, mi ha accolto.

Certo, qualche cambiamento si notava. Numerosi i pakistani tra le bancarelle della frutta, i cinesi a offrire cineserie e abbigliamento (che strane queste diverse attitudini dei diversi gruppi di immigrati), così come in molti altri mercati d'Italia. E tra i negozietti qualche fallanza, un'ampia zona dentro il Palazzo acquistata da una specie di supermercatino, che ha evidentemente sostituito vari esercizi ma mantenendo la tipologia di bancone al pubblico, uno spazio acquistato dal Comune... ma, insomma, niente di drammatico.

E comunque nessun cedimento riguardante la ragione ultima della mia visita: almeno tre macellerie equine, dove ho acquistato un bel chilo di sfilacci di carne di cavallo, rigorosamente lavorati a mano, una abitudine che tento sempre di rispettare visitando Padova.

Alla prossima!

p.s. oggi leggo sui quotidiani "Apertura nuovo centro commerciale a Empoli, attese in sacco a pelo e ressa per essere i primi all'ingresso" Non potendosi trattare di povertà (non si fa la coda per entrare a MediaWorld se si è poveri) direi che siamo messi maluccio...

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17 ottobre 2007

Risparmiare a ogni costo

In questo periodo, sia per la congiuntura economica sia per la frenesia del risparmio ad ogni costo, molte catene di supermercati propongono sconti importanti, fino al 50% del prezzo praticato. E' difficile non cedere alla tentazione di provare se sono così fesso da acquistare olio extra vergine a 10-12 € il litro in piccole aziende quando in supermercato mi si propongono 2 litri al prezzo di poco più di 6 € con la garanzia del prodotto italiano. Porto a casa il prodotto e lo metto in dispensa, finisce l'olio che normalmente uso e mi accingo a utilizzare quello a basso costo ma la la cosa è improponibile: dalla bottiglia esce un odore caratteristico di avvinato-inacetito che fa subito pensare ad olive conservate in pessime condizioni prima della frangitura. Difetto questo che da solo non consentirebbe di scrivere sull'etichetta olio extra vergine di oliva.

E si, perché non tutti sanno che le analisi chimico fisiche non sono sufficienti per la classificazione merceologica degli oli di oliva vi è la necessità della valutazione organolettica che però non è obbligatoria ma presunta. Ovvero io, se le analisi chimiche sono ok, posso scrivere che l'olio è extra vergine senza dover far passare l'olio stesso al vaglio di una panel di assaggio ufficiale. Come dire lo "dico io e questo basta". Il risparmio ad ogni costo (della serie 2 al prezzo di uno, bis ecc.) almeno questa volta non ha dato i risultati sperati.

Ho salvato la mia autostima ma il morale è basso!!

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29 settembre 2007

Autost(r)upidità

Premessa: per attraversare la Toscana in direzione nord-sud (o sud-nord) utilizzando l'automobile esistono due scelte principali. L'Autostrada del Sole (A1) che da Bologna punta diretta verso Roma attraversando Firenze, e la direttiva tirrenica, rappresentata dalla A12 che da Genova arriva, seguendo al costa, a Rosignano, e dalla nuova Aurelia, quasi tutta a doppia carreggiata e doppia corsia (praticamente un'autostrada senza pedaggio) che da Rosignano si congiunge con la Civitavecchia-Roma. Prima che venisse completata la nuova Aurelia e che la A12 raggiungesse Rosignano, per andare da dove abito (Versilia) a Roma era più conveniente prendere la Firenze-Mare e poi la A1, allungando la percorrenza ma diminunendo il tempo di viaggio, ma ora tutto è cambiato e la via costiera è certamente la scelta migliore.

Ma, come potete immaginare la nuova Aurelia non è proprio un'autostrada e in particolare ha un limite di 110 km orari, una vera frustrazione per gli amanti della velocità!

Poche settimane fa l'ho percorsa, anche in periodo abbastanza critico per il traffico (eravamo sempre in agosto) e pensate cosa mi è toccato fare:

110 chilometri a 110 all'ora! Ovvero un'ora e poco più, visto che il traffico a quella velocità era comunque scorrevole. Un'ora di guida rilassata, godendomi anche il paesaggio data la velocità ridotta e un consumo di ben 5 litri ogni 100 chilometri (20 chilometri con un litro). Neppure una lira (euro pardon!) di pedaggio.

Se invece avessi potuto raggiungere i mitici 130 (e magari superarli un poco...) su una bella autostrada, avrei impiegato ben 9 minuti in meno! Avrei sicuramente guidato con più nervosismo e maggior pericolo e non credo che avrei superato i 16 chilometri con un litro. Avrei, infine pagato il pedaggio.

Insomma, per guadagnare 9 minuti su sessanta avrei speso di più (un 25% solo di benzina), rischiato di più e mi sarei stancato di più.

Tutto bene quindi? Abbiamo una bella superstrada che ci rilassa e ci fa risparmiare e ne siamo contenti?

Ma nemmeno per sogno! "Bisogna completare il tratto autostradale tirrenico!" è la parola d'ordine che costantemente risuona nei luoghi del potere e che viene riproposta dai mezzi di informazione. E immaginate che ci sono persino due ipotesi in ballo. La prima, completamente idiota (scusate, non trovo un aggettivo più gentile) è quella di fare una autostrada ex-novo, ovverosia su un tragitto diverso da quello della nuova Aurelia. L'altra, meno idiota ma comunque a un buon livello di stupidità, è quella di trasformare la nuova Aurelia in autostrada, aggiungendo caselli e svincoli e portando, finalmente!, il limite a quei 130 km/h così agognati.

Da piccolo sentivo dire che era la Fiat che comandava in Italia e che le autostrade si facevano per ampliare le sue possibilità di mercato. Ora la Fiat è messa malino, non so quanto comandi più... a chi dare la colpa?

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16 luglio 2007

La fiducia si da alle cose serie.....

Un vecchio slogan pubblicitario recitava "La fiducia è una cosa seria e si da alle cose serie".

Leggo stamani sul Corriere della proposta di depenalizzazione dei reati alimentari e più in particolare del reato di vendita di sostanze avariate; sinceramente rimango allibito. Consentire a chiunque di commercializzare merce avariata e cavarsela con una multa non è certo un messaggio neanche da proporre. Si fa un gran parlare tra politici e esperti del settore, funzionari e ministri, di promozione, sicurezza alimentare, tracciabilità, ecc., poi si dà un bel colpo di spugna alla normativa e se proprio ti va male con 80.000 € te la cavi.

Per il piccolo produttore non cambia nulla, dato che con la vecchia o la nuova normativa chiuderà l'azienda, per i grandi impianti sarà come cambiare un componente della linea di produzione o pagare un piccolo intervento pubblicitario.

Ma quello che mi preoccupa di più è la caduta di fiducia sui prodotti italiani che si avrà all'estero. Parlandone con qualche amico, mi si suggeriva che la norma potrebbe andare a vantaggio delle importazioni estere non europee, molte volte più a rischio delle nostre, e se fosse così sarebbe ancora peggio .....................

Un'ultima annotazione, questo che scriviamo potrebbe essere punibile se venisse approvata la legge in oggetto, dato che un articolo di tale legge prevede multe salatissime per «chi comunica o diffonde, anche a mezzo stampa, informazioni suscettibili di creare panico o allarmismo tra i consumatori».

Attenzione -scrive Mauro Pappagallo del Corriere della Sera- : non notizie false, ma solo suscettibili di creare allarmismo. Suona come un «bavaglio» all'informazione che, come è noto, è base della prevenzione e della capacità del consumatore di sapersi autotutelare.

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05 luglio 2007

OGM a gogò

Non si sa se fanno male, ma neppure se fanno bene, e non si capisce perché dovrebbero essere coltivati (se non per far guadagnare le aziende che li creano, brevettano, immettono sul mercato anche con atti di forza). E' di pochi giorni fa la bella notizia che il tasso di OGM minimo per la certificazione biologica è stato alzato (come mai?)... e, se non bastasse:
http://www.greenpeace.it/parmigiano/gioca.php


Buon divertimento!

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18 giugno 2007

Gli obiettori di coscienza potranno finalmente "sparare"

Nonostante l'abolizione della leva militare la legge prevedeva ancora limitazioni per quei "furbi" che hanno scelto di dedicare un anno della loro vita allo stato in maniera civile, ovvero dichiarandosi obiettori di coscienza al servizio militare. Come ha chiarito la giornalista televisiva, agli ex obiettori venivano vietate alcune attività, in coerenza con la loro scelta, tra queste l'utilizzo dei fucili spara siringhe durante l'esercizio dell'attività veterinaria...

Questo sarà da ora in avanti possibile, e anche molte altre attività, quali il tiro al bersaglio al poligono, ma solo dopo cinque anni dalla fine del servizio civile (anche le chiocciole, d'altra parte, devono spurgare prima di essere mangiate...)

Non so se la giornalista si rendesse conto della idiozia di quanto stesse dicendo (idiozia di una legge dello stato) ma è bene che di tanto in tanto si riparli di queste cose, per capire che livelli di demenza può raggiungere la burocrazia politica quando bisogna blandire qualche centro di potere (in questo caso le gerarchie militari che sempre hanno temuto l'obiezione di coscienza).

Complimenti comunque all'attuale governo progressista, che invece di cassare completamente tali norme da stupidario, ha deciso che un lustro almeno ci vuole, per rifarsi una vita dopo aver cambiato idea. Proporrei comunque che anche agli ex-militari o agli ex-cacciatori, o a tutti i veterinari che hanno sparato una siringa, venisse preclusa qualsiasi attività benefica per un tempo corrispondente. O magari che tutti i politici che cambiano cavallo venissero messi in quarantena per un quinquennio (senza paga naturalmente). Il parlamento e il paese ne avrebbero un sicuro giovamento, forse ci libereremo anche di Giovanardi (l'autore del virgolettato qui in cima).

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05 giugno 2007

Nel Golfo del Tigullio resiste la qualità gastronomica

No, non voglio parlarvi del TigullioVino.it Meeting, che è andato bene e anzi è stato anche santificato dalla nascita di Viola Ronco, figlia dell'organizzatore Filippo (COMPLIMENTI!), ma della mattina dopo, stamani per essere precisi, quando, dopo essermi svegliato sotto la pioggia, ho impiegato l'oretta di tempo che avevo in attesa del treno per girellare nel centro di Rapallo.

Sarà forse che la geografia impervia della riviera ligure impedisce il dispiegarsi massiccio dei supermercati, sarà per la ricchezza dei luoghi, sarà per la grande percentuale di anziani che scelgono Rapallo come buen retiro, sarà per tutto questo insieme, ma passeggiare nella zona commerciale di Rapallo, nella parte più espressamente dedicata ai prodotti alimentari è stato un bell'inizio di giornata.

Tra le numerose gastronomie, i negozi di pesce, le macellerie, i golosissimi panifici (focaccia ligure e al formaggio tanto per dirne due...), le enoteche, i bei bar, ecco che spunta un mercatino ortofrutticolo. Niente di fisso, piccole bancarelle messe su con le cassette della frutta e tavole, ma una bellezza e una varietà dei prodotti da passarci mezz'ora a rigirarsi attorno.

Non ho assaggiato nulla, ma la qualità dei prodotti era evidente, i prezzi più o meno come all'iper, e anzi, come sempre succede, probabilmente inferiori per le verdure di stagione. E poi, mi ripeto, quanta roba diversa che c'era. Ho contato almeno cinque tipi di ciliegie, di provenienza e tipo diverso. Non c'erano semplicemente "le ciliegie", ma i duroni e le ferrovia, di Vignola e della Puglia... e così via per le zucchine, coi bei fiori gialli aperti e turgidi, e le erbette di campo, e le tenere insalatine...

La conclusione è la solita, pochi anni fa tutta l'Italia dava quello che ho visto a Rapallo, e ora? Chi ci ha ridotto così?

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23 maggio 2007

Scuola e ASL... il lungo tragitto del panino scolastico

Ieri mattina passavo di fronte a quella che fu la mia scuola media. All'interno dell'edificio coesiste anche un istituto d'arte e così la merendina durante la ricreazione è un optional assai richiesto.

Ricordo che nel mio liceo c'era la Derna, che faceva sì da bidella, ma aveva messo su anche un piccolo biziness vendendo i panini imbottiti che andava a farsi preparare in un alimentari poco distante. Panini freschi e buonissimi, e a buon mercato.

Poi venne il periodo delle certificazioni sanitarie e dei controlli ASL: chiusero un monte di posticini, ristoranti, baracchine dove si mangiava bene e si spendeva anche poco, e non si potè certo continuare a portare panini non certificati dentro alle scuole (per inciso non si possono neppure più portare dolci fatti in casa, e così se volete festeggiare il compleanno di un vostro figlio dovrete farlo con una bella torta confezionata... pagando di più e godendo di meno).

Di fronte alla mia ex scuola vedo due donne che caricano contenitori termici, di quelli per il trasporto degli alimenti, in macchina e, incuriosito e deformato professionalmente, chiedo a cosa servissero. "Abbiamo portato la merenda ai ragazzi, siamo una cooperativa... da dove? Da Livorno!"

Non so, ovviamente, se quei panini fossero buoni o meno, ma non ho alcun dubbio che far percorrere 100 km (Livorno ne dista 50) a due persone e a un automezzo, per dare la merenda a scuola è un assurdo dal punto di vista economico, energetico, e del buon senso. Per non pensare al tempo e soldi persi in gare e burocrazia.

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22 aprile 2007

Viaggiando in treno, alti e bassi...

Per raggiungere Verona, da Prato, c'è un comodissimo EuroCity (ormai non siamo più in grado di parlare italiano). Salgo e mi accomodo, senza notare troppo lusso nel compartimento. Ma non mi devo lamentare, perché il resto del vagone è in condizioni assai peggiori. Lasciando perdere la sporcizia, che potrebbe essere anche frutto di viaggiatori maleducati, non trovo acqua nel bagno, né carta asciugamani (inutile, visto che non c'è l'acqua), il cesso è rotto e, uscendo, noto che la porta del vagone su cui viaggio è inutilizzabile... devo continuare? E' quello che chiedo al controllore: "se facendo due passi ho notato tutto questo, mi immagino a muovermi lungo il teno!", "non si muova, " risponde sconsolato lui.

A Verona non avrò tempo per il pranzo e così cerco la carrozza ristorante, e quasi per incanto, cambia il mondo: carrozza pulita, piatti di ceramica e posate di acciaio, fiori freschi sul tavolo e cibo più che buono, cucinato espresso e a un prezzo ormai quasi onesto, se confrontato con quello della normale ristorazione. Personale gentile e, fuori dalle ampie vetrate, una magnifica primavera sulla campagna italiana (sì, lo so che questo non è un merito delle FFSS, ma rinforzava l'effetto positivo).

E mi chiedo: "Perché?"

p.s. al ritorno ancora EuroCity per un breve tratto, ma si trattava del Basilea-Venezia, delle Ferrovie Svizzere. Non ho provato il cibo (per fortuna forse...) ma non importa che vi dica come era il resto del treno, vero?

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03 aprile 2007

Vini Naturali: dividi (et impera?)

Sulla stampa l'agricoltura è agli onori della cronaca. Tutto è partito dalla critica rivolta alla COOP che importa i fagiolini dal Burkina Faso. Per riassumere in una frase: "saranno anche solidali, ma tutto il carburante sprecato per portarli in Italia certo non lo è!". Ragionamento che non fa una piega, contro il quale si sono scagliati fior di opinionisti di solito dediti a discutere di ben altri problemi internazionali... ma certo, se si tocca la globalizzazione, magari con vetero argomenti quali la salvezza del pianeta, i benpensanti scendono subito in campo per riportarci alla ragione.

Cosa c'entra questo con i vini naturali? Beh, quest'anno le solite manifestazioni parallele al Vinitaly hanno visto il proliferare di eventi dedicati a questi vini frutto di un rinnovato rispetto per la terra e i suoi prodotti. Bene, verrebbe da dire! Male invece, perché la proliferazione non è avvenuta per riproduzione sessuata, con un incremento netto di vini e vignaioli, ma per scissione. Al grido di "noi siamo più naturali di voi," gruppi di vignaioli si sono arroccati su posizioni distanti e incompatibili. Le multinazionali ringraziano.

A chiosa riportiamo solo il commento di un operatore (da pronunciare in simpatico dialetto romagnolo) : "Se continuano così io il loro vino non lo compro più, vediamo un po' ?!"

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15 febbraio 2007

Fino a che arrivano i barbari

Martedì passato una ricorrenza mi spinge a Forte dei Marmi. Abito a pochi passi dal famoso centro turistico, il luogo mi è familiare, e da tempo irrimediabilmente bombardato da speculazione immobiliare e turismo d'elite. Il piccolo centro non ha ormai nessuna parvenza vitale, essendo ridotto a sequenza di negozi di note marche d'abbigliamento, più per necessità di presenza che per vera convenienza commerciale.

Una distruzione se non altro ormai stabile, peggio di così, pensavo, non si ridurrà il vecchio paese da cui partivano le navi dei marmi apuani.

Ultimamente però l'ho frequentato poco e così, nella luce vitrea della serata piovosa, mi meraviglio quando percorrò la via principale...

Ma il bar ....? Armani

Il caffè all'angolo? Manichini mi osservano da dove prima occhieggiavano paste e cappuccini

I Magazzini del Forte? Quella era già una degenerazione di emporio, un posto ormai giusto per la mutazione dell'agorà in vetrina... Cavalli!

Sottile disagio... scorro le vie deserte, illuminate dalla sequenza di vetrine accese più che dai lampioni stradali, in giro nessuno...

L'obiettivo era quello di cenare da Lorenzo, stellato e famoso ristorante, che, contrariamente alle strade, è popolato...

basetta - camicia bianca - sorrisia32dentiperfetti - capi griffati - ventenni (a quell'età i miei soldi erano forse giusti per la pizza, altro che stelle Michelin) ... sono i conquistatori che bivaccano sulle macerie ancora fumanti

Un gentile cameriere: "ci dispiace, siamo pieni, se volete attendere..."

Sollievo! E fuga veloce verso Viareggio, ancora inespugnata!

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13 febbraio 2007

Il 2% de che?

Titolone su repubblica.it: "Nel 2006 il Pil al 2%". Ma che significa? 2% de che? Poi, leggendo si capisce che è CRESCIUTO del 2%... L'analfabetismo dell'italiano medio nella cultura scientifica, per il quale dobbiamo ringraziare Croce, delle volte è disarmante. Come quando tutti pensavano che l'anno-luce fosse una misura di tempo e dicevano "è successo anni-luce fa!". Ma ora quasi tutti hanno capito che l'anno-luce è una misura di spazio...

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05 febbraio 2007

Ascensore!

Ieri era una splendida giornata e sono andato in Piazza dei Miracoli. Passando vicino alla Torre, ho sentito una signora informarsi se c'era l'ascensore.

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01 febbraio 2007

Fumetti per tutti

Mi vien da ridere a vedere che oggi Repubblica regala il primo numero di una serie di fumetti di TEX. Proverei un certo rimpianto nel mio stato di espatriato in oltralpe che non puo' cogliere una simile occasione se non fosse che ricordo ancora l'ultima volta che cercai di accaparrarmi un pacchetto giornale+omaggio in edicola. Consapevole di quanta gola un omaggio faccia al paesano medio mi presentai di buon'ora in varie edicole, ma incredibilmente mi venne sempre risposto che se volevo potevo avere il giornale, ma che l'omaggio era gia' finito! Ora, o si trattava di una maldestra operazione editoriale che non affiancava un numero di fumetti omaggio in linea con la vendita media giornaliera (non credo) o i vari edicolanti della zona avevano deciso di tener i fumetti per i propri clienti affezionati o per farne commercio clandestino. Non e' incredibile che anche solo per avere in omaggio uno stupido fumetto in Italia si debba fare mafia per entrare nelle grazie dell'edicolante?

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31 gennaio 2007

Vae victis! (Filodiffusione addio?)

Quando, poco più di dieci anni fa, andai a vivere nella casa dove abito tuttora volli assolutamente la filodiffusione. Il motivo era naturalmente la trasmissione non stop di musica classica senza parole che non fossero gli annunci. A quel tempo, Radiotre non era più quella degli Enrico Stinchelli (ora nel cult "La Barcaccia") che dispensava giorno per giorno l'integrale dei concerti per pianoforte di Mozart, o del criptico ma affascinante Paolo Terni: si era già riempita di chiacchiere, spesso inutilmente affettate. Ecco il desiderio della filodiffusione, che aveva oltretutto il fascino del semiclandestino. Esisteva sicuramente, ma pochi avevano idea di cosa fosse, e soprattutto come si potesse ascoltare. Uno dei miei grandi orgogli fu riuscire a trovare, in un negozio faticosamente scovato che ora naturalmente non c'è più, un ricevitore che si poteva addirittura collegare all'amplificatore dello stereo, permettendomi la registrazione di centinaia di cassette piene di ogni ben di dio.

Passano gli anni, dopo internet arriva ADSL. E arriva il fatidico pacchetto, modem e tutto il resto, la lucina ADSL si accende, poi si mette a lampeggiare e si spegne. Riprovo, stessa storia. Disperazione nera. Il tecnico arriva, è cortese e le prova tutte. Non capisce, sta per arrendersi e poi, come illuminato da un lampo divino mi dice: ma non è per caso che lei ha la filodiffusione? Si, rispondo. Mi dispiace, la deve togliere. E di lì inizia una scena straziante, perché la scatolina non si trova, sta dietro una alta libreria stracolma, che io svuoto faticosamente. La scosto, il tecnico punta la scatolina, ci mette le mani dentro e strappa letteralmente i fili.

Ecco, questo mi colpì tanto da farmici pensare più volte nei giorni successivi: una tecnologia è incompatibile con un'altra più vecchia, ed essendo più forte e più "indispensabile" la sconfigge e pretende che sia fisicamente estirpata dai muri. Guai ai vinti!

Ps. Coraggio: la filodiffusione risorge, grazie al digitale della parabola, affiancandosi ai canali francesi, spagnoli, tedeschi dedicati alla musica classica... Ma la "vecchia" filodiffusione continuo a pagarla, ultimo segnale della sua esistenza nel mio passato, una manciata di centesimi al bimestre...

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27 gennaio 2007

I detersivi e la grande Scienza

Quante volte si sentono critiche rivolte agli scienziati, troppo chiusi nel loro mondo di sogni, concentrati su inutilità colossali, indifferenti alle vere necessità del mondo e del mercato. Eh! Ma non è sempre così! Niente affatto, e una dimostrazione la si ha anche osservando in TV alcune pubblicità riguardanti i detersivi...

Prologo.

I detersivi, si sa, oltre che comodi sono inquinanti, e quindi è molto importante utilizzarne una quantità non eccessiva. Però, si raccomandano case costruttrici di elettrodomestici e produttori di saponi, "utilizzatene la quantità indicata."

Non so se avete mai provato, e non so come la notizia si sia diffusa, forse un passaparola, forse un BLOG, ma potete verificare facilmente: dimezzate la quantità di detersivo, l'effetto sarà lo stesso, a vantaggio dell'ambiente naturale e del portafoglio. Personalmente è da molto tempo che metto solo mezza dose nella vaschetta della lavastoviglie e posso assicurarvi che funziona. Non ho dati sulla lavatrice, non essendone un esperto utilizzatore, ma direi che vale la pena provare. Il metodo è semplice: dimezzate la dose, diminuitela ancora, quando pensate di notare qualche peggioramento nel risultato, riaumentatola un pochetto e fermatevi lì (approssimazioni successive, gli scienziati le chiamano...)

Dopo questo necessario prologo passiamo ai fatti. Non crederete mica che i produttori di detersivi dormano? La voce sarà arrivata anche a loro e ecco la prima soluzione per tamponare lo sconveniente calo di fatturato: detersivo in tavolette, molto più comodo, sporca meno e, anche se non si capisce come, lava anche meglio! Beh... poco male, basta evitare di acquistarlo, e se per sbaglio vi ritrovate con una confezione di tavolette al posto della polvere che pensavate di aver infilato nel carrello, basta prenderne una e spezzarla in due, il risultato è assicurato, anche se si perde la comodità di non avere polvere in giro e bisogna tenere la mezza tavoletta residua in attesa fino al lavaggio successivo.

E allora, e allora finalmente ecco che entra in campo la ricerca, la Scienza con la maiuscola, che ci dà finalmente un prodotto innovativo, rivoluzionario (tanto da scomodare nomi quantistici per descriverlo, se non assonanze da supereroe manga) e, soprattutto: inespugnabile. Sempre una tavoletta, ma con nel mezzo piantata una bella sfera dura, un atomo indivisibile di potenza pulente. Avete voglia di provarle tutte, ma se volete dividere la tavoletta dovrete rinunciare a tale atomo, utilizzabile solo in un caso e non nell'altro...


Ci pensate quanta tecnologia dietro questo progresso? Invece che prendere i vari composti che formano un detersivo, triturarli, mescolarli e impacchettarli, ecco che ora bisogna trattarli in macchine separate, assemblarli con un certo gusto estetico (sì, perché le tavolette non sono un informe ammasso di polvere compressa, ma mostrano con chiarezza i vari strati e componenti, ognuno atto a una precisa opera sgrassante, disincrostante, igenizzante... insomma, un po' come in un bel piatto di cucina concettuale) e infine, e infine inserire il duro nocciolo di verità e giustizia nel bel mezzo del mattoncino.


Quindi non dite più che la Scienza non si occupa delle esigenze primarie della popolazione e, se incautamente vi troverete di fronte a questa nuova generazione di detersivi non esitate: dividete in due la pastiglia, il poderoso nucleo si separerà dal resto e potrete scegliere se utilizzarlo subito, o al lavaggio successivo, o magari tirarlo nella spazzatura... sicuri che il risultato NON cambierà.

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23 gennaio 2007

Tutto bene?

Da qualche tempo a questa parte, quando si incontra qualcuno non si chiede più: "come va?" ma direttamente "tutto bene?", come ad anticipare o favorire un sentimento positivo da parte dell'interlocutore. Mi sono spesso chiesto perché succeda, forse semplicemente perché non si ha voglia di sentire i problemi altrui avendone già troppi per conto proprio e quindi si spera di dissuadere o stoppare eventuali lagne... Ma l'operazione può comportare qualche rischio: tempo fa, pur camminando veloce fra gli scaffali di un supermercato ho fatto in tempo a sentire il seguente scambio di battute, degno di un Achille Campanile: "Tutto bene?" "Insomma, è morto mio marito..."

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22 gennaio 2007

Onda su onda

Quando ero studente, tanti anni fa, in un certo punto nel Corso della città dove vivo tutt'ora c'era la Feltrinelli. Poi, questa si è trasferita e al suo posto è arrivato The Body Shop. L'altra sera ho fatto caso per la prima volta che The Body Shop non c'è più, al suo posto c'è Liu-Jo.

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04 gennaio 2007

Ritocchi delle tariffe

E' uscita di recente un'inchiesta sugli aumenti negli ultimi cinque anni dovuti all'introduzione dell'euro. Mi sembra si parlasse del 50% con punte del 90%. Beh, a me e' toccato un aumento del 6000%, o di 60 volte se preferite. Incredibile? Da Guinness dei primati? Puo' succedere, ed e' successo, se uno ha l'insana abitudine di volere internet ed email sul telefono e naturalmente deve pagare una certa tariffa per questo "vizio". Contrariamente a quello che succede con internet "fisso", con internet mobile si paga per Kbite scambiato. La mia tariffa per ogni Kbite scambiato e' di 0.3 centesimi di euro, se sto in Italia, mentre era cinque volte tanto (1.5 cent/Kbite) stando all'estero. Bene, qualche settimana fa, con un innocuo SMS (puntualmente ignorato, con conseguenze disastrose) sono stato avvertito che la tariffa dall'estero passava a 0.9 euro/Kbite, ossia 90 centesimi per Kbite. Un aumento del 6000%, appunto. Bastera' per far entrare me, o chi ha provveduto a questo ritocchino, nel Guinness dei primati?

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23 maggio 2006

Omnivoro

Ho appena cenato cinese, un cinese da asporto, a casa. Di buona qualità, piacevole. Alla fine della cena sul tavolo sono rimaste tutta una serie di vaschette di alluminio. Quindi non mi sono cibato solo di riso, pollo, mandorle, soia, zucchero, sale... ma anche di metallo. E sì che l'alluminio non si trova bel bello in natura, ma va estratto con difficoltà da minerali faticosamente strappati al sottosuolo. E' andato a finire nella spazzatura, e certo avrei potuto fare raccolta differenziata, cercare, faticosamente, un contenitore per l'alluminio e gettarcelo. E poi? E poi lo avrebbero raccolto, ripulito, fuso, di nuovo plasmato in qualche nuova forma utilizzando una quantità di energia non trascurabile (e quindi petrolio, uranio, ancora fatica...). Insomma, comunque la si mette un bello spreco per un effimero pasto.

Oddio, non c'è da meravigliarsi troppo, c'è chi usa un autotreno (li chiamano gipponi...) per fare la spesa o per recarsi al bar. Posso ben dire che in confronto il mio è stato uno spreco trascurabile.

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15 marzo 2006

Duelli e duetti

Sembra che ieri sera una quindicina di milioni di persone abbiano passato la serata guardando in tivvu il duello elettorale tra B e P. Non si dovrebbe parlare di ciò che non si è visto, ma oggi, nonostante un sano tentativo di astinenza, non ho potuto evitare totalmente la cronaca del fatto. "Ha vinto P !", "B è stato più spontaneo", "P ? Meglio di quanto credessi", e così via.

Pensare che il destino della nazione sia legato a un duetto in cui ogni risposta era stata preparata a tavolino, non per riflettere un programma o un'idea politica, ma solo per risultare convincente e attrarre consensi, mi deprime...

La politica come il calcio, e già quello è messo maluccio!

Come abbiamo fatto a ridurci così poi chi lo sa. Una volta a credere a queste imbecillate c'erano solo gli statunitensi, un popolo di bambinoni a cui si può dar da bere tutto (anche del vinaccio contraffatto). Ma finalmente non abbiamo più nulla da invidiar loro.

Belle mie tribune politiche di una volta, con 10 giornalisti avvelenati che sparavano a zero sull'unico politico presente. Ve le immaginate oggi? I nostri maggiori esponenti politici sono diventati delle mammoline che se magari gli sbagli la domanda si alzano e se ne vanno...

Per la prossima volta propongo che i due capibastone si incontrino da soli, magari davanti a una bella boccia di vino bono, e che a noi lascino leggere in pace un libro, o magari i loro programmi, se ne hanno.

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09 marzo 2006

Nel gorgo della tecnologia

Non so perché, ma da qualche tempo i miei cassetti si sono riempiti di cavi, batterie, caricatori di ogni genere e forma. Anzi lo so perché, perché l'ho voluto io. La macchina fotografica digitale con i suoi cavetti, la telecamera digitale idem, il telefono "smart" idem, il lettore mp3 idem, e così via sono cose che ho voluto e comprato. Ma questo rende la vita rischiosissima, perché sempre a rischio di disastro, perché se una cosa smette di funzionare quando ci si è ormai abituati è dura rinunciarvi. E il disastro è puntualmente arrivato: si è guastato il caricatore da auto dell'antennina che serve al navigatore satellitare. E siccome il navigatore lo si usa in auto, il caricatore da auto è pressoché indispensabile. Questo caricatore era la classica "pera" che si infila nell'accendisigari, ma nel lato opposto non aveva attaccato un cavo, bensì una presa usb (mi scuso per il tecnicismo, ma chi mi legge tramite un computer non può non sapere cosa è). Mi sono dunque recato in tutti i negozi di telefonini che, guardato l'oggetto hanno scosso sconsolati la testa. Allora ho preso il toro per le corna, ma al Media World mi hanno gelato: questa cosa non l'abbiamo mai vista. Confuse ricerche su internet ("caricatore auto presa usb"), scoramento finale. Ma poi, il colpo di scena: l'altra mattina entro in una edicola e fra gadget, enciclopedie, guide, biografie, lo sguardo cade su una rivista avvolta nel cellofan che contiene all'interno proprio l'oggetto bramato. Scoprirò poi che si tratta della rivista "Al volante", e con il kit offerto è possibile ricaricare in auto tutti i telefonini possibili e immaginabili. Me ne sono accaparrati tre, spero di essere al sicuro per un po'.

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20 dicembre 2005

Nuovo medioevo


La superficialità sembra aver messo piede in tutti i campi, e fortemente in quello della comunicazione.

Ieri, su Repubblica on-line, si leggeva di una pedana stradale, mirabolante dispositivo che, sfruttando "l'inutile passaggio delle auto", avrebbe generato energia "Senza aumentare l'inquinamento e senza richiedere nessuno sforzo aggiuntivo ai motori delle auto." Si veda il sito del produttore.

Ora, non da ieri si sa che il moto perpetuo non esiste, ovvero che l'energia non si crea dal nulla. Ma questo non ha prodotto nessun dubbio nei redattori de La Repubblica, e neppure nei 200 comuni che si sono già detti interessati a comprare la macchinetta per il costo modico di 37.000 euri.

Il dispositivo in questione sfrutta, ovviamente, l'energia delle automobili, che vengono rallentate al passaggio sulla pedana, per produrre energia. Tutto questo con un rendimento minore di uno e quindi la pedana non solo scrocca (elegantemente) energia dalle tasche degli automobilisti, ma ne spreca anche un po'.

Ma forse l'idea è piaciuta tanto perché diffonde un'aurea di bontà intorno al sogno primario di miliardi di persone: l'automobile. Che ora non solo è bella, desiderabile, confortevole, ma pure amica della natura in quanto ci regala energia senza inquinare neppure un pochino di più.

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