acquabblog

Il BLOG de L'AcquaBuona, rivista enogastronomica nella rete, è uno spazio per dialogare, per parlare sì di vino ed enogastronomia, ma anche per divagare, uscendo dai limiti rigidi della rivista. Per gettare sassi nello stagno, per ascoltar la vostra.

11 luglio 2008

È arrivato l'Iphone!

E' arrivato l'Iphone, benvenuto Iphone! La Apple è sbarcata nel mercato dei telefonini anche in Italia, e, come è stato più volte detto da quando questo delizioso oggettino è stato presentato dalla casa madre, ha segnato (o segnerà) una piccola rivoluzione. Ah, la Apple, ah, il Macintosh... Io sono "macintoshiano" da sempre, o, meglio, dalla fine degli anni '80. I miei "capi" all'università usavano Mac e mi sono adeguato. Verso il '90 ho scritto la tesi di laurea su un "SE 30"(vedi foto), e ho continuato. Nel frattempo la Apple è andata in crisi, poi è risorta grazie all'Ipod e oggi chi sceglie Mac entra a far parte di una comunità lievemente "fighetta" alla quale mi sono ritrovato dentro indipendentemente dalla mia volontà...


E ora, l'Iphone! Che, naturalmente, molti (vantandosene) possiedono già da tempo, avendolo comprato dove già c'era e poi "craccato", e già che c'erano hanno colto l'occasione per diventare neofiti dell'internet mobile. E che tenerezza mi fanno quando raccontano di mandare email o aggiornare blog magari dalla spiaggia, mi fanno tornare indietro di tre annetti buoni e ricordare la mia emozione/eccitazione di quando pucciando i piedi nella sconfinata bassa marea dell'oceano di Galicia, con il mio Treo fotografavo e inviavo le foto per email agli amici in Italia....

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07 luglio 2008

una serata diversa


Mia figlia , sedicenne , mi ha convito ad accompagnarla con una amica al concerto degli Jethro Tull, formazione rock degli anni '70 che recentemente ha compiuto 40 anni di attività.La situazione era sinceramente imbarazzante. Vi era un nutrito gruppo di giovani e un ben più folto gruppo di 40-50-60 enni in maglietta con l'iconografia del gruppo che fin che le luci del giorno e della piazza ( eravamo a Pistoia Blues), hanno reso riconoscibili i volti, si sono contenuti ma sceso il buio si sono scatenati. Il concerto è stato all'altezza della fama del gruppo e, nonostante la pausa di 20 minuti tra una parte del concerto e l'altra forse dovuta all'età, Ian Anderson ha saputo riempiere il palco con le sue evoluzioni musicali e sceniche.
La cosa interessante della serata è stata che i giovani non considerano questi gruppi come dei matusalemmi, poiché data la differenza di età, sarebbe stato come se io, all'età di mia figlia, avessi voluto andare ad un concerto di Beniamino Gigli ! Il lato triste è che se i giovani affollano i concerti di questi sessantenni ( anche in compagnia di chi è coetaneo con chi suona) significa che vi è poco di veramente nuovo e valido nel panorama musicale giovanile odierno.
Un' ultima nota in qualche modo positiva : vi erano dei giovanissimi al concerto e anche, come il sottoscritto, genitori con figli: una sola volta mio padre mi accompagnò, per motivi logistici, ad un concerto rock negli anni 80, ma non pensò mai, di entrare con me, ne io l'avrei voluto. Oggi, forse,le cose sono cambiate.

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30 giugno 2008

Smentito!

Avevamo qui pubblicato un intervento che è stato poi smentito. L'autore ci ha chiesto di rimuoverlo.

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25 giugno 2008

È arrivata la Catalogna!


Niente paura, è arrivata la Catalogna... a Pisa, portando un po' di depliant, qualcosa della sua gastronomia, un po' di vini (veramente buono il Cava Castillo Perelada Brut Reserva, con dei freschissimi agrumi e dietro la "lievitosa" mollica di pane, l'ideale per un torrida domenica simil-agostana). E poi le "torri umane" davanti al palazzo della Scuola Normale, e una danza di giganti...

Ah, povera Catalogna, sedotta e abbandonata... dai nostri Critici folgorati sulla via di Damasco, che hanno cominciato a fare la spola con Cala Montjoi ... copertine, articoli, estasi mistiche... Salvo poi emanare un "contrordine compagni! Ci vogliono le trattorie dove si mangia bene e si spende poco! (Questa sì che si chiama originalità! ndr), che però scelgano accuratamente materie prime d'eccellenza, che siano intelligenti ma veraci testimoni del territorio e delle tradizioni, che non stiano nelle guide, sennò che scoperte facciamo, e che ci vengano gentilmente e con cortese sollecitudine segnalati dai lettori "hobbysti", che poi ci pensiamo noi ..." (Salvo poi ri-gonfiare di nuovo il petto e dire "tanto comunque da Adrià ci vado a Settembre", c'è chi può....).

PS: scusate, questo discorso sulle copertine e gli articoli che seguono le mode è veramente stucchevole, libri e giornali sono prodotti editoriali che si devono vendere.

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20 giugno 2008

Il dialogo sul Vernacoliere

Io sono fra i privilegiati che per ragioni di residenza possono leggere, camminando per strada, le locandine del Vernacoliere, glorioso giornale satirico con sede a Livorno. Scolpita nella memoria sarà sempre quella che tradotta in italiano suonava più o meno così: "PRIMI TERRIBILI EFFETTI DI CHERNOBYL: E' NATO UN PISANO FURBO".

E il Vernacoliere sa anche essere preveggente. Avevo pensato di fotografarla a suo tempo, poi mi è passato di mente, ma ho visto che c'è un grande archivio sul sito del giornale, e quindi posso riprodurla qui, la locandina del mese di Maggio dedicata al presunto "dialogo" che Berlusconi voleva avviare con questa scialba e presunta sinistra italiana, e che si è visto che fine ha fatto.

Che dire, su quello che sta di nuovo succedendo a proposito di leggi su misura, arroganza istituzionale, insulti, ma non solo? Questa è l'Italia che la maggioranza degli italiani ha voluto, una simil-dittatura, con una parvenza di opposizione alla quale non si possono fare neanche troppi rimproveri, perché, appunto, l'Italia ha (finalmente!) gettato la maschera e si è mostrata per quello che è, un paese di centro(destra) e clericale. Se il baricentro sta da una certa parte, qualche volta è possibile sporgersi, ma per poco, poi si torna indietro.

Sono sinceramente contento per questi italiani, che hanno avuto la fortuna di avere quello che volevano. E gli altri? Devono scegliere se andarsene (gli amici che lo hanno fatto, ultimamente intere famiglie già formate!, non sentono particolare nostalgia di quello che hanno lasciato), oppure fare come quelli che se ne vanno a vivere in campagna nelle ville con i muri alti: non vedere quello che c'è fuori, e vivere a modo proprio senza essere visti, uscire solo per andarsene sulle colline del Chianti e di Langa, o per prendere qualche aereo...

PS: in Toscana, la fava è quello che si può ben immaginare...

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13 giugno 2008

Il Flaccianello al Quirinale

Leggo su repubblica.it, a proposito della visita ufficiale di Bush, pranzo al Quirinale:

"Cavatelli e parmigiana e un fuori programma. Nel salone degli Specchi la tavola apparecchiata per sedici su cui sfilano piatti di cavatelli alle verdure, lombata di vitello con melanzane parmigianine e patate novelle. Per dessert un millefoglie, il tutto annaffiato da Fiano di Avellino e Flaccianello della Pieve e per il brindisi uno spumante Ferrari."

Un commentatore enogastronomico acidino direbbe: i soliti ignoranti, sono riusciti a elencare una vino (Fiano) una etichetta specifica (Flaccianello) e una tipologia+azienda (Spumante Ferrari), insomma una bella insalata mista...

E invece io sono rimasto colpito proprio da "Flaccianello della Pieve", uno dei più buoni sangiovese prodotti in Chianti Classico (e non) dall'azienda Fontodi, in quel di Panzano in Chianti (di recente riassaggiato). Insomma, complimenti al giornalista che ha scritto tutto per bene (o al compilatore del comunicato stampa del Quirinale) e complimenti ai Manetti di Fontodi!

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22 maggio 2008

Dai fratelli Cavallotto

Ultima edizione di Alba Wines Exhibition, terminata un paio di settimane fa. Dopo le sessioni di assaggio mattutine, una organizzazione encomiabile aveva programmato piccoli "eventi" pomeridiani con transfer multipli incrociati. Ed eccoci dunque qui, nell'azienda dei Fratelli Cavallotto per una verticale di Barolo Bricco Boschis Vigna San Giuseppe dal 1971 in poi (sette annate).

Io, che ho frequentato la tenuta di Elio Grasso (vedi copertina dell'Atlante delle vigne di Langa di Slow Food editore, per intenderci), credevo di aver "visto tutto". E invece... E siccome le parole e le foto non sarebbero bastate, ecco il filmatino...


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17 maggio 2008

In ricordo di Romano Levi

Nel giorno in cui la notizia e' senz'altro la scomparsa di Robert Mondavi, voglio invece ricordare che un paio di settimane fa, nella notte fra il 2 e il 3 maggio, e' morto Romano Levi, il "grappaiolo angelico". Lanciato alla ribalta da Veronelli all'inizio degli anni settanta, si dice che da sessant'anni un giorno d'autunno accendesse un fiammifero per mettere in moto il suo "alambicco a fuoco diretto", uno strumento unico ed arcaico dal quale traeva quelle grappe oggetto di avido collezionismo in Italia e all'estero. Per ricordare lo scomparso, con gesto assai apprezzabile, una grappa di Levi me l'ha offerta il ristorante Dulcis Vitis di Alba (sito) dove ho concluso la mia trasferta in occasione di Alba Wines Exhibition. Morbida, piena, sensuale.

[immagine tratta dal sito www.vaol.it; esiste un filmato di Romano Levi su Youtube]

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15 maggio 2008

Conferma di Bonilli: non sono più direttore di GRC

È arrivata la conferma di Stefano Bonilli: il post delle 17.24, "Da direttore a ex", inizia così: "Non sono più il direttore editoriale di Rai Sat Gambero Rosso Channel, il canale che ho fondato insieme con Bruno Pellegrino nel 1999."

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Dagospia: è saltato Bonilli dalla direzione del Gambero Rosso Channel?

E due! Dopo che il blog improvvisamente scomparso di Enzo Vizzari era stato il segnale della cancellazione della sua rubrica "A tavola" sul settimanale L'espresso a seguito delle dure critiche alla famigerata copertina "Velenitaly", il fatto che il blog di Stefano Bonilli "Papero giallo" fosse fermo al post del 7 maggio "tagliatelle e pellicole", cominciava a far preoccupare i più sospettosi. Non so se i fatti siano collegati, ma riporto questa notizia apparsa oggi sul sito Dagospia

***
E' stato firmato il contratto di proroga di un anno tra Raisat e Gambero Rosso per l'omonimo canale satellitare, ma è stato rimosso il direttore editoriale, Stefano Bonilli (che con Bruno Pellegrino aveva ideato il canale nella primavera del 1999 e lo aveva diretto per tutti questi anni). La sostituzione è stata voluta dall'amministratore delegato di Raisat Lorenzo Vecchione e dal nuovo direttore del gastro-canale, Guido Barendson.

Il banchiere Paolo Cuccia, vice presidente di GRH (Gambero rosso holding, la società che possiede il Gambero Rosso e la partecipazione al canale Raisat) e l'amministratore delegato di GRH Sergio Cellini, che hanno condotto la trattativa, hanno accettato questo accordo, firmato all'insaputa di Bonilli.

Bonilli aveva fondato il Gambero Rosso, facendolo diventare un autentico marchio nel settore dell'editoria enogastronomica, e ora -da presidente e socio di minoranza di GRH- contesta duramente questa scelta di Cuccia e Cellini. Che avrebbero annunciato altre misure relative a una riduzione delle attività editoriali su carta stampata (rivista mensile, guide, libri).

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09 maggio 2008

Madrid, 2 maggio


A Madrid il 2 maggio è festa. Anzi, è festa in tutta la "Comunidad de Madrid". Ogni Comunidad spagnola (noi diremmo regione, ma la Comunidad è qualcosa di più: la catalana, la gallega, la basca, per dire, hanno la loro lingua come ufficiale accanto alla castellana nei cartelli, ecc., e poi si stanno via via approvando gli statuti che ne regolano le autonomie) ha la sua festa, e quella di Madrid è il 2 maggio in ricordo della ribellione contro l'invasore napoleonico (chi non conosce la terribile fucilazione di "El tres de mayo de 1808" di Goya?), ossia il "levantamiento del dos de mayo".


Il 2 di maggio, poi, è piazzato come meglio non si può: è il giorno dopo del primo maggio, e quest'anno, essendo un venerdì, ha consentito un clamoroso ponte di quattro giorni con conseguenti mega spostamenti sulle strade (in questi casi, mentre in Italia si evocano tanto per cambiare immagini biblico-religiose come "esodo" e "controesodo", che possiede credo il record della parola più orribile che si possa concepire, in Spagna si preferiscono immagini efficientistiche come "operación salida", ossia operazione partenza).

Questo 2 di maggio è stato fra l'altro particolare come bicentenario, appunto, del 1808, e le celebrazioni politiche erano più imponenti del solito, dominate dalla rampante presidentessa della Comunidad Esperanza Aguirre, che nelle lotte intestine del Partito Popolare dopo la sconfitta alle ultime elezioni l'ha spuntata sul sindaco di Madrid, il moderato e colto Alberto Ruiz-Gallardón, che pure doveva essere il protagonista della festa.


Di prima mattina, dunque, a Sol si preparano discorsi politici, e a Plaza Mayor e a Plaza De Cibeles concerti. El Corte Inglés apre alle 11 invece che alle 10, la Fnac alle 12 invece che alle 11. Madrileñi pochi, turisti tanti, molti italiani. Io da parte mia decido che non si può non andare (tanto per cambiare!) a La Mallorquina, mitica pasticceria che sta proprio a Sol angolo Calle Mayor (ho trovato un video qui), e, fra le mille tentazioni spagnolissime non posso non cedere ancora una volta alla bamba de nata, memore delle mie infantili passioni per i maritozzi con la panna. Mentre me la pappo dirigendomi verso Plaza Mayor ad un certo punto penso che è veramente straordinaria la sia lievitazione, che le dà una consistenza veramente "aerea". Sempre in Calle Mayor, c'è un'altra pasticceria, El Riojano, dalla pomposo ma veramente bel "portale" in legno, che ha realizzato anche una torta con il simbolo della Comunidad de Madrid.


E infine, a Plaza Mayor, nei preparativi del concerto una gigantografia del "Dos de Mayo de 1808 en Madrid", sempre di Goya, per ricordare ciò che si celebra.

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17 aprile 2008

Bufale Espresse

Poverini, mi sa che i giornalisti de L'espresso che stanno conducendo l'inchiesta sul "Vino al Veleno" (!) hanno seguito fin troppo diligentemente le loro fonti: hanno copiato pari pari quello che hanno scritto i magistrati delle procure, solenni ignoranti in fatto di chimica, spruzzandoci su un po' di sano scandalismo e parolone roboanti (come si usa di questi tempi).

" Gli elementi contenuti nel decreto fanno venire i brividi, e confermano alla lettera l'inchiesta del nostro giornale."; "Quantità industriale", "acidi tossici": la descrizione di uno scandalo colossale che minaccia la salute di milioni di consumatori."...

Beh, andate a vedere cosa scrive Dario Bressanini (collaboratore di Le Scienze) nel suo blog "Scienza in cucina", con tanto di faccine che ridono:

http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/04/16/vino-al-veleno-e-velenitaly-reprise/

Ah, anche questo è un "Blog d'autore" de L'espresso, che dice le cose, e le dice con chiarezza e semplicità. E non è stato (per ora) oscurato!

Ps: Però, anche se bevendo quella roba non ci si accende come dei fiammiferi (però, questa era sfuggita ai due cronisti d'assalto, gliela suggeriamo?), quella roba è una schifezza. Tanto vale trangugiare della Coca Cola DOC, che ha pure lei l'acido fosforico dentro, ma almeno è l'originale e non la contraffazione.
PPs: Però, che fine ha fatto, il giornalismo d'inchiesta....

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11 aprile 2008

Una piccola riflessione

Domani è la giornata dedicata alla riflessione elettorale vorrei dare il mio modesto contributo con questa poesia di Giovanni Giudici: un vero invito alla onestà intellettuale.

Una sera come tante
di G. Giudici


Una sera come tante, e nuovamente
noi qui, chissà per quanto ancora, al nostro
settimo piano, dopo i soliti urli
i bambini si sono addormentati,
e dorme anche il cucciolo i cui escrementi
un’altra volta nello studio abbiamo trovati.
Lo batti col giornale, i suoi guaiti commenti.

Una sera come tante, e i miei proponimenti
intatti, in apparenza, come anni
or sono, anzi più chiari, più concreti:
scrivere versi cristiani in cui si mostri
che mi distrusse ragazzo l’educazione dei preti;
due ore almeno ogni giorno per me;
basta con la bontà, qualche volta mentire.

Una sera come tante (quante ne resta a morire
di sere come questa?) e non tentato da nulla,
dico dal sonno, dalla voglia di bere,
o dall’angoscia futile che mi prendeva alle spalle,
né dalle mie impiegatizie frustrazioni:
mi ridomando, vorrei sapere,
se un giorno sarò meno stanco, se illusioni

siano le antiche speranze della salvezza;
o se nel mio corpo vile io soffra naturalmente
la sorte di ogni altro, non volgare
letteratura ma vita che si piega nel suo vertice,
senza né più virtù né giovinezza.
Potremmo avere domani una vita più semplice?
Ha un fine il nostro subire il presente?

Ma che si viva o si muoia è indifferente,
se private persone senza storia
siamo, lettori di giornali, spettatori
televisivi, utenti di servizi:
dovremmo essere in molti, sbagliare in molti,
in compagnia di molti sommare i nostri vizi,
non questa grigia innocenza che inermi ci tiene

qui, dove il male è facile e inarrivabile il bene.
È nostalgia di un futuro che mi estenua,
ma poi d’un sorriso si appaga o di un come-se-fosse!
Da quanti anni non vedo un fiume in piena?
Da quanto in questa viltà ci assicura
la nostra disciplina senza percosse?
Da quanto ha nome bontà la paura?

Una sera come tante, ed è la mia vecchia impostura
che dice: domani, domani… pur sapendo
che il nostro domani era già ieri da sempre.
La verità chiedeva assai più semplici tempre.
Ride il tranquillo despota che lo sa:
mi numera fra i suoi lungo la strada che scendo.
C’è più onore in tradire che in essere fedeli a metà. [1]


[1] G. Giudici, La vita in versi (1956), Milano, Mondadori, 2000.

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Conferme di Vizzari

È appena arrivata la conferma ufficiale da parte di Enzo Vizzari della "cessazione della mia rubrica su L'espresso", a seguito di "certe turbolenze". Nulla cambia, per ora, nel processo di lavorazione delle Guide.

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La fragilità del giornalismo enogastronomico

Ormai, ridotta all'osso, la questione è: ha ragione L'espresso, secondo cui la procura ha individuato nei prodotti delle aziende incriminate acidi letali per la nostra salute (lo ribadisce nel numero che è uscito oggi e si può andare sul sito) o il ministro De Castro che insiste sulla efficacia dei controlli, e ribadisce che le aziende incriminate mettevano solo poco mosto e molta acqua e saccarosio nel "vino" che producevano (vedi qui)? Vedremo chi avrà ragione, si potrà dire, e fermarsi qui.

E invece è successo molto altro. L'espresso, rivista dalla benemerita tradizione di giornalismo d'inchiesta, ha pensato bene nei giorni scorsi di raccogliere materiale d'inchiesta vario sul vino e "spararlo" durante il Vinitaly, con tanto di copertina-killer. Dunque c'è stato il momento, scelto perché durante Vinitaly si parla molto di vino, lo si compra e lo si vende, e il modo, ossia con la copertina che giocando con le parole ha coinvolto la maggiore fiera del mondo.

Ed è stato in quel momento che tutto il mondo dell'enogastronomia si è dimostrato fragilissimo, come fragilissima l'informazione che se ne occupa. Sentendosi anche in qualche modo scavalcata e forse anche sbeffeggiata (ma come, te ne occupi e non hai detto nulla?), urtata dalle semplificazioni e dagli svarioni dei colleghi, è stato significativo come si sia stretta intorno al comparto di cui si occupa: quasi tutti hanno biasimato i modi, i toni, i tempi lasciando spesso sottintesa la valutazione del merito (comunque meritivole della massima attenzione!), e dando solidarietà ai soggetti-vittime (produttori vinicoli, nel caso di Vinitaly, nella massima parte brave persone).

Nel caso del gruppo editoriale de L'espresso, questo ha generato un clamoroso cortocircuito: Enzo Vizzari, da una parte potente direttore delle guide di settore, che gestisce con piglio deciso e manageriale, e dall'altra però "piccolo collaboratore" (parole sue) della rivista L'espresso, avendo anche lui criticato, con particolare veemenza, proprio la copertina del settimanale (come del resto avevano fatto i curatori della Guida di vini Ernesto Gentili e Fabio Rizzari), in un batter d'occhio ha visto mettere fine la sua collaborazione con la testata, e quindi si presume anche quella relativa al settore guide, fra l'altro mentre era a Tokio a visitare i tre stelle Michelin (uno che è riuscito a parlarci è stato "muccapazza", e ne ha dato la notizia relativa qui)

Le cose stanno così, a questo punto. Segnalo solo che i giornali, passato Vinitaly, danno ben poco rilievo dei nuovi sviluppi dell'inchiesta de L'espresso (Repubblica compresa).

Ps: riguardo alla clamorosa confusione fra il caso "vino adulterato" (nocivo per la salute) e quello del "Brunello taroccato" (che tradisce territorio e tradizione) segnalo questo esempio lampante, tratto dall'apertura di un articolo comparso sul Messaggero del 4 aprile:
"Il caso del Brunello arriva fino a Bruxelles. Nina Papadoulaki, portavoce del commissario Ue alla salute ha infatti riferito che la Commissione europea ha chiesto informazioni all'Italia sul caso del vino adulterato. La domanda è stata inoltrata tramite il sistema europeo di allerta rapida: una specie di «linea rossa» che collega 24 ore su 24 i 27 Stati Ue e la Commissione per tutte le eventuali questioni o interrogativi legati alla sicurezza alimentare."

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19 marzo 2008

Quanto sono interessanti le carte dei vini dei locali fiorentini?

Durante l'ultima edizione di Taste, salone del gusto fiorentino nato da un'idea di Davide Paolini, preso "in gestione" da Pitti Immagine ed ambientato dal 15 al 17 marzo nella suggestiva Stazione Leopolda, è stata presentata l'edizione 2008 di "Pappa e Ciccia", guida ai ristoranti, osterie, trattorie, vinerie di Firenze e provincia, curata da chi della Firenze "mangereccia" conosce gli anfratti più nascosti, ossia il giornalista Leonardo Romanelli. Edita da AIDA Edizioni (www.aidanet.it), ha 134 pagine e costa 6,50 euro, e si confronta con gli appassionati del mangiare bene nel sito www.pappaeciccia.golagioconda.it dove sono accolti suggerimenti, critiche, ecc.

Ma a proposito, quanto sono interessanti le carte dei vini dei locali della capitale di una regione cruciale per la nostra viticoltura? Ecco lo scambio di battute fra Paolini e Romanelli.

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16 marzo 2008

La qualità? È ufficiale: non ce la possiamo permettere

Certo, chi se lo sarebbe aspettato ieri, lì, nella prima pagina in basso del giornale di Carlin Petrini e di Edoardo Raspelli; del giornale di Torino, la città delle raffinate cioccolaterie, del Salone del Gusto (e del Vino, va’), di Eataly; del giornale del Piemonte, la regione delle Langhe, del Castelmagno e del Bra, della raffinata gastronomia…
E invece inizia così: "Adesso gli ecologisti penseranno di averci convinti che è immorale scialare energia e inquinare l'ambiente per trasportare milioni di bottiglie d'acqua minerale da un capo all'altro del Paese. Adesso i sociologi...". Balle: da qualche mese Gabriele Ferraris, collaboratore (esimio, visto che sta in prima pagina) de La Stampa (e non della Gazzetta di Rocca...) è uno di quei torinesi (uno su quattro) che per arrivare a fine mese bevono l'acqua del rubinetto rinunciando alle fresche bollicine a cui erano abituati, "perché un metro cubo d'acqua del rubinetto costa meno di una singola bottiglia della minerale più andante". Ma conserva una bottiglia di San Pellegrino per festeggiare "quando all'hard discount faranno il sottocosto delle fiorentine".
Insomma: è ufficiale e certificato da La Stampa: la qualità non ce la possiamo permettere, non c'è filiera corta che tenga; è la fine di tutti i contorcimenti logici per legare il "buono, giusto, pulito" (ma costoso e di nicchia) alla necessità di sfamare tutti, di tutti gli ecologismi: è che semplicemente non si arriva a fine mese, e si va tutti all'hard discount.

PS: però, a fianco dell'articolo in questione c'era la pubblicità di un'acqua minerale...

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10 marzo 2008

Le elezioni spagnole? Che noia!

Sullo schermo, in alto a destra, una sbarretta si scurisce a mano a mano che, dalle otto a mezzanotte circa, vengono completati gli scrutini. Sotto, due numeri: sono i posti conquistati nel "Congreso" (“escaños”) dal PSOE e dal PP. Nel frattempo quattro ospiti in studio parlano a turno (mi riferisco a ciò che ho visto, la trasmissione della TVE). Ad un certo punto i numeri sono 172-150, la maggioranza assoluta (176) per il PSOE sembra in vista, poi si allontana. Il numeri per Zapatero continuano ad oscillare fra 168 e 169. Tutto qui; a parte, ogni tanto, le percentuali dei vari partiti.
Che noia! Nessun exit poll “che va preso con le molle” o che si accavalla con le prime proiezioni orgogliosamente declamate da giovanotti con brillantina ma che comunque “vanno prese con le pinze”, anzi, per parlar chiaro, a cui non crede più nessuno. E che poi si accavallano, e sono contraddette clamorosamente, con i “dati scrutinati” che passano con le ore dal 5% al 10% e che quindi non sono rappresentativi…
Comunque, i posti nel “Congreso” sono stati alla fine 169-153 contro i 164-148 del 2004, ossia il divario rimane invariato e Zapatero dovrà comunque essere appoggiato da altri partiti per far approvare le leggi; e la legge elettorale andrà cambiata (e a quanto pare cambierà) perché un partito come Izquierda unida, che ha preso quasi un milione di voti, si ritrova con due soli “parlamentari”.

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04 marzo 2008

Il direttore della Guida Michelin Italia: la "rossa" è per l'emozionalità in cucina

Perché, ci si chiede spesso, nell'individuare il vertice assoluto della nostra gastronomia le guide dei ristoranti italiani nel corso degli anni sono andati convergendo su alcuni nomi e la Guida Michelin su altri? È una sorta di ripicca reciproca o una più importante differenza di intepretazione della cucina italiana (non so, simile al dualismo Michelangelo-Raffaello esistente fra gli studiosi del Rinascimento?).

Questa la curiosità girata al direttore della Guida Michelin Italia Fausto Arrighi intervenuto alla premiazione del concorso per cuochi professionisti "Azzurro in cucina" organizzato dal giornalista Claudio Mollo negli ambienti dell'Hotel San Ranieri e Ristorante Squisitia di Pisa.


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24 febbraio 2008

Il ministro Damiano: abbiamo interrotto anticipatamente la vendemmia

Il ministro per il lavoro uscente Cesare Damiano ha visitato Benvenuto Brunello, ed è stata l'occasione per delle simpatiche metafore: "anche le annate meno fortunate hanno la loro riserva"; "abbiamo interrotto anticipatamente la vendemmia, ma è positivo quello che abbiamo seminato e raccolto". E la vendemmia 2008? "Sarà una bella gara fra contadini...".
A fianco del ministro Francesco Marone Cinzano, proprietario dell'azienda Col d'Orcia e nuovo presidente del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino.

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12 febbraio 2008

Resiste il Tocai friulano (solo in Italia, e per poco)

È stato firmato ieri (vedi lancio Apcom riportato nelle nostre news) il decreto del ministero delle Politiche agricole secondo cui, per ora, le aziende friulane potranno ancora chiamare Tocai Friulano il loro vino se destinato al mercato nazionale, solo Friulano se destinato all'esportazione. Ma questo solo in via provvisoria, in attesa della sentenza definitiva della Corte di giustizia europea. Insomma, una telenovela senza fine, sulla quale però vale la pena di ricordare che la UE, su questo, fu così nobile da tutelare un paese (allora) extracomunitario come l'Ungheria ai danni di uno comunitario (il nostro). Un esempio di "tafazzismo" (bottigliate sui propri attributi), un esempio del nostro scarso peso e/o dell'inettitudine della nostra classe politica (del tempo), o sottili strategie economiche/di mercati...?

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24 gennaio 2008

A pranzo con Angelo Gaja e Nicolò Incisa


Ore 13.30 di ieri: in orario sulla mia tabella di marcia, parcheggio in via Verdi 22 a Cecina, di fronte al ristorante Scacciapensieri. Mi aspetta un pranzetto solitario, quando vedo sfrecciare (a piedi) Angelo Gaja che mi scruta. Poi torna indietro: "Come vaaaa... vedo che pubblicate sempre le mie c....te! Sei a pranzo qui? Però, mica ti mangi un panino a pranzo tu, eh... Stai con noi! C'è anche Nicolò Incisa, anzi mettiti qua, vicino a lui". Apprendo che l'occasione di questo pranzo conviviale è stata una degustazione comparata dei vini di Piemonte e Toscana di Gaja e Incisa, alla presenza di un collaboratore della Revue du Vin de France.


Il pranzo inizia. Gli altri si godono gli spaghetti alle vongole veraci? Per lui puntarelle! Poi, i pesci giganteschi che sfoggia Aldo Buonazia (patron di questo storico locale che ha fatto scuola nella zona) bolliti con olio o maionese casalinga. Gli altri cedono al millefoglie alla crema? Per lui un'arancia.

Nicolò Incisa da parte sua è appena rientrato dal Sudamerica, in Argentina ha un nuovo collaboratore che vende il Sassicaia en primeur. A proposito di Sassicaia, mi informo se ha trovato nuovi mercati. E nel caso, aumenterà la produzione? "No, rimane stabile sulle centomila bottiglie, anche perché conviene averne sempre una in meno della richiesta..." E Gaja apostrofa: "Eccolo là, lo sapevo che iniziava a far domande! I mosti concentrati, profumatamente finanziati dal denaro pubblico! Chi li produce, da dove vengono, dove vanno? Di questo si dovrebbero occupare i giornalisti del vino, altro che del numero delle bottiglie di Sassicaia!"

Incisa è piuttosto preoccupato perché i produttori aumentano ma lo stile dei vini di Bolgheri è ancora piuttosto incerto e poco identificabile. E vede nei suoi colleghi una spinta all'isolazionismo nei confronti delle zone con le quali prima era collegato, ossia la pisana Montescudaio e la livornese Val di Cornia. Un isolazionismo che non condivide e considera perdente.

Mi sembrava di aver orecchiato qualcosa riguardo a delle trattative in corso e al momento di salutare chiedo a Gaja se non stia per caso comprando qualcosa: "Comprare io? Semmai vendo!"

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08 gennaio 2008

Diario spagnolo/Le mostre del Prado e la Ampliación


Ah, finalmente, dopo tanto tempo una bella, sana fila per entrare in un museo! Niente prenotazioni telefoniche, internet, fasce orarie, un quarto d’ora prima, ingresso differenziato. No, arrivi e fai la fila. Questo, naturalmente, non per masochismo ma per mera impossibilità organizzativa. E la fila, verso le quattro del 5 gennaio, fortunatamente scorre in fretta. È la fila per entrare al Prado, per vedere le mostre nel Prado, e per andare a curiosare nella “Ampliación”.


Le cose, in breve, stanno così. C’era una volta un complesso che comprendeva la Chiesa di San Jerónimo e monastero annesso, che poi fu abbandonato. Attiguo, uno spazio verde inutilizzato, un prato. E sul prato, appunto, fu costruito l’edificio che ospita il Museo del Prado, l’edificio “Villanueva”. Come molti musei, i depositi del Prado contenevano numerosi validissime opere, ed alla fine è stata decisa l’Ampliación. È stato realizzato un nuovo grande spazio, in parte sottoterra, nello spazio che sale dall’edificio Villanueva al complesso Chiesa-Monastero, che sta più in alto. Il chiostro del monastero è stato suggestivamente “inglobato” nella parte superiore dei nuovi spazi. La parte esterna, visibile, che affianca la chiesa, è il “Cubo di Moneo” dal nome dell'architetto che lo ha realizzato (e che ha rinnovato anche la stazione ferroviaria di Atocha).


Detto quasto, gli spazi della Ampliación sono attualmente dedicati alla mostra “El Siglo XIX en el Prado”, nella quale sono esposte opere che prima erano nei depositi. Una pittura, quella dell’ottocento, molto “narrativa”, con gesti fin troppo eloquenti che sconfinano nella retorica, ma anche per questo rilassante perché poco lascia all’immaginazione e all’interpretazione. E poi, paesaggi, montagne… Personalente ho scoperto Mariano Fortuny, dalla pittura viva e brillante.


L’altra mostra ("Fábulas de Velázquez") è dedicata alla pittura religiosa e mitologica di Velázquez. Mostra che si appoggia molto sulle numerose opere del pittore sevillano custodite al Prado, con robuste iniezioni dalla National Gallery di Londra (fra cui la celebre Venere nuda allo specchio ritratta di spalle). Una mostra molto didattica: si compara il primo Velázquez con Caravaggio e il naturalismo e il secondo Velazquez con i bolognesi che conobbe in Italia (Guido Reni, Guercino) e i veneti (Tiziano) delle collezioni reali spagnole. Ma anche a tratti piuttosto intellettualistica; nell’ultima sala c’è il famoso “Le filatrici” dove in secondo piano c’è il vero soggetto del dipinto: Aracne sfida Minerva su chi avrebbe realizzato il tessuto più bello, e sceglie come soggetto il Ratto di Europa. Bene, nella stessa sala c’è proprio il Ratto di Europa di Rubens e la riproduzione di quello di Tiziano "copiato" dal pittore olandese…

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04 gennaio 2008

Diario spagnolo/Umanesimo e Rinascimento tedeschi in mostra

Il nome Thyssen non suona più tanto amichevole in Italia, dopo i fatti di Torino. La classe operaia esiste ancora, e subisce delle tragedie il più delle volte silenziose e ignorate; stavolta invece la tragedia si è prolungata oltre ogni limite, come a voler tenere caparbiamente sveglia una attenzione che non chiede altro che assopirsi di nuovo.


Detto questo, siamo tornati al museo Thyssen-Bornemisza (in agosto avevamo segnalato qui una mostra sugli ultimi paesaggi di Van Gogh) per vedere questa “Durero y Cranach. Arte y Humanismo en la Alemania del Renacimiento” in via di chiusura (il 6 gennaio). Durero è naturalmente Dürer (ma qui con disinvoltura Bosch diventa El Bosco, Raffaello Rafael, Michelangelo Miguel Angel…). Diciamo subito che è una esposizione dopotutto piuttosto deludente, con le due parti dedicate ai due artisti, pur pregevoli come livello artistico, che sembrano però attaccate con un filo conduttore debole. Una impressione forse errata, ma che comunque viene generata da un generale “mutismo” dell’allestimento, privo di quei bei pannelloni pieni di testi che ti instradano e ti fanno sentire un protagonista di un percorso culturale (del quale stai imparando qualcosa) più che semplice “visore” di dipinti. Invece, nelle sale, striminzite e quasi irritanti frasette assai poco espressive.


Premesso questo, il visitatore italiano per molti versi si sente inorgoglito: innanzitutto Umanesimo e Rinascimento sono in gran parte cose nostre, anche se non va per nulla trascurato il polo fiammingo. Dürer, in particolare, visiterà due volte l’Italia, e ne tornerà illuminato nello spirito, sia per l’ispirazione artistica che ne trarrà ma anche (o soprattutto) inorgoglito nella sua veste di artista, avendo osservato come nelle nostre terre la pittura si fosse già trasformata da arte meccanica ad arte liberale, con conseguente profondo cambio di ruolo del pittore. Ed infatti, appena rientrato in patria, dipinge il famosissimo autoritratto che lo ritrae come fine e orgoglioso intellettuale. E poi, volendo essere nazionalisti fino in fondo, le Madonne del tedesco saranno pur belle, ma il confronto con uno dei prestiti italiani (una stupenda Madonna con Santi di Giovanni Bellini proveniente da Venezia) è realmente impietoso. A proposito di prestiti, oltre ad un naturale cospicuo numero di arrivi dalla Germania e qualcosa dagli Stati Uniti, tre italiani, due Bellini da Venezia e un Dürer dalla fondazione Magnani-Rocca, che custodisce nel parmense una delle più belle collezioni italiane, costituite grazie al… Parmigiano Reggiano.
Solo due parole su Cranach, affascinante pittore di figure femminili sinuose e dall'incarnato chiaro. Bella, infine, la sezione finale dedicata alla ritrattistica.

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22 dicembre 2007

OCM vino: come è andata

Dunque, qualche giorno fa l’OCM vino ha avuto il suo varo definitivo in sede europea. Visto che abbiamo seguito un pochino la vicenda, vediamo come è andata, anche in riferimento alle dichiarazioni del sottosegretario Tampieri dell'11 dicembre che avevamo riportato in questo post. Ci serviremo di questo pezzo di Enrico Brivio apparso su ilsole24ore.com.

Estirpazione vigneti: da 400mila ettari previsti inizialmente si è trovato l'accordo su 175mila (“ora siamo a 200mila ma potranno scendere ancora”, aveva detto il sottosegretario)
Zuccheraggio: non viene abolito ma limitato (viene limitato l’innalzamento alcolico consentito); per compensare, quattro anni di aiuti per i mosti concentrati che sono un modo più costoso ma molto migliore per alzare l’alcol rispetto a buttare dentro dello zucchero; “non scalfiamo il rapporto con la Germania per quel po’ di vino che fanno con l’aiuto dello zucchero”, aveva detto più o meno il sottosegretario.
Distillazione di crisi: ancora per quattro anni.
Liberalizzazione entro 11 anni dei diritti di impanto.
Soldi: 190 milioni di euro per l'Italia, 251,3 comprendendo lo sviluppo rurale, nel 2008-9; 170, aveva detto addirittura pessimisticamente Tampieri, e siamo per il primo anno effettivamente il paese più beneficiato; nel 2015 la dotazione dinanziaria sarà di 376,4 mln di euro, più o meno quella della Spagna

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12 dicembre 2007

OCM vino: lunedì il redde rationem

Non era l’argomento centrale del convegno "Valore e valori del vino italiano", organizzato a Firenze dalla Bayer, ma l’OCM vino (OCM sta per Organizzazione Comune del Mercato) ormai monopolizza l’attenzione, e non poteva che esserci un passaggio sull'argomento nelle considerazioni finali del sottosegretario alle Politiche agricole Guido Tampieri. Sono infatti queste le ore decisive prima del “redde rationem” europeo di lunedì prossimo, e sono ore di contatti frenetici: De Castro, annunciato in un primo momento, è in Spagna a definire strategie comuni dei paesi mediterranei. La posizione del governo espressa dal sottosegretario è la seguente:
-dando tutti i dovuti meriti alla precedente OCM una riorganizzazione del mercato vino era comunque necessaria e non può essere impedita: detto questo, vanno salvaguardati i nostri interessi;
-rispetto ad una prima versione “drammatica”, la superficie di vigneti da estirpare è scesa da 400mila ettari a meno di 200mila, ed è ancora oggetto di trattativa;
-(come quasi nessuno aveva dubbi, ndr) l'abolizione dello zuccheraggio è uscita dalle trattative (salvando la produzione tedesca), e su questo il governo italiano non metterà bocca, ma a questo punto dovrebbero esserci contropartite positive per i nostri mosti concentrati;
-fra l’altro, diminuire la superficie di vigneti da estirpare libera dei fondi che possono essere utilizzati per altri scopi, ed in ogni caso i fondi UE per l'Italia in relazione a questa nuova OCM dovrebbero essere cospicui;
-notizie rassicuranti sui problemi connessi a tutele sulla zona di provenienza e lavorazione delle uve, etichettature ecc.

Ecco un passo significativo dell'intervento del sottosegretario


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10 dicembre 2007

Vino italiano in (s)vendita?

L’idea che mi ero fatta, e della quale andavo anche abbastanza convinto, è che il vino italiano, sui mercati esteri, sia mediamente “caruccio” e per questo insidiato dai prodotti dei Nuovi Mondi che beneficiano di dimensioni delle aziende, metodi di produzione, filiere, del tutto diversi dai nostri e capaci di abbattere i costi all’origine. E invece mi spunta una indagine della Nomisma secondo la quale alle esportazioni il vino italiano costa mediamente (o meglio, riesce a spuntare un prezzo medio) 1.7 euro/Kg contro i 4.2 della Francia e i 5 della Nuova Zelanda….. Non sto qui a ripetere gli altri dati visto che riporto piu in basso per intero il lancio di agenzia Apcom che illustrava la ricerca, e che invito a leggere… (il neretto è mio)

Quindi il vino italiano è più caro ma viene, perlomeno all'esterno, svenduto?

Io per conto mio domani parteciperò a Firenze ad un convegno dal titolo “Valore e valori del vino italiano” che se non ho capito male prevede anche la presenza del ministro De Castro. Vediamo se verranno altri spunti sull’argomento.

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Il vino italiano presenta un prezzo medio all´export tra i più bassi rispetto a quello evidenziato dai principali competitor internazionali. La fotografia della collocazione in termini di prezzo delle nostre etichette vinicole nel mondo, è stata scattata da una indagine di Nomisma che spiega: "A fronte di un prezzo medio mostrato nel 2006 dai vini neozelandesi vicino ai 5 euro/kg o da quelli francesi pari a 4,2 euro/kg (questo soprattutto grazie allo Champagne che rappresenta un terzo delle esportazioni totali di vino francese), l´Italia riesce a contrapporre un valore di poco superiore a 1,7 euro".

In termini complessivi, spiega ancora Nomisma, la quantità di vino italiano che riesce a spuntare prezzi in linea con la media mondiale (e cioè 2,17 euro/kg) rappresenta il 27% dei volumi esportati. Se poi si focalizza l´attenzione sui soli vini di fascia "premium", quelli cioè che riescono ad ottenere un prezzo più alto della media di almeno il 25%, allora l´incidenza scende a meno del 20% delle quantità complessivamente esportate nel 2006. Tra questi ultimi, rientrano i VQPRD rossi del Piemonte (che vengono esportati ad un prezzo medio di 5,28 euro/kg) e quelli della Toscana che, sebbene spuntino un prezzo medio più basso dei primi (4,2 euro/kg) rappresentano da soli il 10% del valore complessivo collegato alle esportazioni di vino italiano.

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07 dicembre 2007

Due tizi e un certo senso di nausea

Dunque, c'è un tizio che sta in galera perché accusato di reati piuttosto gravi. Anzi, non sta in galera ma agli arresti domiciliari in un ospedale perché ha avuto degli infarti, se non ricordo male. Questo tizio esce dall'ospedale, convoca una televisione molto importante (la quale si precipita), si fa intervistare, dice quello che vuole (siamo o non siamo in democrazia?!) e poi, bontà sua, si riconsegna alle autorità. Io che, tornato a casa, cerco delle notizie sugli "schermini" interattivi del telegiornale di quella televisione (il migliore d'Italia! Dicono in molti) mi ritrovo la sua bella faccia orgogliosamente sparata (esclusiva! esclusiva!) in tre su sei (gli altri tre sono fissi sullo sport, lo spettacolo e il meteo).

C'è poi un'altra tizia che siede nel nostro parlamento e ad una votazione in senato che recepisce un trattato o qualcosa del genere contro la discriminazione sessuale, vota contro. E questa si fa chiamare "teodem", dove "teo" richiama alla teologia, "dem" alla democrazia.

Sento sempre di più un insistente senso di nausea....... Ma cosa sarà?

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30 novembre 2007

Il "Porta a Porta" sulle guide

Dopo qualche anno di pausa, mi sono messo di buzzo buono a vedere la trasmissione che fa ormai tradizionalmente Bruno Vespa in occasione della uscita della Michelin e ho potuto misurare quanto le cose siano cambiate nel frattempo. Avevo nella memoria una trasmissione piena di pathos (oddio, beninteso nella sua versione da talk show) sulle stelle, su chi le perdeva, su chi le guadagnava, esultanze e delusioni degli chef... Ora il fenomeno guide (e quello gastronomia, sospetto) è in netta fase calante, e l’argomento stato relegato nell’angolino tardo della trasmissione dopo una lunga parte dedicata a OGM si o no, a cosa mangiano gli italiani, a come mangiare sano, ecc.

Quello che è rimasto uguale (sulle guide) è lo schema. Da una parte: “noi facciamo la trasmissione quando esce la Michelin perché è enormemente più importante delle altre, ma la Michelin è tanto cattiva e tratta male gli italiani e quindi noi la trattiamo male in trasmissione”. Dall’altra l’uomo Michelin (l’altra sera c'era il rappresentante della comunicazione Gian Paolo Galloni) non risponde, al massimo ridacchia con l’aria di “io so io, e voi nun siete un c.....”.

Tutto il resto è talk show, nel senso classico della definizione, ossia la nullificazione della realtà. Non solo. Ci si collega con Aimo e Nadia, non so quanti anni di servizio nell’alta ristorazione per poi sganasciarsi dalle risate quando lui parla di cardamomo (“ah ah ah, qualche anno fa c’era il sarchiapone, ah ah ah”). Nel perfetto stile di un altro dei Letterman de noantri, Maurizio Costanzo, che invitava esperti o scienziati per sghignazzargli alle spalle quando questi provavano a spiegare qualcosa (“ma che sta' a di’?").

Nel frattempo, i nostri direttori di guide ingoiano il fatto di vedere l’oggetto del loro lavoro e/o della loro passione preso per i fondelli perché le guide si devono vendere, i nostri chef ingoiano perché nella televisione è sempre molto meglio esserci.


E comunque, è valsa la pena guardare questo Porta a Porta per due motivi: per vedere l’autentica e dignitosa delusione di Gennaro Esposito, appena osannato (da spagnoli e non) a San Sebastian, dopo l’annuncio della “promessa della seconda stella” (“eh, sì, dobbiamo ancora crescere, dobbiamo maturare...”). E apprendere dal sondaggio di Mannheimer che solo un 15% degli italiani vanno al ristorante per mangiare bene: per il resto vanno per stare in compagnia, per passare una serata diversa, per festeggiare una ricorrenza......

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27 novembre 2007

Le "stelle fisse" della Guida Michelin 2008

Eh eh, lo sapevo io che non si doveva aspettare Bruno Vespa per sapere le nuove "stelle" della Guida Michelin 2008, ma bastava sfruculiare con una certa regolarità il sito michelin.it. E infatti se non fossi stato impedito da varie incombenze figliesche avrei postato prima... Insomma, come molti si aspettavano nessuna novità nelle alte sfere: Enoteca Pinchiorri, La Pergola dell'Hilton, Dal pescatore, Le calandre, Sorriso rimangono i tre stelle italiani. Vissani e Pierangelini (e Perbellini, che aveva avuto la "promessa") devono aspettare ancora, così come devono aspettare ancora per la seconda due "cocchi" della critica italiana, ossia Davide Scabin del Combal.zero e Gennaro Esposito che, dopo le esibizioni a San Sebastian che hanno eccitato i nostri critici colà convenuti, ha avuto la "promessa" per la seconda stella (sic!). L'unico nuovo due stelle italiano è in realtà un ritorno, quello del Luogo milanese di Aimo e Nadia. Quest'anno, comunque, la parte del leone l'ha fatta la Campania (in questo la Michelin è "stranamente" in sintonia col sentire comune) con quattro nuove stelle. In Toscana due nuove stelle (l'Osteria di Passignano degli Antinori e il Butterfly alle porte di Lucca - un ristorante che si regge veramente sulla fatica e l'umiltà di una sola persona e che va seguito con affetto... ndr!) mentre l'Onice Lounge Bar - Villa La Vedetta di Firenze, dalla promessa della seconda stella si è ritrovato... spento! (Cosa sarà successo??)

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24 novembre 2007

Degustazione a Pisa dei "Grandi Cru" e il Tre Bicchieri mancato

Come ormai fa da diversi anni, l'Associazione Grandi Cru della costa toscana (una ottantina di validiproduttori dei territori di Massa-Lucca-Pisa-Livorno-Grosseto) ha organizzato a Pisa (in occasione di Pisa Vini) una degustazione “a tema” che stavolta aveva come titolo “Il Sangiovese e i suoi fratelli”. “Moderatore” Daniele Cernilli che ha aperto scusandosi di stare in cattedra fra “colleghi” e che quella sarebbe stata in realtà una franca ed aperta discussione. Salvo poi, subito dopo, assegnare 10 minuti per l’assaggio dei 16 campioni; “almeno 20!” ha ribattuto Ginevra Venerosi Pesciolini (Tenuta di Ghizzano), ormai saldamente e sempre più autorevolmente al timone dell’Associazione; non più di 15! ha ribattuto con bonaria autorità il co-direttore della Guida Vini d’Italia Gambero Rosso-Slow Food.

Effettivamente, poi è seguita una discussione corale e simpatica sui vini assaggiati, in genere più che apprezzabili, in cui è stata largamente utilizzata la terminologia della critica enologica oggi più in voga: personalità, carattere, vino tecnico, vino contadino ecc ecc.

Uno dei vini più lodati è stato il Montecucco Grotte Rosse 2004 di Leonardo Salustri, un sangiovese in purezza di altissimo livello, che però non compare nella Guida del Gambero-Slow Food, ma che sarebbe stato premiato se i campioni fossero arrivanti in tempo….


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22 novembre 2007

"Lo mejor de la gastronomia" visto di riflesso

Certo, è bello seguire gli eventi personalmente, anche quando è faticoso. Ma quando non si può, è divertente viverne il riflesso su internet e blogosfere varie. Oggi si chiude a San Sebastian (País Vasco - España) “Lo mejor de la gastronomia” (lomejordelagastronomia.com), congresso inventato nove anni fa dal giornalista Rafael Garcia Santos (foto); ci sono andati diversi chef italiani (Cracco, Cedroni, Esposito, Scabin...) e diversi giornalisti che, mi sembra più che in passato, hanno avuto molta voglia di farlo sapere. “In partenza per San Sebastian...” dice Enzo Vizzari, direttore delle guide de L'espresso, il 14 novembre scorso nel primo (e per ora unico) post del suo nuovo blog. “Me ne vado a San Sebastian”, gli fa eco Stefano Bonilli il 16, aggiungendo con un retrogusto di “ma ne varrà la pena?” che lui va per la prima volta quando molti hanno smesso di andare. E il 21 in effetti sembra già un pochino di malumore: “Spedire un articolo risulta abbastanza complicato dato uno scarso Wi Fi in albergo e nessun Wi Fi al Kursal e così niente foto del nuovo iPhone.” Sì, perché lo stesso Bonilli, sullo stesso Papero Giallo ci ha già fatto sapere che possiede già l’iPhone (il telefono della Apple) nonostante in Italia non sia ancora uscito, che è fighissimo, e lo fotografa in una tavola elegantemente imbandita (diciamo fighissima anch’essa). A quel punto io mi chiedo a cosa serva il Wi Fi, se uno ha l’internet mobile... Io, col mio modesto PalmOne Treo avrei potuto postare direttamente sul blog (ma anche mandare articoli) anche senza Wi Fi (purtroppo senza foto, che comunque avrei potuto spedire in allegato a qualche collega), pensavo che con l’iPhone.... E poi, gli fanno notare in un commento: ma come, il mitico Sacco di Viaggiatore Gourmet-Altissimo Ceto mette in rete della cartoline live from San Sebastian (stay tuned!) con una valanga di foto e il MegaDirettore del Gambero Rosso fa dei post frettolosi e striminziti lamentandosi della mancanza di Wi Fi? (Però riesce a dirci una cosa interessante, ossia che ormai c’è "un ponte tra noi e la Spagna che scavalca la Francia.”)
Ebbene si, il mitico Sacco ha scucito i 500 e passa euri di iscrizione, viaggio e albergo ed è gongolante a San Sebastian, beato lui. Invece Paolo Marchi, che ne parla su ilgiornale.it, non si capisce bene se ci è andato o no. Fra l’altro lui, sia detto senza offesa, è il “Garcia Santos italiano” perché ha inventato (qualche annetto dopo, mannaggia) il “Lo mejor” italiano, ossia Identità Golose. Infine, un reportage classico (bello) di un giornalista classico è quello di Luigi Padovani su lastampa.it dove oggi, per la prima volta, compare un link: “Vai al sito Viaggiatore gourmet: anche Claudio Sacco segue il congresso”. Ohibo'!

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16 novembre 2007

Ornellaia e Tignanello nella TOP 10 di Wine Spectator

Arieccomi a parlare della TOP 100 di Wine Spectator, anzi della TOP 10. Sono usciti tutti i vini eccetto il primo, e abbiamo Ornellaia 2004 al settimo posto e Tignanello 2004 al quarto (quest’ultimo fra l’altro sembra risorto a unanime giudizio anche della critica nostrana). Spagnoli a parte, il mondo vinicolo che conta è stato gratificato con molta diplomazia: due vini all’Italia e all’Australia, tre alla Francia, tre agli USA (fra cui il secondo). E il primo? La bottiglia è borgognona. Noi abbiamo poche speranze, con i millesimi 2002 per il Brunello di Montalcino (ricordate il Tenuta Nuova 2001 di Casanova di Neri al vertice assoluto lo scorso anno?) e 2003 per il Barolo; tre supertuscan sarebbero troppi. Io scommetto su di un francese....

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14 novembre 2007

Merano Wine Festival: si espande, si espande...


Ogni anno si espande, ogni anno diventa più grande. Questa l’idea che dà il Wine Festival di Merano. Ogni anno si vedono nuove tensostrutture che dal Kurhaus si protendono verso il romantico lungo-Passirio, come quella che quest’anno ospitava la GourmetArena di Luigi Cremona, che prometteva delizie e chef stellati.

Il primo giorno, il parcheggiatore ci fa: “ma ce l’avete il biglietto o il pass, perché hanno smesso di vendere”. Si, l’accesso contingentato è diventato una consuetudine; ma l’accesso contingentato nella sala principale, il Pavillon de Fleurs che conteneva i produttori TOP, quello non l’avevo ancora visto. Sì, insomma, c’era la fila per entrare anche lì (vedi video...).
Comunque, ho avuto l’impressione che l’affluenza sia stata “a macchia di leopardo” sia nello spazio (nella sala dei produttori del centro-sud c’erano spesso dei vuoti) che nel tempo (per esempio i Domaine di Borgogna, il lunedi, erano affollati all’apertura ma dopo molto meno). Notazione di colore: gustosa la muraglia umana di fronte al trittico Ornellaia-San Guido/Sassicaia-Castello del Terriccio/Lupicaia.

Al di là di questo? Colpisce, come al solito, come così tanta gente abbia così tanti soldi da spendere, colpisce l'ansia di esserci dei produttori "normali" e la voglia di tornarci di quelli "grandi" (basti pensare a Giacosa che viene solo qui). Per questo (oltre che per il meraviglioso autunno altoatesino), questo di Merano è un evento ed è unico nel suo genere. Per questo, il Festival rimane una attrazione per quello che ogni anno offre (cinque vini di Borgogna bastano per farti passare ogni malinconia...). Anche se non si possono fare troppi programmi, che sennò alla fine si rimane frustrati e scontenti.

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13 novembre 2007

I TOP 100 di Wine Spectator! (Ma che bel giochino!)


Attenzione! Sta uscendo la famosa lista dei migliori vini al mondo secondo Wine Spectator! La cosa carina è che stanno dando i primi dieci, due-tre al giorno (mi sembra di ritornare alla Hiiiit Paradeee! di Lelio Luttazzi!). 15000 vini da tutto il mondo assaggiati, 3500 "outstanding" (punteggio maggiore di 90/100), il cui punteggio medio è 93/100 e il prezzo medio è 42$ contro i 49$ dell'anno scorso.

Bene, per ora:

10^ Brut Champagne 1996 - Krug (99/100)
9^ Cabernet Sauvignon Napa Valley Reserve 2004 - Robert Mondavi (95/100)

Come si vede, per la graduatoria non viene considerato solo il punteggio, ma anche altri parametri come il prezzo, la disponibilità e un "fattore-X" di "excitement" (?).
Aggiungo per finire che il "nostro" Messorio 2004 di Le Macchiole ha avuto quest'anno i 100/100. Ci sarà? Non ci sarà? Beh, lo scopriremo... (solo vivendo?)

Ps: questi maligni hanno sagomato le bottiglie "nascoste" della classifica. Fra le prime cinque, quattro sono borgognone, la quarta classificata una bordolese.....

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04 novembre 2007

Gianfranco Soldera, l'unico

“Cosa si assaggia? Assaggi tutto quello che vuoi, quando sei nella mia cantina. Il problema è arrivarci.”

Gianfranco Soldera, al di fuori di ogni circuito: al di fuori del circuito delle manifestazioni, al di fuori del circuito delle guide (per reciproci contrasti). Meglio non riferire ciò che pensa dei giornalisti del vino, diciamo che non li ritiene dalla parte del consumatore. Meglio non riferire ciò che pensa di pressoché tutti i vini considerati come i migliori. Meglio non riferire ciò che pensa dei territori italiani che non siano Piemonte e (poca) Toscana (Quintarelli e qualcosa d'Irpinia a parte).

Un personaggio così non esisterebbe per il resto del mondo, se non fosse che fa i migliori vini della sua tipologia, e fra i migliori al di fuori. E molti lo sanno. Dunque, eccome se esiste, ed è unico.

Soldera sulla ricerca nelle aziende e sulla riforma OCM:

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20 ottobre 2007

Ratatouille, andate a vederlo, è gustosissimo!

Da un po' di tempo mi capita di vedere (e rivedere) film da bambini, anzi, più specificamente, d'animazione. Non dirò una novità affermando la possibile piacevolezza della visione anche ad un pubblico adulto. Non è da oggi che i film di animazione riescono ad offrire livelli di lettura adatti alle varie età, ma sicuramente l'avvento della grafica digitale ha un po' rimescolato le carte, rendendo l'animazione sempre più realistica (o viceversa sempre più irreali i film con attori in carne ed ossa) e probabilmente attirando anche nuove risorse in termini di impegno finanziario ed umano. Ecco così film in cui si sente la mano di una regia attenta, dotati di belle sceneggiature e veramente piacevoli anche per chi abbia superato i 10 anni di età.

Non tutti e non sempre naturalmente, anche perché la macchina ricreativa holliwoodiana spesso tira alla quantità più che alla qualità, e così capita di rivedere le stesse situazioni e risentire le stesse battute in film completamente diversi, perché comunque gli sceneggiatori costano. Cosa che succede anche nei film "umani", anzi, direi che la scontatezza di tanta produzione da cassetta statunitense sia quasi una garanzia di sucesso: al pubblico piace la minestra riscaldata, lo tranquillizza.

Lo so, lo so, non tutta l'animazione proviene dagli States, ma certo nel campo dei piccoli Disney e compagnia bella la fanno da padrone più che nel cinema da adulti.

Comunque sia, mi sono fatto una discreta cultura di Shrek, Nemo, Mulan, Spirit, Re Leoni vari, Ere glaciali, formiche in varie salse, ecc. , e devo dire che molti di questi cartoni sono riuscito a guardarmeli numerossissime volte (sotto costrizione infantile, ovviamente) senza soffrirne troppo, ma sempre con un certo divertimento.

Per Nemo (alla ricerca di...) nutro un affetto particolare, forse perché è stato il primo che ho visto e rivisto, ma anche perché continuo a trovarlo fine ed equilibrato, senza tentativi di scimmiottamento in cartoni dei film da grandi e comunque pervaso di una sottile ironia adatta alla lettura adulta (e forse anche perché, a mia conoscenza, non c'è stato nessun Nemo 2, 3, ecc!)

Anche Shrek, nonostante la doppietta, rimane un cartone sempre piacevole. Quì il leggero cinismo scimmiotta un po' i cartoon veri e proprio dell'ultimo decennio (Simpson ecc.), ma tutto è giocato sempre con deciso equilibrio, quasi con grazia. Ho detto la doppietta, sì, perché invece Shrek 3, l'unico che, ahimé, ho visto al cinema, è di una noia mortale. Scontato, persino volgare. Non so se sia cambiato il regista, o cosa, ma il film, anche se piace ai piccoli, non è che una stancante ricopiatura dei dementi filmetti per adolescenti statunitensi, ci mancano le risate in sottofondo.

Non troppa simpatia nutro invece per tutta la serie leonina, troppo pervasa di pathos e completamente priva di autoironia, decisamente stucchevole, e neppure così adatta al pubblico bambineso. Meglio i due Mulan, seppure un poco guerrafondai, anche per la piacevole parte musicale (originale, mentre in Shrek la musica è piacevolissima ma basata su cover assai famose).

Tutto questo popò di prologo era comunque solo per consigliarvi la visione dell'ultimo uscito, Ratatouille per l'accoppiata Pixar/Walt Disney. E qui mi ci vuole un altro inciso, perché mi sembra di nutrire una preferenza per i film animati dalla Pixar, rispetto alla concorrente Dreamworks. Non so bene spiegare la cosa, visto che l'animazione non è comunque la parte più importante per il giudizio sui film, e che è ad alto livello in ogni caso, ma se scorro velocemente le mie conoscenze trovo che le opere Pixar risultano in generale meno scontate, più graziose, più intelligenti alla fin fine... un po' come dire, per cambiare campo, che i grafici che utilizzano Apple hanno più inventiva di quelli che utilizzano i PC (e in effetti, pur non essendoci ragione apparente, nel mondo della grafica Apple è dominante pur essendo minoritaria in generale). Ma forse il paragone è più calzante di quanto pensi, solo che la relazione di causalità è al contrario: così come i grafici migliori utilizzano il Mac, magari per una forma di snobismo o per retaggio storico, così i registi migliori vanno da Pixar, chissà.

Ma torniamo a Ratatouille, che già nell'idea parte provocatorio: cosa c'è di più terribile di avere topi che razzolano in cucina? Ebbene, qui non solo razzolano, ma anzi, producono Haute Cuisine! Una provocazione che diventa in alcuni momenti anche visiva, quando si vedono centinaia di topi, anzi toponi, pantegane, per nulla topolini rassicuranti, ma famelici e bruttoci, mettersi ai fornelli, o invadere una fornitissima dispensa.

Beh, ma tutto questo non è che il contrasto più evidente, la prima impressione che rimane, perché per il resto il film è tutto meno che sconvolgente, ma è una divertente, realistica, significativa e ben ironica rappresentazione del mondo dei grandi ristoranti e della critica gastronomica. Un film gustosissimo, tanto di più per noi, appassionati del buon vino e del buon cibo.

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13 ottobre 2007

Parata di chef per i 30 anni dei Ristoranti d'Italia de L'espresso


Eccoli subito qua, i tre “geniacci” della nostra italica cucina: Vissani (omonimo ristorante a Baschi - TR), Alajmo (Le Calandre, Rubano - PD), Pierangelini (Gambero Rosso, San Vincenzo - LI) … ma chissà perché saranno così perplessi?...

Ebbene sì, fino all’anno scorso la Leopolda di Firenze era il regno della guida dei vini; quest’anno quella dei ristoranti ha invaso il campo rubandole la scena alla grande. D’altra parte questo è un momento in cui gli chef sono delle superstar, che ci vogliamo fare?

Un trentennale è sempre un trentennale, soprattutto se la guida dei ristoranti de L’espresso arrivò per prima nel 1979 a rompere il monopolio della “francese” Michelin. Anche Stefano Bonilli, col fido Marco Bolasco, ha reso omaggio con molto fair play ai colleghi andandosi a fare diligentemente la fila all’”accredito”…

[Stefano Bonilli smessaggia...]

I “tre cappelli” (da cuoco) de I Ristoranti d'Italia 2008, ossia i ristoranti da 18/20 in su, sono 13 (25 sono le “tre forchette” del Gambero Rosso). I tre ristoranti in testa sono gli stessi per le due guide, ma mentre con il sistema di votazione Espresso che procede per “mezzi punti” essi sono diplomaticamente appaiati a 19.5/20, per il Gambero Rosso Pierangelini vale 96/100, Vissani 95/100, Alajmo 94/100.

[Enzo Vizzari con il "folletto" Bruno Barbieri, chef del ristorante Arquade presso la stupenda Villa del Quar non lontano da Verona]

La Francescana di Modena raggiunge l’Enoteca Pinchiorri e La Pergola del Cavalieri Hilton di Roma a 19/20, mentre il salto più grosso lo fa, da 17.5 a 18.5/20, Davide Scabin del Combal.Zero che così raggiunge Il Pescatore di Canneto sull’Oglio.

[sei stelle Michelin in amabile conversation: Anne Feolde - Enoteca Pinchiorri ed Antonio Santini - Dal Pescatore]

Rispetto all’anno scorso: -3 “due cappelli" (da 51 a 48), -16 “un cappello” (da 246 a 228); ristoranti con almeno “un cappello”: 56 in Lombardia, 36 in Piemonte, 27 in Campania, 24 in Toscana (ohibo'!!), 20 in Emilia Romagna e Lazio, 18 in Veneto, 13 in Liguria, 10 nelle Marche, 9 in Sicilia… Grande progresso dunque della Campania, ma anche del Piemonte; segnano il passo Toscana, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna.

Ma chi volesse vedere tutti gli chef, clicchi qui sotto: Scabin, Vissani, Alajmo, Pierangelini, Feolde, Esposito, Beck, Santini, Cracco…. tutti insieme appassionatamente!

video

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08 ottobre 2007

Come è andata a Petra?


Immaginate di partecipare ad un evento presso un’azienda vitivinicola in cui ci si può prenotare per la verticale di sette annate del vino di punta, oppure per fare un giro in elicottero o in piper sopra le vigne, oppure per farsi fare una foto da Oliviero Toscani. In cui ci si siede a tavola insieme ad altre duecento persone intrattenuti da una fragorosa e divertente banda jazz di ottoni mentre si aspettano i piatti che sta preparando Fulvio Pierangelini (Fulvio Pierangelini!). In cui durante la cena medesima vi potreste trovare a ballare a fianco di una sinuosa Cristina Parodi o del di lei consorte Giorgio Gori in jeans, camicia a quadretti e golfino legato sulle spalle (se non sapete chi sono peggio per voi; diciamo solo che è roba da Dagospia…). Immaginate tutto questo e poi di dover rispondere magari ad una email in cui vi si chiede “come è andata ieri da Petra?”. Vi assicuriamo, sareste frastornati come lo siamo noi…


Sabato, nella fantasmagorica cantina di Petra (www.petrawine.it) opera del celebre architetto svizzero Mario Botta, si è celebrato il decimo compleanno di questa realtà toscana (posta nella livornese Val di Cornia), ultimo tassello della "holding del vino" di Vittorio Moretti (che comprende Bellavista e Contadi Castaldi in Franciacorta), ed assegnato alla direzione della figlia Francesca, simpatica e alla mano.

E il frastornamento di cui sopra dipende magari dal fatto di non essere riusciti completamente a catalogare l’evento a cui si è partecipato. Secondo i canoni a cui si è stati abituati, i personaggi sopra citati sarebbero stati “offerti” dalla prodigalità dei festeggianti alla solita conventicola di eletti (dei quali talvolta si riesce a far parte). E invece, sabato, i consueti volti della stampa specializzata e le “schegge guidaiole” (per non parlare dei VIP) erano diluiti e come smarriti in una allegra folla festante e simpaticamente paesana che si godeva il gambero nella crema di ceci...

Comunque, se ci sarà l’energia, c’è il materiale per un articolo di costume, per un “Mangiare Bere….” (come se l’è cavata lo chef del Gambero Rosso?) e per un “Vino in dettaglio” (il Petra è uscito positivamente dalla prova della verticale che però terminava al 2003: il 2004, trebicchierato di fresco, non si è visto).

Nelle immagini: l'elicottero si libra in volo sulle vigne, Oliviero Toscani fotografa due ospiti della festa, un momento della cena, immagine notturna della cantina (in secondo piano)

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27 settembre 2007

Conta di più il pilota o la macchina?

Devo dire che non me ne è mai fregato granché dell'automobilismo. Ma insomma, uno dei grandi tormentoni italici è la Ferrari, e qualche cosa arriva sempre. E infatti, come credo molti, ho quasi innata la convinzione che conti di più la macchina del pilota. All'estero me lo hanno chiesto: in Italia considerate più importante la macchina, vero? E io, quasi sorpreso, rispondevo: beh, non so, ma è ovvio no? ...
Peccato che poi nel motociclismo si idolatri Valentino Rossi e ci si sbatta altamente il fatto che c'è in circolazione una moto italiana, la Ducati, al punto che qualche volta mi sono chiesto se non sia magari più italiana, se non sia stata comprata pure quella, mettiamo, dalla Nestlè...
Ma ecco che la stella di Valentino si offusca improvvisamente e che guarda lì, vince proprio la moto italiana...
Ohibò, pronto riposizionamento! Da repubblica.it di lunedì 24:

MotoGp, il titolo è rosso Ducati

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05 agosto 2007

Diario spagnolo/Gli ultimi paesaggi di Van Gogh


È stato anche grazie a Carmen Cervera, andata in sposa al barone svizzero Hans-Heinrich Thyssen-Bornemisza, che la Spagna è stata scelta verso la fine degli anni ’80 come sede permanente di una delle più grandi collezioni d’arte europee. Era una modella che però si convertì molto presto in una intellettuale, tant’è che oggi è anch’essa una collezionista di primo piano. Nacque allora il museo Thyssen-Bornemisza (bello, a misura d’uomo, e misuratamente “glamour”; www.museothyssen.org), non lontanissimo dalle altre due grandi gallerie della capitale spagnola (il Prado e il Reina Sofia) e posto nel Paseo del Prado, un viale immenso e verdissimo, il quale stava però per essere privato di numerosi alberi per un insano progetto di riforma della viabilità, se la stessa Carmen non fosse arrivata ad incatenarvicisi per protesta. Dal 12 giugno al 16 settembre, il museo Thyssen-Bornemisza ospita la mostra “Van Gogh. Los últimos paisajes”.



Dal febbraio all’aprile 1889 Van Gogh ebbe forti e ripetute crisi della sua malattia mentale nella casa di cura di Saint-Rémy-de-Provence dove si era autorecluso, e decise di trasferirsi ad Auvers-sur-Oise, una luogo che Pizarro aveva consigliato al fratello Theo, oltre che a Cézanne. Era questa (ed è) una amena cittadina a 35 chilometri da Parigi, con case in stile antico e nuovo, attraversata da un fiume, circondata da florida campagna e sconfinati campi di grano. Vincent vi giunse il 20 maggio e si installò in un alberghetto che dava sulla piazza del Municipio. Da allora iniziò una periodo di attività che ha del prodigioso: produsse infatti in settanta giorni oltre settanta dipinti e una trentina di disegni. Il 27 luglio uscì di casa con la pistola che usava per spaventare i corvi, si recò fra i campi che soleva ritrarre e si sparò un colpo nel petto; tornò in albergo e si chiuse nella sua stanza. Fu in seguito trovato gravemente ferito, i medici (fra cui l’amico e artista Gachet) decisero di non estrarre la pallottola; morì nelle prime ore del 29 luglio. Aveva 37 anni, era pittore da soli dieci, ma sarebbe stato presto avvolto nel mito e riconosciuto come uno dei grandi protagonisti della pittura moderna.


La mostra si snoda in quattro sale densamente riempite e ricche di prestiti dagli Stati Uniti e Scandinavia (da Helsinki proviene quella che potrebbe essere l’ultima sua opera, che ha il cielo dipinto
solo in parte). È aperta da due opere di Pizarro e due di Cézanne ove sono ritratti gli stessi luoghi che poi sono protagonisti delle 24 opere vangoghiane i cui tratti comuni sono la pennellata rapida e nervosa, i campi immensi ripresi con orizzonti bassi, l'assenza con poche eccezioni delle figure umane, che però vanno segnalate: il delizioso ritratto del piccolo figlio del falegname (“Bambino con arancia”, collezione privata svizzera), le "Due donne che attraversano il campo" di San Antonio, Texas e i due sposi alquanto spettrali delle “Due figure nel bosco” del Cincinnati Art Museum. E poi campi di papaveri, il fiume, il grano, il municipio del paese ritratto il giorno della festa del 14 luglio, il suggestivo “spazio liquido” di cui sono fulgidi esempi la “Strada in Auvers” di Helsinki e le “Case in Auvers” di Boston.

Il catalogo (disponibile in spagnolo e inglese) non è il solito ‘mattone”, è caruccio come se lo fosse (35 euri), ma è ben curato e include una suggestiva selezione delle lettere di un uomo che si avvicina alla morte.

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31 luglio 2007

Da degustatori a pirati della strada

Il simpatico giornalista bolognese Fabio Bottonelli, che cura le relazioni pubbliche per il Consorzio dei vini dei colli bolognesi, è incappato in una spiacevole polemica a proposito del "Pignoletto Beach Party", evento pensato per promuovere questo vino bianco "con i piedi nella sabbia" della spiaggia di Marina di Ravenna.
Un duro articolo è infatti apparso il 20 luglio sul "
portale della sicurezza stradale" www.asaps.it (ASAPS sta per Associazione Sostenitori Amici Polizia Stradale) che ha in pratica accusato questo evento di far rischiare ai giovani di essere vittime di incidenti, o di provocarne. Questo in una terra particolarmente colpita dal problema delle stragi del sabato sera, dei pirati della strada spesso ubriachi ecc ecc. L'articolo è stato ripreso da giornali della stampa locale, Bottonelli ha replicato e vi è stata una "controreplica".

Riporto un paio di brani dall'articolo:
"Abbiamo insegnato loro [ai giovani] che la sigaretta faceva trendy, che la velocità sulla strada è roba da fighi, che le droghe leggere in fondo “non fanno male” (!!!) e, da tempo, che bere moderatamente significa “degustare”
"Un paese serio, a questo punto, vieterebbe questi abbinamenti. Dovrebbe porre il veto sulle iniziative assurde di chi vuole per forza lucrarci sopra, e che arriccia sempre il naso quando qualcuno li critica. “Che ne volete sapere voi? Questa è cultura, è arte sopraffina…”. E' allora opportuna una "degustazione" a base di alcol, di cui non si conoscono bene i confini?"

Il messaggio è "poche storie: degustare significa bere, e se si beve e poi si guida, si rischia di uccidere se stessi ed altre persone". E dunque si possono equiparare gli eventi in cui si assaggia del vino (siano essi organizzati sulla riva del mare, o sulle colline del Chianti) alle notti in discoteca a base di alcol e droga....
D'altra parte è vero che degustare dovrebbe significare degustare, ossia, se si deve risalire in macchina, sputare il vino, anche se questo non è sempre "pratico" in eventi talvolta molto affollati. Su questo, chi organizza eventi dovrebbe effettivamente vigilare. Il rischio che si corre altrimenti è di finire sotto la furia moralisteggiante di chi equipara tutto con tutto, e che la voce arrivi ai "piani alti". E allora addio degustazioni...

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23 luglio 2007

Eliche a Montepò

La storia la sapete tutti ormai, un parco eolico viene costruito sulle colline maremmane, in comune di Scansano. Vanto delle amministrazioni comunali, provinciali, regionali; simbolo di un nuovo sviluppo che finalmente ci affranchi, almeno parzialmente, dal petrolio; opera della spagnola Gamesa, non certo parvenu in questo campo, può produrre fino a 20 megawatt di picco, il necessario per 7.000 famiglie.

Ma l'idea, che si concretizza a fine 2005, vede forti opposizioni dettate principalmente da considerazioni estetiche e paesaggistiche. A guidarle Jacopo Biondi Santi, che dal suo Castello di Montepò fronteggia l'area dove sorgeranno i dieci generatori eolici. E' lui il primo a presentare ricorso al TAR, seguito da Italia Nostra.

18 giugno 2007, si inaugura l'impianto
25 giugno 2007, il TAR si pronuncia accogliendo entrambi i ricorsi, l'impianto è illegittimo

Ieri passavo da quelle parti e già mi ero fermato più di una volta a osservare l'insolita skyline, poi incrocio l'indicazione Montepò... andiamo a vedere come le vede JBS, il nostro moderno Don Chisciotte.

Non avevo mai visto neppure il Castello di Montepò, e così la curiosità era doppia man mano che avanzavo lentamente nella strada sterrata che porta all'azienda, e che impressione quando finalmente, dopo una curva, la visuale si è aperta!

In primo piano il castello, splendido, massiccio, austero, dietro le pale, veramente enormi, ma snelle, eleganti, degli enormi fiori appesi a steli robusti che però sembrano uscire dal suolo senza ferirlo. Intorno la solita tranquilla trama della collina maremmana, il suolo giallo, arso in questa stagione, le ordinate chiazze grigio verdi degli olivi, le linee degli arbusti che separano i poderi.

Ieri c'era buon vento e i grandi petali bianchi e rossi roteavano vigorosamente, ma senza foga, senza rumore alcuno, almeno dal castello, in disordinata isocronia.

Insomma, a me è sembrato bello! Quasi mi sarei sentito di concordare sulle magnifiche sorti e progressive che ci attendono, dimenticando quanto questa centenaria frase viene smentita ogni giorno in ogni dove.

E' vero, io non sono JBS e non abito lì, magari se le avessero fatte in my backyard sarebbero girate anche a me (magari no), ma ieri non ho percepito attrito, non ho visto violenza, anzi, di fronte a me ho confrontato la perizia degli uomini che all'inizio dello scorso millennio edificavano il castello con quella attuale, e ho visto continuità.

Non voglio addentrarmi in cento altre considerazioni che si potrebbero fare (effettiva utilità della generazione eolica, impatto sulla fauna, ecc. ecc.), ma rimanendo al lato estetico, qualcun altro è passato di lì? Ha visto con i suoi occhi? Che ne pensate?

p.s. scusate per le foto "di repertorio", ma ieri ero senza macchinetta, peccato!

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Piero della Francesca e le corti italiane

I "pieristi" di tutto il mondo (beh, forse è un po' esagerato) si sono dati riunione dal 31 marzo fino a ieri (quando mi sono unito anche io) per la mostra "Piero della Francesca e le corti italiane" (http://www.mostrapierodellafrancesca.it/). Una mostra "diffusa", nel senso che comprendeva oltre alla visita ad Arezzo (Museo di arte medievale e moderna e Cappella Bacci), anche quelle a Monterchi e nel luogo natìo Sansepolcro, anche se l'allestimento vero e proprio era quello aretino, mentre nei due borghi erano visibili i possedimenti "consueti" (Madonna del Parto, e Madonna della Misericordia e Resurrezione , rispettivamente).

Chi cercasse una panoramica esaustiva e "saziante" della produzione del pittore sarà rimasto deluso perché le sue opere illuminavano, una o due a sala, un percorso ampio, fatto di contesti ed influenze. Ma sono sicuro che al "pierista" convinto e incallito sarà bastata la prima sala per non pentirsi della visita, con una Madonna col Bambino da collezione privata (appartenuta alla collezione Alessandro Contini dal 1929) da me mai vista (del resto era stata esposta solo in una mostra degli anni '50) né presente nei "cataloghi completi" che possiedo.

La mostra prosegue ben ritmata: Piero della Francesca "de Burgo" nasce nel 1412 da famiglia agiata a Sansepolcro, in Toscana ma quasi Umbria e che guarda da vicino all'Italia "adriatica", luogo al quale rimarrà affezionato tutta la vita. Poi passerà alla corte dei Baglioni di Perugia (ciclo di affreschi perduto) dove conoscerà Paolo Veneziano; segue un periodo fiorentino (ciclo di affreschi perduto) nel quale assorbe la filosofia del nascente Rinascimento ma anche il gusto orientaleggiante delle corti bizantine presenti nella città (mediato dalle opere del Pisanello). Chiamato a Ferrara dal raffinato collezionista e committente Lionello d'Este (non rimane nulla della sua produzione) apprende le tecniche dei pittori fiamminghi (in particolare van der Weyden). Poi va in Romagna, dove dipinge il sublime ritratto di Sigismondo Malatesta (al Louvre, rubato anche quello da Napoleone, sommo ladro?), duro e spietato condottiero (sconfisse gli ottomani per conto di Venezia) e dittatore per trent'anni di Fano, Rimini e Cesena prima di sfidare e soccombere ad opera delle milizie papali.

Fondo nero, nessuna distrazione per l'occhio che si concentra sui lineamenti duri e impenetrabili, qualità pittorica pressoché ineguagliabile. Poi Piero si divide fra Roma ed Arezzo: a Roma dipinge un ciclo di affreschi in Vaticano che viene distrutto per far posto alle "Stanze" di Raffaello; ad Arezzo rimane il grandioso ciclo della Cappella Bacci in San Francesco: rispetto alla mia prima visita degli anni '90 e dopo i bei restauri la faccenda si è molto burocratizzata (prenotazione, venti minuti di visita, anche se non si viene "deumidificati" come nella Cappella degli Scrovegni di Padova). Poi ad Urbino, da Federico da Montefeltro, uno dei più grandi signori del nostro Rinascimento. Esposto il suo ritratto e quello della moglie Anna Sforza, capolavoro ora agli Uffizi, dove la freddezza e l'imperioso distacco dell'espressione sono analoghi a quelli del ritratto del Malatesta ma vengono rasserenati dalla presenza del dolce paesaggio marchigiano sullo sfondo. La mostra prosegue con due audiovisivi (belli) dedicati alla enigmatiche Flagellazione (Urbino) e Pala di Urbino (Brera) per terminare con lo stupendo capolavoro della Madonna di Senigallia (Urbino).

Poi, in macchina (fuori ci sono stabilmente 32-35 gradi) a Monterchi e a Sansepolcro. Questo aspetto "on the road" aggiunge un tocco di avventura, di ricerca, di esplorazione del territorio d'origine dell'artista, e di comunanza ideale con gli altri "pieristi" che si incontrano per la strada.... La Madonna del Parto di Monterchi è ospitata (dando un pochino l'impressione di "intrappolamento") in una ex-scuola elementare, dopo aver rischiato per almeno due volte la distruzione nella chiesa dove era stata originariamente dipinta. Clima più ruspante al Museo Civico di Sansepolcro, fra caldo asfissiante e ventilatori accesi.

Le immagini dei dipinti sono tratte dai siti: aidanews.it, pitturaedintorni.it, pierodellafrancesca.it.

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13 luglio 2007

Intemperanze d'artista

Mi è capitato di leggere che qualche giorno fa a Perugia, in occasione di Umbria Jazz, Keith Jarrett, famosissimo pianista jazz, dopo aver minacciato gli spettatori di non iniziare il concerto e di andarsene da quella "dannata città" se avessero fatto foto col flash, o cose del genere, poi se n'è effettivamente andato prima della fine.


Questo mi ha fatto ripensare ad Arturo Benedetti Michelangeli, pianista leggendario per molte ragioni. Creatore di sonorità uniche, aveva un repertorio molto ristretto che cesellava fino allo spasimo: tre o quattro sonate di Beethoven su trentadue, una di Schubert su ventuno, poche cose di Chopin, poche di Schumann, in proporzione molto Debussy... al punto che il critico Piero Rattalino (enciclopedia vivente sulla storia della interpretazione pianistica) ha scritto "un pianista così, per la storia della musica, non esiste". E invece è esistito, eccome, ed è stato avvolto dalla leggenda: coinvolto in un fallimento subì dei sequestri e abbandonò sdegnato per un volontario esilio l'Italia dove non suono mai più (se non a Città del Vaticano), dunque i suoi fan lo seguivano all'estero, perlopiù in Svizzera dove conduceva una vita solitaria e, si dice, ascetica.

E, appunto, era famoso per annullare i concerti anche con il pubblico in sala, soprattutto per problemi tecnici dei suoi pianoforti che risentivano dell'umidità, dei condizionatori d'aria, ecc. Ma tutto doveva essere perfetto per riprodurre quello che voleva, questo era il punto.


Non mi è mai capitato né di vedere né di leggere sue interviste, fino a che poco tempo fa non mi sono "imbattuto" in un file che contiene una sua prova prima di un concerto, e a parte l'emozione di ascoltare la sua voce per la prima volta, un pochino sussurrata ma decisa e segnata da un cantilenante accento dovuto alla sua provenienza bresciana, è una cosa abbastanza divertente. Inizia con l'esecuzione di una delle Images di Debussy, c'è un Si bemolle del pianoforte che non piace al suo tecnico, è "vetroso, brutto" e ne discutono.


Poi improvvisamente, smette di suonare e dall'ascolto si capisce che si alza di scatto e dice con rabbia "Per favore, venite ad aiutarmi a portare via queste sedie che qui non le voglio vedere! Zac, e zac, via! Se volete, potete metterle qua [rumori, qualche opposizione] Ma insomma, questo dico io! Non voglio vedere gente qua davanti. Non lo faccio in nessun posto, proprio qui vengo a farlo... a far ingrassare le tasche a [incomprensibile]. Non voglio avere gente qua, proprio no! È tanto grande, le mettano là, tanto ce n'è di posto. Guarda , faccio una eccezione per questa, fino quà, ma non più! [Sospiro, si risiede al pianoforte]." Una voce femminile, spaventata prova a contrastare."Ecco, qui, ci stanno benissimo, a Bologna erano vicini così... " "E cosa me ne importa... se le mettano in testa, uno sopra all'altro!" E poi (poco simpaticamente) "puzzano, fra l'altro. Io non voglio sentire la puzza!" Seguono ancora dei passaggi di Debussy, eseguiti ripetutamente e con una certa stizza...

Poi altri scontri, Benedetti Michelangeli passa a provare il Carnevale di Vienna di Schumann, finché arriva il direttore d'orchestra Ettore Gracis e il clima sembra rasserenarsi...

Su Arturo Benedetti Michelangeli:
www.arturobenedettimichelangeli.com
www.connect.to/abm

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10 luglio 2007

Repetita... Commento alla vittoria di Roberto al premio Veronelli

Il nostro amico Roberto Giuliani (lavinium.com) ha vinto il premio Veronelli per il miglior sito enogastronomico. Complimenti!! E dopo aver giustamente gioito, ha carinamente pensato a noi. Cito infatti dal blog di Franco Ziliani vinoalvino.org:

"Troppo buono Franco, davvero. Però da quel rompino quale sono sempre stato, mi permetto di dire che l’assenza de L’Acquabuona fra i candidati è davvero inspiegabile.
Scritto da Roberto Giuliani, il 9 Luglio, 2007 at 19:55

Inspiegabile davvero l’assenza degli amici di Acquabuona tra i tre candidati a questo premio meritatamente andato a LaVINIum, ma altrettanto “inspiegabile” la presenza di un altro sito… o no ?
Scritto da Franco Ziliani, il 9 Luglio, 2007 at 23:55"

Ringraziamo a nostra volta i due amici e a nostra volta commentiamo (dopo averlo fatto nella stessa sede) anche da qui:

Caro Roberto, bando alle polemiche e goditi il premio, sappiamo quanto lavori e soffri per LaVINIum: ci piacerebbe metterti sulla zucca una bella corona di alloro. E poi, menomale: ci siamo risparmiati lo scotto di "prenderle" proprio da te .... !

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28 giugno 2007

Dove sta Atri?

Sono quasi le due (di notte) ed arriva un comunicato intitolato "Atri a Tavola resta nel centro storico" che inizia così: "Ha suscitato tanto clamore, tra i commercianti del centro storico di Atri, la notizia, che nei giorni scorsi si era diffusa in città, circa un probabile spostamento della manifestazione “Atri a Tavola”, rassegna enogastronomia dei prodotti tipici locali, dal centro storico di Atri alla periferia. Un evidente segnale che Atri a Tavola rappresenta una delle più importanti manifestazioni del cartellone atriano......" ecc ecc. Certo, potevano farci anche la gentilezza di dirci dove sta Atri... loro lo sapranno bene, ma noi poveracci non ne abbiamo la più pallida idea!
PS: però le forme di pecorino sono niente male!

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Inviati di pace

Da repubblica.it: "Londra, Tony Blair lascia Downing Street. Sarà inviato di pace per il Medio Oriente". Niente male....

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24 giugno 2007

Cézanne a Firenze (con pupi)

All'inizio del secolo, grazie a due giovani collezionisti, Firenze custodì, proteggendoli dalla guerra, poco meno di cinquanta dipinti di Cézanne, che venne venerato come un antico maestro. Questa mostra (fino al 29 luglio a Firenze, Palazzo Strozzi, www.cezanneafirenze.it), per quanto ha potuto, ha cercato di radunarli.

Egisto Paolo Fabbri era uno degli otto nipoti che Egisto Sr adottò in seguito alla morte del fratello, annegato in un lago. Egisto Sr, immigrato negli Stati Uniti nel 1851, fu protagonista di un rapido e brillante percorso che lo fece arrivare ad essere socio della banca Drexler Morgan and Co. Sostenne la comunità degli italiani in America e nel 1886 rientrò in Italia. Il suo patrimonio fu ereditato da Egisto Paolo, pittore ed amante delle arti, che divenne "cittadino del mondo" passando i giorni fra Boston, Firenze e Parigi. Qui conobbe Charles Loeser, figlio di un immigrato di origine tedesca arrivato negli Stati Uniti con due dollari e mezzo ed una sveglia e che realizzò l'american dream. Charles si laureò ad Harvard dove fu compagno di studi di Bernard Berenson, con cui successivamente batté le campagne toscane a caccia di pievi e di pale d'altare da attribuire. Fabbri e Loeser si imbatterono a Parigi nelle opere del non ancora compreso Cézanne e ne comprarono a ritmi gagliardi, amandole e riconoscendone, fra i primi, la grandezza. Ci tappezzarono le pareti delle ville in cui abitarono, fino alla dispersione delle collezioni. Fabbri si ritirò in un borgo dell'Appennino e dissipò gran parte del suo patrimonio per l'edificazione di una chiesa a Serravalle Pistoiese. Di una delle più corpose vendite non conobbe neanche l'acquirente.

La mostra fiorentina si inserisce nel solco dell'attuale grande interesse verso le collezioni e il collezionismo, che si traduce spesso nel romantico tentativo di ricostruire quelle disperse (ricordiamo una per tutte "La celeste galeria" allestita a Mantova nel 2002 che cercò di ricomporre con prestiti da tutto il mondo una delle collezioni piu straordinarie della storia, quella dei Gonzaga, poi letteralmente polverizzata fra vendite e "sacchi"). E devo dire che il collezionismo seduce anche me, perché salda trasversalmente arti pure ed applicate attraverso il filtro di un gusto unificante, aggiungendovi il fascino della passione talvolta divorante per la ricerca e per l'acquisto.

L'allestimento fiorentino è molto lineare: le prime sale sono dedicate all'arte fiorentina ai tempi di Fabri e Loeser, poi le tre sale cézanniane (25 dipinti) che si fanno tutte d'un fiato quesi trattenendo il respiro, e infine le ultime dedicate alla prima mostra italiana sull'impressionismo innescata da questo movimento di idee.


... E questa mostra su Cézanne a Firenze è stato il momento culminante di una eroica spedizione bambinesca che ha avuto come prima tappa la galleria d'arte moderna di Palazzo Pitti (scelta perché se la filano in pochi), e poi il picnic al giardino di Boboli.

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17 giugno 2007

I "Dico di Zapatero" e la modernità

Ora, va bene essere ignoranti, spesso non è neanche una colpa. Ma quando è troppo, è troppo. E i nostri politici non si sa se ci siano (ignoranti) o ci facciano. Non è la prima volta che sento paragonare i nostri (presunti) Dico con le riforme di Zapatero. E' risuccesso in occasione della fondazione della corrente di Enrico Letta in seno alla Margherita in un abbazia del Chianti Classico senese, dalle parti di Sarteano. Si chiama Trecentosessanta (dai gradi dell'angolo giro). E leggo dall'Espresso: '...racconta Marco Stradiotto, ex sindaco di Martellago nel veneziano, sottosegretario alle Attività produttive, sensore del governo nel profondo Veneto, uomo di raccordo tra i prodiani, Letta e Pierluigi Bersani con cui lavora spalla a spalla al ministero: "Non possiamo prendere da Zapatero solo i Dico, dobbiamo esportare soprattutto la modernità: altrimenti la gente ci dice che siamo fuori dalla realtà". Non è la prima volta, come dicevo, che sento paragonare i nostri (presunti) Dico, copia sbiadita dei Pacs, al matrimonio gay di Zapatero, che è un matrimonio e fra gay. I Pacs ci sono in Europa, con poche eccezioni, da molto tempo, altro che modernità. E se si parla di Spagna, come ormai si fa un giorno sì e l'altro pure, lì i Pacs li hanno rimessi immediatamente dopo il ritorno alla democrazia, negli anni '70, assieme al divorzio. Rimessi perché li aveva tolti Franco, perché c'erano già nella repubblica degli anni '30. Quella era la modernità dei Pacs, quella di Zapatero semmai è un'altra.

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14 giugno 2007

Macelleria messicana

Sei anni dopo, un poliziotto "rivela" quello che sapevamo più o meno tutti (o almeno quelli che vogliono sapere) su ciò che accadde alla scuola Diaz nel corso del G8 di Genova. Però c'è una cosa che non ho capito: perché macelleria "messicana"? Cosa hanno le macellerie messicane che non hanno le nostre?

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12 giugno 2007

Pàr Tot a Bologna

Confesso che non lo avevo mai sentito nominare, ma pare che a Bologna sia un evento: è il "Pàr Tot", una parata "per tutti" dove sfilano artisti di strada, esponendo il risultato del lavoro di 53 laboratori artistici fra danze, giochi, .... E visto che sabato scorso ero proprio a Bologna, proprio in Piazza Maggiore, nell'ora giusta, ecco un paio di foto.


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11 giugno 2007

Frangetta si "spacca" a Vinitaly

"Frangetta" è un tormentone lanciato da Radio Deejay. L'ho sentito in macchina e poi ne ho visto per caso la parodia su "Glob". E' realizzato da un gruppo che fa capo al sito ildeboscio.com e pare che uscirà un album intitolato "Milano is burning". Si tratta di una "canzone"-parodia della ventenne milanese che studia questo e quello, gli piace questo e odia quello, quando esce va lì e non là, nella vita fa questo ma farà quello... Ne sono nati diversi cloni, da "Modena is burning", a "Ferrara is burning" a "Catanzaro is burning", eccetera. Volendo, si trova tutto su youtube.com, cercando "frangetta".

Tutto questo per dire che è apparso anche "Verona is burning", dove ad un certo punto la Frangetta veronese dice: "Che figata entrare gratis al Vinitaly. Mi sono spaccata al Vinitaly", dove si può immaginare cosa si intenda per spaccarsi (in senso alcolico... almeno credo). Beh, la prossima volta che andremo al Vinitaly, specie verso la chiusura, staremo più attenti alle Frangette che vanno a spaccarsi...

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21 maggio 2007

La spigola al sale del dalemiano DOC

"Non ti spiegheresti altrimenti le parole compiaciute di uno dei pochi "dalemiani" autorizzati a definirsi tali, mentre si gusta una spigola al sale in un noto ristorante romano: "Ormai siamo nel partito democratico, giusto? E allora lo possiamo dire: finalmente adesso abbiamo due banche. ".

Questo è un piccolo estratto di un articolo che c'era stamattina su repubblica.it, e che mi ha provocato un certo fastidio. L'articolo in questione è un "retroscena", una moda che ha contagiato i giornali (che nel giro di pochissimo tempo si sono come al solito copiati l'uno con l'altro): un giornalista si intrufola non si sa bene dove e carpisce segreti di cui di solito non frega niente a nessuno, visto che alla gente magari importa di più di sapere le proposte che stanno davanti alla scena e che riguardano problemi concreti e non cosucce autoreferenziali. Detto questo, la deformazione "professionale" mi ha spinto a concentrarmi sulla spigola al sale. Dunque, del dalemiano DOC (uno dei pochi autorizzati!) non si sa il nome, ma si sa che si sta a magna' una spigola al sale. Informazione inutile e risibile, ma che lancia diversi messaggi: il pesce in Italia costa caro, al ristorante poi carissimo, quindi fa status, e questo dà lustro all'immagine del nostro politico (tipo le vacanze di qui e di là...). Ma d'altra parte è anche l'immagine alquanto decadente del politico magnone e godereccio, che se la gode nel noto ristorante romano. Ma alla fin fine a me quello che fa più pena è proprio il giornalista, che sta lì a guardare il dalemiano DOC che mangia la spigola al sale aspettando la frase da mettere nel retroscena....

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23 aprile 2007

Visto in TV/Tengo una pregunta para usted

A quanto ho capito, in Spagna la politica non riceve tante attenzioni come da noi. O perlomeno, la sua comunicazione è riservata ai telegiornali e a pochi altri programmi molto asciutti. Non c'è niente di paragonabile ai nostri talk show, dove i nostri politici ingaggiano sfide vere o finte, chiacchierano, si ammiccano a vicenda, insomma fanno i personaggi e sono personaggi. Ma recentemente è avvenuta una piccola rivoluzione: è nato un programma dal titolo "Tengo una pregunta para usted" (ho una domanda per lei) dove una platea di cittadini selezionati da una agenzia fanno delle domande a politici di spicco. Quindi non l'autoreferenziale politici-con-politici, ma politici-con-la-gente.

La prima puntata, qualche settimana fa, ha visto Zapatero cavarsela egregiamente, scivolando però sul prezzo del caffè. 80 centesimi, ha risposto, quando in Spagna costa più di un euro (e si è beccato la risposta "Eso era en los tiempos del abuelo Pachi", "questo al tempo di nonno Pachi"). Qualche giorno fa è stato il turno del popolare Rajoi, delfino dell'ex-premier Aznar che doveva vincere le scorse elezioni, mentre invece le ha perse. È un omone alto, di non sfolgorante comunicativa; alquanto "legnoso", spesso appare come imbambolato, e dà risposte che sembrano (o sono) povere ed evasive. Ebbene, è stato letteralmente fatto a pezzi. Ora, se escludiamo che il campione fosse mal scelto o di parte, dobbiamo concludere che gli spagnoli hanno molti motivi di malumore verso il Partito Popolare. Rajoi si è visto rinfacciare, a brutto muso, di tutto: la guerra in Iraq, l'attentato dell'11 marzo scandalosamente affibbiato all'ETA dal governo Aznar, la contrarietà verso gli statuti di Catalogna e Andalusia, il disastro della petroliera Prestige sottovalutato nei momenti decisivi, l'intolleranza verso immigrati ed omosessuali, lo sfruttamento del territorio da parte dei loro governanti locali, la strage di un contingente spagnolo che rientrava su un aereo-carretta, una opposizione solo distruttiva......... Il tutto, ripeto, a muso duro, con repliche e repliche alle repliche.
Detto questo, io mi domando: come reggeremmo, noi italiani, un faccia a faccia con i nostri politici, resi giganti dalle folle di giornalisti che implorano le loro banalità quotidiane? Saremmo in grado di incalzare un Berlusconi, un D'Alema, un Fini abbronzato che mastica caramelle davanti alle telecamere? O saremmo compiacenti emozionati e tremanti, come i poveri ascoltatori del "mitico" Aldo Forbice dello "Zapping" su Radio 1?

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16 aprile 2007

I vini di Giulio Gambelli

Sabato scorso, festa in onore di Giulio Gambelli. Poggibonsi, la sua città, gli ha tributato un riconoscimento alla carriera, il "Premio Bicchierino", ispirato al suo "nome d'arte", che era appunto "bicchierino", ed è stata presentata la sua biografia curata da Carlo Macchi "Giulio Gambelli. L'uomo che sa ascoltare il vino", edita da Veronelli per la collana "I Semi" . È stata l'occasione per un abbraccio collettivo a questo personaggio unico e unicamente italiano, un enologo-non enologo (ma a me piace considerarlo un conosseur), un naso e un palato straordinari messi a guardia dell'identità del vino toscano. Da Gianfranco Soldera a Niccolo' D'Afflitto, a Piero Campatelli, in tanti gli hanno riconosciuto una sorta "paternità culturale". E poi... "i vini ci allieteranno più delle parole", come ha detto concludendo il suo breve intervento. Una intera platea di teatro, fatta per lo più di "gente comune", ha avuto la possibilità di venire a contatto con vini inarrivabili come il Brunello di Montalcino di Soldera, o comunque di grande importanza, quelli "creati" da Giulio Gambelli.

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03 aprile 2007

Stroncatura geometrica

Risfogliando la montagna di "domenicali" del Sole 24 Ore che mi si sono accumulati negli ultimi mesi, ho ritrovato (mi era sfuggita) la "famosa" stroncatura di Camilla Baresani del "Gold", il ristorante di Dolce&Gabbana in Piazza Risorgimento a Milano. Dico famosa perché se ne è parlato molto su Papero Giallo, il blog del Gambero Rosso. Si è parlato non tanto della stroncatura in sé, quanto del fatto che essa ha provocato l'annullamento, da parte dei due famosi stilisti, di una cospicua inserzione pubblicitaria sul giornale, tanto da far apparire (ma questo non so se è un dato certo o una ricostruzione) un articolo in qualche modo "riparatore" a firma di Davide Paolini, titolare di "A me mi piace", la rubrica enogastronomica "ufficiale" dell'inserto.

Premesso questo, la lettura dell'articolo mi ha fatto tornare in mente il vecchio luogo comune (maschilista?) secondo il quale se una donna vuole essere cattiva sa esserlo molto, ma molto di più di un uomo, e non lascia scampo. Io, pur ghiotto delle stroncature raspelliane, difficilmente ricordo una cosa simile. In Raspelli spesso la cattiveria "tecnica" dello specialista si unisce alla (rabbiosa) lamentela di chi sente di essere stato trattato male (magari nei modi), che paradossalmente arriva a far tenerezza. Qui no, c'è una sorta di geometricità, di perfetta circolarità della stroncatura che investe tutto e non dà appigli. Una stroncatura che usa tutte le armi, da quelle della intellettuale extra-vinocibo che giudica l'estetica e l'atmosfera a quella della smaliziata visitatrice di ristoranti che però non cade nei tecnicismi e dice che la pasta è scotta. Alla fine della "colonna", rimangono solo macerie fumanti, con pochi dettagli positivi, fra cui quello dei bagni (!), e una ipotesi a questo punto quasi "lunare", che venga messo lo zucchero nella panatura della cotoletta...

Detto questo, secondo quanto leggo e vista la mia esperienza, visto che il menu (senza vino) costa 35-40 euro, inserirei il ristorante di Dolce&Gabbana nella categoria degli economici...(!).

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27 febbraio 2007

Non dimenticare le tragedie dell'agroalimentare

Mi arriva perché me lo merito. O perlomeno, mi arriva e sotto la testata c'è scritto che "arriva solo se te lo meriti", dunque me la merito, appunto. Sto parlando della rivista capitaALvino di Andrea Dalcero (dalcero@iol.it, www.dalcero.com) simpatico e valente giornalista bolognese. Mi fa piacere riceverla, ci scrivono parecchi amici, ci ritrovo situazioni che ho vissuto e idee che condivido, oltre allo stile sempre un po' disincantato che permea le pagine e che mi piace.
Ma al di la' di questo, voglio trarre dal numero di Gennaio-Febbraio 2007 un brano dello stesso Dalcero, che ha avuto l'occasione di passare, rientrando dal Banco di assaggio di Torgiano, per Campello sul Clitunno, in Umbria, dopo un "incidente" ad un grosso stabilimento di produzione di "olio d'oliva". Che io non ricordavo già più, e dunque, anche a mia memoria, voglio riproporre.

"... L'ho impiegata per dare un'occhiata allo stabilimento della Umbria Olii di Campello sul Clitunno saltato in aria qualche giorno prima. Lo scenario era ancora impressionante: serbatoi grandi come palazzine di quattro piani lanciati in aria come missili, migliaia di tonnellate di olio in via di raffinazione spruzzate ovunque ad inquinare le falde e finite nel fiume, un presepe di curiosi attoniti in pellegrinaggio, polizia, vigili del fuoco e tanta, tantissima, troppa discrezione sull'accaduto. Qui non si lavorava l'extravergine per cui Campello sul Clitunno è conosciuto nel mondo: qui arrivava olio di sansa e di tutti i tipi, da tutto il mediterraneo ed oltre, per produrre 'l'olio delle scatolette del tonno' come dice la gente del posto. Qui si usavano quei solventi che hanno innescato l'esplosione che ha ucciso quattro operai dell'ennesima ditta in appalto: due li hanno ritrovati e gli altri due, come mi dice aiutandosi con un gesto vago delle mani un funzionario dell'ARPA, sono 'sparsi tutto qui intorno'..."

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22 febbraio 2007

Tre stelle Michelin ad uno chef donna!!

Ieri sera, rientrato dall'assaggio dei Chianti e del tutto ignaro di quello che era successo nella nostra simpatica scena politica, mi sono visto in sequenza i vari Tg. Per ultimo, il Tg2 delle 20.30. Ad un certo punto nella barra che scorre in basso è apparsa la seguente notizia:

"Per la prima volta dopo cinquant'anni la Guida Michelin assegna le 'tre stelle' ad uno chef donna: si chiama Anne-Sophie Pic."

Ve lo giuro, non ero ubriaco!!

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15 febbraio 2007

In TV/Da vedere! Rose d'Africa

Giro più che volentieri:

Gentili amici,

mi chiamo Daniela Grandi e sono una redattrice del telegiornale de la7. Di ritorno dal Burkina Faso ho realizzato uno speciale che racconta un po' delle cose che ho visto e - soprattutto - parla di donne che cercano una strada per uscire dalla povertà.

Sono esempi positivi, l'Africa non è solo disperazione. La seconda parte dello speciale è della mia collega Silvia Resta e racconta del Kenya e delle donne che lì - sottopagate - coltivano fiori. I prodotti chimici rovinano le loro braccia e inquinano. I fiori, bellissimi, vengono spediti ad Amsterdam e venduti ovunque.

Per logiche che non faticherete a comprendere, questo speciale è stato programmato in prima serata di sabato...di fatto mandato al massacro. Così si potrà dire che l'Africa è un argomento che non fa ascolto perché è noioso e che l'informazione non serve (anche quella è noiosa).

Solo se lo ritenete opportuno vi chiedo di segnalare a più persone che potete lo speciale. Lo hanno intitolato "Rose d'Africa", è in onda sabato 17 febbraio alle 20.30.

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14 febbraio 2007

Visto in TV/"Cuentame" e "Raccontami"

Ebbene sì, sono ormai due anni che, per ragioni familiari, il giovedì sera mi sorbisco "Cuentame", la storia di Spagna dal dopoguerra ad oggi raccontata dal più piccolo di una famiglia la più tipica possibile. All'inizio ero piuttosto infastidito dal tono sdolcinato e allegramente nostalgico, e mi chiedevo: ma stavate o no sotto una dittatura? C'erano o non c'erano le deportazioni, le fucilazioni, la privazione della libertà di espressione, di stampa, di voto...? E poi, ero molto inorgoglito dalla più o meno contemporanea uscita de "La meglio gioventù": ah, pensavo, ben altro modo di raccontare la propria storia, ben altra consapevolezza... Poi mi sono dovuto ricredere, perché la dittatura, avvicinandosi agli anni '70, irrompe nel racconto in modo piuttosto insistente, tanto che la figlia dei protagonisti (nella foto) viene arrestata perché amica di amici di gente sospetta di antifranchismo.
E ora c'è anche il nostro "Raccontami", che io per la verità ho visto solo per pochi secondi. Quanto basta però per osservare quanto è diverso il modo di muoversi, di parlare, di spagnoli ed italiani. Noi siamo sornioni, melodiosi, paciocconi (vedi Massimo Ghini)... quella famiglia spagnola mi è sempre parsa un inferno: rarissime tenerezze, tutto un parlare a scatti, rapidamente e sibilando le parole, ansia e sguardi tesi ...

Ps... Ma una volta assistetti ad una conferenza di Umberto Eco (di Alessandria) che disse che gli "alessandrini" pensano che gli astigiani camminino in modo ridicolo, e viceversa. Insomma, come al solito dipende dal punto di vista...

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12 febbraio 2007

Visto in TV/Davide Scabin su Gambero Rosso Channel

Su Gambero Rosso Channel mi sono imbattuto in Davide Scabin, chef del ristorante Combal.Zero al Castello di Rivoli, vicino Torino. Naturalmente stella Michelin, è molto ben considerato ed è in particolare il profeta del "Food design". I piatti (spesso, non sempre) sono serviti in scatoline, astucci, con spiegazioni scritte su fogliettini ecc ecc. In questa trasmissione ("In cucina con lo chef") spiegava il suo modo di vedere la cucina, e in particolare mi sono imbattuto nella spiegazione del "Piola kit" (la piola è la tipica osterie torinese), una elegante scatola che contiene un mazzo di carte (perché nelle piole si gioca a carte), e poi una bottiglina di barbera e dei vasetti contenenti i cibi che si mangiano (o si mangiavano) nelle "piole". Dunque tomino con salsina, peperoni con salsa "in stile" bagnacauda, tajarin... Va detto che tutte le scatoline hanno anche la funzione di conservare i cibi alla loro rispettiva temperatura ideale anche per diversi minuti. Questo facilita il servizio in caso di grandi catering...
A parte tutto ciò: io sono appassionato di queste cose, e ne vengo naturalmente catturato. Ma poi ho provato ad "estraniarmi" un attimo. Scabin, a chi non conosce il tono spesso un po' malinconico e "strascicato" dei piemontesi, poteva sembrare non del tutto convinto lui per primo di quello che diceva. La "messa in scena" era piuttosto fredda e "tecno", con musica elettronica di sottofondo... e Natasha Lusenti era truccata pesantissima stile statuina di porcellana, con uno chignon (si dice così?) dei capelli che faceva un po' Micky Mouse...
Non so, ma chi è al di fuori della "community" cibovino, e vede questa cosa, non è che pensa "ma dove sono capitato"? ...

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06 febbraio 2007

Visto in TV/Almodovar e Marta Argerich

Tornando a casa, a pranzo, senza la voglia di vedere niente di particolare, guardando fra le finestrelle del Tg di Sky se è successo qualcosa di interessante. Dunque, classico zapping, per cercare qua e là qualche spunto che abbia senso, senza la pretesa della completezza... Trovato! Telegiornale della televisione spagnola, intervista ad Almodovar. E' reduce dalla (ovvia) vittoria di diversi premi "Goya", i premi al cinema spagnolo, l'equivalente dei nostri Donatello (che qui pochi cagano, mentre lì i Goya sono orgogliosamente celebrati con una kermesse stile Oscar, anche in maniera un po' ingenuamente emulativa, con tanto di inquadrature affiancate ai "nominati" prima della designazione del vincitore). Ma è reduce anche dalla sorprendente esclusione di Volver dalla cinquina che avrà l'Oscar al miglior film straniero, e dice di avercela messa tutta, che spera che vincerà Penelope Cruz alla quale vuole moltissimo bene. Niente tic o narcisismi o ammicchi, emana serietà, forza intellettuale, tranquillità, antidivismo...

Finita, passo per il canale "Classica". Conversazione con Marta Argerich, pianista argentina, fra le più grandi del secolo, capace (credo unico caso) di vincere i due concerti pianistici più importanti: il concorso di Ginevra, a 16 anni (quello vinto da Benedetti Michelangeli, per intenderci) e poi, più in là, lo Chopin di Varsavia (quello vinto da Pollini, per intenderci).

Un vero personaggio, anche fragile, che racconta con assoluto understatement questi successi incredibili. E poi le crisi, le insicurezze. Molto bella da giovane quando viene premiata, ma anche molto intenso il suo viso di ora....

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19 gennaio 2007

Cuori (sotto la neve)

Ad un maestro quale Alain Resnais si perdona tanto, anche i vari errori di montaggio (la camicetta lorda che torna candida nella scena seguente, o quel cappello innevato tenuto in testa troppo a lungo...) e i dialoghi talvolta forzati. E poi che c'è da perdonare? Neppure saranno errori quelli, ma imperfezioni volutamente tralasciate per mirare al sodo, alla scomposizione degli animi dei 6 protagonisti, al portare alla luce i cuori di questi.

Non ci sono buoni né cattivi, anzi si finisce col simpatizzare con tutti, con le tre donne e i tre uomini (e anche col settimo ruolo, seppur sempre fuori campo, presente solo con la voce) che vagano in una Parigi sommersa dalla neve. Una Parigi solo intuita, visto che tutto si svolge in interni, ma presente con le sue atmosfere.

Resnais si muove alla regia senza mantenere neppure un taglio stilistico e filmico compatto, si autocita con piccoli siparietti surreali, sfiora la commedia, lascia la macchina da presa libera di scomporre il set, mostrandone l'artificio, così come rivela a poco a poco la storia dei personaggi, ma senza sforzo didascalico, anzi lasciando sospese domande e spiegazioni.

Un goffo e simpatico André Dussolier, un impeccabile Pierre Arditi, una trasfigurata e bellissima Laura Morante, i sognanti Isabelle Carré e Lambert Wilson, e una fuori dalla righe Sabine Azéma ne fanno anche un gran film di interpretazione.

Ma più che per questo, il film vi resterà nel cuore per lo sguardo compassionevole ma disincatanto con cui il più che ottuagenario regista osserva l'intreccio dei rapporti umani. E quì torna in ballo la neve, che come rallenta e scoordina il funzionamento delle città, sembra avere lo stesso effetto, seminando malintesi e imprevisti, sulla ricerca di felicità dei nostri sei, che Resnais lascerà naufragare, senza pathos ma anche senza speranza, ognuno sulla propria zattera personale.

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26 settembre 2006

Due (felici) notti insonni


Due recenti risvegli notturni, causa crampi di fame del figliolo che invece di cenare all'ora giusta ritiene di mettere in scena simpatici spettacolini. La televisione mi fa immediatamente riaddormentare, anche se sul divano, ma non stavolta. Primo risveglio, e becco (finalmente!) su un Fuori Orario di Rai3 Mario Soldati e il suo "Viaggio nella valle del Po. Alla ricerca dei cibi genuini". Bello, delicatamente "recitato", ricchissimo di informazioni, specchio di una Italia ormai persa ma gia' allora "in odor di perdizione". La notte successiva, su Sky Cinema Autore,"Salvador Allende" di Patricio Guzman, 2005. Nel cast (la scheda completa sta sul sito skytv.it) con qualche ironia compaiono Nixon, Pinochet, oltre ad Allende, Castro... Le prime immagini fanno vedere quello che rimane del presidente cileno. Un portafoglio con due assegni, un pezzo dei suoi occhiali che adesso sta in un museo. E poi tante testimonianze, immagini del bombardamento del palazzo della Moneda, e alla fine una poesia di un peta cileno che mette i brividi. Ovviamente, tutto cio' ora sta nella mia dvd-teca.

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22 giugno 2006

Recensioni cinematografiche

Due bei film si aggirano per le sale.

"Il Codice da Vinci" dite? Un film mediocre tratto da un libro meno che mediocre (né visto né letto, ma ho ispettori fidati che mi riferiscono) che ha avuto anche l'onore di una puntata di Porta a Porta dedicata al suo aspetto scandaloso. Ma scandalo de che? Dio si fa uomo, cresce, gioca, soffre, ride e... e fino ai 33 donne nulla?! E' vero che la sessuofobia nelle scritture non c'è e se la sono inventata i preti, ma nel 2006 stiamo ancora a discutere di queste cose...

Ma torniamo a noi, ai film di due maestri. Radio America di Robert Altman è uno splendido canto di addio, un tributo a quella provincia profonda degli States, spesso osservata da Altman con sguardo acido, alla sua ingenua bontà. Certo, il regista non risparmia frecciatine alla bigotta società dei semplici, ma tutto il film vale veramente un amoroso abbraccio a quell'america che sta scomparendo (forse lo è già?) per lasciare il posto a un inquietante e freddo personaggio: il profitto.

Un canto letteralmente cantato, un tempo unico girato praticamente tutto in interni, una lunga sequenza di canzoni e frasi, ricordi, sentimenti, con musicisti che interpretano se stessi e grandi attori in interpretazioni impeccabili. Su tutto, un fiocco bianco di panna surreale.

Volver di Pedro Almodòvar è un ritorno di nome e di fatto, per il regista verso film della sua epoca migliore, per Penelope Cruz: di nuovo con lui, per la trama: strampalata e intensa.

Se per Altman è la musica il momento trascinante, quì non dovete perdervi un'immagine, mai distogliere lo sguardo, dalla prima inquadratura ai titoli di coda compresi, tutto è stupendo.

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