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Il BLOG de L'AcquaBuona, rivista enogastronomica nella rete, è uno spazio per dialogare, per parlare sì di vino ed enogastronomia, ma anche per divagare, uscendo dai limiti rigidi della rivista. Per gettare sassi nello stagno, per ascoltar la vostra.

19 luglio 2008

Gioco delle Cuvée: le immagini del trionfo!


Eccolo qui, in esclusiva mondiale, il filmato della proclamazione della squadra Toscana quale vincitrice del Gioco delle Cuvée 2008 tenutosi nell'azienda Contadi Castaldi il 17 ultimo scorso.


Alle informazioni del post precedente (a proposito: dati i pasticcetti che ho fatto ripeto i componenti della squadra: Stefania Vinciguerra (capitano), Andrea Gori, Kate Singleton, Luciano Zazzeri, Guido Ricciarelli, Vito Lacerenza, Piergiuseppe Alessandro, Daniele Bartolozzi, Paolo Baracchino, Leonardo Romanelli, Maria Pia La Scala e chi scrive) aggiungo che la giuria che ha giudicato le quindici cuvée si era allenata il palato riconoscendo alla cieca le provenienze di due Champagne, un Cava, due Franciacorta, un Oltrepò, un Trentino ed uno "Sparkling" USA (credo). I più bravi (riconosciute praticamente tutte): Pierluigi Gorgoni (Spirito diVino ed altro) ed Andrea Grignaffini (Ristoranti L'espresso ed altro).

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30 giugno 2008

Smentito!

Avevamo qui pubblicato un intervento che è stato poi smentito. L'autore ci ha chiesto di rimuoverlo.

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13 giugno 2008

Il Flaccianello al Quirinale

Leggo su repubblica.it, a proposito della visita ufficiale di Bush, pranzo al Quirinale:

"Cavatelli e parmigiana e un fuori programma. Nel salone degli Specchi la tavola apparecchiata per sedici su cui sfilano piatti di cavatelli alle verdure, lombata di vitello con melanzane parmigianine e patate novelle. Per dessert un millefoglie, il tutto annaffiato da Fiano di Avellino e Flaccianello della Pieve e per il brindisi uno spumante Ferrari."

Un commentatore enogastronomico acidino direbbe: i soliti ignoranti, sono riusciti a elencare una vino (Fiano) una etichetta specifica (Flaccianello) e una tipologia+azienda (Spumante Ferrari), insomma una bella insalata mista...

E invece io sono rimasto colpito proprio da "Flaccianello della Pieve", uno dei più buoni sangiovese prodotti in Chianti Classico (e non) dall'azienda Fontodi, in quel di Panzano in Chianti (di recente riassaggiato). Insomma, complimenti al giornalista che ha scritto tutto per bene (o al compilatore del comunicato stampa del Quirinale) e complimenti ai Manetti di Fontodi!

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17 maggio 2008

In ricordo di Romano Levi

Nel giorno in cui la notizia e' senz'altro la scomparsa di Robert Mondavi, voglio invece ricordare che un paio di settimane fa, nella notte fra il 2 e il 3 maggio, e' morto Romano Levi, il "grappaiolo angelico". Lanciato alla ribalta da Veronelli all'inizio degli anni settanta, si dice che da sessant'anni un giorno d'autunno accendesse un fiammifero per mettere in moto il suo "alambicco a fuoco diretto", uno strumento unico ed arcaico dal quale traeva quelle grappe oggetto di avido collezionismo in Italia e all'estero. Per ricordare lo scomparso, con gesto assai apprezzabile, una grappa di Levi me l'ha offerta il ristorante Dulcis Vitis di Alba (sito) dove ho concluso la mia trasferta in occasione di Alba Wines Exhibition. Morbida, piena, sensuale.

[immagine tratta dal sito www.vaol.it; esiste un filmato di Romano Levi su Youtube]

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15 maggio 2008

Conferma di Bonilli: non sono più direttore di GRC

È arrivata la conferma di Stefano Bonilli: il post delle 17.24, "Da direttore a ex", inizia così: "Non sono più il direttore editoriale di Rai Sat Gambero Rosso Channel, il canale che ho fondato insieme con Bruno Pellegrino nel 1999."

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Dagospia: è saltato Bonilli dalla direzione del Gambero Rosso Channel?

E due! Dopo che il blog improvvisamente scomparso di Enzo Vizzari era stato il segnale della cancellazione della sua rubrica "A tavola" sul settimanale L'espresso a seguito delle dure critiche alla famigerata copertina "Velenitaly", il fatto che il blog di Stefano Bonilli "Papero giallo" fosse fermo al post del 7 maggio "tagliatelle e pellicole", cominciava a far preoccupare i più sospettosi. Non so se i fatti siano collegati, ma riporto questa notizia apparsa oggi sul sito Dagospia

***
E' stato firmato il contratto di proroga di un anno tra Raisat e Gambero Rosso per l'omonimo canale satellitare, ma è stato rimosso il direttore editoriale, Stefano Bonilli (che con Bruno Pellegrino aveva ideato il canale nella primavera del 1999 e lo aveva diretto per tutti questi anni). La sostituzione è stata voluta dall'amministratore delegato di Raisat Lorenzo Vecchione e dal nuovo direttore del gastro-canale, Guido Barendson.

Il banchiere Paolo Cuccia, vice presidente di GRH (Gambero rosso holding, la società che possiede il Gambero Rosso e la partecipazione al canale Raisat) e l'amministratore delegato di GRH Sergio Cellini, che hanno condotto la trattativa, hanno accettato questo accordo, firmato all'insaputa di Bonilli.

Bonilli aveva fondato il Gambero Rosso, facendolo diventare un autentico marchio nel settore dell'editoria enogastronomica, e ora -da presidente e socio di minoranza di GRH- contesta duramente questa scelta di Cuccia e Cellini. Che avrebbero annunciato altre misure relative a una riduzione delle attività editoriali su carta stampata (rivista mensile, guide, libri).

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13 maggio 2008

Disciplinare del Brunello: domani riunione cruciale

Domani sera si svolgerà una riunione cruciale per il futuro del Brunello di Montalcino. I membri del Consorzio decideranno se cambiare o no il disciplinare del vino, ammettendovi uve diverse dal sangiovese. L'inchiesta giudiziaria su vigneti irregolari che ha coinvolto fra i nomi più importanti, importantissimi poi per il loro impatto sul mercato (Castello Banfi, Frescobaldi, Antinori, Argiano), sta avendo inesorabilmente i suoi effetti dirompenti.

Apprendiamo da winenews.it che a partire da giugno gli importatori americani pretenderanno certificazioni, fornite tramite laboratori di analisi, che attestino la presenza di sole uve sangiovese per il vino che importeranno. Le furbizie italiane stanno arrivando al capolinea, urgono decisioni.

Comunque, una cosa deve essere chiara: il giorno che il disciplinare del Brunello cambierà, quella sarà una data da ricordare per il mondo del vino italiano, e nulla sarà come prima. Significherà la fine del vino come veicolo di territorio e tradizione, e l'inizio del vino inteso come bevanda, seppur in certi casi sublime.

Appena saranno noti gli esiti della riunione, li renderemo noti.

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17 aprile 2008

Bufale Espresse

Poverini, mi sa che i giornalisti de L'espresso che stanno conducendo l'inchiesta sul "Vino al Veleno" (!) hanno seguito fin troppo diligentemente le loro fonti: hanno copiato pari pari quello che hanno scritto i magistrati delle procure, solenni ignoranti in fatto di chimica, spruzzandoci su un po' di sano scandalismo e parolone roboanti (come si usa di questi tempi).

" Gli elementi contenuti nel decreto fanno venire i brividi, e confermano alla lettera l'inchiesta del nostro giornale."; "Quantità industriale", "acidi tossici": la descrizione di uno scandalo colossale che minaccia la salute di milioni di consumatori."...

Beh, andate a vedere cosa scrive Dario Bressanini (collaboratore di Le Scienze) nel suo blog "Scienza in cucina", con tanto di faccine che ridono:

http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/04/16/vino-al-veleno-e-velenitaly-reprise/

Ah, anche questo è un "Blog d'autore" de L'espresso, che dice le cose, e le dice con chiarezza e semplicità. E non è stato (per ora) oscurato!

Ps: Però, anche se bevendo quella roba non ci si accende come dei fiammiferi (però, questa era sfuggita ai due cronisti d'assalto, gliela suggeriamo?), quella roba è una schifezza. Tanto vale trangugiare della Coca Cola DOC, che ha pure lei l'acido fosforico dentro, ma almeno è l'originale e non la contraffazione.
PPs: Però, che fine ha fatto, il giornalismo d'inchiesta....

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11 aprile 2008

Conferme di Vizzari

È appena arrivata la conferma ufficiale da parte di Enzo Vizzari della "cessazione della mia rubrica su L'espresso", a seguito di "certe turbolenze". Nulla cambia, per ora, nel processo di lavorazione delle Guide.

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La fragilità del giornalismo enogastronomico

Ormai, ridotta all'osso, la questione è: ha ragione L'espresso, secondo cui la procura ha individuato nei prodotti delle aziende incriminate acidi letali per la nostra salute (lo ribadisce nel numero che è uscito oggi e si può andare sul sito) o il ministro De Castro che insiste sulla efficacia dei controlli, e ribadisce che le aziende incriminate mettevano solo poco mosto e molta acqua e saccarosio nel "vino" che producevano (vedi qui)? Vedremo chi avrà ragione, si potrà dire, e fermarsi qui.

E invece è successo molto altro. L'espresso, rivista dalla benemerita tradizione di giornalismo d'inchiesta, ha pensato bene nei giorni scorsi di raccogliere materiale d'inchiesta vario sul vino e "spararlo" durante il Vinitaly, con tanto di copertina-killer. Dunque c'è stato il momento, scelto perché durante Vinitaly si parla molto di vino, lo si compra e lo si vende, e il modo, ossia con la copertina che giocando con le parole ha coinvolto la maggiore fiera del mondo.

Ed è stato in quel momento che tutto il mondo dell'enogastronomia si è dimostrato fragilissimo, come fragilissima l'informazione che se ne occupa. Sentendosi anche in qualche modo scavalcata e forse anche sbeffeggiata (ma come, te ne occupi e non hai detto nulla?), urtata dalle semplificazioni e dagli svarioni dei colleghi, è stato significativo come si sia stretta intorno al comparto di cui si occupa: quasi tutti hanno biasimato i modi, i toni, i tempi lasciando spesso sottintesa la valutazione del merito (comunque meritivole della massima attenzione!), e dando solidarietà ai soggetti-vittime (produttori vinicoli, nel caso di Vinitaly, nella massima parte brave persone).

Nel caso del gruppo editoriale de L'espresso, questo ha generato un clamoroso cortocircuito: Enzo Vizzari, da una parte potente direttore delle guide di settore, che gestisce con piglio deciso e manageriale, e dall'altra però "piccolo collaboratore" (parole sue) della rivista L'espresso, avendo anche lui criticato, con particolare veemenza, proprio la copertina del settimanale (come del resto avevano fatto i curatori della Guida di vini Ernesto Gentili e Fabio Rizzari), in un batter d'occhio ha visto mettere fine la sua collaborazione con la testata, e quindi si presume anche quella relativa al settore guide, fra l'altro mentre era a Tokio a visitare i tre stelle Michelin (uno che è riuscito a parlarci è stato "muccapazza", e ne ha dato la notizia relativa qui)

Le cose stanno così, a questo punto. Segnalo solo che i giornali, passato Vinitaly, danno ben poco rilievo dei nuovi sviluppi dell'inchiesta de L'espresso (Repubblica compresa).

Ps: riguardo alla clamorosa confusione fra il caso "vino adulterato" (nocivo per la salute) e quello del "Brunello taroccato" (che tradisce territorio e tradizione) segnalo questo esempio lampante, tratto dall'apertura di un articolo comparso sul Messaggero del 4 aprile:
"Il caso del Brunello arriva fino a Bruxelles. Nina Papadoulaki, portavoce del commissario Ue alla salute ha infatti riferito che la Commissione europea ha chiesto informazioni all'Italia sul caso del vino adulterato. La domanda è stata inoltrata tramite il sistema europeo di allerta rapida: una specie di «linea rossa» che collega 24 ore su 24 i 27 Stati Ue e la Commissione per tutte le eventuali questioni o interrogativi legati alla sicurezza alimentare."

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08 aprile 2008

Montalcino: una spiegazione plausibile?

Riprendo nel titolo quello di Carlo Macchi su Winesurf per commentare il suo pezzo. Intanto devo dire che spesso mi trovo d'accordo con Carlo, e anche questa volta l'incipit del suo articolo, sul “Cretinismo a Montalcino?” mi trova in risonanza, tanto che più o meno avevo espresso le stesse idee in un recente commento. Poi Carlo, grazie alla sua "gola profonda", ci spiega che le ragioni potrebbero essere finanziarie: un ettaro a Brunello DOCG vale assai di più (anche per le banche) di un ettaro a DOC Sant'Antimo e così spacciare vigne di Merlot per vigne di Sangiovese non era un modo (stupido) per fare Brunello bastardo, ma piuttosto per aumentare il valore dei propri ettari a fini di garanzie bancarie.

Spiegazione certamente plausibile, ma, se il risultato di tutto sarà veramente quello che si prospetta, ovvero che, di fronte al dato di fatto, si tenterà di rendere meno "terribile" il disciplinare di una delle due denominazioni più forti d'Italia, permettendo annacquamenti del sangiovese, ecco che allora ci si deve chiedere se questo scandalo sia stato tale o se non sia stata invece una regia ben orchestrata a far scoppiare tutto.

Avremmo infatti, di fronte a un sicuro danno di immagine (che si può far presto dimenticare) una bella rivalutazione economica di tutti quegli ettari che ora non possono (potrebbero) rientrare nella DOCG. Un bel colpo per le aziende poco oneste, un bel danno per le oneste e spesso piccole realtà, e per il Brunello di Montalcino.

Insomma, in due parole, il solito condono che premia i furbi e mazzia gli onesti. Evidentemente si sente aria di ritorno all'antico...

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05 aprile 2008

Ore 9, produttori di Montalcino in riunione

Stamattina, ore 9.10: una piccola folla scende dalle scale che portano al "piano alto" dello spazio del Vinitaly dedicato al Consorzio del Brunello di Montalcino. Sono i produttori che hanno appena terminato una riunione nella quale hanno ascoltato le comunicazioni del presidente Cinzano Marone ed altri interventi. Riunione resasi indispensabile per decidere una "linea comune" da tenere nella risposta alla sempre più insistente curiosità dei visitatori di Vinitaly, siano essi giornalisti, operatori o semplici appassionati.
Chi ci riferisce dell'esito della riunione è Achille Mazzocchi, appassionato produttore, uomo di impeccabile eleganza e con le idee molto chiare da "sangiovesista" convinto. Idee che mette in pratica a Le Macioche, che peraltro ha "sfornato" quest'anno un delizioso Brunello 2003.
Per la cronaca, mentre preparavamo la piccola intervista, è passato proprio Cinzano Marone, che ha tenuto a precisare che la riunione appena terminata era solo la prima di una serie che inizierà già dal martedì successivo alla fine di Vinitaly.

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04 aprile 2008

Montalcino, si alza la bufera.

Vinitaly, sala stampa, mi arriva sulla tastiera una comunicato appena stampato del Coordinamento Cooperazione Alimentare (grande distribuzione).

Il presidente Paolo Bruni: "Chiediamo alle istituzioni che venga fatta immediata chiarezza e che siano resi pubblici i nomi dei criminali che hanno danneggiato l'immagine e il prestigio dei vini italiani..."

Ora, nel mondo alimentare si fanno tante porcherie. Mettere vitigini non autorizzati in un vino a DOC è certamente scorretto... ma parlare di criminali?!

La grande distribuzione ha paura di polemiche indiscriminate che mettano in campo anche la critica nei confronti dei prezzi troppo bassi e che quindi coinvolga i prodotti più presenti nel loro settore ma, a parte che parlando di Brunello non si capisce cosa c'entrino i prezzi troppo bassi, ci piacerebbe che Bruni e colleghi relativizzino maggiormente. Di criminali al mondo ce ne sono di peggiori, chi inquinia o chi bombarda, o chi usa la chimica nel vino, se proprio volgiamo restare in tema... con rischi magari per la salute e non solo per il portafoglio.

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03 aprile 2008

Scoop: vigne spiantate a Montalcino?

Qui al Vinitaly siamo stati raggiunti dalle notizie di nuovi sviluppi (clamorosi) in relazione allo scandalo delle "vigne irregolari": una azienda top, dal Brunello internazionalmente considerato al top, avrebbe nottetempo SPIANTATO quattro ettari di vigna. Attendiamo altri sviluppi: stay tuned!

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30 marzo 2008

Che sta succedendo a Montalcino?

Diciamolo chiaramente: la prima e più prolifica fonte di informazioni su quello che sta succedendo a Montalcino è quell’indomabile grafomane di Franco Ziliani. Sarebbe impossibile riassumere tutto quello che ha scritto in questi gorni (meglio andare direttamente su vinoalvino.org). Comunque lui ha posto chiaramente all’attenzione dei “vinofili”, ed è stato poi abbondantemente citato e ripreso, i "rumors" secondo cui vigneti “non di Sangiovese” erano stati scoperti all’interno delle parcelle iscritte alla DOCG Brunello di Montalcino, che notoriamente ha un disciplinare rigidissimo: vino ottenuto da sangiovese in purezza. Inizialmente non ha fatto nomi, poi questi nomi sono venuti (in parte): Antinori (Pian delle Vigne), Frescobaldi (Castelgiocondo), Argiano.

A questo, e non poteva essere altrimenti, ha saldato il sacrosanto discorso che chi ha le papille degustative a posto, non può non accorgersi che certi Brunello sono troppo diversi da quello che ci si aspetta da un sangiovese in purezza (cloni vecchi o nuovi che siano), e quindi quello che è successo non è che una ratifica “legale” di quello che molti pensavano già. E in effetti molti degustatori hanno papille degustative così a posto che ne parlano tranquillamente (in privato) di questa storia, e ci ridacchiano anche un po’ sopra.

Vediamo allora di riassumere alcune delle cose che sono venute fuori, con tanto di fonti:


26 marzo, forum del Gambero Rosso: Daniele Cernilli getta acqua sul fuoco

“Facciamo un'ipotesi. Alcune aziende grandi, che hanno decine, se non centinaia di ettari nel quadrante sud-occidentale di Montalcino, hanno iscritto vigneti nel catasto del Brunello. Nel corso degli anni, per il mal dell'esca, per altre questioni, in tali vigneti sono stati messi a dimora vitigni diversi dal sangiovese, utilizzati non per il Brunello, ma per altri vini, che sono regolarmente in produzione. In altre vigne, magari di più recente impianto, invece, è stato messo del sangiovese, per recuperare dei quantitativi perduti. Quindi tutta la faccenda potrebbe essere semplicemente un problema di mancata corrispondenza fra il cartaceo e la realtà [il corsivo è mio]. Siccome dai controlli effettuati, a detta di Campatelli [direttore del Consorzio del Brunello - NDR], non si sono riscontrate delle irregolarità in cantina, qui c'è solo un modo poco ortodosso di affrontare delle pratiche burocratiche. Un'irregolarità, certo, che va sicuramente sanzionata, ma non uno scandalo epocale come qualcuno, che peraltro non fa neanche un nome perché sa bene che tutto si risolverà in una bolla di sapone e non vuole correre rischi, sta sostenendo con strepiti e schiamazzi.


28 marzo, La Repubblica – Firenze: Michele Bocci, i primi nomi

"Ettolitri di vino fermi in cantina, migliaia di bottiglie bloccate, vigne sotto sequestro. L’indagine della guardia di Finanza di Siena sul Brunello allungato con vitigni francesi ha già interrotto l’attività di tre importanti produttori di Montalcino: Frescobaldi, Antinori e Argiano, per cui lavorerebbero le persone finite sotto inchiesta per frode. Tutto il frutto della vendemmia 2003 in poi per adesso non può essere mosso da dove si trova […] Se fossero confermati i sospetti della procura [di Siena] […] alla fine si arriverebbe al coinvolgimento di sette grandi produttori della zona sud-ovest del territorio di coltivazione, che da soli mettono in vendita in tutto il mondo circa un terzo di tutto il Brunello prodotto.” L’inchiesta è partita da un “controllo ai controllori”, da parte dell’Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari nei confronti del Consorzio di Montalcino. “Le visite nei vigneti e nelle cantine sono iniziate a novembre, quando si è scoperto che alcuni produttori utilizzebbero uve di vitigni francesi come Merlot, cabernet Sauvignon e Petit Verdot dentro il Brunello in una percentuale che varierebbe dal 10 al 25%. […] Le vigne sono sotto sequestro. Stesso provvedimento per le botti.”

Il Consorzio del Brunello puntualizza in un comunicato che nel 2007, secondo i suoi controlli, “non conformità” nei vigneti sono state riscontrate in 17 ettari su 1667, ossia meno dell’1%. Ma sono state riscontrate.

29 marzo La Stampa: l'inviato a Montalcino Vanni Cornero su “Il giallo del Brunello impuro”.

Anche qui si nominano Antinori, Frescobaldi ed Argiano, ma si riporta la smentita della procura di Siena (già raccolta nel sito winenews.it) riguardo a quello che sembrava un allargamento dello scandalo: “qualcuno a Montalcino avrebbe usato vini del sud per ‘tagliare’ il Brunello vendemmia 2003, un’annata con rating a 5 stelle [sono 3, in realtà – NDR] che risultava già venduta al 50%” per “gonfiare quantitativamene una produzione molto richiesta”.
Cornero riporta anche un parere “alla Cernilli” di James Suckling, influente critico referente di Wine Spectator per i vini italiani, e preso dal suo blog: “Non credo salterà fuori un grosso affare. […] Le mie fonti sostengono che si tratta con tutta probabilità di un onesto errore secondo cui è stata usata una partita sbagliata di barbatelle di vite, mentre inizialmente venivano piantate le vigne”.

Insomma, errori marginali o conferme “poliziesche” di quello che alcuni hanno sempre pensato e sostenuto?

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24 febbraio 2008

Il ministro Damiano: abbiamo interrotto anticipatamente la vendemmia

Il ministro per il lavoro uscente Cesare Damiano ha visitato Benvenuto Brunello, ed è stata l'occasione per delle simpatiche metafore: "anche le annate meno fortunate hanno la loro riserva"; "abbiamo interrotto anticipatamente la vendemmia, ma è positivo quello che abbiamo seminato e raccolto". E la vendemmia 2008? "Sarà una bella gara fra contadini...".
A fianco del ministro Francesco Marone Cinzano, proprietario dell'azienda Col d'Orcia e nuovo presidente del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino.

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21 febbraio 2008

Il Chianti Classico? È finito!

Il n. 4 (Chianto Classico RS 2006 – Badia a Coltubuono)? Finito.
Il n. 22 (Chianti Classico 2006 – Castello di Monsanto)? Finito.
Il n. 29 (Chianti Classico 2006 – Castello di Volpaia)? Finito.
E poi: Felsina? Finito. Isole e Olena? Finito. Fontodi? Finito. Querciabella? Finito. Il Chianti Classico 2005 di Riecine? Finito.

I panieri dei sommelier tornavano desolantemente vuoti. E questo non alla Sagra del Vino, ma alla presentazione della “Chianti Classico Collection”, nella sezione dedicata alla stampa specializzata . Bella Collection! E poi suvvia, sarete pur bravi, ma trattasi sempre di Chiantini “Base”… “Cala da 'sta cerecia”, dicono dalle mie parti, ed una deliziosa signora toscana mia dirimpettaia di un tempo, che non so come ci era finita, traduceva: “scendi da codesto ciliegio”.

Ps: tutto ciò accadeva al secondo giorno della sessione di assaggi dei Chianti Classico 2006, verso le ore 12. Ma lo aggiungo solo per la precisione

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12 febbraio 2008

Resiste il Tocai friulano (solo in Italia, e per poco)

È stato firmato ieri (vedi lancio Apcom riportato nelle nostre news) il decreto del ministero delle Politiche agricole secondo cui, per ora, le aziende friulane potranno ancora chiamare Tocai Friulano il loro vino se destinato al mercato nazionale, solo Friulano se destinato all'esportazione. Ma questo solo in via provvisoria, in attesa della sentenza definitiva della Corte di giustizia europea. Insomma, una telenovela senza fine, sulla quale però vale la pena di ricordare che la UE, su questo, fu così nobile da tutelare un paese (allora) extracomunitario come l'Ungheria ai danni di uno comunitario (il nostro). Un esempio di "tafazzismo" (bottigliate sui propri attributi), un esempio del nostro scarso peso e/o dell'inettitudine della nostra classe politica (del tempo), o sottili strategie economiche/di mercati...?

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30 gennaio 2008

Anteprima Amarone 2004


Non sembra passato un anno, ma un secolo, da quando un burbero direttore del Consorzio dei vini della Valpolicella bollò la degustazione alla cieca come pratica invisa dalle parti di Verona. Menomale: eccole, quest’anno, le settanta bottiglie classicamente incappucciate e con i numeroni incollati sopra... e i sommelier assai solerti e bravi, un'ottima prestazione per loro ed una marcia in più per il servizio di Anteprima Amarone. Peccato però che nella sala del Palazzo Gran Guardia i posti a sedere non fossero sufficienti e illustri degustatori della stampa estera, sulla quale quest’anno il Consorzio peraltro ha investito parecchio, abbiano atteso un bel po’ prima di trovare uno strapuntino... Ma il Consorzio ha investito anche su di noi! Bello il Grand Hotel: garage, facchini, e forse la mia prima vera spremuta di arancia rossa non diluita in una colazione d’albergo!


Non so se se ne parli poco o molto, ma bisogna sottolinearlo: l’Amarone appare sempre di più come un fenomeno enologico. Senza dilungarci troppo (lo faremo magari nell’articolo ”ufficiale”), riportiamo solo due dati: la quantità di uve messe a riposo (ossia fatte appassire) per produrre Amarone (e Recioto) ha seguito la progressione (in milioni di chili): 15.5 (2005), 23.6 (2006): 25.7 (2007); il numero di bottiglie vendute (in migliaia): 5400 (2005), 8.218 (2006), 8.350 (2007).

Fenomeno enologico o metodo per arricchirsi velocemente, a scapito del vino base Valpolicella, per il quale peraltro i produttori più "pensanti" stanno eliminando la pratica del ripasso (oltre alla barrique, ma questa è ormai storia vecchia)?


Gli Amarone 2004 hanno goduto di una annata assai favorevole (ma non come l'ultima, la 2007 che si preannuncia - pare - veramente strepitosa perlomeno nel "punto di partenza") e i fondamentali del bel vino in generale ci sono: nasi ampi e opulenti, beva dal bell'allungo, finali in espansione e spesso di lunghezza notevolissima. La stilistica? Io credo che non si debba pretendere dall'Amarone di essere "fine, elegante" perlomeno senza che queste caratteristiche siano affiancate o trasfigurate dal calore e dalla dolcezza del frutto. E queste sono le caratteristiche, a mio parere, dei migliori Amarone, e va detto che in generale le batterie da sei davano molte belle soddisfazioni. Poi, le stecche non sono mancate, e neanche quelli che fanno dell'Amarone un sostituto del Recioto, rendendolo inabbinabile (con la scusa della "meditazione", ma non si medita bene con un vino pesante da bere e magari anche da sorseggiare....)

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24 gennaio 2008

A pranzo con Angelo Gaja e Nicolò Incisa


Ore 13.30 di ieri: in orario sulla mia tabella di marcia, parcheggio in via Verdi 22 a Cecina, di fronte al ristorante Scacciapensieri. Mi aspetta un pranzetto solitario, quando vedo sfrecciare (a piedi) Angelo Gaja che mi scruta. Poi torna indietro: "Come vaaaa... vedo che pubblicate sempre le mie c....te! Sei a pranzo qui? Però, mica ti mangi un panino a pranzo tu, eh... Stai con noi! C'è anche Nicolò Incisa, anzi mettiti qua, vicino a lui". Apprendo che l'occasione di questo pranzo conviviale è stata una degustazione comparata dei vini di Piemonte e Toscana di Gaja e Incisa, alla presenza di un collaboratore della Revue du Vin de France.


Il pranzo inizia. Gli altri si godono gli spaghetti alle vongole veraci? Per lui puntarelle! Poi, i pesci giganteschi che sfoggia Aldo Buonazia (patron di questo storico locale che ha fatto scuola nella zona) bolliti con olio o maionese casalinga. Gli altri cedono al millefoglie alla crema? Per lui un'arancia.

Nicolò Incisa da parte sua è appena rientrato dal Sudamerica, in Argentina ha un nuovo collaboratore che vende il Sassicaia en primeur. A proposito di Sassicaia, mi informo se ha trovato nuovi mercati. E nel caso, aumenterà la produzione? "No, rimane stabile sulle centomila bottiglie, anche perché conviene averne sempre una in meno della richiesta..." E Gaja apostrofa: "Eccolo là, lo sapevo che iniziava a far domande! I mosti concentrati, profumatamente finanziati dal denaro pubblico! Chi li produce, da dove vengono, dove vanno? Di questo si dovrebbero occupare i giornalisti del vino, altro che del numero delle bottiglie di Sassicaia!"

Incisa è piuttosto preoccupato perché i produttori aumentano ma lo stile dei vini di Bolgheri è ancora piuttosto incerto e poco identificabile. E vede nei suoi colleghi una spinta all'isolazionismo nei confronti delle zone con le quali prima era collegato, ossia la pisana Montescudaio e la livornese Val di Cornia. Un isolazionismo che non condivide e considera perdente.

Mi sembrava di aver orecchiato qualcosa riguardo a delle trattative in corso e al momento di salutare chiedo a Gaja se non stia per caso comprando qualcosa: "Comprare io? Semmai vendo!"

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22 dicembre 2007

OCM vino: come è andata

Dunque, qualche giorno fa l’OCM vino ha avuto il suo varo definitivo in sede europea. Visto che abbiamo seguito un pochino la vicenda, vediamo come è andata, anche in riferimento alle dichiarazioni del sottosegretario Tampieri dell'11 dicembre che avevamo riportato in questo post. Ci serviremo di questo pezzo di Enrico Brivio apparso su ilsole24ore.com.

Estirpazione vigneti: da 400mila ettari previsti inizialmente si è trovato l'accordo su 175mila (“ora siamo a 200mila ma potranno scendere ancora”, aveva detto il sottosegretario)
Zuccheraggio: non viene abolito ma limitato (viene limitato l’innalzamento alcolico consentito); per compensare, quattro anni di aiuti per i mosti concentrati che sono un modo più costoso ma molto migliore per alzare l’alcol rispetto a buttare dentro dello zucchero; “non scalfiamo il rapporto con la Germania per quel po’ di vino che fanno con l’aiuto dello zucchero”, aveva detto più o meno il sottosegretario.
Distillazione di crisi: ancora per quattro anni.
Liberalizzazione entro 11 anni dei diritti di impanto.
Soldi: 190 milioni di euro per l'Italia, 251,3 comprendendo lo sviluppo rurale, nel 2008-9; 170, aveva detto addirittura pessimisticamente Tampieri, e siamo per il primo anno effettivamente il paese più beneficiato; nel 2015 la dotazione dinanziaria sarà di 376,4 mln di euro, più o meno quella della Spagna

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