Diciamolo chiaramente: la prima e più prolifica fonte di informazioni su quello che sta succedendo a Montalcino è quell’indomabile grafomane di Franco Ziliani. Sarebbe impossibile riassumere tutto quello che ha scritto in questi gorni (meglio andare direttamente su
vinoalvino.org). Comunque lui ha posto chiaramente all’attenzione dei “vinofili”, ed è stato poi abbondantemente citato e ripreso, i "rumors" secondo cui vigneti “non di Sangiovese” erano stati scoperti all’interno delle parcelle iscritte alla DOCG Brunello di Montalcino, che notoriamente ha un disciplinare rigidissimo: vino ottenuto da sangiovese in purezza. Inizialmente non ha fatto nomi, poi questi nomi sono venuti (in parte): Antinori (Pian delle Vigne), Frescobaldi (Castelgiocondo), Argiano.
A questo, e non poteva essere altrimenti, ha saldato il sacrosanto discorso che chi ha le papille degustative a posto, non può non accorgersi che certi Brunello sono troppo diversi da quello che ci si aspetta da un sangiovese in purezza (cloni vecchi o nuovi che siano), e quindi quello che è successo non è che una ratifica “legale” di quello che molti pensavano già. E in effetti molti degustatori hanno papille degustative così a posto che ne parlano tranquillamente (in privato) di questa storia, e ci ridacchiano anche un po’ sopra.
Vediamo allora di riassumere alcune delle cose che sono venute fuori, con tanto di fonti:
26 marzo, forum del Gambero Rosso: Daniele Cernilli getta acqua sul fuoco
“Facciamo un'ipotesi. Alcune aziende grandi, che hanno decine, se non centinaia di ettari nel quadrante sud-occidentale di Montalcino, hanno iscritto vigneti nel catasto del Brunello. Nel corso degli anni, per il mal dell'esca, per altre questioni, in tali vigneti sono stati messi a dimora vitigni diversi dal sangiovese, utilizzati non per il Brunello, ma per altri vini, che sono regolarmente in produzione. In altre vigne, magari di più recente impianto, invece, è stato messo del sangiovese, per recuperare dei quantitativi perduti. Quindi tutta la faccenda potrebbe essere semplicemente
un problema di mancata corrispondenza fra il cartaceo e la realtà [il corsivo è mio]. Siccome dai controlli effettuati, a detta di Campatelli [direttore del Consorzio del Brunello - NDR], non si sono riscontrate delle irregolarità in cantina, qui c'è solo un modo poco ortodosso di affrontare delle pratiche burocratiche. Un'irregolarità, certo, che va sicuramente sanzionata, ma non uno scandalo epocale come qualcuno, che peraltro non fa neanche un nome perché sa bene che tutto si risolverà in una bolla di sapone e non vuole correre rischi, sta sostenendo con strepiti e schiamazzi.
28 marzo, La Repubblica – Firenze: Michele Bocci, i primi nomi
"Ettolitri di vino fermi in cantina, migliaia di bottiglie bloccate, vigne sotto sequestro. L’indagine della guardia di Finanza di Siena sul Brunello allungato con vitigni francesi ha già interrotto l’attività di tre importanti produttori di Montalcino: Frescobaldi, Antinori e Argiano, per cui lavorerebbero le persone finite sotto inchiesta per frode. Tutto il frutto della vendemmia 2003 in poi per adesso non può essere mosso da dove si trova […] Se fossero confermati i sospetti della procura [di Siena] […] alla fine si arriverebbe al coinvolgimento di sette grandi produttori della zona sud-ovest del territorio di coltivazione, che da soli mettono in vendita in tutto il mondo circa un terzo di tutto il Brunello prodotto.” L’inchiesta è partita da un “controllo ai controllori”, da parte dell’Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari nei confronti del Consorzio di Montalcino. “Le visite nei vigneti e nelle cantine sono iniziate a novembre, quando si è scoperto che alcuni produttori utilizzebbero uve di vitigni francesi come Merlot, cabernet Sauvignon e Petit Verdot dentro il Brunello in una percentuale che varierebbe dal 10 al 25%. […] Le vigne sono sotto sequestro. Stesso provvedimento per le botti.”
Il Consorzio del Brunello puntualizza in un comunicato che nel 2007, secondo i suoi controlli, “non conformità” nei vigneti sono state riscontrate in 17 ettari su 1667, ossia meno dell’1%. Ma sono state riscontrate.
29 marzo La Stampa: l'inviato a Montalcino Vanni Cornero su “Il giallo del Brunello impuro”.
Anche qui si nominano Antinori, Frescobaldi ed Argiano, ma si riporta la smentita della procura di Siena (già raccolta nel sito winenews.it) riguardo a quello che sembrava un allargamento dello scandalo: “qualcuno a Montalcino avrebbe usato vini del sud per ‘tagliare’ il Brunello vendemmia 2003, un’annata con rating a 5 stelle [sono 3, in realtà – NDR] che risultava già venduta al 50%” per “gonfiare quantitativamene una produzione molto richiesta”.
Cornero riporta anche un parere “alla Cernilli” di James Suckling, influente critico referente di Wine Spectator per i vini italiani, e preso dal suo blog: “Non credo salterà fuori un grosso affare. […] Le mie fonti sostengono che si tratta con tutta probabilità di un onesto errore secondo cui è stata usata una partita sbagliata di barbatelle di vite, mentre inizialmente venivano piantate le vigne”.
Insomma, errori marginali o conferme “poliziesche” di quello che alcuni hanno sempre pensato e sostenuto?
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