Verso Verona

Sabato 5 aprile. Da Milano, in viaggio verso Verona.
Dal treno le Alpi sono ancora meravigliosamente innevate. Verso Verona. Qualche giorno fa un pesce d’aprile dava il famoso balcone di Giulietta in vendita. E da pochi giorni è anche uscito in edicola l’Espresso, con le notizie che conosciamo.
Verso Verona. Verso il Vinitaly. Il viaggio, ogni anno, è quasi un rito, un pellegrinaggio atteso e temuto. Contiene - per me - aspetti fissi, da rispettare quasi in modo scaramantico: la fibrillazione dei giorni precedenti, la levataccia, il treno, il panino per “mettere fondo”, la calca che troverò a Porta Nuova...
In treno ho il tempo di riflettere un po’. Cosa andrò a cercare quest’anno al Vinitaly?
“Treviglio, stazione di Treviglio...”
Faccio pensieri divisi per regione, come gli stand che mi attendono. Ripercorro i tragitti degli anni scorsi, finisco per domandarmi che cosa ho scoperto, relativamente al vino, in quest’anno passato. Quali aspetti, quali notizie. Ah, le notizie... Per certi aspetti siamo ossessionati dalle notizie. Per uno strano motivo se ne ricercano sempre di nuove, si abbandonano temi non ancora approfonditi per buttarsi a seguire nuovi filoni di notizie.
Dal treno, veder passare i campi mette pace. E allora provo a chiedermi qual è stato il fenomeno che nel settore del vino mi ha colpito in quest’ultimo anno, dallo scorso Vinitaly.
A bruciapelo risponderei: l’universo dei blog.
“Brescia, stazione di Brescia...”
I campi lasciano spazio alla periferia urbana e agli snodi ferroviari, una metafora - per difetto - della Rete e del suo traffico d’idee. I blog si sono rivelati un grande strumento di conoscenza sul mondo del vino: veloci, anarchici, problematici e contraddittori. La Rete consente infiniti percorsi, consente di conoscere e di pensare molto, a costo dello sforzo di non prender nulla per scontato. Il bello sconcertante della Rete è che non esiste la verità assoluta. Penso ai blog, e intanto sul treno sale un gruppo di signori in uniforme da sommelier.
Verso Verona, anche loro, verso il Vinitaly.
I bolgger e i sommelier. Via, verso Verona. Ricominciano i campi: a grano sono verdi, a granturco adesso sono appena seminati. Cosa cerchiamo? Cosa andiamo a cercare? sarebbe bello, al di là del vertiginoso roteare di calici che ci attende, chiedere a ciascuno: “Ma tu, cosa cerchi? Cos’è per te il vino? Perché ti coinvolge questo mondo?”
Fuori dai finestrini passa un’acciaieria. Tubi di dimensioni gigantesche, forme inconsuete, come bottiglie giganti, poi si supera la prima collina: Desenzano, e all’improvviso a sinistra appare il Garda. Verona si avvicina.
I sommelier, i blogger, la rete. Provo a buttare giù a memoria i nomi di alcuni blog o blogger che mi hanno interessato: Rizzari-Gentili, due luci colte e affidabili, il milanese borbottante e panciuto Paolo Marchi, Leonardo Romanelli, tra spunti interessanti e un po’ di mondanità, le problematiche sempre aperte di Acquabblog, e poi la grinta di Consumazione obbligatoria, la lotta continua di Franco Ziliani...
Fuori compaiono le prime vigne, da Milano a questa parte. Finalmente. Peschiera del Garda.
Verso Verona. A cosa penseranno le hostess dei grandi stand del Vinitaly quando servono il vino a schiere di degustatori infervorati, appassionati, estasiati? Mi ha sempre commosso il loro sguardo attonito e conciliante. La settimana prima magari presentavano macchinari industriali a compassati imprenditori.... E adesso hanno davanti gli infervorati del mondo del vino: giudici seriosi, brigate di sommelier felici, ragazzi in cerca d’impossibili Sassicaia, coppiette timide, dannati esperti, semi-esperti, rappresentanti coi piedi gonfi.
La Rete poi ne parlerà per mesi, del Vinitaly. I telegiornali forse fino al lunedì successivo.
Forza, verso Verona.
Il treno ora è pieno. A Porta Nuova scenderanno tutti di fretta. So già che la fila ai taxi sarà lunghissima, che gli autobus saranno strapieni.
Ci separeremo alla stazione per ritrovarci sul piazzale davanti alla Fiera.
Lì la mia adrenalina ogni anno sale. Dopo il biglietto, so che sarò in coda trepidante.
So benissimo cosa proverò al varco d’ingresso, quando spunterò finalmente nel piazzale, con tutti gli stand davanti: paura.
Ogni anno oltrepasso i cancelli e il rito si rinnova, la solita domanda: “..e ora, da dove comincio?”
Ecco la Fiera. Dei balocchi, delle vanità, delle passioni. Avanti, verso Verona.
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