Il BLOG de L'AcquaBuona, rivista enogastronomica nella rete, è uno spazio per dialogare, per parlare sì di vino ed enogastronomia, ma anche per divagare, uscendo dai limiti rigidi della rivista. Per gettare sassi nello stagno, per ascoltar la vostra.
Scritto da Riccardo il 2 agosto 2010
Anche quest’anno l’hotel Principe di Piemonte ha ospitato la presentazione della guida Versilia Gourmet, edizione 2010, agile pubblicazione curata da Gianluca Domenici in collaborazione con il giornalista Claudio Mollo ed edita da Penna Blu edizioni. La Versilia è una delle zone turistiche più frequentate d’Italia, e in essa la ristorazione ha avuto sempre un grande ruolo: basta ricordare, ad esempio, locali come Romano di Viareggio e Lorenzo di Forte dei Marmi, ormai storiche stelle Michelin, affiancati da tanti altri protagonisti e da un folto stuolo di giovani cuochi della nuova generazione. È quindi oltremodo utile avere in tasca una pubblicazione che fornisca gli estremi, in questa edizione, di ben 417 luoghi fra i quali orientarsi essendo in vacanza o di passaggio su questo celebrato lembo di costa tirrenica.
Quest’anno in occasione della presentazione sono stati consegnati alcuni premi: al miglior giovane in cucina (Giuseppe Mancino del Piccolo Principe di Viareggio) e in sala (il simpatico e spigliato maitre de La Dogana di Camaiore), e poi due premi alla carriera, a Lorenzo (a ritirarlo la figlia Chiara) e a Romano, che da uomo schietto e umile qual’è, non è riuscito a trattenere la sua emozione. Un momento di grande intensità che ha dimostrato ancora una volta, se ce ne fosse stato bisogno, come il mondo della ristorazione sia spesso abitato da uomini di grande cuore.
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Scritto da Riccardo il 25 luglio 2010 (1 commento)
Eccolo, il “nostro” Vincenzo, anzi Enzo Zappalà che riceve il Premio Giornalistico del Roero, il 20 luglio scorso a Castellinaldo, provincia di Cuneo. un premio assegnatogli per questo articolo, “Portè Disnè, un sogno fra boschi e vigne”. Bravo Enzo! E bravi gli organizzatori e i membri della commissione che hanno fatto questa scelta perché l’articolo premiato riassume egregiamente lo stile del nostro appassionato e generoso collaboratore. Un racconto diretto, senza freni per le proprie emozioni, una oralità spontanea messa per iscritto con pochi filtri che intacchino la purezza della sua passione, inesauribile, per il mondo del vino e per il senso di festa che da esso deve naturalmente scaturire.
Questa è del resto la cifra comune degli interventi di Enzo sulla nostra testata, che ormai spaziano dalle cronache di ottime tavole, soprattutto delle sue Langhe e del suo Roero, ma non solo, alle aziende vinicole, alle cronache di manifestazioni o feste in cui l’allegria è la protagonista più che l’analisi organolettica. E naturalmente dei racconti di fantascienza, o di fantagastronomia, dove però si percepisce di più quel gusto per il divertimento intellettuale tipico di molti scienziati, in particolare dei più sognatori che sono proprio gli astrofisici come lui.
Ancora complimenti, Enzo, da tutti noi!
Parole chiave: giornalismo, premio, Roero
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Scritto da Riccardo il 20 luglio 2010
Ebbene sì, nel momento più inaspettato, quando pensi che vagare come uno zombie in un grande magazzino alla ricerca magari di un paio di bermuda nuovi sia una iattura, una ingiusta condanna, ecco qualcosa che illumina, una visione che ti strappa il sorriso.
Ci sono lì dei calici di forma non proprio elegantissima, ma che per qualcuno possono fare la loro figura a tavola. E poi sono serigrafati, in modo che non si direbbe proprio discreto. Insomma, le scritte sono piuttosto evidenti. “Barolo”; “Pinot Noir”; “Nero d’Avola”; “Chateaux Margaux” (?). E poi l’involontaria comicità: quella dei bicchieri che hanno su scritto “Carbernet Franc”. Sono made in China, chissà, magari qualcuno di quel lontano paese si è confuso nel riportare qualcosa di molto astruso per lui.
Possibili usi del bicchiere? Regalarli a qualche principiante del vino per fargli domande trabocchetto? A qualche filo-supertuscan magari addirittura anche filo-bolgherese come massimo sfregio?…
Parole chiave: cabernet franc, calici
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Scritto da Luca il 28 giugno 2010
Mangiare con le mani è una cosa da bambini, uno sfogo che tutti ci permettiamo di tanto in tanto e che, anzi, all’estero è certamente più diffuso che in Italia (e non parlo di India o Africa, ma del ben più occidentale abbuffarsi in auto dopo una sosta al fast food). Ecco così che anche l’alta cucina, una volta sperimentata la rottura della rigida etichetta imposta da posate e apparecchiature eleganti, si è lanciata alla grande sul “finger food”, e non manca evento mondano (anche quelli de L’AcquaBuona ahimè) che non contempli almeno un aperitivo “alle dita”.
Ma se da principio ci si accontentava di tartine o di gustose fritture ancora calde con cui ungersi i polpastrelli, ecco che poi si è capito che si poteva fare di più, e la fantasia di chef e fornitori si è sbizzarrita nell’utilizzare e proporre ogni guisa di piccolo contenitore atto a alloggiare piccole creazioni culinarie in porzioni da un boccone o poco più.
Devo confessare che la prima volta che mi capitò di trovarmi davanti tutte questi ciottorini eleganti e colmi di squisitezze ne fui piacevolmente colpito, e d’altra parte come negare il fascino di questa neotenia montante che ci riporta tutti all’età della fanciullezza per rederci più felici (salvo poi imporre crescite forzate ai nostri figli per farli diventare precoci e avidi consumatori). Non solo potevo mangiare con le dita, ma anche collezionare qualche piccolo piacevole attrezzetto, e senza tema di essere preso per ladro visto che, naturalmente, tutto quanto avevo davanti e conteneva cibo era usa e getta.
Ecco il risultato del mio ultimo “finger food”, risultato parziale devo dire, avrei potuto collezionare molti più oggettini. Li ho portati a casa per far giocare le mie bimbe, ma non posso non pensare al cumulo di rifiuti che mi sono lasciato dietro, visto che quanto vedete va moltiplicato per gli oltre duecento “fortunati” commensali.
Cari chef, cari organizzatori di tali sofisticate futilità (da futili inutilità?), forse non stiamo parlando del più grosso problema del mondo, ma se proprio volete farci mangiare con le dita, permettetecelo sul serio e fatecele sporcare! Le nostre mani almeno non sono usa e getta, si lavano e si riusano, per una vita!
Parole chiave: finger food, spreco
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Scritto da Lamberto il 23 giugno 2010
La commissione Europea ha ritirato il progetto per la regolamentazione della produzione del vino biologico. Dopo un lungo periodo di studio di fattibilità, il regolamento si è arenato sul no della Francia e della Germania, e di alcuni altri paesi produttori del centro Europa, di ridurre di 1/3 il contenuto di solforosa nei vini biologici rispetto a quelli convenzionali. Si sarebbe trattato di portare il limite massimo sui bianchi a 150 mg/l e sui rossi a 100 mg/l. Notoriamente le dosi utilizzate in questi paesi, che si sono opposti, sono superiori, dato anche la diffusa abitudine di imbottigliare vino con residui zuccherini anche considerevoli. Si è così ritornati al paradosso nel quale esiste l’uva biologica ma non il vino, non portando quindi a compimento la volontà di dare la possibilità al consumatore di consumare vino biologico.
Parole chiave: biologico, solforosa, Unione Europea, vino
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La griglia di Varrone