Genderizzazione al lavoro
Avevo già accennato in un intervento passato a questo brutto anglesismo: "genderizzazione" ovvero differenziazione sessuale del consumo di beni (nel caso in questione) volta alla migliore trasformazione dei nostri figli in (stupidi) consumatori perfetti.
Ne ho avuto qualche prova terrificante per il compleanno di mia figlia (6 anni), pochi giorni fa.Essendo la festeggiata femmina, come era ovvio siamo stati abbastanza (non eccessivamente) invasi da un certo numero di barbie o simil barbie... tra queste una ha attratto la mia attenzione. E' vero che nei fumetti e nelle bambole "moderne" si tende a mettere in rilievo alcuni particolari che esaltino un certo modello di femminilità: gli occhi, il vitino da vespa, le gambe snelle e lunghe. Ed è vero che già la Barbie (quella col marchio registrato) ha delle gambe che in natura non se ne trovano, ma pur sempre nei limiti di una gradevolezza estetica. Questa nuova creazione dei maghi del marketing invece no, ha gambe assolutamente sproporzionate, forse i 4/5 dell'intera lunghezza, delle assurde proboscidi lunghe e anche mollicce, raccapriccianti e osservarle bene... ma certo, oggi bisogna vendere scarpe con tacchi non inferiori al decimetro!
Gambe lunghe a parte, la bambola teneva un cartellino tra le mani, a mo' di fumetto, recitante: "Mi piace fare shopping e truccarmi! Vorrei apparire sulla copertina di una rivista di moda!" Mia figlia non sa ancora leggere... pericolo scampato (ora il fumettino è qui accanto al mio computer, come memento...).
Ma la meraviglia maggiore l'ho avuta quando è arrivato un regalo (a me) più gradito: il Sapientino! Quanti ricordi... era uno dei giochi preferiti della nostra infanzia (e infatti, leggo sulla scatola che compie 40 anni!). Se non che... se non che... sotto la scritta Sapientino appare "bambina"!Volete che vi dica il tema delle schede con cui giocare? "Che cosa uso per farmi bella stasera?" e idiozie simili... non si scappa.
Corollario: la preoccupazione nazionale, dopo le sorti della nazionale di calcio (finalmente "a casa" così le persone potranno concentrarsi su cose più importanti) è ormai quella della sicurezza. La campagna di terrore, manovrata ad arte da forze politiche e grandi mezzi di comunicazione, ha ormai tolto il sonno alla maggior parte degli italiani, che vedono il pericolo ovunque (e magari non lo vedono dove c'è...). Isteria che raggiunge il massimo quando i gioco sono i figli e, specialmente, le figlie.
Non voglio negare che la nostra società sia divenuta, negli anni, un po' più violenta, e sono sicuro che lo sarà ancora per molto, nonostante (anzi, "anche a causa de") le recenti derive razziste e poliziesche. Quindi dovremo in qualche modo attrezzarci ed attrezzare i nostri figli ad affrontare un mondo meno facile e questo non si ottiene certo rimbecillendoli come visto sopra, anzi!
p.s. un consolazione: la bambolozza dalle gambe stiracchiate non ha resistito due giorni tra i i giochi preferiti di mia figlia (e di sua sorella minore). E' sparita chissà dove (ho trovato traccia degli orrendi stivaletti col tacco sotto il tappetino dell'auto) sostituita da carta, pennarelli, stecchi, fiori, tutte (tutte!) le pentole della cucina...
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